GTJ26607 2 1
Condividi con

Babywearing – una storia d’amore

La babywearing, in italiano familiarmente il “portare”, è quella serie di tecniche che, grazie a supporti in stoffa o specifici, permette ai genitori di portare con sé i bambini senza l’ausilio di passeggini e carrozzine. Su Passeggini.net potete vedere diversi modelli di fasce, marsupi e altri supporti.

babywearing

Quella che per noi sembra una moda, o una stranezza delle nuove generazioni genitoriali, è in realtà un metodo antichissimo, e non certo esotico come ci appare oggi…

Storie di mamme vecchie e babywearing.

Ikea. A spasso fra le ambientazioni con pargolo quattrenne che non disdegna mai un buon piatto di pasta (un modo per dirvi he non è gracilino e minutino!). Come sempre, io sono la madre col bambino:

  • più vivace
  • più rumoroso
  • più veloce nel fuggire zigzagando fra la folla.

da Pinterest: un angelo Dresden.

Fare ricorso a un passeggino è impossibile già da un po’, non ci vuole stare, e per il carrello è fuori misura.

Immancabile, dopo aver corso, saltato su tutti i letti, divani, poltrone, cuscini disponibili in negozio, arriva la frase fatidica: “sono stanco”. Ovvio che questa si inserisce alla perfezione a un quarto esatto del lungo percorso che, come le signore sanno, è necessario percorrere con attenzione per intero, non si sa mai che ci si perda un accessorio proprio necessario che non troveremo altrove.

Guardo con invidia, come sempre, tutte le altre madri, che hanno super passeggini, carrozzine con tata inclusa… guardo i loro volti sereni e imperturbabili, paragonandoli con invidia al mio, sfatto dall’età e dalla stanchezza.

Le altre mamme: si passeggia con le amiche chiacchierando, i figli stanno seduti sui passeggini oppure camminano accanto, buoni buoni. Io: Fraaaaaanciiiii dove seeeeii?? Mi scusi, signora, ha visto un bambino che correva, alto così e col cappotto rosso? No? Grazie lo stesso.

Ma scavo nell’archivio della mente, ripenso a quado mi sono intestardita e all’alba della terza maternità da quarantenne ho provato il babywearing. In braccio questi venti chili di figliolo non sono portabili, ma in spalla sì. Ed eccomi felice, a girare per il negozio, con un bambino che per magia si è calmato e che trasporto quasi senza fatica.

Ed ecco perché mi trovo qui a raccontare, come piace a Miss Darcy, qualcosa sul babywearing, un’arte vecchia come… la maternità.

babywearing

In Cina è sempre stato usato il babywearing dalle mamme. Ne troviamo tesitmonianza in stampe anche antiche. Oggi anche qui abbiamo un tipo di trasporto molto pratico,
tipico cinese, il mei tai,
una particolare fascia che può essere usata come marsupio o per il trasporto su fianco.
Praticissima. (pinterest)

Babywearing, davvero esotico?

Per noi italiane il babywearing ha un sapore esotico e ancora non siamo molto abituate e vedere in giro mamme che portano in fascia o con altri supporti i piccoli.

Qualche marsupio, sì, ma ci sembra quasi che sia un tipo di trasporto adatto a quei papà troppo moderni che condividono il mondo materno.

babywearing marsupio

Una mamma con masupio fronte mamma. Per i più grandicelli si può passare a fronte strada.

Sì, siamo in una società ancora chiusa, che senza saperlo ha perso parecchie tradizioni per la strada e che non è molto brava a costruirne altre.

Prossimamente, parleremo anche di passeggini e carrozzine, della loro nascita ed evoluzione, e così scopriremo che questo tipo di trasporto non è poi così antico, e che la sua maggiore diffusione si è avuta quando e dove il rapporto mamma-bambino ha dovuto assumere connotazioni di distacco.

babywearing

Una fascia da dietro: il peso del piccolo viene distribuito in modo da non gravare solo sulle spalle.

Oggi ci fanno sorridere quelle mamme africane che girano per la strada coi figli, anche piccolissimi, legati sulla schiena e ci sembra che questo sia possibile solo in culture lontane dalla nostra. Ma è così vero?

babywearing

San Cristoforo in un salterio del 1250 circa (wikipedia)

Babywearing – sorprendente nell’arte

Se però diamo un’occhiata ai quadri dipinti nella nostra gloriosa Europa, ci accorgiamo di una verità sorprendente, o quasi: il babywearing è sempre esistito anche qui, estensione naturale del legame fra madri e figli.

