Hot cross buns – dal venerdì Santo british una ricetta e una leggenda

Hot cross buns – dal venerdì Santo british una ricetta e una leggenda

Gli hot cross buns sono una tipica ricetta che non manca mai nel periodo del triduo pasquale. Un tempo era d’obbligo prepararli il Venerdì Santo, proprio perché su questi panini si disegnava una croce, ma col tempo questo obbligo si è persoe spesso gli hot cross buns si trovano per tutta la Quaresima nelle case inglesi. Ma cosa sono? da dove nasce questa tradizione? E… volete una ricetta?

Il coniglio pasquale – una storia vittoriana dalle radici antiche

Hot Cross Buns e altre storie

I  buns sono dei panini di pasta lievitata aromatizzati con spezie, come cannella, ribes, uvetta, o buccia d’arancia. la caratteristica è la croce intagliata sulla superficie del panino.

C’è chi dice che l’origine sia molto antica e pagana, e che i buns siano  nati per festeggiare la primavera e la dea Eostre, il cui ritorno significava per l’appunto l’arrivo della primavera. Questo, però sarebbe assai  strano, perché mentre la simbologia del coniglio e delle uova pasquali sono chiaramente legati alle leggende della dea, il panino non ha nessun riscontro con tali leggende.

Più probabile, invece, la derivazione dalle tradizioni romane, che con la panificazione avevano diverse tradizioni legate all’abbondanza e alla fertilità (come per esempio sbriciolare il pane sul capo degli  sposi), quindi è più da osservare fra le tradizioni d’origine latina se questo speciale panino può trovare origine.

hot cross buns

 

La Pasqua in epoca vittoriana – victorian era easter

Nella tradizione cristiana greca esiste, nel periodo natalizio, un pane con una x sopra, il cui significato non è la croce ma l’inizia di Cristo: è lo Christopsomo (Χριστόψωμο)  e nel periodo pasquale si consuma un altro pane, più elaborato e dolce, ma sempre con una croce disegnata sopra, lo Tsoureki ( greco : τσουρέκι ).

Anche in Italia abbiamo una nostra tradizione, anche se non pasquale, in quanto fa parte delle leggende legate a Santa Chiara. Si narra che Gregorio IX un giorno si fosse recato al monastero dove vivevano Chiara e le sue consorelle per condividere il desco con loro e Chiara gli chiese di benedire e dividere i pani distribuiti. Il Papa, di rimando, chiese a lei di farlo, e mentre la Santa compiva l’atto di spezzare il pane che teneva in mano, tutti i pani si divisero.

In ricordo di questo miracolo da allora si preparano pani con un taglio o una croce.

hot cross buns

In realtà, un taglio o una croce sulla pasta prima di infornare hanno un obbiettivo nella preparazione stessa del pane: la lievitazione, infatti, al momento di infornare, non è ancora finita, anzi potrebbe andare avanti ancora per molte altre ore, ma la temperatura del forno, entro poco tempo, ucciderà i lieviti e fermerà l’ingrossamento della pasta. prima di ciò, tuttavia, l’impasto avrà ancora un tempo di lievitazione in forno, e il taglio sulla superficie, che col calore si indurisce più rapidamente dell’interno, permette al pane di espandersi ancora e di lasciare altro spazio per la lievitazione. l’interno avrà così un’alveolatura maggiore.

 E gli Hot Cross Buns?

Viste le tante tradizioni pasquali e natalizie, credo proprio che su questa via dovremo inseguire l’origine dei nostri panini.

Nella tradizione cristiana inglese, la preparazione di panini con una croce sopra viene rivendicata dalla città di St. Albans. Lì, nel 1361, il fratello Thomas Rodcliffe, un monaco cristiano che viveva nell’Abbazia di St Albans , preparava una ricetta simile chiamata “Alban Bun”  che distribuiva ai poveri il Venerdì Santo.

la valenza religiosa di questi panini con la croce doveva essere quella di rompere il digiuno del Venerdì Santo, ricordando di piangere sulla Croce di Cristo, anche grazie al cibo.

hot cross buns

I Buns e l’anglicanesimo.

Ancora più ferrei dei cattolici, duranti i regni di Elisabetta I e di Giacomo II, il suo successore, furono date regole precise sul commercio di hot cross buns: nei mercati potevano essere smerciati solo di venerdì santo, a Natale, e si potevano mangiare solo durante i funerali.

Si potevano preparare in casa, ma non era cosa buona, erano “panini da lutto”.

Infatti, anche in epoche successive, si potranno vedere questi panini in periodo quaresimale e offerti agli ospiti radunati dopo i funerali, ma non in altre occasioni.

La Pasqua in epoca Regency: Easter in Regency era

E pure la filastrocca!

