La regina Vittoria e la maternità

La regina Vittoria e la Maternità

La regina Vittoria e la maternità sono, per l’epoca vittoriana, un binomio imprescindibile. La sua famiglia era considerata la perfezione per quanto riguardava l’amore sponsale e la gestione della prole, che allietò l’unione reale con abbondanza. Ma secondo alcuni storici, la Regina Vittoria non fu una buona madre, anzi, proprio il contrario. Quanto ci sarà di vero in queste voci?

Come viveva la Regina Vittoria i periodi di gravidanza?

In epoca vittoriana, per quanto nascere fosse attività vecchia come il mondo, ancora i meccanismi che circondavano gravidanza e parto erano più legati e gestiti secondo tradizione che per effettive necessità mediche.

Il vero, effettivo retaggio nell’accudimento delle gravide e delle puerpere era, e capita che lo sia ancora, retaggio del medioevo: a parte il celebre partorirai con dolore, portato avanti con entusiasmo da ecclesiastici (maschi) in tutte le epoche, non solo cattolici, ma anche protestanti e anglicani, ha non poche responsabilità nella resistenza alla sedazione e al controllo del dolore in sala parto.

In epoca vittoriana, oltre a non esserci ancora effettive nozioni sull’alimentazione delle donne gravide, delle malattie che potevano portare danni al feto, alle sostanze che realmente potevano mettere a rischio la gravidanza, si andava a caso basandosi sulle superstizioni, sia per l’alimentazione che per tutti gli aspetti di gestione della gravidanza.

Il modo migliore per tenere in sicurezza la futura madre? Tenerla al riparo, a riposo, lontana da emozioni e turbamenti.

Vittoria non era certo donna da amare una simile modalità di vita, abituata e desiderosa com’era di gestire in autonomia le proprie responsabilità.

Amava cavalcare e non poteva farlo; c’era sempre qualcuno pronto a suggerirle come doveva comportarsi, lei che aveva atteso per diciotto lunghi anni di liberarsi delle ingerenze altrui.

La regina era quel tipo di donna che non poteva amare quel sesso di “debolezza” che veniva considerato proprio delle donne gravide e ancora meno i disturbi che lo rendevano in gran parte reale. È facile immaginare che detestasse quel nove mesi di “riposo” che le venivano caldamente suggeriti. E durante i quali, probabilmente, era costretta ad astenersi dal talamo coniugale per maggior sicurezza sua e dei bambini.

Queen Victoria, Prince Albert, and children by Franz Xaver Winterhalter

Una donna che aveva vissuto male il proprio rapporto con la madre e che non aveva quasi ancora trovato un equilibrio con se stessa non poteva attraversare la maternità, o meglio le maternità, in modo sereno.

Ma anche la prima infanzia dei suoi figli, a giudicare dagli scritti che ha lasciato, non è stato per lei un periodo d’oro. I neonati la mettevano in soggezione, non amava allattare e fece di tutto per evitarlo: stuoli di balie potevano comunque provvedere al benessere dei piccoli della casa reale.

Solo quando i bambini erano un po’ cresciutelli, e in grado di interagire meglio con gli adulti, cominciavano a destare in lei veri segni di attenzione.

La conclusione, un po’ troppo approssimativa per i miei gusti, è che Vittoria non amasse i suoi figli.

Probabilmente, e qui entriamo nell’ambito delle congetture e la mia vale quanto le altre, “Vittoria non amava i suoi figli come ci si aspettava da lei, per una serie di molteplici motivi”.

  • Doveva amarli perché sarebbero stati i suoi eredi, e perciò con tutta l’attenzione che la nazione richiedeva;
  • Doveva amarli perché figli dell’uomo che amava;
  • Doveva amarli perché, semplicemente, che cosa può fare una donna, se non amare la prole?

Vittoria non era, però una donna ottocentesca normale; se Elisabetta I si era dichiarata Regina Vergine perché suo sposo era la Nazione, ci si poteva aspettare da questa sovrana una dedizione minore al suo ruolo per privilegiare il ruolo di madre?

Criticata quando si dedicava troppo alla nursery, criticata se non ci si dedicava abbastanza, una donna costantemente impegnata fra gravidanze, puerperi, con una frotta di bimbi poteva svolgere alla perfezione il ruolo di madre, di moglie e di regina?

Vittoria, molto semplicemente, ha fatto delle scelte e il suo carattere, apparentemente freddo, ha fatto il resto.

In realtà, si è sempre occupata con grande attenzione alla crescita e all’educazione dei suoi figli, forse commettendo errori (quali madre non ne fa?) forse troppo confusa dai tanti saggi che le consigliavano tutto e l’opposto di tutto…

Vittoria, se abbiamo una certezza, amava le vacanze scozzesi, che poteva condividere col marito e con la famiglia. E se questi erano per lei i giorni migliori, non si può dire che a quella nidiata, comunque difficile da gestire, non tenesse col cuore.

… continua con l’agghiacciante thriller della balia reale!

Antonia Romagnoli @antoniaromagnol

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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