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La fallen woman in epoca vittoriana nella letteratura e nell’arte

La fallen woman in epoca vittoriana nella letteratura e nell’arte

Antonia Romagnoli

La fallen woman in epoca vittoriana nella letteratura e nell’arte

fallen woman

La fallen woman in epoca vittoriana nella letteratura e nell’arte

La fallen woman, la donna caduta o perduta, è una figura simbolo dell’epoca vittoriana.

La donna caduta è colei che si lascia traviare e cade, appunto, nel peccato e compie la più grave trasgressione che possa essere pensata per una donna: fa sesso fuori dal matrimonio.

Che sia una giovane innamorata o sedotta, che sia una moglie fedifraga, o che sia stata stuprata, il risultato non cambia: la sua vita è rovinata per sempre, e con la sua quella di tutta la famiglia che ne condivide la reputazione.

Le sorelle non troveranno marito, i fratelli saranno ostracizzati nei club, la madre derisa e allontanata dalle amicizie, il padre privato di dignità.

Non per niente, la donna caduta è una donna isolata.

Se la famiglia si discosta da lei, si dissocia dal suo comportamento e non la sostiene, ha ancora speranza di mantenere un’apparenza sociale. Affiancare e sostenere una donna caduta è un suicidio sociale.

fallen woman

Richard Redgrave – the outcast. Vediamo il padre che allontana la figlia caduta dalla daca. lei ha in braccio un fagottino, il suo neonato. Il resto della famiglia geme e piange, ma nessuno si permette di intervenire, anzi, sembra più probabile che le lacrime siano dovute al comportamento di lei e non a quello del capofamiglia.

La donna caduta nel primo 800

Il primo romanzo inglese, Pamela di Richardson, ci racconta le vicende drammatiche di una giovane e bella serva che fa di tutto per non diventare una fallen woman e rifiuta le avances del padrone, che ne fa più che Bertoldo per averla, e che alla fine… se la sposa pur di entrare nel suo letto.

Un monito perenne per tutte le donne e pure per gli uomini. Donna, non cedere! Uomo: ma vattene a cercare una del tuo stesso strato sociale, che diamine!

George Frederick Watts, trovata annegata.
Spesso il suicidio risolveva una vita di affanni.

Jane Austen

Jane Austen non racconta mai di protagoniste cadute, ma le fallen woman restano sullo sfondo, come ombre drammatiche. A parte Lidya Bennet, che è troppo sciocca per capire d’essere una donna caduta e ne va pure fiera.

Abbiamo la triste storia di Eliza in Ragione e Sentimento, che abbandona un matrimonio infelice e vive in povertà e solitudine; quella di sua figlia, che viene sedotta e abbandonata da un crudele libertino. Abbiamo la furba (ma non troppo) Isabella Thorpe in Northanger Abbey che lascia un fidanzato amorevole per il miraggio di un matrimonio migliore e resta con un pugno di mosche e la reputazione a pezzi; abbiamo Maria Bertram in Mansfield Park al centro di uno scandalo distruttivo, quando fugge via dal marito con l’amante, che poi rifiuta di sposarla. A pagare il fio di una caduta altrui è la tenera Harriet Smith, frutto di un’unione illecita che non può sperare altro che di sposare un contadino a causa delle sue origini oscure. Infine, in Persuasione, il piccolo scandalo di Mr. Elliot che fugge con la vedova Clay. Uno scandalo piccolino, suvvia: sono due vedovi, magari si sposeranno a Gretna Green. O anche no, in fondo la vedovanza permette di essere un po’ più… liberi!

fallen woman

Adolfo Tommasi (Livorno 1851 – Firenze 1933) La Maddalena penitente, 1893.

La fallen woman nella letteratura vittoriana

È nella letteratura vittoriana che la fallen woman arriva al centro della letteratura, così come il monito per le donne che si fa sempre più severo.

L’irrigidimento dei costumi e della morale porta la donna caduta a uno stato sociale ancora più terribile.

Le ragazze madri vengono scacciate di casa e, se non trovano aiuto presso qualche parente meno coinvolto o qualche amica generosa, rischiano il marciapiede come abitazione e luogo di lavoro.

I mestieri che possono fare le donne sono pochi e mal pagati. Quelli dignitosi richiedono specchiata condotta: le donne nubili con figli sono guardate con sospetto e cacciate anche dalle sartorie, dalle lavanderie, dai negozi.

Questo accade a Fantine ne I miserabili di Hugo e conduce la poverina a  dover scegliere la prostituzione, dopo aver venduto capelli e denti, l’ultimo bene che le restava.

Nella Londra vittoriana esisteva tutto un mondo che viveva di sotterfugi, di espedienti, che raggranellava qualche soldo e il cibo come poteva. Gli slums erano pieni di caseggiati che affittavano case, ma anche sole stanze o letti per una sola notte. Muoversi in questo mondo con bambini piccoli era terrificante, trovare rifugio nelle workhouse talvolta era l’unica alternativa alla prostituzione, l’unico mestiere che permetteva guadagni, seppur miseri, un po’ più stabili.

Leggi anche: Le malattie veneree nella Londra vittoriana

fallen woman

Henry Nelson – madre che deposita il figlio nel ruotolo dell’ospizio.
L’abbandono era una scelta drammatica, ma frequente. Anche l’infanticidio era, purtroppo praticato.

Charles Dickens e la fallen woman

La madre di Oliver Twist è proprio a una workhouse che si rivolge, quando si trova a partorire sola e senza aiuti. Non fa in tempo a dare al suo bambino nulla di più che il nome di battesimo.

Nello stesso libro, troviamo una delle più tragiche ed emblematiche figure di fallen woman, quella di Nancy. Non viene esplicitata la sua prostituzione, ma si legge fra le righe. Vive con un delinquente che la maltratta, fra furti e attività illecite, e paga con la vita l’aiuto che offre a Oliver per uscire dalla sua stessa spirale di abbruttimento.

Quello che colpisce di Nancy è il suo rassegnato rifiuto a lasciare il mondo dei bassifondi, quando le viene proposto di non tornare da Sikes. Nonostante la giovane età, le sue radici sono piantate in quella realtà e sa che, una volta entrati, è quasi impossibile uscirne.

Fallen woman – Un percorso solo in discesa.

La reputazione, al di fuori dai bassifondi, è quanto più conta. Se fra gli slums le coppie si formano e si disfano, i figli illegittimi sono all’ordine del giorno, le coppie di fatto vengono considerate quasi al pari di quelle legali, un muro invisibile ma inesorabile separa questa realtà dalle altre, quelle dei borghesi e dei nobili.

Una donna caduta, se aiutata, potrà al massimo diventare cameriera a casa di qualche signora caritatevole, ma nulla di più. Basta sempre un soffio per ricadere nel sospetto, nella disistima delle fasce sociali più elevate: questa è l’esperienza che hanno vissuto, in modi diversi, tutte le vittime di Jack lo Squartatore. Tutte donne cadute, sì, ma non tutte prostitute, non tutte per la strada per affari illeciti.

La fallen woman è vittima, più spesso che agente attivo nel suo fallimento.

Questa è la grande controversia che avvolge la drammatica figura, che anche quando vittima, viene trattata da colpevole o comunque paga il fio per i peccati di tutti.

The Awakening Conscience 1853 William Holman Hunt 1827-1910 Presented by Sir Colin and Lady Anderson through the Friends of the Tate Gallery 1976 http://www.tate.org.uk/art/work/T02075
Il dipinto rappresenta il momento in cui la giovane prende coscienza degli errori commessi.

Come fa notare Rubenhold in Le cinque donne, battere il marciapiede non significa necessariamente prostituirsi: c’era tutta una popolazione, maschie e femminile, di senza tetto, a ogni ora del giorno e della notte, che fra quei marciapiedi luridi andava a caccia d’un cortile, dell’antro di un portone, dove ripararsi per qualche ora di riposo.

Una cosa che spesso hanno in comune queste persone giunte al gradino più basso possibile è l’alcolismo.

L’alcol è uno degli elementi che più spesso distruggono ulteriormente le donne cadute. Un momentaneo sollievo in una vita insopportabile. Come il laudano per chi se lo può permettere, ciò che ottunde i sensi spesso contribuisce alla caduta e alla distruzione delle donne al pari della seduzione maschile, perché si crea una spirale da cui non si riesce ad uscire.

Leggi anche: La donna vittoriana- la società, la cultura e le aspettative

Past & Present. Una serie di dipinti che straziano lo spettatore.

Thomas Hardy

Tess dei D’Urberville, nel romanzo omonimo di T. Hardy, da donna pura passa a vittima di stupro a donna caduta, ad assassina. Un girone infernale di disperazione e di decadimento che grida il nonsenso della religiosità e della mentalità comune.

