La magia nell’Ottocento – articolo di Fabrizio Valenza

di Antonia Romagnoli

La magia nell’Ottocento – articolo di Fabrizio Valenza

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La magia nell’Ottocento

Articolo di Fabrizio Valenza

Un aspetto che ha sempre incontrato il mio interesse è come la magia abbia trovato spazio di crescita, negli ultimi secoli dell’epoca moderna in Europa e in America, soprattutto in quel bisogno di sacro non considerato, oppure disprezzato, da buona parte dell’Illuminismo. La razionalità eccessiva e pervasiva dell’Età dei Lumi nella seconda metà del Settecento trova il suo contraltare in un movimento mistico – per così dire – generalizzato, che cerca la soluzione ai problemi nel miracolo e nella magia.

L’aspetto più particolare, però, è che spesso illuminismo e misticismo non vanno separati, come due stranieri che percorrono la medesima strada, ma sono uniti in un unico personaggio che racchiude in sé due personalità differenti, in stile stevensoniano: c’è il dottor Jekyll razionale e illuminista, e c’è anche mister Hyde, mistico, magico, oscuro.la magia nell'800

Premessa storica.

Un simile paradosso trova le sue radici, però, nel Rinascimento, dove fin dai Ficino e Keplero, dai Cartesio e Newton, per dire i più famosi, i due aspetti vanno a braccetto, fino ad arrivare a Garibaldi e a Conan Doyle. Non è un caso che le capitali industrializzate siano, in Europa, anche i grandi contenitori sociali delle manifestazioni magiche: Torino, Parigi e Londra eccellono nel presentare questo tipo di convivenza, dove la magia si interseca con la divinazione e perfino con il satanismo, sebbene si tratti di ambiti che vanno tenuti ben separati e distinti. Razionalismo scettico e occultismo sono come gemelli siamesi e punteggiano tutta la modernità. Le ragioni sono piuttosto chiare:

  • il bisogno incessante di sacro, domanda insopprimibile dell’animo umano, il quale, sottrattagli la religione, va in cerca d’altro;
  • la percezione di una spiritualità che, però, non viene più colta attraverso una religione strutturata, ma piuttosto tramite le caratteristiche proprie di ogni soggettività (basti l’esempio dello spiritismo su tutti, che ben si coniuga con l’ideale del potenziamento della volontà personale, così tipico dell’epoca industrializzata e post-industrializzata).

la magia nell'800

Proprio la volontà di potenza è la caratteristica principale della magia, laddove il mago o chi pratica a qualunque titolo la magia, lo fa sostanzialmente per accrescere o affermare il potere proprio, aspetto che perciò la differenzia dalla religione, che invece riconosce e affida l’essere umano al potere divino.

I movimenti magici, antichi e moderni, rivelano le esigenze reali e concrete, le tendenze profonde del cuore degli uomini, ma anziché opporsi al quadro impoverito di una cultura tracciata dal razionalismo imperante, non fanno altro che confermarlo, completandolo senza costituire una valida alternativa: da una parte c’è la volontà di potenza razionale e razionalizzante, con lo scopo di produrre e modificare il mondo; dall’altra c’è la volontà di potenza magica e misticizzante, con lo scopo di cambiare il proprio mondo. Non si tratta di razionale e irrazionale, ma di due razionalismi di segno opposto.

Dirò solo qualche parola relativa a questi tre ambiti: spiritismo, nuova religiosità e magia.

Madame Blavanscky, fondatrice della teosofia, fu un personaggio sfuggente e carismatico.

