Amelia Dyer – Jill the Ripper – la morte nelle culle

Amelia Dyer - Jill the Ripper – l’assassina più spietata dell’epoca vittoriana
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Amelia Dyer – Jill the Ripper – l’assassina più spietata dell’epoca vittoriana

Parlare di Amelia Dyer, nota anche come Jill the Ripper, ci riporta in un passato terribile e drammatico, a quegli aspetti dell’epoca vittoriana che ci piace poco ricordare.

Ma l’Ottocento inglese non è stato solo crinoline e balli, letteratura e musica: è anche l’epoca in cui il degrado sociale nelle città raggiunge livelli mai visti prima, a causa dell’urbanizzazione che ha seguito le rivoluzioni industriali.

Amelia Dyer - Jill the Ripper – l’assassina più spietata dell’epoca vittoriana

La povertà in epoca vittoriana assume connotazioni che oggi noi conosciamo soprattutto grazie alla letteratura sociale, di cui Dickens rimane il massimo esponente, ma ci è divenuta familiare anche attraverso altre fonti, fra cui l’arte realista e la fotografia, che immortala in immagini commoventi la vita nei quartieri poveri, gli slums: adulti e bambini, uomini e donne, case fatiscenti, abiti che sono poco più di stracci… la povertà nelle città ha l’aspetto della morte che attende dietro l’angolo, per fame, per malattie, per la violenza che dilaga in strade buie e non sicure.

In queste strade, alla fine del secolo, si aggira Jack lo Squartatore, Jack the Ripper, misterioso e impunito serial killer che colpisce inermi prostitute, le fa a pezzi con precisione chirurgica e le abbandona nelle strade. Le sue vittime accertate sono cinque, quelle presunte, ossia attribuibili al suo modus operandi, 15.

Ma Amelia Dyer ha fatto di più. Sebbene le sue vittime certe siano tre, pare che grazie a lei siano morti dai cento ai duecento bambini in fasce.

Definirla mostro, pazza, assassina… una definizione che possa dare misura all’orrore generato da questa donna è impossibile.

Ma come ha potuto Amelia Dyer assassinare così tante piccole vittime?

Amelia Dyers assassina vittoriana

Amelia Elisabeth Dyer nacque nel 1838 in seno a una famiglia benestante di Bristol, ultimogenita di cinque.

Suo padre, Samuel Hobley, era un mastro calzolaio; sua madre, Sarah Weymouth, soffriva di una malattia mentale causata dal tifo.

Amelia Dyer manifestò un’intelligenza precoce e vivace, che applicò fin da bambina negli studi.

A soli dieci anni rimase orfana di madre e perse anche il padre nel 1859.

A ventiquattro anni sposò George Thomas, quasi sessantenne.

Dopo il matrimonio, si dedicò a studi infermieristici, ma l’incontro con un’ostetrica, Ellen Dane, le suggerì un modo più semplice e redditizio di guadagnarsi da vivere.

In epoca vittoriana, come ben sappiamo, le nascite di figli illegittimi erano per le madri di ogni ceto sociale una vera disgrazia. Non solo le prostitute si trovavano a dover gestire figli indesiderati, ma qualunque donna nubile viveva una situazione di ostracismo sociale, oltre alla difficoltà oggettiva di molte ragazze a provvedere a se stesse e al bambino.

Amelia Dyer - Jill the Ripper – l’assassina più spietata dell’epoca vittoriana

A queste donne venivano offerte ben poche soluzioni accettabili oggi dal punto di vista umano: l’abbandono dei neonati era più che frequente (e non solo da parte di donne perdute, spesso la povertà delle famiglie era tale da non permettere l’aggiunta di ulteriori bocche da sfamare).

Donne come Amelia Dyer si ponevano in questo contesto come alternative, offrendo le loro case a queste madri: i bambini venivano così lasciati in queste farmers – fattorie, oggi forse più pensabili come case famiglia – e accuditi dietro compenso più o meno modico.

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Amelia Dyer il volto oscuro della carità

The Reading Baby Farmer, così era nota Amelia Dyer, si offriva appunto di tenere con sé e con la sua famiglia (lei stessa era madre!) i piccoli che le madri per diversi motivi non potevano tenere con sé.

Spesso, la Dyer si poneva come intermediaria per l’adozione dei bambini presso famiglie facoltose.

Il mondo delle ragazze madri era davvero drammatico.

Nel 1834 un emendamento al Poor Act aveva esentato i padri di figli illegittimi da qualunque forma di mantenimento della prole nata fuori dal matrimonio. Le donne, che già difficilmente trovavano lavoro, una volta rovinate venivano escluse da qualunque tipo di professione onesta, spesso messe al bando dalle famiglie d’origine perché considerate loro stesse una vergogna.

Se non per strada, queste giovani cercavano rifugio in strutture religiose e non che consentivano loro di arrivare al parto e poi di lasciare i figli per eventuali adozioni. Di gratis c’era ben poco: esse ripagavano con duro lavoro, umiliazioni, fatiche e spesso con la vita l’ospitalità ricevuta.

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Ma il prezzo più alto da pagare era quello chiesto agli innocenti.

Amelia Dyer  non vedeva bambini bisognosi di cure, ma una fonte di reddito. Ciò che non portava guadagno andava eliminato.