Come sapete, i bambini inglesi avevano filastrocche e canzoncine un po’ per tutto. Di solito riguardavano gente morta male, questa volta per cambiare un po’ la filastrocca ci racconta qualcosa della cultura del passato, in particolare degli hot cross buns, di come venivano venduti per le strade, e di come fossero i bambini i destinatari principali di questi panini dolci. Della filastrocca ci sono varie versioni, anche perché essendo orale cambia nel tempo e ne abbiamo le prime versioni scritte a partire dalla fine del 1700.

questa una delle versioni, anno 1767:

One a penny, two a penny, hot cross-buns;
If you’ve no daughters, give them to your sons;
And if you’ve no kind of pretty little elves,
Why then good faith, e’en eat them all yourselves

Uno da un soldo, due da un soldo, panini caldi;
Se non hai figlie femmine, dalle ai tuoi figli;
E se non avete nessun tipo di elfi graziosi,
allora, in buona fede, mangiateli tutti voi stessi.

(trovate tutte le altre qui)

Leggende

ci sono un paio di leggende sugli hot cross buns: si dice che quelli preparati il Venerdì Santo non diventano mai secchi.

Una storia persa nei tempi remoti racconta che una vedova dovesse salutare il suo unico figlio che partiva per mare, e fosse molto angustiata per la sua sorte. come portafortuna gli diede uno di questi panini e il figlio tornò sano e salvo. Da allora, si crede che proteggano dal naufragio.

Appendere un bun il cucina garantisce che il pane verrà sempre buono.

E adesso una ricettina!

(Ricetta da Cucchiaio d’argento e Giallozafferano, in remix con altri…)

Ingredienti

Per i panini

300 g di farina 00
250 g di farina Manitoba
60 g di zucchero semolato
40 g di burro morbido
7 g di lievito di birra disidratato
150 g di uvetta
220 ml di latte a temperatura ambiente
1 uovo
1/2 cucchiaino di sale fino
cannella in polvere
noce moscata in polvere

Per fare le croci

80 g di farina 00
80 g di acqua
50 g di sciroppo di acero (o di Golden syrup) (qui per spennellare anche tuolo d’uovo e latte)

Preparazione in planetaria  o a mano.

L’uvetta va messa a bagno in acqua tiepida fino a che non diventa morbida.

In planetaria: unire le farine, lievito, zucchero, uovo e latte e far impastare a bassa velocità. Aggiungere il burro ammorbidito a pezzetti, aspettando che il precedente sia incorporato per aggiungerne un altro. Aggiungete anche l’uvetta strizzata. qui, se volete potete aggiungere altre spezie: cannella, noce moscata, buccia d’arancia… Cambiate attrezzo e mettete il gancio, impastate per 15-20 minuti. negli ultimi minuti aggiungete il sale, i lieviti si lamenteranno che non era nel contratto, ma non fateci caso, o rispondete di andare a fare birre.

A mano: sciogliere il lievito nel latte leggermente intiepidito con lo zucchero, porre le farine setacciate sulla spianata a fontana e unite uovo e liquido fino a ottenere un impasto appiccicaticcio ma uniforme. unire intanto il burro a pezzetti, come sopra. Anche voi unite l’uvetta strizzata, ed eventuali spezie, e mentre quelli con la planetaria si fanno dei giri, voi, infarinati, zozzi, ma determinati nella vostra impresa sacrificale, impastate e impastate fino a che la vostra pasta non sia morbida e un po’ appiccicosa. usate i pugni e i palmi, vi ci vorranno dieci minuti circa solo verso la fine unite il sale, perché ai lieviti fa schifo e non vi fanno crescere l’impasto se lo mettete prima. Impastate ancora un pochino.

Bene, da qui in poi è uguale per tutti.

Trasferiamo il nostro magnifico impasto in una ciotola, se volete dategli un nome, ma ve lo sconsiglio, non fa bene affezionarsi troppo a ciò che si mangia, e copriamolo con una pellicola. Un posto tiepido e tranquillo che fa sentire i lieviti a loro agio di solito è il forno con la lucina accesa, ma non riscaldato. ricordate di mettere l’impasto in una ciotola grande, che fa sentire i lieviti importanti. Ponete l’impasto nel forno per almeno due ore, o fino a che non sia raddoppiato di volume.

Terminata questa lievitazione, voi e i lieviti siete ugualmente fieri, ma solo per poco: dobbiamo sgonfiare l’impasto e ridurlo in palline di circa 75 gr. Pesiamo la prima e poi regoliamoci su quella. Ogni pallina va in una teglia vicino a un altra pallina  e via, pallina panino.

Ora, con l’altra farina, 80 gr con 80gr di acqua, facciamo un impastino pallidino che diventerà su ogni panino la croce che non lieviterà più.

Infine, spennelliamo con sciroppo o uovo e latte i panini.

Ovviamente avete già scaldato il forno vero? Certo, tutte le ricette non ve lo dicono  mai prima, però alla fine vi arriva la fregatura. Ma come, non hai il forno già caldo? eh, ma qui si smonta tutto! Mannaggia! No, non si smonta niente, ma il soufflé sì.

Cuocete comunque nel forno già caldo a 180° per 20-25 minuti o fino a doratura.

Mi raccomando: preparateli venerdì!

 

 

Pubblicità
Tags: