10 verità terribili sulle città in epoca vittoriana!

10 verità terribili sulle città in epoca vittoriana!

10 verità terribili sulle città in epoca vittoriana: oggi ci piace pensare al periodo vittoriano come a un’epoca dorata, ma le città erano luoghi infernali. scopriamo 10 terribili verità sulle città in epoca vittoriana.

10. fogne a cielo aperto

Le città in epoca vittoriana non avevano strutture fognarie adeguate. Soprattutto Londra, aveva le fogne ancora strutturate dal 1600. Nei nuovi enormi quartieri poveri, gli slum, non c’era proprio nessuna regola e spesso l’immondizia di ogni genere si accumulava sulle strade, gettata dalle finestre delle case, fino a che la pioggia non lavava via tutto fino al Tamigi. Questo provocava non solo malattie direttamente, ma anche indirettamente, con la contaminazione delle falde idriche.

Leggi anche: La grande puzza di Londra del 1858- La vendetta del Tamigi

9. Case affollate

Nelle città in epoca vittoriana i quartieri poveri erano costituiti da enormi casermoni, mal ventilati e costruiti con materiali di scarsa qualità. Spesso le case erano senza porte, chiuse alla meglio da tende, perché il legno degli usci veniva bruciato d’inverno.

Le case erano sovraffollate: famiglie intere vivevano in una sola stanza, ovviamente in dimore prive di acqua corrente e servizi igienici. Nelle corti interne le latrine erano condivise. le palazzine erano alte, ma anche i seminterrati erano adibiti ad abitazione. Il valore delle dimore saliva con l’altezza, perché più si stava in basso più si subivano gli odori della strada, ma anche i rumori e la scarsità  di illuminazione.

8. Luoghi pericolosi giorno e notte

Le città in epoca vittoriane erano pericolose. Nei quartieri alti il controllo della polizia era molto maggiore, ma nelle zone malfamate, come St. Jiles, giorno e notte si correvano rischi. Il minore era quello d’essere derubati, il peggiore quello di essere uccisi, non solo a scopo di rapina, ma anche per… fornire corpi agli ospedali per le pratiche mediche. Burke e Hare,  fra il 1827 e il 1828, uccisero a Edimburgo  17 persone, dopo aver scoperto che i cadaveri “freschi” valevano più dei dissepolti. Per le prostitute, a fine secolo si manifestò la minaccia di Jack lo Squartatore, ma gli assassini fra le vie cittadine erano numerosi, anche se non sempre divenuti celebri.

Leggi anche: Thames Torso Murders 1873-74; 1887-89

Dismemberment murder of woman, Battersea Park, 1889 – the last victim of ‘Jack the Ripper’? Source: Illustrated Police News, June 15, 1889
https://staffblogs.le.ac.uk/crimcorpse/2016/05/31/thames-torso-murders/

7. Puzza di morto

Le città erano, soprattutto puzza. Oltre alle fogne mal funzionanti, e all’episodio eclatante della grande puzza di Londra, c’era molto altro a rendere l’aria irrespirabile: gli scarichi delle fabbriche, che coprivano di uno strato di polvere di carbone ogni cosa, i cimiteri, nei quali i cadaveri venivano sepolti in pratica accatastati per mancanza di spazio. Anche nelle chiese, la pratica diffusa di seppellire i morti importanti non aiutava a rendere profumati gli ambienti: ai matrimoni si andava col fazzoletto sul naso, ma non solo per non mostrare commozione: acqua di rose, di lavanda e di gelsomino erano utili a sopportare gli odori di decomposizione. I cadaveri, poi, spesso venivano riesumati dai ressurrezionisti, le bare rotte dai becchini per evitare esplosioni: i fuochi fatui erano vapori di decomposizione. Chi viveva nei pressi dei cimiteri non poteva aprire mai le finestre, se voleva salvarsi…

I quartieri ricchi erano in condizioni migliori. Meno odore, certo, strade più larghe e ben illuminate. Ma alla puzza non si scappava, specie se si abitava nel pressi del Tamigi. E poi, le carrozze erano comunque trainate da cavalli… che rilasciavano letame. la maggiore pulizia delle vie, però era di gran sollevo. Le case erano più igieniche e a  partire dai primi decenni dell’800 l’acqua corrente comincia a entrare fra le mura.

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6. macelli horror

Le città in epoca vittoriana erano anche e soprattutto luoghi di lavoro. E dove si lavora, si deve mangiare. Gli approvvigionamenti della carne avvenivano grazie a macelli posti entro le mura cittadine, luoghi veramente horror, in cui sangue e budella venivano sparsi copiosamente. E senza adeguati sistemi di pulizia, sanificazione, drenaggio dei liquidi e smaltimento di acque reflue. In macello ovino di Londra era costituito da un pozzo ricoperto di sangue e pelle, in cui le pecore venivano lanciate. Il personale in fondo al pozzo raccoglieva gli animali morti nella caduta e si occupava del tagli e del dissanguamento. Molte erano le perplessità sul mantenere questi macelli dentro ai centri abitati, in quanti erano facilmente accusati di provocare malanni ed epidemie.

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5. alcolismo e morte

L’alcolismo era diffusissimo in epoca vittoriana, soprattutto fra i più poveri. Se gli alcolici che arrivavano sulle tavole dei ricchi erano di qualità, e in un certo senso “sani” non lo erano invece quelli bevuti nei bassifondi. Non essendoci una vera regolamentazione sulla produzione di liquori, anche nelle cantine più luride si potevano distillare spiriti. Senza conoscenze e senza materie prime di qualità, ciò che si otteneva era nel migliore dei casi un liquido disgustoso, nel peggiore, un vero e proprio veleno: il metanolo infatti non veniva eliminato e il “gin” prodotto un vero killer.

Oggi ci si chiede perché fosse così tanto diffuso l’alcolismo: bisogna tenere conto che birra, vino e superalcolici hanno un potere calorico non trascurabile.La birra e il vino sono veri e propri alimenti, in condizioni di difficoltà possono dare un contributo alla dieta povera di calorie. I superalcolici scaldano, almeno in un primo momento, e forniscono un po’ di conforto in situazioni di freddo ed estrema povertà: l’ottundimento dei sensi era garantito e a basso costo. Inoltre, la medicina dell’epoca vedeva nell’alcol una funzione ricostituente: in questo senso, anche ai bambini veniva somministrato in caso di malattia.

The Devil’s Acre

4. prostituzione

La prostituzione era molto diffusa nelle città, a vari livelli. Perché le donne mettevano così a rischio la loro salute (erano esposte a moltissime malattie a trasmissione sessuale, ancora senza cura, e rischiavano nelle strade che, abbiamo visto, erano luoghi pericolosi)? Per molto motivi, il primo era che spesso i lavori “onesti” erano per le donne una fonte troppo modesta di guadagno. A parità di lavoro, venivano pagate meno degli uomini. La prostituzione rendeva di più. Inoltre, la “reputazione” delle donne era molto fragile. Un figlio fuori dal matrimonio, un comportamento non consono e le porte di fabbriche, botteghe, negozi, lavanderie ecc si chiudevano inesorabilmente davanti alla povera donna. Nel 1864 fu varata una legge che stabiliva che le donne risultate infette da sifilide – prostitute, ma anche chi veniva scambiata per tale – potevano essere internate in ospedali chiusi per un massimo di tre mesi, un periodo gradualmente esteso a un anno con la legge del 1869. Le retate erano frequenti, umilianti e disumane.

