La donna nell’800 – la società, la cultura e le aspettative

La donna nell’800 – la società, la cultura e le aspettative

abito da sposa 1800

La donna nell’800.

La condizione della donna in epoca regency e vittoriana.

La donna nell’800 vive un periodo di transizione molto importante, per lei è un secolo di cambiamenti e di una nuova presa di coscienza. Questi cambiamenti non sono uguali in tutti i paesi e in tutti gli strati sociali, ma il fermento di una nuova cultura al femminile è alle porte. Vediamo insieme alcuni degli aspetti più importanti della condizione della donna in epoca vittoriana.

La prima distinzione che dobbiamo fare sulla condizione della donna nell’800 riguarda proprio il luogo il livello sociale nel quale ella si muove. Una donna inglese dell’alta società vive una situazione completamente diversa rispetto a una coetanea che appartiene alla classe operaia; differenze, anche se non sostanziali, si possono trovare nelle abitudini e nel modo di vivere di due gentildonne appartenenti a nazioni diverse: l’ottocento in Italia, per esempio, è un secolo di battaglie per una nuova visuale nazionalista e le donne mantengono un loro ruolo alquanto subordinato a quello maschile. Rispetto all’Inghilterra o alla Germania, la donna italiana rimane in una condizione di inferiorità, non solo nell’800 ma ancora nel 900 e oltre. La battaglia per l’emancipazione è ancora lunga e ubiquitaria, ma possiamo vedere come nel secolo 19º siano nati i primi germi di una nuova femminilità più cosciente di sé.

la donna nell'800

La donna in campagna.

La donna del popolo è, al pari dell’uomo, una forza lavoro e, anche se spesso viene considerata come un peso per la famiglia, in realtà ricopre notevoli funzioni dall’accudimento della casa e della prole al sostegno nei campi o al lavoro in fabbrica, dal ruolo di infermiera in caso di malati o anziani alla gestione delle risorse domestiche anche quando scarse.

Prima della rivoluzione industriale – e qui stiamo parlando dell’Inghilterra dell’epoca georgiana – le donne ancora non entrano nelle fabbriche ma svolgono principalmente le loro mansioni di mogli e madri aiutando nei campi.

Ricordiamo che la vita nelle campagne richiedeva gruppi di lavoratori e le fattorie erano gestite da più nuclei familiari che collaboravano per portare a termine i lavori. I terreni, di solito, appartenevano a un unico proprietario che affittava gli apprezzamenti o pagava la manodopera per il mantenimento della proprietà. In questa situazione, le donne vivevano la loro condizione familiare all’interno di una micro società nella quale il lavoro era condiviso ed era così possibile la gestione di gravidanze anche numerose.

Nelle campagne la situazione era simile un po’ ovunque: pensiamo alle grandi fattorie che punteggiavano anche la campagna italiana, nelle quali alloggiavano diverse famiglie che condividevano le attività e il tempo libero. Era frequente, in queste “cittadelle” che anche il desco venisse condiviso e le donne cucinassero insieme e si dessero il cambio nell’accudimento dei più piccoli, in base all’età e allo stato di salute.

la donna nell'800

La donna della rivoluzione industriale.

Le cose cominciano a cambiare con la rivoluzione industriale, che porta nuove mansioni anche per le donne. Come abbiamo visto nell’articolo riguardante l’età georgiana, la prima rivoluzione industriale esplode tra la fine del 1700 e primi anni dell’ottocento in Inghilterra. È in questo periodo che, a causa di gravi carestie, molti lasciano le campagne e cercano rifugio nelle città nelle quali stanno nascendo le prime industrie, in particolare in campo tessile. Le macchine a vapore creano nuovi posti di lavoro e nello stesso tempo la rapida evoluzione della tecnologia sembra minacciare l’aumento dell’occupazione nel settore industriale.

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Anche le donne partecipano attivamente a questa rivoluzione industriale entrando nelle fabbriche, ma subendo fin dall’inizio una forte discriminazione per quanto riguarda i salari e le ore di lavoro, rendendo manifesto il primo grande problema di parità di diritti in ambito lavorativo.

Alle donne viene attribuita una minor forza e minore abilità nello svolgere mansioni all’interno dell’industrie, senza tener conto che il lavoro da loro svolto non dipende quasi mai da queste caratteristiche ed è pari a quello eseguito dagli uomini.

Bisognerà arrivare all’epoca vittoriana per avere i primi movimenti delle suffragette, le quali richiedevano un diritto fondamentale fino ad allora negato alle donne, quello del voto.

Alle donne in fabbrica, comunque, erano negati diritti al pari dei colleghi maschi. La differenza stava nel fatto che le donne non venivano tutelate in caso di gravidanza e spesso dovevano riprendere il lavoro subito dopo aver partorito per non perdere i pochi spiccioli del loro guadagno. Era abitudine portarsi piccoli appena nati, legati sulle spalle o in culle improvvisate e non erano rari gli incidenti nei quali neonati e bambini piccolissimi venivano coinvolti. Dalla culla alla macchina il passo era breve e bimbi di pochi anni potevano già essere messi al lavoro ai telai accanto alle loro madri, guadagnando, purtroppo in proporzione all’età, meno dei genitori.

slum slums povertà nella londra vittoriana

La donna nell’800- la donna borghese.

