La grande puzza di Londra del 1858 – La vendetta del Tamigi

La grande puzza di Londra del 1858 – La vendetta del Tamigi

La grande puzza di Londra del 1858 è stato uno dei periodi più difficili per la capitale inglese, durante il periodo vittoriano.

Londra in epoca vittoriana

Londra in epoca vittoriana era la città dei contrasti. La crescita della popolazione era rapida e fuori controllo, quartieri fatiscenti nascevano come funghi, senza norme sanitarie, sovraffollate da una popolazione che viveva in condizioni precarie.

Le strade fangose, in tutta la città, erano deposito di escrementi animali, schiacciati e mescolati da ruote di carri, carretti e carrozze.

Su tutto, ovunque, uno strato di fuliggine che calava da migliaia di camini accesi, dalle ciminiere delle fabbriche, si posava senza sosta in ogni stagione.

Non era in vigore un sistema organizzato per la raccolta dei rifiuti. Questo significava che, soprattutto in quartieri poveri, i residui domestici di ogni genere venivano smaltiti sulle strade. Per la pulizia, si aspettava la pioggia, che lentamente faceva confluire tutto nel Tamigi.

Non possiamo nemmeno immaginare gli odori che si respiravano per le strade, un po’ ovunque, nella metropoli, ma soprattutto negli slums, dove erano anche concentrate attività come macelli e concerie, che inquinavano in tutti i modi possibili aria e acqua.

A questo, si aggiunge la fiumana di persone che, in qualche modo, necessita di acqua per bere e per lavarsi (questo meno di frequente)… l’acqua che arriva in casa è un lusso che solo pochi, a metà Ottocento, possono permettersi, in particolare nei quartieri popolosi e poveri, nei quali anche solo la luce dalle finestre è una rarità: in tanti vivono ammassati nei seminterrati, o in piani bassi di palazzine immerse in un fetore mortifero.

Il Tamigi in epoca vittoriana.

Il grande protagonista di  questa storia è il Tamigi, che da secoli si lascia abbracciare dalla città di Londra. Un abbraccio non troppo affettuoso, perché da quando Londra ha cominciato a ingrandirsi più rapidamente delle infrastrutture questa stretta è divenuta soffocante.

Nelle sue acque, senza nessun tipo di trattamento, finiva di tutto, dai liquami umani a quelli animali, dagli scarti delle fabbriche a quelli domestici.

Il sistema fognario era a dir poco carente: il fiume stesso, nonostante si comprendesse la sua importanza, non veniva dragato né ripulito in nessun modo. Fino all’estate del 1858.

Leggi anche: Medicina horror: Le cure del colera nel 1800

Il sistema fognario di Londra.

Alla Storia del Tamigi e di Londra si lega anche quella di alcuni importanti personaggi. Il primo è un inventore scozzese, Alexander Cumming che ne 1775 costruì i primi modelli di water. Joseph Bramah alcuni anni dopo migliorò l’invenzione modificando il sistema di scarico. A metà del 1800, cominciò a esserci richiesta tale da rendere industriale la produzione di water: George Jennings e Crapper furono due fra i maggiori produttori del periodo.

Se da un lato i WC rendevano più igieniche le condizioni domestiche, dall’altro portavano ulteriore aumento del flusso d’acqua diretto verso il fiume, portando le fogne a un lento ma inesorabile… crollo nervoso.

Le fogne di mattoni erano state costruite a Londra dal 17 ° secolo, quando a questo scopo erano state coperte sezioni dei fiumi Fleet e Walbrook.

Nel 1700 il sistema fognario era stato ampliati con oltre un centinaio di fognature: in città si trovavano circa 200.000 pozzi neri e 360 ​​fognature. Da alcuni pozzi neri fuoriuscivano metano e altri gas, che spesso prendevano fuoco ed esplodevano – andare “in bagno” poteva, ebbene sì essere pericoloso! –  mentre molti canali fognari cominciavano a risentire del tempo, richiedendo manutenzione che non veniva attuata.