3. Infanzia nelle città in epoca vittoriana

L’infanzia vittoriana non era una passeggiata, ma nelle città andava  anche peggio, soprattutto se non si aveva la fortuna di nascere presso una famiglia abbastanza facoltosa. Il lavoro minorile era una delle piaghe più diffuse, tanto che durante il regno di Vittoria furono diverse le leggi per combatterlo e per permettere ai bambini di esercitare il loro diritto a un’istruzione. Per quanto la legge dicesse, però, nei quartieri poveri non solo era impossibile mantenere i bambini nello studio, ma era anche necessario il loro contributo alle scarse finanze della famiglia. Se in campagna i piccoli aiutavano nei campi, non così “leggero” era il lavoro a loro riservato nelle città in epoca vittoriana: in fabbrica o a servizio (molto erano i bambini che finivano nelle mani di spazzacamini senza scrupoli che facevano calare i piccoli negli stretti camini per ripulirli, ma ne causavano la morte per soffocamento o bruciati vivi), la vita infantile era dura e spesso breve. I neonati potevano finire nelle mani di allevatrici senza scrupolo come Amelia Dyer, i bimbi più grandi senza famiglia avviati alla prostituzione. In questo periodo, la polizia si accanisce particolarmente contro i bambini, usati da gente senza scrupoli per creare piccoli eserciti di ladruncoli. Ma nei riformatori e nelle case di lavoro, dove si millantava un recupero dei piccoli attraverso l’educazione e l’istruzione, il destino era gramo e privo di effettivo sostegno rieducativo.

Leggi anche: L’infanzia in epoca vittoriana – i bambini vittoriani poveri

Offrire cibo o soldi ai poveri: non per tutti era un atto caritatevole.

2. Zuppa di piselli

No,non si tratta di un gustoso piatto inglese, ma… dell’aria londinese. L’inquinamento in epoca vittoriana a Londra raggiunse un livello tale che la nebbia a fine secolo venne definita “zuppa di piselli” per quanto era densa, scura e dalle sfumature verdognole. A riempire l’aria di particelle erano i tantissimi camini accesi d’inverno, i gas delle industrie, l’umidità stagnante dovuta al fiume, ma anche alle avverse condizioni climatiche che in alcuni periodo impedivano ai mefitici vapori di alzarsi. Il tasso di mortalità per malattie respiratorie era più alto nelle città industriali, anche prima che si capisse con quali meccanismo l’inquinamento producesse tali effetti. Il problema era così serio che persino le piante non crescevano e morivano, sotto l’effetto combinato di fuliggini-nebbia-inquinamento. L’albero che risultava più resistente a questo mix era il platano, e platani fiancheggiarono i viali, in modo preferenziale, in epoca vittoriana.

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1. manicomi attrazioni turistiche

I manicomi e gli ospedali facevano parte delle città e non erano costruiti fuori dai centri abitati. Il Bethlem Royal Hospital è un ospedale per la cura delle malattie mentali a Londra, tuttora attivo. Il suo nome fu in passato accorciato in Bedlam, parola che è divenuta sinonimo di “confusione, follia”. Qui in condizioni terribili venivano ospitati malati mentali, donne ritenute “isteriche”, bambini orfani che non avevano altro posto dove andare, senza tetto. Qui, sui malati, venivano condotti esperimenti disumani e vicini al più terrificante horror, senza alcuno scrupolo e con la connivenza di parenti e amici.

Bedlam era un luogo terribile, ma per i visitatori paganti era una semplice curiosità, un’attrazione non diversa da un circo o da uno spettacolo teatrale.

I londinesi, infatti, per pochi spiccioli potevano assicurarsi un bel tour fra i malati urlanti o immobilizzati, per poi parlarne nei salotti in seguito. Non solo manicomi: anche gli ospedali erano aperti al pubblico: gli interventi avvenivano in sale ad anfiteatro (ovviamente non sterili!), nelle quali si assiepavano non solo studenti di medicina, ma anche spettatori assetati di sensazioni. Fu uno di questi a morire d’infarto durante un intervento del rapidissimo chirurgo Liston, che durante un’amputazione sbagliò il movimento e ferì un assistente, e graffiò lo spettatore. Lo spettatore morì sul posto per la paura, paziente e assistente in seguito, di setticemia.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK524996/

Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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Antonia Romagnoli

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