In tutte le epoche, la donna “che poteva permetterselo” veniva accresciuta e istruita al solo scopo di diventare una buona moglie, una buona madre e una brava massaia.

Abbiamo visto in questo articolo l’educazione della donna nell’800: le donne nobili, destinate a matrimoni importanti, venivano istruite da istitutrici o nei collegi per avere un’infarinatura di cultura generale che permettesse loro di essere presentati in società e nelle arti che potevano servire per intrattenere marito e ospiti. Tutto ciò che veniva in più, non era gradito.

Anche le letture destinate a un pubblico femminile, se superavano un certo limite di decoro, venivano considerate inappropriate e in particolare molti romanzi nei quali venivano trattati argomenti scabrosi erano considerati inadatti alle donne. A partire dall’età georgiana, quando appunto emerge la nuova borghesia imprenditoriale, i nuovi ricchi investono nella cultura dei figli maschi e in minor misura anche delle femmine, nella speranza che, contraendo buoni matrimoni, possono essere utili alla famiglia.

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La donna borghese o nobile deve vivere una vita irreprensibile fin dalla giovinezza, attenendosi a uno stretto regolamento pensato per proteggere la sua reputazione: una vera e propria gabbia sociale nel quale le donne si muovono con estrema fatica, quasi prive della propria libertà.

Parlando di fidanzamento matrimonio, abbiamo visto che il periodo in cui le ragazze si potevano considerare più libere era proprio quello del fidanzamento, in quanto venivano loro permessi piccoli privilegi e maggiori autonomie che, in seguito al matrimonio, sarebbero di nuovo scomparsi.

la donna nell'800

La donna regency.

In epoca regency comincia a nascere un nuovo modello femminile, anche se fortemente ostacolato dalla società del periodo. L’illuminismo con le sue idee di libertà non può non coinvolgere anche le menti femminili, soprattutto delle donne che hanno un maggior accesso alla cultura. Qui iniziano le vere basi del futuro femminismo, che avrà la sua esplosione in epoca vittoriana.

la donna nell'800

La donna nell’800: la donna di cultura.

Ci sono in tutti i tempi e in tutte le società donne che si sono dedicate all’arte, alla letteratura e alla musica. Sono queste donne e quanto spazio hanno effettivamente avuto nel loro tempo e nel loro ambiente?

La prima considerazione sorge spontanea è quella di notare che la maggior parte delle donne che si sono messe in luce nelle arti erano appartenenti a famiglie nelle quali spiccavano uomini altrettanto dediti alla cultura. Spesso le donne artiste sono figlie e mogli di artisti, le letterate appartengono a famiglie in cui grande spazio viene dato allo studio e alla crescita personale.

La maggior parte delle artiste subisce inoltre un pesante adombramento da parte della parentela maschile e dei colleghi maschi.

La donna nell’800 viene incoraggiata all’apprendimento di musica, pittura, letteratura, ma solo ad un livello ritenuto “non pericoloso” perché non faccia venire troppi grilli per la testa alla giovane educanda. Tutto viene ponderato e proposto in un’ottica estremamente maschilista, nella quale la donna diventa un ornamento più o meno prezioso della casa grazie alle sue doti, preparata a dare lustro ad altri senza tuttavia esprimere troppo se stessa.

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330px Euphemia Effie Chalmers née Gray Lady Millais by Thomas Richmond

La donna vittoriana.

La donna vittoriana e la donna dei contrasti. La stessa regina propone un modello molto confondente. Lei è regina ma anche moglie e madre e svolge in maniera impeccabile tutte le sue funzioni. Grazie alla sua numerosa famiglia rilancia un modello familiare unito e compatto, nel quale la donna è una figura centrale ma comunque di servizio: la donna è Angelo del focolare, è il cuore pulsante della casa, il fiore all’occhiello del marito. Ancora una volta la donna non vale per se stessa ma per ciò che fa e per il ruolo che ricopre per gli altri.

Ora le donne svolgono a vari livelli sociali mansioni lavorative e questa richiesta di perfezione risulta eccessiva. È qui che finalmente nasce la nuova coscienza sociale femminile col movimento delle suffragette, le quali, consce del loro valore all’interno della società chiedono un riconoscimento anche politico.

Il percorso è molto lungo: in Inghilterra il diritto di voto alle donne non arriverà fino al 1918 e anche allora sarà riconosciuto solo alle mogli dei capi famiglia.

Delle suffragette parleremo ancora, vi aspetto al prossimo giro!

https://www.wikiwand.com/en/Women_in_the_Victorian_era

 

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