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La riforma dell’abbigliamento vittoriana

La riforma dell’abbigliamento vittoriana

La riforma dell’abbigliamento vittoriana

La riforma dell’abbigliamento vittoriana

La riforma dell’abbigliamento vittoriana è un momento importante della storia delle donne. Vediamo dove e quando nasce.

L’abbigliamento femminile nel corso del secolo Diciannovesimo si è evoluto in modo molto evidente. Dai lievi e impalpabili abiti stile impero che hanno caratterizzato l’inizio dell’800 si arriva all’apoteosi dei volumi della metà del secolo, fino ad arrivare a spostare l’evidenza sull’imponente retro degli abiti di tarda epoca vittoriana.

Parlando di evoluzione della moda, in realtà, si parla di una serie di cambiamenti che avvengono in contemporanea, quello della biancheria, quello dei vestiti e quello della visione complessiva del mondo femminile.

La riforma dell’abbigliamento vittoriana

La donna cambia, ma l’abito non cambia “per lei”: cambia per cambiare lei.

All’inizio del 1800 le donne sono figlie della rinascita, della libertà. La rivoluzione francese ha tolto dalla moda femminile molti orpelli e scomodità, ha “abbassato i tacchi” di dame e gentiluomini affinché nessuno fosse al di sopra degli altri, ha liberato letteralmente le donne anche dalla costrizione di corsetti e gabbie. L’illuminismo indica nuove prospettive egalitarie anche prospettando un mondo femminile diverso.

Si tratta di un breve momento, per quanto lucente come una meteora. Secoli di tradizioni non potevano essere cancellati con un colpo di spugna di questo tipo: per vedere cambiamenti stabili nell’abbigliamento femminile bisogna aspettare il Novecento, con le sue guerre e il suo drastico mutamento della realtà.

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Ma nell’800, nonostante tanto accada e tanto ci si aspetti, la donna viene “rimessa al suo posto” e in breve, in meno di una generazione, i fluidi abiti impero o Regency sono sostituiti da una moda più tradizionale, il corsetto torna a stringere, il punto vita si abbassa e in un attimo le donne tornano a essere bellissime bambole, impicciate da enormi maniche e da sottogonne soffocanti.

Corset de sport de A Claverie

Corset de sport de A Claverie

Il corsetto e la riforma dell’abbigliamento vittoriana

Siamo negli anni ’30 dell’800, quelli in cui sorge l’astro controverso della regina Vittoria: una donna con un mestiere da uomo, che ama il sesso ma impone il puritanesimo, che detesta essere madre ma sforna una nidiata di figli.

Una donna che si impone e impone un modello di femminilità castrante.

In epoca vittoriana, però le donne accrescono anche la coscienza di sé: è a fine secolo che le cose cominciano a cambiare, con la nascita di movimenti femministi.

L’angelo del focolare.

Coventry Patmore fu un poeta vittoriano che ebbe un ruolo chiave nel periodo nel formare l’immagine del femminino contemporaneo. Tradizionalista e fermamente convinto dell’importanza dei valori familiari, dedicò un’importante raccolta di poesie alla prima moglie, che nel suo pensiero poetico incarnava l’ideale femminile di donna dedita alla famiglia, ai figli, al marito e alla casa. L’angelo del focolare, he Angel in the House, raccoglieva i suoi versi d’amore e di morale domestica ed erano destinati a trasformare ogni donna vittoriana in una emulatrice di questo “angelo” perfetto. Pubblicato per la prima volta nel 1854 e ampliato fino al 1862, in un primo momento non attirò affatto l’attenzione, salvo poi arrivare negli Stati Uniti alla fine del XIX secolo, dove fu accolto con grande calore, e per ritorno divenne notissimo pure in patria.

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“L’angelo del focolare” piaceva, come idea, agli uomini. Le donne, che per necessità sociali dovevano puntare al matrimonio per poter vivere una vita dignitosa, si adattarono a un simile modello.

Le donne strette nei corsetti diventano quasi soprammobili nelle loro case, nelle quali faticano a muoversi, a rischio di far prendere fuoco alle gonne o a impigliarsi negli oggetti.

abito da sposa 1800

Il movimento riformista e le suffragette

Nasce in questo contesto il movimento riformista, in seno a quello femminista.

Mentre gli abiti si disumanizzano rendendo le donne belle sculture, si comincia a vedere la necessità di una maggior praticità almeno fra le mura domestiche.

Nascono i tea gown, abiti da tè, vestiti meno strutturati che diventano popolarissimi via via che si prosegue verso la fine del secolo.

La donna “per ricevere in casa” può liberarsi del corsetto più costrittivo e ammorbidire il proprio abbigliamento.

Questo però non basta a liberare del tutto le donne dalle costrizioni.

Per esempio, nell’attività sportiva, gli abiti costituiscono un serio impedimento.

La riforma dell’abbigliamento vittoriana

L’abito sportivo e la riforma dell’abbigliamento vittoriano.

Le donne in epoca vittoriana praticano sport.

Le donne entrano nel mondo sportivo in punta di piedi, accompagnando dapprima i mariti in attività non troppo faticose, come il golf e il croquet, o praticando quegli sport considerati adatti al fisico femminile.

