5 curiosità sulla sessualità vittoriana

5 curiosità sulla sessualità vittoriana

5 cose che non sapevi sul sesso e sulla sessualità vittoriana.

Pudici e bacchettoni, oppure sporcaccioni? Com’era il sesso in epoca vittoriana? Ecco 5 curiosità che potrebbero stupirti!

1 – L’omosessualità in epoca vittoriana non era uguale per tutti

Essere omosessuali nell’Inghilterra vittoriana poteva essere molto pericoloso: a partire dal regno di Enrico VIII in Inghilterra vigevano leggi molto severe riguardanti i pederasti. All’inizio le pene erano addirittura capitali, poi modificate  e sostituite dal solo carcere, ma sotto il regno di Vittoria ancora gli uomini che manifestavano attrazione per altri uomini rischiavano il carcere duro. Lo sapeva bene Oscar Wilde, che oltre a soffrire terribilmente per l’incarcerazione, ne ebbe la reputazione rovinata per il resto della vita.

Tutto questo, però, riguardava solo gli uomini: nessuna legge infatti colpiva l’omosessualità femminile. Le donne, anzi, potevano anche convivere abbastanza apertamente con la loro compagna, non era ritenuto scandaloso perché il fatto passava come “la convivenza di due buone amiche che condividono le spese essendo zitelle”: mancando la tutela di un marito, insomma, era accettabile che ci si appoggiasse a un’amica, no?

2 – La sessualità vittoriana raccontata in un librone… ma anonimo!

La mia vita segreta. Autobiografia erotica di un gentiluomo vittoriano è un volumone di dimensioni non indifferenti, circa mille pagine stampate, che fu scritto da un gentiluomo vittoriano. Si tratta esattamente di quello che promette: un’autobiografia in cui il protagonista e autore racconta tutte le sue imprese sessuali, le donne, le situazioni, le posizioni, e tutto ciò che vi può venire in mente (e oltre). dopo duecento pagine abbiamo capito bene l’antifona, ma lui prosegue imperterrito, fino allo sfinimento del lettore.

«Un inglese anonimo,» scrive Michel Foucault «ha composto verso la fine del XIX secolo un’opera immensa che fu stampata in una decina di copie; non fu mai messa in vendita e finì per arenarsi presso qualche collezionista o in qualche rara biblioteca. È uno dei libri più sconosciuti; si chiama La mia vita segreta, a cui il grande critico dell’età vittoriana, Steve Marcus, ha dedicato pagine memorabili.

L’anonimo autore fa in questa sua opera il meticoloso racconto di una vita che aveva dedicato essenzialmente al piacere sessuale. Notte dopo notte, giorno dopo giorno, racconta tutto, sino alle sue esperienze meno importanti, senza retorica, al solo scopo di dire cosa è accaduto, come è accaduto, cosa ha provato, secondo quale intensità e con che tipo di sensazioni.

A questo solo scopo? Forse. Perché di questo lavoro di scrivere quotidianamente i suoi piaceri, parla spesso come di un puro dovere. Come se si trattasse di un obbligo segreto, enigmatico, a cui non può rifiutare di sottomettersi: bisogna dire tutto; e tuttavia c’è dell’altro ».

3 – La sessualità vittoriana femminile

La sessualità vittoriana al femminile è meno castrante di quanto la Storia non voglia farci credere: in realtà erano le cugine americane a vigilare con molta apprensione sul proprio piacere e a far in modo che non fosse mai troppo. Molta della cattiva fama delle donne vittoriane inglesi la si deve al libro di Ruth Smythers, di cui abbiamo parlato qui, ma che abbiamo anche scoperto essere un falso di epoca successiva.

La frase celebre “chiudi gli occhi e pensa all’Inghilterra”, suggerita da una madre alla figlia in procinto di sposarsi forse è vera, però se da un lato le donne arrivavano discretamente ignare dei fatti della vita al talamo nuziale, nulla vietava a mogli e mariti di scoprire i piaceri e di condividerli fra le lenzuola. Il pudore obbligava a tenere fra le mura della camera da letto quello che era considerato molto privato, ma che le coppie si divertissero insieme… non è confutato. Vero che le donne si spogliavano dietro a un paravento, che spesso tutto avveniva al buio, ma appunto: nelle camere da letto ciò che accadeva apparteneva solo ai coniugi.

4 – La donna che vuole fare sesso è pazza e isterica

OK, fra le lenzuola del talamo la sessualità vittoriana si può esprimere al top: ma la donna che fuori dalle caste mura manifesta troppa passione e troppa passionalità non è sana. L’isteria era il nome che i vittoriani davano a ogni comportamento fuori dagli schemi sociali che volevano una femminilità pubblica quasi asessuata, quella della donna angelo dolce, servizievole e condiscendente. Guai ad alzare la testa ed esporre un pensiero proprio, o ancor peggio, manifestare desideri o preferenze, magari contrari a quelli maschili!

La donna isterica veniva curata con trattamenti di vario genere, dal massaggio pelvico fino a bagni gelati, fino all’isterectomia.

L’isteria e la pazzia erano i motivi per cui ci si liberava di mogli, figlie e donne di famiglia troppo scomode da gestire: in manicomio venivano ricondotte alla ragione e a minor personalità.

D’altra parte, per secoli, prima e dopo lì’epoca vittoriana, all’utero è sempre stata data la colpa di ogni fastidio arrecato Dalle (dalle, e non  alle!) donne. Magari adesso non si immerge più nessuna poveraccia in acqua gelata, non la si costringe più a una dieta antieccitamento, ma chi è che non si è sentita chiedere almeno una volta “ma hai il ciclo?” dopo un momento di malumore?

Una prostituta bambina a fine 1800. È incinta.

5 – Ordine e disordine nella sessualità vittoriana

In generale, la sessualità vittoriana era una questione priva, privatissima: parlarne era cosa sporca, da viziosi e da malati. Farlo troppo, farlo nel modo considerato “sbagliato” era da perversi. Appunto, la cosa migliore era “fare, senza discuterne e senza parlare”. E così i giovanotti si rivolgevano alle tantissime prostitute di ogni livello abilità e costo, in un’aura di discrezione considerata normale. Era normale che gli uomini andassero con le prostitute, anche da sposati, perché c’erano cose che alle mogli non si potevano chiedere.

Era normale anche che si pigliassero malattie veneree e si trasmettessero a mogli ignare.

Il disordine sessuale era legato, semmai, ad atteggiamenti pubblici, che non erano ammissibili. Era disrdine sessuale anche la masturbazione, in quanto non era a fini procreativi: si arrivò a caricare di tanta malvagità questo atto contro natura (?) da spacciarlo per pericoloso per la salute.

Il rimedio? Tanto sport, dieta sana e fiocchi di mais. Sì: i corn Flakers furono inventati per combattere le terribili e malefiche abitudini dei giovani troppo presi dalla loro mascolinità.

L’omosessualità era il peggio del peggio, ma nei bordelli non era difficile reperire ragazzini che vendevano il loro corpo per pochi spiccioli. La pedofilia, negli slums, era all’ordine del giorno, poiché i bambini venivano letteralmente venduti.

Ma… sei curioso di scoprire di più sulla contraccezione vittoriana? Vuoi scoprire chi era il signor Kellog’s? E scoprire le regole per il buon sesso vttoriano? Segui i prossimi episodi!!!

Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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Antonia Romagnoli

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