Fiabe & Horror – la narrazione fiabesca in età vittoriana

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Fiabe & Horror – la narrazione fiabesca in età vittoriana

Qual è il confine fra fiaba e racconto horror? Per chi conosce le fiabe classiche nelle versioni originali non è affatto scontata la risposta. La narrazione fiabesca recuperata in età vittoriana è infatti un patrimonio immenso formato da storie tramandate oralmente, talvolta con radici nella Storia, talvolta nel mito e nella leggenda, ma spesso accomunato da un forte elemento a tinte rosse, fra il grottesco e il terrificante.

Leggi l’articolo sulla fiaba in epoca vittoriana 

Laura Theresa Alma-Tadema Laura Alma-Tadema

Brooklyn_Museum – With a Babe in the Woods – Lady Laura Theresa Alma-Tadema

L’origine della narrazione fiabesca in età vittoriana

Come abbiamo visto, l’età vittoriana è l’epoca del recupero del substrato culturale popolare nazionale, allo scopo di ritrovare le radici nazionalistiche e poter creare nuove basi alla nascita di un’identità nazionale. Questo recupero, tuttavia, stupisce per due motivi:

  • A prescindere dal Paese di provenienza, alcune storie si trovano nelle tradizioni di popolazioni diverse, anche molto distanti fra loro;
  • L’elemento orrorifico-fantastico, come la struttura narrativa, sono costanti in tutte le culture, popolazioni, società.
  • Hansel and gretel rackham

    Hansel and Gretel –  Arthur Rackham

Le fiabe classiche, non così romantiche come pensiamo

Le fiabe classiche, quelle che, per intenderci, la Disney ha edulcorato e in pratica riscritto, non erano così mielose come oggi ce le raccontiamo.

La bella Addormentata, nelle varie versioni ne subisce di tutti i colori (ce ne sono diverse in tradizioni diverse, tutte più o meno simili: una fanciulla che per un incanto dorme in un bosco) è vittima di stupro, partorisce due gemelli e si sveglia solo quando il veleno del fuso viene succhiato via da uno dei figli (Basile, Sole e Luna); viene lasciata nel bosco per un bel pezzo perché il principe non vuole portarla a casa, giusto perché sua madre è un’orchessa e come suocera non è proprio il massimo… insomma, fra stupro e cannibalismo ce n’è per tutti i gusti.

Compresa la tortura finale per l’orchessa mangianuore.

Henry Meynell Rheam – Sleeping Beauty

La Sirenetta, per cambiare ambiente e seguire l’amatissimo Andersen, in realtà muore, si trasforma in schiuma MA essendo molto buona le figlie dell’Aria la salvano e le danno la possibilità di arrivare in paradiso dopo un po’ di tempo a fare cose buone. Il principe e la principessa si sposano e vivono felici e contenti, però.

Non solo Grimm: leggi l’articolo

Cenerentola, altra fiaba presente in moltissime tradizioni, è un pochino più movimentata, la stessa Cene salta su e giù da una colombaia varie volte (Ninjacenny), perde in effetti la scarpetta, e le sorellastre, che sono dei veri geni del male, si tagliano via pezzi di piede per farla calzare. Eh, ma il principe è più genio e vede il sangue: non ci casca. Tanto per rallegrare le nozze, alla fine arrivano le tenere colombelle amiche della povera fanciulla riscattata e… cavano gli occhi a beccate alle sorellastre. Il finale dei sogni proprio.

Biancaneve la sua piccola parte horror l’ha anche mantenuta, con morte cruenta della strega, scheletro del guardiacaccia preso a calci e faccia mostruosa della stregaccia che ha terrorizzato generazioni di bambini quando si volta per la prima volta.

Arthur Rackham Fairies

Arthur Rackham Fairies

La narrazione fiabesca in età vittoriana: il sogno e l’incubo

Sappiamo che l’intento del recupero delle narrazione fiabesca in età vittoriana non è fatto per creare narrativa infantile, ma l’interesse per le fiabe si allarga moltissimo, a tutti i livelli: le fiabe, allora come oggi, vengono usate per l’infanzia, a scopo didascalico e ludico (e qui ne parlano più a fondo); come letteratura ludica per gli adulti (la fiaba piace, anche e soprattutto per questi aspetti più spaventosi, tanto che Perrault, nel secolo precedente, ha riadattato molte delle fiabe popolari a un pubblico adulto di dame e cavalieri, già eliminando però quegli aspetti “non adatti alle signore”).

