Il matrimonio ai tempi di Jane Austen

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Il matrimonio ai tempi di Jane Austen

Il matrimonio ai tempi di Jane Austen

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Il matrimonio ai tempi di Jane Austen – perché sposarsi?

Il matrimonio ai tempi di Jane Austen era per le donne il centro e l’obiettivo della vita. Una donna lavoratrice, in quegli anni, non deteneva una buona posizione sociale e anche i mestieri onorevoli erano ben pochi.

Una donna nubile, a meno che non fosse fra le poche fortunate a poter ereditare patrimoni, si trovava facilmente in difficoltà, perché le eredità più cospicue spesso erano vincolate a eredi maschi.

Abbiamo visto come avveniva l’educazione delle donne, e come fosse improntata a fare delle signorine del ton buone mogli, o al più delle colte istitutrici, e abbiamo già parlato della Stagione, il periodo in cui le ragazze del ton facevano il loro debutto in società a caccia di un buon partito.

Del corteggiamento, abbiamo parlato qui.

Anche gli uomini di ceto medio alto necessitavano di una buona moglie: per incrementare patrimoni o per salire di grado sociale; per avere accanto una compagna adeguata, per trasmettere a una discendenza l’eredità di titoli e possedimenti… per amore.

L’ultimo viaggio nel tempo ci ha portato a conoscere meglio i “rituali” di corteggiamento, fino a giungere con la coppia felice al momento tanto atteso: l’accettazione della proposta.

Ma da qui al fatidico sì?

Il matrimonio ai tempi di Jane Austen

Un uomo con un buon patrimonio è in cerca di moglie. Lo sapevate, no?

Il matrimonio ai tempi di Jane Austen – un po’ di storia.

Prima di 1753, le coppie in Inghilterra si potevano sposare legalmente senza la presenza di un pastore o in chiesa, o firmare un registro. Era sufficiente un semplice scambio di voti in presenza di due testimoni, se gli sposi avevano raggiunto l’età minima: quattordici anni per gli uomini, dodici per le donne.

Questi tipi di matrimoni erano soprannominati Fleet marriage, perché molti venivano celebrati nella prigione di Fleet, un carcere per debitori. Il gran numero di matrimoni irregolari e clandestini, tuttavia, portò alla costituzione del Marriage Act del 1753, che doveva mettere un po’ d’ordine nel caos matrimoniale che si era creato.

Con il Marriage Act furono regolamentate varie cose: entrambe le parti dovevano essere almeno ventunenni o avere il consenso dei genitori per sposarsi.

Un ruolo fondamentale fu assunto dalle pubblicazioni, che erano necessarie per arrivare al matrimonio.

La coppia, inoltre, doveva procurarsi una licenza per essere legalmente sposata (ma ci sono eccezioni molto interessanti…).

Il matrimonio deve avvenire prima di mezzogiorno; la sposa o lo sposo dovevano risiedere nella parrocchia dove si svolgeva la cerimonia.

Erano necessari dei testimoni.

Il matrimonio doveva essere eseguito da un membro del clero in una Chiesa parrocchiale d’Inghilterra, o sinagoga ebraica, e doveva essere registrato nel registro del matrimonio con le firme di entrambe le parti, dei testimoni, e del pastore.

No, Lidia, Londra e Gretna Green non sono la stessa cosa.

No, Lidia, Londra e Gretna Green non sono la stessa cosa.

Il matrimonio ai tempi di Jane Austen – il corredo e la dote

Quando il fidanzamento era sicuro, la futura sposa e sua madre si occupavano del corredo, che comprendeva un guardaroba possibilmente nuovo per la giovinetta e la biancheria per la casa.

Le lenzuola di solito erano siglate con il monogramma della sposa, ma se per caso la fanciulla entrava in una casa/maniero/castello già provvisti della biancheria, si provvedeva di volta in volta a modificare le sigle in quelle della nuova padrona.

Che la sposa si portasse arredi e oggetti personali, spesso anche piatti, stoviglie e argenterie, lo capiamo da Ragione e Sentimento, nel quale la signora Dashwood senior se ne va traslocando con parecchia mobilia di sua proprietà, lasciando un certo odioso rammarico nella nuova signora che in pratica l’ha depredata di tutto.

L’accordo fra sposo e padre della sposa era invece di tipo economico: si stipulava un vero contratto, nel quale venivano inventariate le proprietà e gli averi che la sposa portava con sé.

