I Martin Brothers sono il lato più bizzarro e affascinante della ceramica vittoriana: i loro pezzi oggi sono diventati ricercatissimi e molto costosi per la loro caratteristica principale: sono considerati brutti!
Chi erano i Martin Brothers
I Martin Brothers furono quattro ceramisti inglesi – Robert Wallace, Walter, Edwin e Charles – attivi a Londra tra il 1873 e il 1914, considerati tra i pionieri della studio pottery britannica.
Aprirono la loro manifattura prima a Fulham e poi a Southall, producendo una ceramica d’arte detta “Martinware”, caratterizzata da forte individualità artistica e pezzi unici.
Robert Wallace, il maggiore, era lo scultore e modellatore; Walter lo specialista del tornio; Edwin si occupava soprattutto di decorazioni con pesci e fiori; Charles gestiva il negozio a Holborn, a Londra.
La loro attività si protrasse fino agli anni Venti, chiudendo di fatto con la morte di Robert Wallace nel 1923.
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Cos’è la studio pottery
La Studio Pottery è una forma di ceramica artigianale e artistica in cui l’intero processo produttivo — dall’ideazione alla modellazione, fino alla cottura — è realizzato da un singolo ceramista nel proprio atelier. Ispirato alla tradizione del ceramista inglese Bernard Leach, ceramista e docente britannico, combina estetica e funzionalità, creando pezzi unici o piccole serie che sono considerati vere e proprie opere d’arte.

Martin Brothers – Uno stile tra gotico e grottesco
La Martinware è realizzata in stoneware a salgemma: durante la cottura veniva gettato sale nel forno, producendo una vetrificazione che lasciava un aspetto ruvido, a volte lucido, a volte opaco, simile alla buccia d’arancia.
La tavolozza è tipicamente sobria: bruni, verdi, grigi, blu fumosi, perfettamente in linea con un’estetica tardo-vittoriana intrisa di medievalismo e di gusto gotico.
Fino a qui, nulla di nuovo, ma i nostri ceramisti non avevano in mente di innovare il settore dal punto di vista tecnologico, quanto dei soggetti. Certo, i vasi non mancavano fra le loro manifatture, ma le forme sono tutt’altro che comuni: teste caricaturali, creature marine contorte, mostri anfibi, vasi dalle espressioni deformate popolano la loro produzione, alternativa ironica e visionaria alle più compìte ceramiche decorative dell’epoca. Fra le sculture più note troviamo i loro inquietanti pennuti.
Non mancano opere più “formali”, con decori floreali e geometrici, ma sono i pezzi grotteschi a rendere i Martin Brothers veramente memorabili.

I famosi “Wally Birds”
Le loro opere più celebri sono i cosiddetti Wally Birds, vasi o tabacchiere in forma di uccelli grotteschi, spesso con coperchio a testa di volatile antropomorfo.
>Questi uccelli, dalle espressioni sornione, ironiche o apertamente sarcastiche, sembrano usciti da un sogno condiviso tra Lewis Carroll ed Edward Lear, tradotto in argilla e “battezzato nel fuoco”.
I Wally Birds erano spesso caricature di personaggi contemporanei, politici compresi, e ogni esemplare è unico nelle proporzioni, nei colori e nella fisionomia.
Oggi sono tra i pezzi più ricercati dai collezionisti: alcuni esemplari spuntano cifre a cinque o sei zeri nelle aste internazionali.

Altre forme e soggetti delle ceramiche Martin Brothers
Pltre ai volatili, i Martin Brothers realizzarono:
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Vasi e coppe con creature marine: pesci, polpi e mostri acquatici che serpeggiano sulle superfici, fra simbolismo e humour nero.
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Teste grottesche e “face jugs”: brocche e boccaloni con volti deformati, ghignanti, spesso volutamente “sgradevoli” e caricaturali.
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Spoon-warmers: curiosi oggetti riscalda-cucchiaini, anch’essi in forma di animali e figure grottesche, oggi molto rari.
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Pezzi “marred” (difettosi): vasi deformati intenzionalmente lasciati in vita, a volte con una citazione dal Libro di Geremia sul vaso “guastato nella mano del vasaio”.
La loro produzione segna il passaggio tra la ceramica decorativa vittoriana e la ceramica d’artista del XX secolo: un laboratorio in cui il vasaio diventa autore, non mero artigiano.

Il negozio di Holborn e la ricezione
Dal 1878 Charles Martin gestì il negozio in Brownlow Street, Holborn, dove le mensole erano affollate di brocche con facce ghignanti e di uccelli di pietra dagli sguardi obliqui. Un visitatore del 1910 descrisse scaffali pieni di teste che ridevano, strizzavano l’occhio, ghignavano, accanto a “impossibili” uccelli di ceramica dal fascino ipnotico.
Già allora la loro produzione divideva: c’era chi la trovava disgustosa e chi geniale – proprio come il famigerato “Marmite” della cultura britannica.
Oggi musei come il Victoria and Albert Museum di Londra conservano decine di loro pezzi, riconoscendo ai Martin Brothers un ruolo fondamentale nella storia della ceramica d’arte.
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