Il destino drammatico è la specialità di Hardy: in via dalla pazza folla, la giovane e innocente Fanny Robin diventa donna caduta per un fatale errore: il giorno delle nozze non giunge in tempo alla chiesa dove l’attende lo sposo che sta per partire con l’esercito. Incinta, trova il peggior destino possibile, che porterà, in un turbine, infelicità a tutti.

 

Elizabeth Gaskell e George Elliot

Ma di donne cadute ci raccontano anche Elizabeth Gaskell, in relazione con la crescente industrializzazione e urbanizzazione. In Mary Barton il personaggio Esther diventa prostituta, ma soprattutto il tema della fallen woman è centrale in Ruth, la cui protagonista cede alle lusinghe di una vita migliore accettando una relazione illecita.

Gaskell condivide con Dickens l’attenzione ai cambiamenti sociali, l’attivismo letterario nella denuncia della situazione di degrado in cui versa l’Inghilterra.

George Eliot parte, invece, da una prospettiva diversa.

In Adam Bede, Hetty Sorrel è implicitamente collegata con l’Eve caduta quando viene vista raccogliere mele; Hetty è la quintessenza Vittoriana della fallen woman, una fanciulla di classe inferiore che viene sedotta dall’idea di una vita di “satin pizzi e gioielli”, e accetta di essere sedotta da un uomo al di sopra del suo rango che non desidera sposarla.

La seduzione non sempre è una questione sentimentale. Non tutte solo Fanny Robin (un piccolo pettirosso!) che attendono fiduciose l’amore: il salto sociale è attraente spesso più degli uomini che potrebbero rappresentarlo, e non poche erano le giovani che puntavano su relazioni amorose, che poi si rivelavano rovinose.

Degas – interieur. La scena rappresenta il omento che precede una violenza sessuale. La preda è la giovane donna china e vestita di bianco, il predatore è l’uomo in piedi, nell’ombra, davanti alla porta.

Wilkie Collins

Donne cadute anche in Armadale di Wilkie Collins, ma qui troviamo più che una sedotta una seduttrice, una donna che comprende che il potere può stare dalla parte della donna se sfrutta l’ascendente che ha sull’uomo.

Nella donna caduta vediamo la duplice valenza, di preda e predatore: la donna viene vista come una pericolosa tentazione, in grado di corrompere a sua volta l’uomo.

Non a caso, questi sono gli anni in cui le prostitute vengono viste come un pericolo per la salute della popolazione, a causa della diffusione delle malattie veneree.

Sono gli anni delle leggi sulla salute pubblica che umiliano e costringono le prostitute a visite coercitive e talvolta a detenzione in istituti sanitari.

Demoni concupiscenti che rovinano gli uomini onesti.

http://www.victorianweb.org/gender/fallen2.html

L’arte ottocentesca e la fallen woman.

Il tema della donna caduta è fra i più amati dai pittori vittoriani, nell’epoca del preraffaellismo e del realismo, troviamo rappresentazioni della donna caduta in tutte le correnti pittoriche e sulle tele di tanti importanti artisti.

Per gli accademici si tratta di una rappresentazione didascalica, moraleggiante. Spesso ritratta sola, col frutto del proprio peccato fra le braccia, la protagonista della tela mostra il risultato del comportamento sbagliato. Mostra come un monito “quello che potrebbe accadere a te, o alle tue figlie, se non stai più che attenta”.

A volte, l’occhio dello spettatore è chiamato a indugiare sul dolore. A chiedersi quasi cosa potrebbe fare per alleviare la sofferenza di queste donne: è l’obiettivo degli artisti che fanno denuncia sociale.

Ai preraffaelliti, al contrario, è più il legame fra simbolo e archetipo a interessare, giovani Eve, come quella del paradiso perduto di Milton, donne che rappresentano in sé il peccato o l’abbandono.

D’altra parte, la stessa Fratellanza era circondata da donne cadute, spesso a causa degli stessi artisti.

Le modelle, spesso, erano infatti donne di bassa estrazione, prostitute ben felici di trascorrere le ore in posa anziché in strada.

Ma caduta è anche Lizzie Siddal, musa di Rossetti, che accetta anni di convivenza con lui; caduta è Effie Gray, da moglie stimata di Ruskin a donna prima al centro dello scandalo di un annullamento e poi moglie di Millais. La caduta di Effie è solo parziale, quella di Lizzie a “lieto fine”: Rossetti la sposa, ma solo quando è troppo tardi e lei è già compromessa dal laudano e dalle cattive condizioni di salute.

Ma anche altre muse preraffaellite hanno storie drammatiche e straordinarie. Ve le ho raccontate… qui.

Per sapere di più su Past & Present, clicca qui


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