Il lavoro femminile in epoca vittoriana - l'alba della new woman

Il lavoro femminile in epoca vittoriana – l’alba della new woman

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Il lavoro femminile in epoca vittoriana

Il lavoro femminile in epoca vittoriana tende a essere sottovalutato: le donne costituivano una parte importante della forza lavoro, non solo perché spesso si trovavano a svolgere mansioni al pari degli uomini, ma anche perché su di loro – allora come, purtroppo spesso oggi – gravavano tutte le mansioni domestiche.

Solo le donne delle classi sociali più elevate non svolgevano lavori, almeno per la maggior parte, mentre le donne borghesi o delle classi sociali minori lavoravano regolarmente.

Il lavoro femminile e la famiglia vittoriana

In epoca vittoriana generalmente le famiglie erano numerose, non solo perché la regina lo aveva reso di moda, cosa che poteva influenzare le classi sociali più alte, ma perché con l’avanzare dei progressi medici alcune malattie cominciano a non essere più mortali. Inoltre, non esistevano metodi anticoncezionali e la pianificazione familiare era inesistente. Fra i poveri, i figli costituivano un peso, ma anche una forza lavoro, perché entravano nelle fabbriche in tenera età, o venivano comunque impiegati in qualche mansione molto presto.

Lavandaie, immagine dal web

In questo quadro, le donne si trovavano a dover contribuire al mantenimento della numerosa prole e nelle città uomini e donne erano parimenti impegnati nel lavoro.

Le classi borghesi e nobiliari, poi, avevano personale di servizio da pagare e gestire: anche chi apparteneva alla borghesia medio-bassa aveva almeno una domestica per il lavoro più pesante. Pur non essendo alta l’aspettativa di vita, nelle famiglie c’era anche il problema di gestione degli anziani, che necessitavano di assistenza e cure. Viceversa, gli anziani venivano lasciati con i bambini più piccoli, mentre i genitori si recavano in fabbrica o comunque al lavoro.

Le vedove e il lavoro

Il lavoro femminile era anche necessario quando la donna diventava, con la vedovanza, capofamiglia. Per il tipo di legislazione in vigore, che penalizzava l’eredità in linea femminile, capitava spesso che vedovanza significasse anche impoverimento e perdita delle fonti di sostentamento. Donne di ceti sociali elevati cadevano in disgrazia e ritrovavano costrette a vendere i propri beni e a trovare un impiego.

Non solo donne sposate o vedove confluivano nel mondo del lavoro: nelle famiglie più povere, le giovani donne in età adeguata venivano mandate a servizio. Gli spostamenti di queste ragazze, verso le città e i centri urbani, erano spesso sulle lunghe distanze e non era infrequente l’immigrazione anche dall’estero.

Il lavoro femminile in epoca vittoriana - l'alba della new woman
V0039267 A young woman sits at a table with a book in her hand and a
Credit: Wellcome Library, London. Wellcome Images
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A young woman sits at a table with a book in her hand and a basket of teaching aids on the floor. Engraving by Charles Heath after Richard Redgrave.
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La maggior parte delle famiglie traeva necessariamente reddito da una serie di fonti, con molte donne e giovani che si aggiungevano al salario globale, ma l’occupazione femminile aveva di solito un carattere più intermittente e una retribuzione minore di quella maschile. Non c’era alcuna tutela per le donne lavoratrici.

Il boom e il lavoro femminile in epoca vittoriana

Intorno alla metà del secolo l’Inghilterra si trova in un momento particolarmente favorevole dal punto di vista economico: le nuove realtà industriali stanno cambiando in fretta l’aspetto del Paese.

È in questo particolare momento che l’occupazione femminile cresce esponenzialmente: se prima le donne potevano accedere al lavoro nei campi e a poche altre mansioni considerate “adeguate”, ora entrano nelle fabbriche, in particolare tessili, e si aprono per loro nuovi sbocchi occupazionali.

Le donne costano meno

La manodopera femminile e immigrata è pagata meno di quella maschile: i posti di rilievo poi spettano solo agli uomini. Le donne dunque diventano, insieme ai bambini, una parte importante – ed economica – della forza operaia.

L’urbanizzazione, inoltre, crea nuove opportunità per l’occupazione femminile nonostante la regolamentazione dell’orario e delle condizioni di lavoro per le donne e i minori in alcuni settori e l’avvento dell’istruzione obbligatoria dopo il 1871. Così la maggior parte delle donne nella società vittoriana, nei due terzi della popolazione al di sotto della fascia alta e le classi medie, era lavoratrice.

La scarsa regolamentazione del lavoro femminile in epoca vittoriana

Uno dei maggiori problemi nel delineare il lavoro femminile in epoca vittoriana è la scarsa regolamentazione di esso.

I libri dei censimenti sono la fonte più sicura, soprattutto per il periodo successivo al 1841, quando furono incluse le occupazioni; ma in pratica tali informazioni sono di gran lunga più accurate per gli uomini che per le donne per diversi motivi. In primo luogo, sono state fornite istruzioni contraddittorie e incoerenti su come classificare il lavoro delle donne, soprattutto quando questo veniva svolto fra le mura domestiche o in imprese famigliari. Inoltre, il lavoro delle donne era spesso part-time o occasionale e non considerato abbastanza importante da essere dichiarato.

Poteva anche succedere che le donne preferissero non far sapere al marito di aver un reddito proprio.

Se a questo aggiungiamo le occupazioni illegali come la prostituzione o i lavori eseguiti in laboratori non regolari, il quadro si fa ancora più nebuloso.

Altre fonti per comprendere la portata del lavoro femminile, come i libri paga o gli elenchi commerciali, sono altrettanto difficili da interpretare: quando non sono andati perduti, sono comunque lacunosi sul tema dell’occupazione femminile.