Logico che, dove le donne dovessero accudire i piccoli e tenere le mani libere per il lavoro, utilizzassero sistemi comodi e sicuri per il trasporto e il controllo dei bambini.

gesù in fasce

La Fuga in Egitto di Giotto e bottega nel transetto destro della basilica inferiore di Assisi, 1310 circa (wikipedia)

Prima dei baby monitor, in un mondo in cui la natalità e la mortalità infantile erano altissime, le madri si preoccupavano esattamente come oggi dei propri figli e volevano (e dovevano) tenerli accanto.

Le culle, certo, stazionavano nelle cucine, che erano anche le stanze più calde della casa, ma le donne nelle campagne avevano spesso la necessità di uscire, non solo nei campi, ma nelle aie, negli orti, nelle stalle… e non sempre era possibile affidare i più piccoli ad altri parenti.

bambino portare babywearing

Dettaglio da Voeux de Paon (msg.24 fol 10r), Morgan Library nel nord della Francia. https://evolutionofbabywearing.com

La fascia, insomma, ha accompagnato le madri da sempre e in ogni civiltà.

Ne troviamo traccia nei dipinti già nel medioevo: ne La fuga in Egitto di Giotto, Maria sull’asinello porta l’Infante appeso in quella che potrebbe somigliare a una moderna sling. Una sling è una striscia di stoffa resistente che può essere utilizzata annodata in diversi modi o regolando due anelli di metallo.

babywearing

HYKSOS – Donna che porta un bambino. Gli Hyksos erano, durante la seconda dinastia in Egitto, stranieri che mantenevano la loro identità di “asiatici”, non come egiziani, diventando autorizzati a stabilire le proprie comunità, vivendo secondo le proprie leggi.

Persino su un antico salterio, datato 1310, in una miniatura si intravede una donna col bambino legato sulla schiena.

La cosa più sorprendente è che le fasce vengono usate nelle stesse modalità proposte oggi dal babywearing: trasversali e frontali per i più piccoli, in posizioni che favoriscono anche un allattamento facilitato e discreto, sulla schiena per i più grandicelli.

Scena di guerra – Sebastian Vrancx, 1600. (pinterest)

Nulla di esotico in queste madri medievali, né in quelle dei secoli successivi, ma solo una ricerca di praticità e semplicità.

Babywearing nell’arte fra 1700-1800

La presenza di fasce costella l’arte europea con una certa costanza, in stampe, dipinti, scene bucoliche… dove ci sono mamme con le mani libere, capita che spunti la testa di un bimbo da dietro la schiena. Spesso si tratta di contadine e di zingare.

babywearing

pinterest

Certo, il portare non è sinonimo di alta società: le dame di rado si occupano dei bambini, delegando l’accudimento a bambinaie, balie e poi istitutrici, le quali di solito sono raffigurate coi piccoli in braccio più che legati addosso.

La riuscita di un “prodotto”, si sa, è fin troppo spesso connessa al suo valore di status symbol che alla sua praticità e nelle epoche in cui le signore hanno cominciato a stringersi in corsetti e gabbie non era proprio pensabile che si facessero carico di neonati portati in fascia.

babywearing

Pinterest

E pensare che una delle prime strutture per gli abiti femminili si chiamava proprio guardinfante, per una presunta utilità nel proteggere le donne gravide…

Le signore nobili, tuttavia, erano destinate nel corso del Sette-Ottocento a trovarsi sempre più costrette in un abbigliamento di grande impatto scenico ma di non facile portabilità.

maternità infanzia epoca vittoriana

Le fasce e il portare, dunque vengono relegate sempre più ai ceti meno abbienti, che in questo periodo corrispondono ancora, principalmente, a quelli contadini.

Il babywearing Regency & Victorian

Arriviamo al nostro amato 1800, nel quale, a sorpresa, torna l’uso delle fasce anche da parte delle signore. Com’è possibile?

Grazie alla moda stile impero, per le nostre mamme d’inizio secolo si vive una tregua dai corsetti costrittivi per passare a modelli dalle forme più abbinabili al trasporto in fascia dei bambini.

1785-1840, stampa presente al British Museum, una mamma di epoca Regency.

Scialli colorati, utilizzati come supporto, fanno da contrasto ai colori pastello dell’abbigliamento. Ma si sa, il candore delle vesti Regency viene esaltato di sovente da colori vivaci, come il papavero e l’amatissimo color pulce.

