Il lavoro femminile nel 1800 e i 5 mestieri che non ti aspetti

Il lavoro femminile nel 1800

6 min di lettura

Il lavoro femminile nel 1800 e i 5 mestieri che non ti aspetti

Il lavoro femminile nel 1800 è scarsamente conosciuto e censito, ma costituisce una parte importante del complesso mondo lavorativo del secolo.

Se nella società rurale le donne si trovavano spesso ad avere il duplice ruolo di gestione domestica e di aiuto nei campi, specie nei momenti di maggior lavoro come durante il raccolto o la vendemmia o la tosatura delle pecore, con l’avvento della società industriale la donna diventa lavoratrice a tutti gli effetti, nonostante il suo lavoro sia meno retribuito e meno considerato, oltre che non tutelato.

Bisogna aspettare la fine del secolo per trovare sindacati che si occupano della questione femminile: solo quando la donna lavoratrice si rende conto che l’unico modo che ha per non subire ingiustizie è ottenere peso politico e quindi diritto al voto.

Il lavoro femminile nel 1800 e i 5 mestieri che non ti aspetti

Il pesante lavoro femminile

Le donne vengono impiegate in una miriade di lavori, spesso a cottimo, spesso pesanti e a lungo andare sfibranti: il “gentil sesso”, l’angelo del focolare, quando viene messa al lavoro, riceve ben pochi riguardi: basti pensare alle faticose lavanderie, al lavoro domestico di sguattere e domestiche (ne abbiamo parlato nell’articolo sulla servitù), per trovare una prospettiva molto diversa da quella di una donna che si trasforma in delicato soprammobile.

Le donne lavoravano spesso a casa: fra le mura domestiche le attività  si moltiplicavano. Non solo nei laboratori dove le attività lavorative erano dichiarate: le donne andavano e venivano dagli atelier e dalle modisterie cariche di stoffe e accessori per completare, rifinire o cucire per i padroni.

Uno stuolo di sarte, modiste, ricamatrici, rammendatrici, stiratrici ha lavorato per secoli senza che alcuno considerasse il suo diritto a uno stipendio eqo o alla tutela in caso di infortunio, maternità o malattia.

Le donne lavoravano preferibilmente nelle aziende e nelle attività di famiglia, dove raramente erano retribuite. Locandiere e vivandiere affiancavano mariti e fratelli nella gestione di locande, ristoranti, osterie… Si riteneva che tutto ciò che riguardava il servizio domestico e l’alimentazione si confacesse alle donne, anche se la mentalità vittoriana risentiva del pregiudizio verso le donne lavoratrici, che si distinguevano dalle casalinghe e dalle “non lavoratrici” come se fossero state di rango e valore inferiore.

Il lavoro femminile e il matrimonio

Le donne lavoratrici erano per lo più nubili o vedove. Se potevano, dunque se il marito guadagnava abbastanza da mantenere moglie e prole, le donne si ritiravano dalla vita lavorativa fuori dalle mura domestiche.

Con l’avvento dell’industrializzazione, col miglioramento de tenore di vita, delle derrate alimentari e della loro disponibilità, le famiglie si fanno sempre più numerose. La Regina Vittoria dà il buon esempio, ma a giocare un ruolo più importante è la scarsa conoscenza di metodi anticoncezionali, della fisiologia femminile e la religiosità ancora molto diffusa: anche le madri di famiglia, per necessità, tornano spesso al lavoro e con loro ogni figlio in età  adatta al lavoro.

Le ragazze nubili dunque si fanno carico di una parte del mantenimento familiare, ma non solo: nella borghesia medio-bassa si preparano a costituire una piccola dote per quando troveranno un fidanzato.

Le ragazze spesso vanno a servizio, dove si ritiene siano tutelate dal punto di vista della virtù. A servizio, poi, imparano anche cose che serviranno loro una volta maritate. Non solo domestiche: anche sarte, operaie, lavandaie… più si abbassa il livello sociale più si moltiplicano le mansioni e l’onerosità delle stesse.

Se le nubili lavorano proiettate verso il futuro, non è lo stesso per le vedove, che a causa delle leggi per buona parte dell’800 non possono accedere all’eredità dei mariti, o si ritrovano senza l’unica fonte di reddito familiare. Nessuna pensione di reversibilità permetteva alle famiglie che perdevano il padre e marito di sopravvivere e le donne dovevano rimboccarsi le maniche, talvolta arrivando a vendere anche gli oggetti di valore rimasti loro.