L’uomo giusto secondo Jane Austen

Volete voi sorelle Bennet sposarvi per amore due ricconi?
Spè che ci penso un attimo…

La dote poteva consistere in una cifra stanziata dal padre (cinquemila sterline, per esempio) o in un appannaggio annuale.

Le proprietà di Mr. Bennet consistevano quasi interamente in una tenuta da duemila sterline l’anno, che, sfortunatamente per le sue figlie, era vincolata, in assenza di un erede maschio, a un lontano parente; e i mezzi della madre, sebbene consistenti rispetto alla sua posizione sociale, non potevano che in minima parte sopperire alle pecche di quelli del marito. Il padre era stato avvocato a Meryton, e le aveva lasciato quattromila sterline.

E dice mr. Collins, durante la dichiarazione a Elizabeth:

Al denaro sono perfettamente indifferente, e non farò nessuna richiesta del genere a vostro padre, anche perché sono ben conscio che non potrebbe essere soddisfatta, e che mille sterline al 4 per cento, che non saranno vostre fino alla dipartita di vostra madre, è tutto ciò che possiate mai rivendicare. Su questo punto, perciò, manterrò un immutabile silenzio, e vi posso assicurare che nessun ingeneroso rimprovero uscirà mai dalle mie labbra dopo esserci sposati.

Sappiamo che Elinor Dashwood disponeva di sole mille sterline in totale: insomma le donne arrivavano a sposarsi, se possibile, dotate di mezzi propri più o meno adeguati.

Il contratto matrimoniale specificava anche quanto avrebbe ricevuto una donna dal marito mensilmente e ciò che sarebbe accaduto in caso di vedovanza.

L’uomo giusto secondo Jane Austen

Donne fortunate

Il matrimonio ai tempi di Jane Austen – le pubblicazioni

I publish the Banns of marriage between [Groom’s Name] of [his local parish] and [Bride’s Name] of [her local parish]. If any of you know cause or just impediment why these two persons should not be joined together in Holy matrimony, ye are to declare it. This is the first [second, third] time of asking.

Questa era il testo delle pubblicazioni che per tre domeniche consecutive, o Giorni Santi, venivano lette durante la funzione. Se la sposa e lo sposo appartenevano a diverse parrocchie, le pubblicazioni venivano lette in entrambi. Se entro tre mesi il matrimonio non aveva luogo, le pubblicazioni dovevano essere rilette. Da qui otteniamo un dato utilissimo:

Un fidanzamento doveva durare almeno tre settimane.

Potevano esserci vari motivi che portavano però i fidanzamenti a durare più a lungo, il denaro, l’opposizione delle famiglie, l’attesa di una posizione migliore…

Pensiamo al lungo fidanzamento segreto di Edward Ferrars, o a quello del capitano Benwick, che in attesa di farsi una posizione si trova a perdere la fidanzata…

Anche un lutto poteva essere la causa di un matrimonio rimandato, ma in epoca Regency, al contrario dei rigidi protocolli del lutto vittoriani, un matrimonio programmato veniva portato avanti nonostante lutti stretti.

Dai romanzi della Austen si sa anche che le famiglie più in vista vedevano pubblicare notizie riguardo a fidanzamenti e matrimoni anche sui giornali. Quando andava male, però, ci finiva anche il gossip sui divorzi e sugli abbandoni (come il caso di Maria che scappa con Crawford).

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Elinor si sposa prima di Marianne, ma si fidanza dopo: la primogenita aveva la precedenza

Il matrimonio ai tempi di Jane Austen – I parenti

Mentre oggi i matrimoni fra cugini non sono più così frequenti, sappiamo che nelle schiatte regnanti, così come fra i nobili sono più consueti. E in passato lo era ancora di più.

Nel ton inglese capitava facilmente che fossero combinati matrimoni fra cugini anche di primo grado. Pensiamo anche alla Austen: all’arrivo di Fanny Price a Mansfield Park si teme un innamoramento fra cugini, salvo poi capire, fra le righe, che il problema è solo economico, perché quando Fanny ed Edmund alla fine di sposano sono tutti contenti, ora che lei ha mostrato tutti i suoi meriti.

Matrimonio fra cugini atteso anche da Lady Catherine, sorella della madre di Darcy, che fin dalla culla ha destinato la figlia Anne al nipote. Mr. Collins, inoltre, è cugino delle Bennet e trova corretto sposarne una.