Se poi il denaro ricevuto per il mantenimento dei neonati si poteva destinare ad altro, perché nutrirli, vestirli, occuparsene?

Nella casa dell’orrore, i piccolissimi ospiti morivano spesso di stenti, abbandonati a loro stessi. Il delitto era facile, bastava non fare nulla, in fondo in quegli anni le morti in culla erano frequenti anche laddove madri e balie si profondevano in attenzioni: la morte dei bambini, nato poi in condizioni precarie, passava facilmente inosservata.

Oltre a questo, per tenere tranquilli i bambini era frequente l’uso di sciroppi a base di oppiacei, il cui uso e abuso poteva avere effetti letali.

I medici, di fronte alla morte in culla, avevano ben poche ricerche da fare, e più spesso che il contrario consideravano le morti naturali.

Amelia Dyer - Jill the Ripper – l’assassina più spietata dell’epoca vittoriana

Amelia Dyer intraprese dunque questa carriera, intenzionata fin dall’inizio a intascare i soldi del mantenimento senza dare chance di vita ai piccoli ospiti.

Fu troppo disinvolta e in poco tempo insospettì il medico chiamato a registrare i decessi: fu processata e messa ai lavori forzati per sei mesi.

E se fin qui si poteva pensare che fosse sana di mente, dopo aver scontato la pena perse del tutto la ragione, entrando e uscendo dal manicomio, ma senza rinunciare all’amato lavoro di allevatrice.

Più che folle, Amelia Dyer era un’alcolista dipendente dall’oppio, ma ancora abbastanza furba da riuscire a ottenere fiducia da parte di genitori di illegittimi, almeno fino a che una madre, più sospettosa delle altre, tornando a vedere il proprio figlio si accorse che il piccolo presentato non era il suo.

L’accusa spinse la Dyer a suicidarsi col laudano, ma ne aveva ingerito troppo spesso a piccole dosi: sopravvisse.

Da lì la situazione degenererò: la Dyer cominciò a uccidere direttamente lei i bambini e a firmare da sola le dichiarazioni di morte, per poi liberarsi dei corpi nelle acque del Tamigi.

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La fine dell’inferno

Amalia Dyer era un demonio, la sua casa la porta dell’inferno.

Nel gennaio 1896 una giovane cameriera, Evelina Marmon, partorì una bimba illegittima, doris. Entrò in trattative con Amelia, che ormai temendo d’essere scoperta aveva cominciato a spostarsi di città in città, sempre proseguendo le sue attività di allevatrice, perché si prendesse cura della piccola per poter tornare a lavorare. Alle richieste della Dyer, che si faceva chiamare Harding, si rese conto che qualcosa non andava: la donna aveva richiesto un pagamento una tantum per il servizio di accudimento invece di un compenso mensile.

Poco dopo averle lasciato la piccola, smise di ricevere notizie. Doris Marmon era stata uccisa dalla Dyer e da sua figlia, per strangolamento.

Pochi mesi dopo il Tamigi restituì i primi corpicini riconducibili ad Amelia Dyer.

Helena Fry era tornata per accusare la sua assassina e rendere giustizia ai piccoli angeli che come lei avevano trovato la morte a causa di quel mostro.

Le prove che collegavano Amelia Dyer, o meglio il nome falso da lei usato, alla piccola Helena furono trovate grazie alle indagini di un detective, Anderson, che fra i primi fece uso di indagini con lenti di ingrandimento e microscopi.

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Amelia Dyer e la polizia, come in un film

Il resto della storia potrebbe ricordarci un film giallo d’ambientazione vittoriana.

Le indagini, i pedinamenti, la casa sotto sorveglianza, fino all’uso di un’esca: una giovane donna che cercò la “signora Thomas” (altro nome falso dato da Amelia) per chiedere di allevare un presunto bambino.

Quello che trovò la polizia facendo irruzione nella casa, furono rinvenute diverse prove indiziarie, ma non piccole vittime.

In aprile, il Tamigi fu dragato e altri sei cadaveri furono scoperti, comprese le ultime vittime Doris Marmon e Harry Simmons. Ogni bambino era stato strangolato con del nastro bianco, rinvenuto anche nella sua casa.

Undici giorni dopo aver passato sua figlia alla Dyer, Evelina Marmon, identificò i resti di sua figlia.

Ormai non c’era più scampo per la donna e per sua figlia, complice di molti delitti: furono arrestate e processate entrambe.

La giuria in quattro minuti emise per la Dyer un verdetto di colpevolezza.

Amelia Dyer fu condannata a morte per impiccagione. Morì l’11 giugno 1897, dopo aver lascito vari quaderni con una sua presunta “confessione”.

Festa di compleanno dipinta da Frith, avictorian.com

Nella sola Londra, alla fine del 1800, si contavano almeno 2000 allevatrici.

Note per la crudeltà verso i piccoli e per aver causato la morte di molti di loro furono anche Margaret Waters e Sarah Ellis.

https://en.wikipedia.org/wiki/Amelia_Dyer

Immagini da:

https://seeksghosts.blogspot.com/search/label/Evelina%20and%20Doris%20Marmon

http://wludh.ca/ams/crime/?p=151

 

 

 

 

 

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