Le vedove in primis subentravano ai mariti nelle attività familiare, anche quando si trattava di dirigere piccole imprese (pensiamo a Rossella O”Hara che nel tradizionalista Sud degli USA gestisce la segheria del marito defunto).

Se le donne avevano accesso all’istruzione, potevano entrare nelle case come governanti, istitutrici, cameriere personali: ognuna di queste attività richiedeva una specifica preparazione scolastica. Lo stesso non era per le bambinaie, che di solito erano fanciulle “allenate” dai fratellini a cui avevano badato fin dall’infanzia. Queste erano fra tutte le donne lavoratrici di gerarchia più elevata.

Il lavoro femminile nel 1800: strane attività

Le donne, poi, spesso si sono trovate a svolgere mansioni che oggi non ci aspetteremmo mai fra le occupazioni femminili nel 1800 ma che pure erano considerate adatte a loto.

Le donne non lavoravano solo nelle fabbriche, ma anche nelle miniere.

Il lavoro femminile nel 1800 e i 5 mestieri che non ti aspetti

Le minatrici

L’Inghilterra industriale ha fame di carbone e le miniere sono fondamentali per la crescita del Paese. Nei cunicoli stretti e nei passaggi angusti, troviamo donne e bambini. Le donne ricoprono varie mansioni e le troviamo oggi, nere di carbone, in tante foto, armate di setaccio e di pantaloni. Eh, sì, perché mentre le signore in città vengono strizzate nei corsetti e in gonne così ampie da non potersi quasi muovere per casa, le minatrici non possono certo infilarsi sottane che resterebbero impigliate in ingranaggi o rocce. Altro che proteste delle suffragette, nelle miniere la parità la “regalano” il sudore e il pericolo.

Frith, William Powell; The Crossing Sweeper; Museum of London; http://www.artuk.org/artworks/the-crossing-sweeper-50762

Le donne della polvere

Alle donne si addicono le pulizie. Le strade sono sporche. Allora, facciamole pulire alle esperte.

Grazie a questo ragionamento, troviamo ai margini delle vie le donne della polvere, le Crossing Sweeper, dovevano liberare le strade dagli escrementi dei cavalli, dei muli e degli asini usati come trasporto o traino, i marciapiedi dalla polvere e tenere le strade più importanti della città dove passavano per esempio le dame con le lunghissime gonne, linde e pulite.

Oltre alle donne, questo lavoro era svolto da vecchi e bambini.

Le svegliatrici

Non esistevano sveglie e per alzarsi la mattina la gente si regolava con le campane e con i suoni della città. C’era, però, anche la possibilità di essere svegliati all’ora giusta dagli svegliatori, knocker-up, persone che passavano in strada e lanciavano sassolini alle finestre di chi dovevano svegliare. Se stavi al piano terra, bussavano direttamente, ma nelle grandi case degli slum erano in pochi quelli che avevano le stanze ad altezza del suolo: dietro un compenso maggiore, i bussatori salivano nelle palazzine, fino alla porta, e bussavano. Alcuni si munivano di un lungo bastone per bussare ai vetri dei clienti. Questo lavoro era spesso svolto da donne.

Le lattaie

Sembra un lavoro facile e leggero, ma non lo è: vivevano nelle fattorie ai margini delle città o da quelle raccoglievano il latte, che veniva munto prima dell’alba. Poi cariche di un basto con due enormi contenitori, ciascuno circa da venti litri, giravano per le vie a vedere il latte. spesso avevano clienti fissi da cui andare, come case ricche, locande e luoghi di ristorazione, ma si trattava comunque di un mestiere massacrante e molto faticoso, che tuttavia era considerato adatto alle donne.

Le bambolaie

I giocattoli vittoriani sono affascinanti, soprattutto perché ci raccontano storie di infanzie lontane e di giochi perduti, ma dietro al mondo dei balocchi c’era anche un mondo lavorativo: quello dei giocattolai. Se ingranaggi e parti tecniche erano costruiti da uomini, spesso e volentieri gran parte del lavoro fino e minuto lo facevano donne in casa propria o presso laboratori. Capelli, occhi, vestitini, rifiniture delle bambole erano opera di lavoratrici, quasi artiste, che passavano le loro giornate impegnate nel costruire giocattoli e accessori.

 

http://www.bbc.co.uk/history/british/victorians/womens_work_01.shtml

Immagini dal web