Insomma, fra cugini era normale sposarsi: il caso più eclatante? La regina Vittoria sicuramente.

In alcuni casi, a quanto pare solo nella fede ebraica, era possibile che uno zio sposasse una nipote. A noi qui fa un po’ senso… ma era possibile.

Quello che era invece illegale era per i vedovi un matrimonio con fratelli o sorelle del coniuge defunto.

Cugini sposati. Normale amministrazione

Cugini sposati. Normale amministrazione

Il matrimonio ai tempi di Jane Austen – Le licenze

Alle scrittrici di romanzi rosa capita spesso il problema di dover far convolare in fretta a giuste nozze i protagonisti: tre settimane non sono un tempo lunghissimo, ma se le coppie devono sbrigarsi, non si sa mai che salti fuori uno scandalo, oppure perché gli sposi non vogliono fare le pubblicazioni, ci sono due possibilità: la licenza ordinaria, che si richiede al vescovo o al Comune al costo di dieci scellini e la licenza speciale.

Il matrimonio ai tempi di Jane Austen – La licenza ordinaria

Permetteva di sposarsi in un paio di settimane, e se gli sposi avevano meno di ventun anni occorreva il benestare dei genitori. A volte veniva richiesta dai più ricchi solo perché, costando, faceva “esclusivo”. La licenza era valida, comunque, per tre mesi e richiedeva che il matrimonio avvenisse in una chiesa di cui uno degli sposi fosse parrocchiano.

Il matrimonio ai tempi di Jane Austen – La licenza speciale

Quella che si incontra frequentemente nei romanzi rosa – e molto meno nella realtà -invece è la licenza speciale: richiedeva ben cinque sterline e andava chiesta direttamente all’Arcivescovo di Canterbury.

Per ottenerla occorreva essere un pari o almeno essere titolati (anche un baronetto poteva richiederla) o avere una posizione sociale elevata (un giudice, un membro del Parlamento…)

Con una licenza speciale, la sposa e lo sposo potevano sposarsi ovunque (anche a casa), in qualsiasi momento della giornata, in fretta e in totale privacy, se lo desideravano. Tutti gli altri requisiti però erano gli stessi: erano necessari testimoni e il consenso dei genitori per i minori.

Il matrimonio ai tempi di Jane Austen

Ci si sposa in chiesa, solo i ricchi si permettevano licenze speciali per matrimoni in casa

In Jane Austen, infatti, l’unica licenza speciale di cui si parla è quella a cui accenna la signora Bennet, a proposito di Lizzie e Darcy: Darcy se lo può permettere e viene sottolineato.

Darcy però l’arcivescovo non lo disturba e si sposa in doppio matrimonio con la coppia Bingley, rispettando così il galateo, che voleva vedere la maggiore delle sorelle sposata prima delle minori. E Lidia… facciamo finta di niente.

A proposito di Lidia, però…

Il matrimonio ai tempi di Jane Austen – Le fughe d’amore

Quando Lidia lascia Brighton insieme a Wickham la famiglia e la stessa Lidia pensano che siano diretti a Gretna Green, in Scozia. Cosa che poi non è.

In Scozia, e in particolare nelle cittadine di confine, fino alla metà dell’ottocento, era possibile infatti sposarsi in fretta e furia, persino di fronte a un fabbro. Gretna Green era la Las Vegas d’Inghilterra, c’era persino la possibilità di affittare camere per provvedere a consumare in matrimonio prima di essere riacciuffati dai parenti. Il business è il business!

Dopo la metà dell’Ottocento, per impedire queste fuitine, fu istituita la regola che il matrimonio necessitasse di almeno una ventina di giorni di residenza per essere sposati. Erano comunque necessarie le pubblicazioni, che potevano però essere lette tutte in una volta, in una sola domenica.

Il prossimo viaggio nel tempo ci porterà nel cuore nell’evento: alle nozze, alle regole da seguire per un buon matrimonio, adeguato allo status degli sposi. Fiori d’arancio? Bouquet? Abito bianco? Vi aspetto nel prossimo viaggio! Qui nel salotto di miss Darcy.

 

http://www.susannedietze.com/regency-weddings.html

http://www.cherylbolen.com/courting.htm

https://austenprose.com

https://en.wikipedia.org/wiki/Fleet_Marriage

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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