La malattia di Emily Dickinson – il mistero della sua volontaria reclusione

La malattia di Emily Dickinson – il mistero della sua volontaria reclusione

La malattia di Emily Dickinson – il mistero della sua volontaria reclusione

La malattia di Emily Dickinson è uno dei grandi misteri non svelati della letteratura. Tante le ipotesi, ma qual è la verità?

Emily Dickinson è stata una delle poetesse di epoca ottocentesca considerate oggi fra i maggiori autori di liriche di tutti i tempi. Su di lei tanto è stato scritto, ma molti sono i misteri ancora non del tutto risolti legati alla sua breve vita e alla volontaria reclusione in cui trascorse molti anni, fino alla morte. Malattie fisiche? Problemi mentali o psicologici? Un amore infelice che ha portato conseguenze sul suo equilibrio psichico? Scopriamo insieme le ipotesi sul mistero della vita e della morte di Emily.

La malattia di Emily Dickinson

I tre fratelli Dickinson

Emily Dickinson, l’infanzia.

Di Emily abbiamo parlato, presentando la sua poesia, qui:

https://www.missdarcy.it/emily-dickinson/

Oggi incentriamo l’attenzione sulla vita e sulla malattia di Emily Dickinson.

Emily  nacque ad Amherst, nel Massachusetts, in una famiglia piuttosto importante per la cittadina in cui viveva. Era seconda di tre fratelli: il maggiore era William Austin e la minore Lavinia. Samuel Fowler Dickinson, il nonno paterno, era stato uno dei fondatori dell’Amherst College, nel quale il padre svolgeva incarichi di prestigio.

La malattia di Emily Dickinson

Dopo aver studiato all’Accademia di Amherst per sette anni in gioventù, per un breve periodo frequentò il collegio femminile di Mount Holyoke, prima di tornare a casa ritirata dal padre probabilmente per motivi di salute.

Gli studi di Emily si basavano sulla letteratura e sulla cultura classica, cosa abbastanza rara per il periodo, ma la famiglia e il padre in particolare aveva molto a cuore l’istruzione dei figli.

La malattia di Emily Dickinson

Manoscritto di Wilds Nights, “frenetiche notti”

Emily e gli studi

Gli studi di Emily furono discontinui, probabilmente a causa della salute cagionevole.

Si trovò a studiare a casa già dall’adolescenza, avendo lasciato dietro di sé nella suola la fama di essere una studentessa brillante e dalla mente vivace.

Il primo incontro con la morte, tema che attraverserà tutta la sua poesia costantemente, arriva con la perdita di una cugina e cara amica, Sophia, nel 1844: il dolore è tale che Emily viene inviata per riprendersi per un periodo a Boston.

Rientrata in seno alla famiglia, Emily riprende gli studi ad Amherst, dove intesse delle salde amicizie con Abiah Root, Abby Wood, Jane Humphrey e Susan Huntington Gilbert (che in seguito sposerà il fratello di Emily Austin).

Emily Dickinson con l’amica Kate Scott Turner.

Nel 1845 il risveglio religioso che attraversa il Massachusetts giunge anche ad Amherst e come molti suoi coetanei anche Emily riscopre la propria fede: un altro tema che diventerà fondamentale nella sua poetica.

Terminati gli studi ad Amherst per un poco, come accennato, la Dickinson si reca presso il Mary Lyon ‘s Mount Holyoke Female Seminary, dove però rimane poco tempo: in questo alcuni biografi ravvisano appunto gli inizi della malattia di Emily Dickinson che la porterà a chiudersi nella propria stanza senza più uscirne.

Il fratello Austin

Il ritorno a casa

Nel 1848, rientrata a casa, tuttavia, per un periodo visse una vita normale per una giovane della sua età, occupandosi delle faccende domestiche e impiegando il tempo libero nella lettura e nello studio.

A partire dal 1850 la situazione famigliare si complica: la madre, che pure non è mai stata particolarmente affettuosa coi figli, ma molto amata da Emily, si ammala. Un nuovo lutto, poi, colpisce la giovane: il preside del college locale, Leonard Humphrey, suo buon amico, muore a soli 25 anni, provocando una seconda crisi di malinconia nella giovane.

In questi stessi anni, Emily Dickinson stringe un forte legame con Susan, che diventa sua cognata nel ’56: il matrimonio con Austin, che non si rivelerà molto felice, sarà motivo di ulteriore tristezza per la poetessa, che soffrirà insieme alla cognata per i tradimenti dell’uomo.

Susan Dickinson, cognata e amica di Emily

Il viaggio a Washinghton

Molti ritengono che la causa della reclusione di Emily sia da ricercare nel viaggio a Washinghton, compiuto da lei in compagnia di madre e sorella nel ’55: in questo viaggio Emily sembra innamorarsi, in modo platonico, di un uomo sposato. Questa delusione d’amore potrebbe essere la causa della decisione di allontanarsi dal mondo?