Già in epoca Regency troviamo signore ritratte in quadri e schizzi con racchette, e ancora prima dame in abiti georgiani, con tanto di panier, che si dedicano al badminton.

Anche il tennis viene praticato dalle signore, e in età vittoriana nascono i primi abiti sportivi femminili. Hanno ancora molta strada da compiere: sono soltanto meno infiocchettati degli abiti da giorno, ma ne ripercorrono le linee e lo stile. Insomma, se le signore volevano fare sport, lo dovevano fare con corsetto e sottogonne, giacchette attillate e cappellino.

La riforma dell’abbigliamento vittoriana

Non esisteva l’agonismo al femminile: era impossibile.

Alla fine del secolo, però, il corsetto comincia a essere additato come pericoloso per la salute femminile.

Le prime radiografie mostrano organi interni spostati, si comincia a pensare che gran parte della svenevolezza femminile sia dovuta alla carenza di respiro per l’eccessiva costrizione.

In Germania nascono i primi corsetti elastici, grazie alla diffusione della vulcanizzazione

La vera riforma dell’abbigliamento vittoriana nasce in… America.

Negli Stati Uniti, di pari passo allo sviluppo dei movimenti della temperanza, nascono e crescono movimenti di liberazione femminile.

Alice Bunker Stockham è la quinta donna a laurearsi in medicina negli Stati Uniti e diventa subito promotrice di una nuova visione della donna, del corpo femminile, del rapporto di coppia.

La riforma dell’abbigliamento vittoriana

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Le donne devono uscire dai corsetti e da abiti gabbie, per trovare il loro posto nel mondo.

Per ironia, sono proprio “gabbie” quelle che le signore indossano per impalcare le voluminose donne: gabbie di nome e di fatto, anche dal punto di vista mentale.

La riforma dell’abbigliamento è una riforma di liberazione della donna non solo da un tipo di vestito, ma da una mentalità.

La donna angelo del focolare da un lato e la suffragetta dall’altro sono i due modelli femminili che si scontrano a fine secolo e, a giudicare dalle caricature che colpiscono queste ultime, la donna libera non solo è avversata dalla mentalità comune, ma fa anche molta paura.

La riforma dell’abbigliamento vittoriana è molto varia

La riforma dell’abbigliamento vittoriana non vuole spazzare via il corsetto, così radicato nella cultura femminile, ma renderlo più adeguato a una vita sana.

Nascono, a fine secolo, i corsetti della riforma, più morbidi e osteggiati dalle vere dame. Ma comodi.

Ma se cambiamo il corsetto, dobbiamo cambiare anche il vestito…

La riforma dell’abbigliamento vittoriana

La donna e il pantalone

A fine secolo si diffondono le biciclette. Spopolano, letteralmente, per uomini e donne, come mezzo di trasporto divertente, economico (rispetto a un cavallo) e facile da utilizzare. È l’evoluzione del velocipede, che solo i gentiluomini di inizio secolo potevano usare senza esser bersaglio di pettegolezzi e malignità.

La bicicletta è anche per le signore, che cominciano a pensare di poterla usare ancora più comodamente e in modo sicuro se al posto delle gonne si infilano pantaloni.

Per le cavallerizze non si era mai pensato a un abbigliamento speciale, ma solo a una sella adatta a cavalcare all’amazzone, ma sulla bici non si può.

Elizabeth Smith Miller (1822-1911), nota come “Libby del movimento per i diritti delle donne e Amelia Bloomer diventano le teorizzatrici di una nuova moda, lanciando per le donne un pantalone di ispirazione orientale, che diventerà noto come Bloomer.

Ma anche senza arrivare al pantalone, che nell’abbigliamento femminile verrà fieramente avversato non solo dagli uomini, ma anche dalle donne più tradizionaliste che non vedranno mai di buon occhio le donne coi pantaloni, altre fonti di ispirazione portano nel guardaroba in rosa abiti più pratici.

William Morris

1858, La belle Iseult. La modella è Jane Burden. Si riconosce lo stile preraffaellita, oltre al soggetto medievalista.

Gli abiti artististici

Con il movimento preraffaellita le artiste e modelle dei pittori più alla moda dell’epoca vittoriana, quelli del gruppo “che vuole cambiare il mondo dell’arte”, creano a loro volta una sorellanza: Brotherhood e Sisterhood preraffaellita “sono” il vento del cambiamento.

Col nuovo gotico, con l’interesse per il Medioevo, le modelle iniziano a portare, non solo per posare, abiti più fluidi, dallo stile medievaleggiante.

La vera promotrice di questo stile è Lizzie Siddal: ne fa un marchio e un vanto personale, è quel “quid” che la rende unica e da imitare.

La moda artistica ricalca il suo stile, si diffonde negli ambienti bohemien e diventa capostipite proprio di quello stile.

 

https://www.juliakellywrites.com/blog/2016/08/15/women-and-the-victorian-era-tennis-dress

https://en.m.wikipedia.org/wiki/Victorian_dress_reform

https://ipiaceridellalettura.wordpress.com/2019/03/30/langelo-del-focolare-domestico-di-coventry-patmore/

https://www.culturalfemminile.com/2020/04/15/elizabeth-smith-miller-la-donna-che-invento-i-pantaloni/

 

 

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