All’inizio del XIX secolo furono apportati miglioramenti nella fornitura di acqua ai londinesi e nel 1858 molte delle tubature medievali in legno della città furono sostituite con ferro. Ciò, combinato con l’introduzione di servizi igienici per lo sciacquone e l’aumento della popolazione della città da poco meno di un milione a tre milioni,  ha portato un aumento eccessivo dell’affluenza delle acque di scarico verso fognature. E non parliamo di acqua pulita e profumata… parliamo di ben altro.

A questo si aggiungevano i famosi scarichi diretti dalle strade attraverso la pioggia, le acque degli scarichi industriali, dei macelli e di altre attività industriali.

Leggi anche: Orrori e paure dell’età vittoriana: la Storia del colera

La puzza cresce

Anche prima del 1858, dunque, la città di Londra era un luogo malsano. Per capirci, l’acqua del fiume era tutt’altro che blu… addirittura, masse di escrementi umani galleggiavano in torbide e odorose isole.

Ogni tanto, il fiume restituiva anche qualche pezzo di cadavere: era un posto dove si poteva cancellare bene ogni traccia dei delitti.

Tutte le costruzioni che si affacciavano sul fiume erano già da tempo a tenere le finestre corrispondenti ben chiuse, come quelle di chi aveva dimora con vista cimitero. Aggiungiamo che molti cimiteri erano accanto alle chiese in città (con sepolture tutt’altro che ermetiche), e che pure loro avevano da dare un bel contributo alle acque fluviali.

Bisogna arrivare all’estate del 1858 perché tutto questo arrivi al suo culmine, con La Grande Puzza di Londra: se finora ci è parso di soffocare, siamo ancora all’inizio!

I Miasmi e la grande puzza di Londra del 1858

Se la puzza ci fa orrore, ai vittoriani ne faceva di più.

Prima che i medici si mettessero d’accordo sui metodi scientifici, che cominciassero a lavarsi le mani, a credere che le infezioni fossero dovute a batteri e virus, le teorie che riguardavano le malattie erano tante, ma fra le più accreditate c’erano quella che vedeva ogni male originato da non ben precisati miasmi, veleni che si riversavano nell’aria in presenza di malati, in grado di far ammalare altri, vicino o lontani.

Ogni malanno passava attraverso l’aria: il colera, che aveva cominciato a martoriare anche l’Inghilterra, sembrava confermare la regola. Puzza,  malanno.

I miasmi erano quelli che uscivano dai cadaveri, frutto della putrefazione, ma anche l’odore dei malati, il fetore del pus o delle feci… delle piaghe purulente e di tutto il corollario annesso.

La medicina, inoltre, era impotente di fronte a un grandissimo numero di malattie, oggi curabili, ma all’epoca mortali e mentre si dibatteva se fosse più valida l’omeopatia o l’allopatia, si curavano i malati con salassi e purganti.

Ecco perché i miasmi facevano paura. Anzi, di più: terrorizzavano.

V0011135 A cholera patient experimenting with remedies. Coloured
Credit: Wellcome Library, London. Wellcome Images
images@wellcome.ac.uk
http://wellcomeimages.org
A cholera patient experimenting with remedies. Coloured etching by R.I. Cruikshank, [1832?].
1832 By: Robert CruikshankPublished: [1832?]
Copyrighted work available under Creative Commons Attribution only licence CC BY 4.0 http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/

Per sanificare un po’ i flutti mefitici, nel 1857 arrivarono a gettare calce e altri disinfettanti nel fiume, ma era solo un palliativo, il problema andava affrontato alla radice.

Ora, immaginiamoci una città che si sveglia avvolta nell’odore più nauseabondo che abbia mai sentito, mentre nella sua arteria centrale, l’acqua a cui hanno affidato la vita… e tanto altro, è diventata un ammasso di liquami dal venefico aroma.

Ecco: siamo nel 1858 e questa è la grande puzza di Londra.

La paura del colera

Londra era già stata messa in ginocchio dal colera, in tre terribili ondate a partire dal 1834.