La reclusione e la malattia di Emily Dickinson

Comunque fosse, Emily dopo quel viaggio si ritirò progressivamente fino a non uscire più di casa e, negli anni ’60, nemmeno dalla propria stanza.

Scelse di vestirsi solo di bianco, e non lasciò la propria camera nemmeno in occasione dei funerali dei genitori, nel 1874 e nel 1882.

Furono anni di intensissima produzione poetica ed epistolare, in particolare con la cognata Susan. Dopo la sua morte, quando in un baule verranno scoperte tutte le sue carte, sarà rivelata la grandezza della poetessa, vissuta fra quattro piccole mura ma capace di chiudere il mondo intero fra esse.

Una ciocca di capelli di Emily

La malattia di Emily Dickinson, le ipotesi

La prima ipotesi riguardante la reclusione di Emily e la sua malattia riguarda principalmente dei disturbi psicologici o in generale mentali.

La sua ossessione per la morte e la ferrea decisione di non lasciare la camera ha fatto pensare a molti che soffrisse di forme d’ansia sciale collegate ad agorafobia. Tuttavia, Emily continuerà a ricevere visite e a coltivare amicizie nonostante il limite autoimposto.

Le ansie potrebbero anche avere legami con i difficili rapporti famigliari a partire dagli anni ’70 dell’800, dopo la morte del padre. Emily rimane infatti a vivere insieme alla madre progressivamente resa invalida da una serie di disturbi cronici, e il rapporto con lei non è dei migliori. Inoltre, il grande affetto che lega Emily a Susan la porta a partecipare alla sua sofferenza per il tradimento di Austen, per nulla discreto.

Si parla, per quanto riguarda il legame con Susan, forse di un legame sentimentale: forse anche in questo si possono ravvisare le cause che portano Emily a chiudersi in casa.

Una lettera autografa

La profonda religiosità della donna, unita alla sua sensibilità spiccata, possono aver portato questa amicizia a diventare motivo per la Dickinson di una sorta di bisogno di vivere in una sorta di eremitaggio.

Forse era questo il motivo del fallimento del matrimonio del fratello? Austin e la sorella Lavinia manterranno Emily per tutta la vita, ma sarà Susan a disegnare l’abito indossato da Emily nella bara e a curare ogni particolare della sepoltura.

I rapporti familiari erano molto complessi, basti pensare che l’amante di Austin, Mabel Loomis Todd, diventerà invece insieme a lui la curatrice dell’edizione delle opere della Dickinson.

Dopo la morte della poetessa, in effetti, le due donne entrarono apertamente in rotta, per aggiudicarsi il diritto di occuparsi delle opere di Emily: la contesa continuò anche nella generazione successiva, attraverso le loro figlie.

Il lato affettivo e sentimentale poteva essere così complesso da causare la malattia di Emily Dickinson?

Alcuni studiosi rifiutano questa ipotesi e propongono invece quadri clinici compatibili con le sue scelte.

Lyndall Dordon, nella sua biografia di Emily “Carica come un fucile” avvalora la tesi dell’epilessia.

L’epilessia era una malattia le cui cause non erano ancora note ed era considerata una tara familiare, motivo per cui, come altri disturbi, venivano tenuti nascosti: appunto, i malati venivano tenuti in casa, quasi nascosti, per evitare che la famiglia intera subisse danno nella reputazione e soprattutto, le ragazze perdessero la possibilità di trovare marito.

Nel caso specifico, la malattia di Emily avrebbe rovinato ogni possibilità di matrimonio di Lavinia. La stessa Emily potrebbe non essersi sposata proprio per non rischiare di trasmettere a eventuali figli la propria patologia.

L’epilessia non avrebbe compromesso i suoi studi, la scrittura e una vita familiare soddisfacente, ma solo a patto di viverla “segretamente” in casa.

“Sentivo un Funerale, nel Cervello,

E i Dolenti avanti e indietro

Andavano – andavano – finché sembrò

Che il Senso fosse frantumato –

E quando tutti furono seduti,

Una Funzione, come un Tamburo –

Batteva – batteva – finché pensai

Che la Mente si fosse intorpidita” (…)

-Emily Dickinson-

Frank Holl – Sono la ressurezione e la vita

A che cosa poteva riferirsi Emily con questi versi? Solo al continuo pensiero (quindi a un disturbo ansioso-compulsivo) o a forti emicranie, che le impedivano una vita sociale nella normalità?

Negli ultimi anni, Emily arrivò a rifiutare d’interagire anche con i familiari, preferendo escluderli persino dalla sua stanza.

Il mondo di Emily, negli ultimi tempi, rimane un mistero.

Secondo alcune ipotesi, Emily soffriva invece della malattia di Bright, una forma  di infiammazione che colpisce i reni e fra i sintomi provoca mal di testa, dolori alla schiena, stanchezza e altro: compatibile con la scelta di non uscire di casa, e con la causa della morte, nefrite, appunto: tale malanno dovrebbe essere durato almeno due anni e mezzo.

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https://lamenteemeravigliosa.it/emily-dickinson-demoni-mentali/

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