La magia nell’Ottocento – Spiritismo

Lo spiritismo propriamente detto, come corrente di cui fu famoso frequentatore Arthur Conan Doyle (per fare un solo esempio), è fenomeno occidentale. Esso nasce nell’Ottocento e viene ufficializzato dalla pubblica epifania a Hydesville, a nord dello Stato di New York, nel 1848, per il tramite delle sorelle Fox. Trasferitesi da poco nella nuova casa, in quell’anno si iniziarono a udire colpi inspiegabili, per comprendere il significato dei quali, le due sorelle elaborarono un codice per comunicare con la fonte di tali colpi: esso si rivelò lo spirito di un defunto che aveva abitato in quella casa ed era morto di morte violenta. La notizia di tale manifestazione attirò un tale interesse, da allargarsi fino al Canada e a tutti gli Stati Uniti, anche per tramite di altre personalità, quali E. W. Capron di Rochester, che nel 1849 fondò un gruppo per studiare e diffondere i messaggi delle sorelle Fox, e Horace Greeley, il direttore del New York Tribune, influentissimo giornale, che nel 1850 incontrò le sorelle, facendone conoscere l’attività su tutta la stampa americana. Da lì, lo spiritismo divenne una moda, nella quale le sorelle Fox furono presto oscurate da medium ben più capaci di loro.

La magia nell’Ottocento – Nuovi vangeli – 

Fin dagli ultimi decenni dell’Ottocento, in ambito spiritista vi fu la diffusione di nuovi vangeli, rivelati durante sessioni spiritiche da medium che si limitavano ad ascoltare e trascrivere, spesso tramite fenomeni di scrittura automatica, quanto gli spiriti dicevano loro. Chi dettava i nuovi vangeli, per completare la tradizione religiosa pregressa, era spesso Gesù Cristo in persona, Dio, oppure gli spiriti angelici. Il più antico di questi nuovi vangeli è OAHSPE, un volume di 900 pagine, che narra l’origine dell’uomo su Pan, continente del Pacifico ormai sommerso, e lo sviluppo della religione attraverso undici profeti che vanno da Zarathustra a Gesù, e che sfocia in una profezia di un nuovo popolo, che trasformerà la terra in un paradiso di gioia e di bellezza. Questo libro fu scritto tramite scrittura automatica su una macchina da scrivere da John Ballou Newbrough (1828-1891) nell’arco di cinquanta settimane, e diffuso poi nel 1882 a New York. In una sua lettera al giornale spiritista “Banner of Light”, Newbrough spiegò: “stavo cercando piangendo la luce del Cielo. Non desideravo affatto comunicazioni da amici o parenti o informazioni sulle cose del mondo; volevo conoscere qualcosa sul mondo spirituale: che cosa hanno fatto gli angeli, come si muovono, e il piano generale dell’universo”.

La magia nell’Ottocento – Magia, maghi e letterati –

Un posto a parte, in questa brevissima disanima del magismo ottocentesco, merita la lunga tradizione di letterati che ebbero a che fare con la magia, o perché la testimoniarono o perché la diffusero attraverso i loro romanzi. Molte sono le sfumature di tale argomento: si va dai maghi iniziatici e cerimoniali che sono anche poeti, come Aleister Crowley, ai letterati che si occupano anche di magia, come Honoré de Balzac, passando per alcuni nomi importanti che sono in contemporanea dirigenti di movimenti magici: tra questi Péladan e Yeats, e ancora E. G. Bulwer Lytton, Paul Adam, Joris-Karl Huysmans, Gérard de Nerval, Mathias Villiers de l’Isle-Adam, tutti nomi che hanno iniziato una tradizione poi continuata per tutti il Novecento.

Spiritismo, nuove religioni tramite nuovi vangeli e magia canalizzata da letterati costituiscono un intreccio che ha caratterizzato il XIX secolo, soprattutto a partire dalla sua parte centrale, e che meriterebbe uno spazio ben più ampio di quello disponibile in un singolo articolo.

La magia nell’Ottocento

Autore

  • Fabrizio Valenza

    Scrittore eclettico, filosofo, narratore e critico letterario, Fabrizio Valenza è una figura del panorama letterario italiano di vasto respiro, mai intaccato dalle mode ma appassionato di cultura e innamorato della letteratura e della filosofia.