Mamme, donne: l’intramontabile, eterno femminino che passa anche attraverso il particolare.

babywearing

Ritratto di Mrs Gwyn, di George O. Delamotte (www.casgliadywerin.cymru)

I trent’anni in cui lo stile impero domina nell’abbigliamento femminile volgono al termine con l’inizio dell’epoca vittoriana (1837), che vede un ritorno del corsetto, del punto vita sottolineato e… l’arrivo di molti cambiamenti sociali.

Maria Fischerova-Kvechova, 1892-1984 Da Pinterest

Nelle campagne, in Italia come in Inghilterra, la fascia continuerà a essere utilizzata dalle lavoratrici rurali, ma la diffusione massiccia del lavoro femminile nelle fabbriche porterà una diffusione anche del babywearing nelle città.

Nel film Suffragette, la protagonista racconta di essere sempre vissuta in lavanderia, da piccolissima legata alla madre, poi a terra fra le donne che lavoravano e infine lei stessa come lavoratrice.

L’800 e il tramonto del portare

Ma sarà proprio l’800 a far tramontare il babywearing, con l’avvento delle carrozzine e dei passeggini che si diffonderanno grazie ai prodotti industriali (volete sapere quando e per chi fu creato il primo passeggino? Scopritelo nel prossimo articolo!) e al loro significato sociale.

Se posso spingere la carrozzina, posso permettermi di non usare le mani per altro: così come la crinolina, ingombrante e scomoda, anche il passeggio con carrozzina assume un valore simbolico per le madri, e ancora di più se a farlo è una tata.

Carrozzina del 1902 – wikipedia

Si riduce sempre più, a tutti i livelli sociali, la vicinanza con i piccoli: verrà recuperata dopo tanta strada della puericultura nel tardo Novecento, ma soprattutto nel terzo millennio, quando finalmente si rompono i nuovi tabù della maternità. L’800 e il ‘900 sono l’epoca di passeggini e carrozzine, sempre più sicuri, tecnologici, di design. Portare i bambini diviene per noi una curiosità da ricercare nelle foto di Paesi lontani e in culture diverse dalla nostra.

babywearing

Gruppo di mamme scozzesi inizio ‘900 – Pinterest

Le mamme millenials

Un nuovo mondo è alle porte, quando finalmente qualche madre si prende il lusso di mettere a tacere i vari esperti che pongono all’istinto materni più veti di quanti siano realmente necessari: torna di moda allattare a richiesta, lasciar dormire i piccoli, accogliere nel lettone, non negare mai un abbraccio, e anche il portare riacquista, finalmente, un valore importante nel rapporto madre e figlio.

Già negli anni ’70, con le rivoluzioni che riguardano il mondo femminile, nasce in alcune mamme l’esigenza di tornare a un rapporto più naturale. È in questo periodo che nasce l’azienza storica Didymos, fondata da Erika Hoffmann, ancora oggi sul mercato con fasce e altri supporti per babywearing. 

Nascono, poi, nuovi termini come cosleeping (non lo farai dormire nel lettone con te?? Sì!), e babywearing (anche uscire insieme è una coccola), rompendo con una tradizione di massima efficienza che voleva una precoce indipendenza dei piccoli che interpretava l’espressione di tante esigenze infantili come capricci.

Il babywearing e quel tocco di esotico

Solo noi occidentali abbiamo scoperto l’acqua calda, perché le mamme cinesi, le madri indiane, quelle asiatiche, le africane hanno continuato tranquillamente a portare i loro bambini.

Ma portare cambia le cose? Sì: è vero che i piccoli si sentono sicuri, piangono meno, dormono felici durante il trasporto, l’umore della mamma ne giova alla grande e anche la loro soddisfazione… perché quando porti, ti senti una regina.

Pinterest – ragazzina cinese

Ve lo dico io, che vecchia com’ero quado è nato il più piccolo dei tre ho osato la fascia. Avevo un bimbo ad alto contatto, che non resisteva tre minuti in culla senza piangere. Che dormiva solo in braccio. Senza fascia non ce l’avrei fatta. L’ho scoperta tardi, quando già cervicale e braccia avevano subito il contraccolpo del torello, ma è stata una delle migliori esperienze della mia maternità.

pinterest

E… ebbene sì, all’Ikea c’era chi mi guardava stupefatto mentre giravo tranquilla col mio fardello. Il portare è qualcosa che resta nel cuore.

Naturalmente.

Erika Hoffmann, fondatrice di Didymos nel 1972 (pinterest)

Link interni: maternità vittoriana;

Prossimamente:

storia del passeggino

storia delle culle.

Un mei-tai: 

mei tai, Didymos.com