Detective e investigatrici nella Londra vittoriana: la storia vera di Scarlett And The Duke

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Detective e investigatrici nella Londra vittoriana:

la storia vera di Scarlett And The Duke

È da poco approdato sullo schermo, Scarlett and the Duke, un nuovo period drama ambientato a fine 800 che ci racconta di detective e investigatrici nella Londra vittoriana. Siamo a Londra a seguire le vicissitudini di una intraprendente signorina, che rileva l’agenzia investigava del padre defunto. Riuscirà la nostra investigatrice a farsi assumere da Scotland Yard? Il coraggio e la faccia tosta non le mancano, e nemmeno la capacità di irritare il serioso investigatore chiamato “il Duca” a causa del suo cognome altisonante: Wellington.Ma davvero esistevano investigatrici nella Londra vittoriana?

Dalla metà del XIX secolo in poi, un numero crescente di donne ha scoperto una nuova carriera, che offriva libertà, eccitazione e sotterfugi.

E perché nasce questa attività al femminile?

Non che le donne, nelle epoche precedenti, avessero grandi riconoscimenti dalla legge, ma fino alla tarda epoca vittoriana si può dire che le leggi presentassero molti aspetti antifemminili.

I patrimoni passavano sovente ad eredi maschi e non alle vedove, alle quali andava bene se riuscivano a rientrare in possesso della propria dote. In particolare, le donne erano svantaggiate nelle cause di divorzio. Mentre al marito era sufficiente portare come causa l’adulterio della moglie, le mogli dovevano provare d’aver colto il fedifrago in flagrante e aggiungere una seconda motivazione, per esempio crudeltà o abbandono, per potersi liberare del vincolo. La legge del 1853 facilitava i divorzi, che diventavano pratiche più rapide,  ma sempre onerose dal punto  di vista economico e inique per le difficoltà poste alle mogli.

La parola non bastava: i tradimenti dovevano essere comprovati con fatti concreti e testimonianze. E così pure eventuali maltrattamenti, abbandoni, ingiurie o violenze.

investigatrici nella Londra vittoriana:
Il vero problema era la morale vittoriana: se divorziare era scandaloso, soprattutto per una donna, anche testimoniare in una causa di divorzio lo era. Pensiamo alla vicenda di Effie Gray, che chiese l’annullamento del primo matrimonio (dunque di fatto si trattava  “solo” di ratificare che il matrimonio non era mai esistito, in quanto non consumato): la povera giovane subì una sorta di ostracismo sociale e, benché non avesse colpe di nessun genere, dovette aspettare la vecchiaia per essere ricevuta a corte col titolo che le spettava essendo moglie di un baronetto, titolo acquisito sposando  regolarmente Everett Millais.
Una causa di divorzio finiva sui giornali: gli scandali erano all’ordine del giorno e la popolazione si nutriva di ogni evento domentstico piùo meno truce, più o meno famoso.
In questo, il mondo ben poco è cambiato…

È qui che subentra la figura salvifica e neutrale dell’investigatore privato, una persona a cui non importa finire sul giornale (anzi, ne è pure felice, perché è pubblicità) e che può fare la differenza nella riuscita del processo.

Le donne detectives nella Londra Vittoriana

Il lavoro dei detectives vittoriani era in gran parte quello di sostenere la parte di uno dei due coniugi e trovare le prove necessarie per portare avanti il divorzio. Insomma, sostanzialmente pedinavano il fedifrago o la fedifraga, raccoglievano testimonianze e prove sul tradimento e testimoniavano contro il traditore.

Capitava che l’investigatore entrasse sotto falsa identità nella servitù della casa, per raccogliere chiacchiere e conversazioni.

E qui, la possibilità che a fare il detective sia una donna aumenta parecchio, perché la gente “sotto alle scale”, la servitù più disposta al pettegolezzo è sicuramente quella femminile. Poi, a distinguere il vero  dall’invenzione, la scaltra infiltrata ci penserà al momento giusto.

NOn solo nelle case come false cameriere, ma anche perfette per pedinare una signora: le donne investigatrici avevano ruoli specifici nell’ambito del lavoro investigativo. Se Madame va dalla modista, la detective può seguirla e ascoltare le chiacchiere così illuminanti fra sarta e cliente, scoprire il tipo di acquisti e le abitudini della pedinata. Una donna, poi passa meno osservata, se sa destreggiarsi bene.

Investigatrici nella Londra vittoriana: nella finzione

Le donne, dunque, venivano assunte per svolgere determinate mansioni in ambito investigativo, ma non ci volle molto perché comprendessero il potenziale della loro capacità e aprissero le loro agenzie: questo è il caso di Miss Scarlett and the Duke, in cui la giovane Eliza (giovane ma non tropppo!) rileva l’agenzia paterna, e di Sara Howard in The alienist, nella New York di fine secolo.

