Settembre di Gabriele d’Annunzio.  (prossimi giorni anche in podcast.)

Settembre

di Gabriele d’Annunzio.

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natia
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquìo, calpestìo, dolci romori.

Ah perché non son io co’ miei pastori?

Settembre - Gabriele d'Annunzio e il passato perduto

Carissimi lettori del blog, avrete visto che quest’estate vari problemi tecnici hanno fermato il lavoro. Non solo: mesi di  problemi personali, di fatiche, di riflessioni mi hanno allontanata dalla scrittura.

Pensate un po’: odiavo D’Annunzio, oggi apro la nuova stagione del sito proprio con lui.

Settembre - Gabriele d'Annunzio e il passato perduto

Tanto per cominciare, le  pecore.

Si comincia sempre dalle pecore, sai. Quando sei disperso o triste, torna indietro, torna ai passi di casa. Nell’arte scozzese molte sono le immagini di greggi nella neve e non; bucoliche e così vivide che ci si vorrebbe tuffare.

Ma ci sono anche i nostri macchiaioli, che ci raccontano la campagna nostrana, in specie della bella Toscana. D’annunzio ci porta nell’aspra terra abruzzese, e la discesa dai monti è dura, e il lavoro pesante. Ovunque si vada, non si può abbandonare la nostalgia, quella dei monti e dell’estate, ma anche quella di casa, del litorale che attende, della famiglia, il cui cuore di sente quasi battere nelle lunghe notti estive, lassù mentre riecheggia fra i monti.

Anche noi abbiamo bisogno di abbeverarci ai fonti alpestri, di portarci dietro qualcosa che ci dia l’illusione di  dissetarci per sempre E ci illudiamo che “casa” sia un rifugio immutabile, che la nostalgia abbia il potere di renderci in parte e e in modo  misterioso il passato.

Settembre - Gabriele d'Annunzio e il passato perduto

Settembre, andiamo

Andiamo, andiamo anche noi? Usciamo dal guscio di un quotidiano ripetitivo e vi prego, vi prego  n0n lasciate fuggire alcun istante. Il tempo di migrare non sempre ci porta verso luoghi sicuri, a volte è tempo di perdita. Altre di guadagno. Altre, solo di mutamento.

Le pecore e tutto il loro simbolismo, oggi, poco ci toccano. Il nostro sguardo è rivolto a un viaggio che a sua volta è liquido come un fiume, liquido come la vita.

Settembre, dolci colori.

il gregge che discende perde quasi colore, e più torna alla marina più sembra far parte del paesaggio, dorandosi e prendendo i riflessi della sabbia. Il gregge si fa oro per sottolineare la gioia del rientro a casa.

Non è per tutti.

Il poeta non è coi suoi pastori, e non ci sarebbe nemmeno mai stato. La sua nostalgia è quella della semplicità, della purezza a cui ha rinunciato. Negli stessi anni, circa, Carducci rimpiange la maremma toscana, pascoli i cieli tersi solcati da rondini che per lui rappresentano l’ultimo ricordo prima della perdita che gli cambierà la vita.

Settembre, tempo di migrare. Migrerà forse anche il sito, guarda che buffo.

Guarda che buffa me, che piango e scrivo, e penso alla mamma nata in settembre, ai ricordi del passato così tangibili che quasi – oh, solo quasi – posso toccarli. Le matite colorate sono in altri astucci. Diverse cartelle, ragazzi ancora tutti da scoprire e che tutto hanno da scoprire… ma il tempo mio è un riflesso sull’acqua dei fonti, del mare, e appena vedo, subito il rimpianto scioglie le immagini fra le onde.

E già le maglie della scorsa primavera non vanno più bene… il mio tempo muta, migra, scorre, e i miei capelli si fanno del candore della sabbia sotto al sole. Settembre.

E lo so che a mio zio D’annunzio piace… e che anche lui è un frutto di settembre.  Come l’uva, come la mia mamma, ha raccolto il sole migliore dell’estate per arrivare. E allora, questo primo articolo, che chissà che cavolo ho scritto di getto, perdonatemi… lo dedico a lui.

 

No, non vi rompo le scatole con Bruzzi e Farquarson, ma solo perché  preferivano ritrarre le pecore nella neve…

Note utili

Alcyone è una raccolta di liriche di Gabriele D’Annunzio pubblicata nel 1903, composta tra il 1899 e il 1903 ed è considerato il terzo libro delle Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi. Comprende 88 liriche, ordinate secondo un criterio strutturale che non ricalca l’ordine cronologico della composizione.


Leggi anche… Joseph Farquharson e la Scozia Vittoriana

La neve nell’arte del 1800

 

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