I medici si erano impegnati per arginare e curare il morbo, ma erano ancora ben lontani dal venirne a capo. Intanto John Snow era riuscito a capire il legame fra acque contaminate e contagio di colera. Per quanto inascoltato, era riuscito a fermare, chiudendo la pompa dell’acqua a Soho, uno dei più importanti focolai.

In quegli anni, anche i politici  avevano cercato di trovare modi per salvaguardare la salute pubblica: se il contagio era dovuto ai miasmi, bisognava allontanare le acque reflue: nel 1848 fu istituita la Metropolitan Commission of Sewers (MCS) su sollecitazione del riformatore sociale Edwin Chadwick e di una Royal Commission. Questa commissione doveva prendere il posto di sette delle otto autorità che avevano gestito le fogne di Londra dai tempi di Enrico VIII: era la prima volta che un potere unitario aveva il pieno controllo delle strutture igienico-sanitarie della capitale. L’idea di Chadwick era semplice, buttare nel Tamigi più rifiuti possibile per tenere la città al sicuro. Questa politica fu fatale.

In quel decennio, purtroppo con una lentezza fatale, vari architetti furono incaricati di ripensare il sistema fognario e di modernizzarlo. I progetti subirono rallentamenti anche per l’alternanza dei governi al potere.

La grande puzza di Londra del 1858

Nel giugno 1858 le temperature all’ombra a Londra salirono a 34–36 ° C, con punte di 43° al sole.

Il Tamigi era al collasso: il fondo era coperto di detriti, la superficie di liquami.

Aveva scritto il giornalista George Godwin, che “in parte il deposito è profondo più di un metro e ottanta” sulla battigia del Tamigi e che “tutto ciò è densamente impregnato di materia impura”.

Col caldo, il Tamigi cominciò a entrare in secca, col risultato che a scorrere nell’alveo furono più i liquami che l’acqua, mentre dai flutti emergevano tutte le oscenità inquinanti adagiate sul fondo.

Scrive L’illustrate London News:

Possiamo colonizzare le estremità più remote della terra; possiamo conquistare l’India; possiamo pagare gli interessi del debito più enorme mai contratto; possiamo diffondere il nostro nome, la nostra fama e la nostra ricchezza fruttuosa in ogni parte del mondo; ma non possiamo pulire il Tamigi.

Il senso di impotenza è tale da far vacillare le persone più salde.

Il Parlamento, sulla riva del fiume, è in grande difficoltà, fra il caldo e l’odore insopportabile prendere decisioni è difficilissimo. A giugno la puzza del fiume era diventata così grave che per sanificare l’aria in Parlamento le tende sul lato del fiume dell’edificio furono impregnate di cloruro di calce per fermare l’odore.

Il sistema non servì a molto e si pensò addirittura di trasferire la sede altrove.

Al culmine della grande puzza, più di duecento tonnellate di calce venivano scaricate vicino alle bocche delle fogne scaricate nel Tamigi, e vari uomini venivano impiegati a spargere calce sulle rive del Tamigi con la bassa marea ; il costo era di £ 1.500 a settimana.

Finalmente ci si rese conto che non solo le fogne erano un’urgenza non più rimandabile, ma che anche il Tamigi aveva subito troppi affronti nei secoli per reggere ancora.

La ristrutturazione del sistema fognario seguì i piani di Bazalgette, lo stesso ingegnere chiamato prima dell’emergenza, e per la prima volta fu utilizzato come materiale anche il cemento per le fognature.

Negli anni successivi il progetto di rinnovamento proseguì alacremente, mentre la città subiva altre ondate di colera e di tifo, ma al suo completamento, i risultati furono manifesti.

La crisi della grande puzza di Londra del 1858  si risolse grazie ad una pioggia battente, che mise fine alla calura e all’umidità estive. Tuttavia, la Camera dei Comuni selezionò un comitato, che fu incaricato di redigere una relazione sulla Puzza e di suggerire come risolvere definitivamente la questione.

I segreti di Londra – Augias

Bazalgette

Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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Antonia Romagnoli

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