Ma già il lavoro del detective stava diventando una figura affascinante alcuni addirittura erano celebrità, come Henry Slater e Maurice Moser (la cui ex dipendente e amante, Antonia Moser, avrebbe successivamente fondato la sua agenzia investigativa). E sempre più nei loro uffici fra i dipendenti trovavano posto donne non solo  come segretarie, ma come esperte di pedinamento e sorveglianza.

Agli atti difficilmente venivano citati i nomi e le professioni dei testimoni, per cui oggi non sappiamo quante detectives in gonnella abbiano lavorato a casi di divorzio, ma stando ai giornali scandalistici, dovevano essere parecchie.

Investigatrici nella Londra Vittoriana nella realtà

furono due in particolare le investigatrici che si resero celebri nella Londra Vittoriana: Elisie Easton e Maud West. A giudicare dalle nunerose pubblicità con cui le investigatrici e gli investigatori offrivano i loro servigi sui giornali, doveva esserci parecchia concorrenza e c’è da pensare che, come per altre professioni, gli uffici si trovassero più o meno tuti nelle stesse zone. Easton e West erano entrambe londinesi del sud, di umili origini e operavano da uffici vicini l’uno all’altro nel centro di Londra. Le loro pubblicità vantavano successi in casi di divorzio e ricatti, personale sia in Inghilterra che all’estero e una squadra di detective maschi e femmine.

Nel 1909, Maud West sottolineò che la sua squadra di investigatori era “intelligente” e che si occupava di “indagini riservate e questioni delicate, intraprese ovunque con segretezza e abilità”. Ha annunciato di avere “strutture uniche per rintracciare le persone scomparse”, e spesso ha rilasciato interviste alla stampa, o ha venduto loro storie, evidenziando la sua capacità di travestimento, in particolare la sua abilità nel camuffarsi da uomo.

 

L’abilità nel travestimento era una delle caratteristiche anche di Easton, che era altrettanto abile nel travestimento, dato che, fino alla morte di sua madre quando aveva vent’anni, aveva calcato le scene come attrice professionista e  come cantante sul palcoscenico londinese e provinciale. Era abile nell’adottare personaggi diversi e nel cambiare la sua voce, aspetto e modi per fingere di essere personaggi diversi.

Le due donne erano forse le due detective donne di maggior successo della loro epoca, ma combattevano per la supremazia: Easton sottolineava di essere “LA donna detective, la donna leader di Londra in ogni ramo del lavoro investigativo”, mentre West si definiva “la signora detective ESPERTA” , di fiducia della nobiltà e della nobiltà.

Easton ha evidenziato la sua “efficienza a forza di un lavoro arduo e pericoloso”, rendendo così chiaro il fatto che stava svolgendo compiti tradizionalmente visti come più maschili. West, nel frattempo, ha sottolineato le sue capacità più “femminili”, con una delle sue pubblicità: “Sei preoccupata? Se è così, consultami! ” – un modo molto moderno per proporsi come confidente… a pagamento!

Il divario di genere

La maggior parte delle detective donne non ha enfatizzato la propria femminilità. Sebbene potessero pubblicizzarsi come “lady detective”, sapendo che la loro relativa rarità li faceva risaltare in un mercato affollato, puntavano su qualità neutre come esperienza, segretezza, abilità, abilità linguistiche e contatti.

Questa era una carriera in cui le donne sentivano di competere allo stesso livello degli uomini.

Gli investigatori maschi, in particolare quelli che gestivano le proprie agenzie, hanno riconosciuto l’attrattiva delle investigatrici (e la loro comparativa attualità) e hanno pubblicizzato il proprio impiego di donne. Quando sentirono che le donne detective stavano forse diventando troppo ordinarie e troppo accettate per essere degne di nota, allora commercializzarono altre abilità, forse più moderne o insolite a loro disposizione. Henry Slater, uno dei più noti investigatori privati ​​di Londra, pubblicò annunci sul periodico The Lady Cyclist nel 1896, sottolineando il suo uso di “detective ciclisti”, che sembrano essere state donne impiegate da lui per pedinare individui in bicicletta.

Certo, in un promo tempo le donne detectives hanno dovuto farsi valere e superare la perplessità della clientela più tradizionalista.

Che fossero dapprima utilizzate da detectives maschi per specifiche mansioni era stata la loro fortuna, perché aveva permesso loro di accedere al mestiere in modo graduale.

E Miss Scarlett and the Duke? Ce la farà la nostra signorina Scarlett a ottenere il rispetto che merita? Nella Londra di fine secolo non è poi così strano, anche se il nostro telefilm punta più a presentare una Sherlock Holmes in gonnella che una vera detective vittoriana: raramente alle donne venivano infatti affidati casi cruenti dalle forze dell’ordine.

Fonte principale: https://www.historyextra.com/