I bilanci delle famiglie sono stati recentemente utilizzati per la ricerca sul lavoro delle donne. Hanno il vantaggio di registrare generalmente tutti i redditi, compresi i sussidi per i poveri e l’autoapprovvigionamento, consentendo di valutare il contributo delle donne e dei minori all’economia familiare. E questi bilanci erano spesso… tenuti dalle donne!

Cosa sappiamo dalle difficili prove sui modelli di lavoro delle donne nel tempo e in diverse regioni e settori dell’economia? La caratteristica più evidente del lavoro femminile era la sua importanza per la maggior parte delle famiglie, la sua variabilità nel tempo e nello spazio e la sua persistente associazione con determinati mestieri e settori.

La tipologia del lavoro femminile in epoca vittoriana

Le donne principalmente gravitavano attorno al lavoro domestico, settore che assorbiva la maggior parte delle lavoratrici.

Come nei secoli precedenti e in parte anche in quelli successivi, la tipologia di lavoro era suddivisa in base al sesso. C’erano quindi settori considerati più “femminili” e altri “solo maschili”.

Il 40% delle occupazioni femminili dichiarate nel censimento del 1851 nelle città di provincia e il 50% a Londra erano mansioni domestiche di vario tipo, dalla cameriera alla bambinaia. Il settore tessile e dell’abbigliamento si è classificato secondo. Le donne sono state trovate anche in gran numero nelle fabbriche metallurgiche e nella ceramica, e in una varietà di piccoli mestieri, soprattutto nelle città: dolciumi, birra e altri approvvigionamenti, sarta, lavoro di lavanderia, pulizia e vendita al dettaglio. Poiché molti settori che impiegavano un gran numero di donne erano concentrati in alcune regioni del paese (come le industrie del cotone e della lana del Lancashire meridionale e dello Yorkshire occidentale), le donne lasciavano la famiglia per seguire il lavoro e la retribuzione.

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L’angelo del focolare e l’operaia

Mentre le donne trovavano nuove occupazioni, si faceva strada il concetto di “angelo del focolare, di cui abbiamo parlato qui. La donna vittoriana è un giano bifronte: da una parte angelo, dall’altra demone che si sta risvegliando per reclamare al sua posizione in socuetà. Le nobildonne vengono infilate in corsetti “punityivi”, ma le donne delle classi borghesi si rimboccano le maniche e si mettono allavoro, nelle aziende famigliari, fuori casa, laddove possono guadagnare per la famiglia. Come accennato, le vedove in particolare non potevano aspettare altri redditi se non quelli dal proprio lavoro in moltissimi casi.

Le vedove e le zitelle: donne al lavoro

Dunque, messe da parete le signore dell’alta società, troviamo subito al disotto un fervente mondo di donne e ragazze lavoratrici, anche appartenenti a buone famiglie. Piano piano, l’idea che la donna lavoratrice sia meno degna di una non lavoratrice si sta dissolvendo.

Le donne lavorano spesso prima di sposarsi, ma una volta sposate lasciano (temporaneamente) il lavoro per dedicarsi alla famiglia, da bravi angioletti e se lo stipendio maschile lo permette loro, salvo poi dover ritornare a lavorare se la famiglia cresce troppo o se restano vedove.

Le occupazioni al femminile

Molte vedove proseguivano le attività dei mariti dopo la loro morte. Molte fanciulle nubili orbitavano invece nei lavori domestici e nell’istruzione, impieghi considerati “protettivi” per il loro onore. Le ragazze entravano, sotto la supervisione della famiglia, in attività di artigianato, come la sartoria, la modisteria, ma altre, sebbene si trattasse di attività considerate più a rischio, entravano nel mondo della ristorazione o in locande, vendita di alimenti e bevande o di produzione delle stesse.

L’industrializzazione al femminile

La natura dell’industrializzazione è stata molto influenzata dalla prevalenza del lavoro femminile e dal ruolo più ampio delle donne nella società vittoriana. Le donne erano prominenti in molti settori che hanno subito notevoli cambiamenti tecnologici e organizzativi in ​​parte perché all’inizio i datori di lavoro hanno trovato più facile reclutare donne e giovani per nuove pratiche di fronte all’opposizione dei lavoratori maschi adulti stabiliti, sindacalizzati o qualificati. Le donne fornivano una forza lavoro flessibile, economica e adattabile alle fabbriche e alle fabbriche di manodopera e possedevano abilità femminili associate ad alcune delle industrie di beni di consumo in più rapida espansione in prima linea nell’industrializzazione come il tessile, la ceramica, l’abbigliamento e l’approvvigionamento.

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La famiglia cambia quando la donna cambia

Nonostante il ruolo subalterno della donna sia radicato nella cultura e nella società, le donne cominciano a prendere coscienza di sé e di essere una forza non trascurabile, nel mondo del lavoro e in quello famigliare.

Cominciano a capire di poter mettere voce in capitolo nelle decisioni economiche, prendono iniziative.

Siamo all’alba della rivoluzione sociale, che prima si radica fra le pareti domestiche con la certezza di aver qualcosa da dire e da dare alla famiglia, alla società, al mondo.

Anche i sindacati prendono atto del cambiamento e cominciano a guardare alle donne e al loro peso nel mondo del lavoro.

Un ulteriore cambiamento è in atto: più donne lavoravano per un salario, meno tempo avevano per produrre i propri beni per la casa, mettendo le basi per nuove forme di mercato e di industrializzazione.

Leggi anche: La donna nel’800 –  la società, la cultura e le aspettative

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Fonte principale: Fonti: http://www.bbc.co.uk/history/british/victorians/womens_work_01.shtml

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