Soprattutto, l’800 è il periodo in cui la fiaba diviene materia di studio, per comprendere l’origine della narrativa, scoprirne e riscoprirne le regole, tracciare filologicamente il percorso del genere letterario e comprenderne i segreti più profondi.

Il sogno e l’incubo vanno di pari passo nel fiabesco: ciò che attrae soprattutto gli studiosi e i lettori dell’800 è la capacità di usare la simbologia, trasmettendo a vari livelli i messaggi (le morali) contenuti nelle storie.

Arthur Rackham untitled 1904

Arthur Rackham untitled 1904

La narrazione fiabesca in età vittoriana: i bambini

Nell’800 i metodi educativi non erano molto sottili. Punizioni corporali, stanze buie, cene saltate erano all’ordine del giorno e considerate ottime strade per inculcare nei piccoli una sana educazione.

Ecco, una Cappuccetto Rosso mangiata dal lupo (e no, nessuna estrazione miracolosa) era un ottimo esempio di bambina cattiva che paga le conseguenze delle proprie malefatte.

Se nel medioevo era necessario che i bambini NON entrassero nel bosco da soli, e senza seguire gli ordini materni, e il messaggio era diretto e chiaro ai piccoli uditori, ai bimbi vittoriani e a tutti quelli venuti dopo era necessario far comprendere che certe cose pericolose non vanno fatte, punto. Il punto focale è sempre:

disobbedire è male.

Riccioli d’oro viene sbranata da tre orsi perché ha voluto andare per forza nel bosco (e pure maleducata a casa d’altri eh!); ma anche le nostrane Chioma d’Oro e Fagiolino (fasulei, fiaba piacentina), capretti, porcellini più o meno pagano il fio per: disobbedienza, il più grave dei peccati infantili, egoismo, stupidità, leggerezza.

Perché le fiabe ci fanno paura: leggi l’articolo

cenerentola Fiabe & Horror – la narrazione fiabesca in età vittoriana Qual è il confine fra fiaba e racconto horror? Fiabe classiche horror

Cenerentola, Arthur Rackham

L’elemento horror, in effetti, spaventa i bambini e quindi è efficace veicolo di morale, ma attenzione, perché ai bambini… l’horror piace moltissimo. In realtà dalla fiaba horror (intesa come fiaba classica) i piccoli sono meno spaventati di quanto si preoccupino gli adulti, perché nella fiaba riescono a cogliere la finzione.

Hansel e Gretel (genitori che abbandonano figli, donna cannibale bruciata nel forno da bimbetta carina…) è una di quelle che diverte di più. Perché c’è la casetta di marzapane.

Anche la narrativa infantile del periodo ha un che di inquietante. Personalmente mi sono sentita peggio leggendo Alice, Peter Pan e il Mago di Oz che con tutte le fiabe popolari dei Grimm, francesi russe e italiane che ho letto in quel periodo e anche prima.

Arthur Rackham Cheshire Cat.jpeg

Arthur Rackham Cheshire Cat.jpeg

L’elemento horror fiabesco espressione del tempo

Non vittoriano, ovviamente: l’origine delle fiabe è davvero antica e si perde nella notte dei tempi. Provengono spesso da un mondo dominato dalla violenza, dove guerre, spade, torture, vendette erano all’ordine del giorno, o se non lo erano, costituivano comunque le paure più vive della gente.

Il “mostro” acquattato nel bosco o nel castello abbandonato o nel cimitero è la paura dell’inconoscibile, del non spiegato, è l’elemento incontrollabile della realtà ancora vergine agli occhi dell’uomo. Ma i mostri peggiori, quelli che persino la magia fatica a vincere, sono gli esseri umani: i re, le regine, che dall’alto dei loro castelli bellissimi compiono azioni incomprensibili agli occhi del popolo, il cui solo risultato sembra essere un matrimonio coi fiocchi e tanta morte sparsa in giro.

Fiabe & Horror – la narrazione fiabesca in età vittoriana Qual è il confine fra fiaba e racconto horror?

La Sirenetta – Arthur Rackham

I furbi e i buoni se la cavano sempre, e questa è una buona notizia: tutto questo mondo orribile, fatto di male, di sofferenza e ingiustizia si può vincere. Dove la morale cristiana passa, questo si fa più presente, nelle fiabe più antiche non sempre il lieto fine è scontato, come nella vita. Perché col cristianesimo arriva anche l’idea del lieto fine… qui o di là.

Andersen, del lieto fine post mortem, è il vero esperto, ne fa più fuori lui che la strega cattiva.

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Regency & Victorian in viaggio fra usi e costumi dell’800 inglese

 

 

 

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