Il salotto di Miss Darcy https://www.missdarcy.it Antonia Romagnoli Tue, 07 Apr 2020 15:12:08 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4 https://www.missdarcy.it/wp-content/uploads/2019/11/cropped-teiera-sil-scaled-32x32.png Il salotto di Miss Darcy https://www.missdarcy.it 32 32 Il castello di Inveraray e l’arpista fantasma https://www.missdarcy.it/il-castello-di-inveraray-e-larpista-fantasma/ Tue, 07 Apr 2020 15:12:08 +0000 https://www.missdarcy.it/?p=11305 Il castello di Inveraray e l’arpista fantasma Il castello di Inveraray e l’arpista fantasma sono un binomio molto noto per gli appassionati di storie di spettri. Ecco la loro storia. Il castello di Inveraray sorge nelle vicinanze del più lungo lago salato della Scozia, in un territorio spettacolare e verdeggiante, il Loch Fyne. Da molti…
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Il castello di Inveraray e l’arpista fantasma

Il castello di Inveraray e l’arpista fantasma sono un binomio molto noto per gli appassionati di storie di spettri. Ecco la loro storia.

Il castello di Inveraray sorge nelle vicinanze del più lungo lago salato della Scozia, in un territorio spettacolare e verdeggiante, il Loch Fyne. Da molti secoli la cittadina di Inveraray è il cuore dei possedimenti d uno dei più antichi e potenti clan scozzesi, quello dei Campbell, il cui Laird è il Duca di Argyll.

Il castello di Inveraray e l'arpista

Il Duca di Argyll

Il territorio di Argyll, che appartiene da secoli a questo ducato, appartiene al clan dal medioevo e oggi al titolo principale si affiancano anche titoli minori: Conte Campbell e Cowall (dal 1701), Visconte Lochow e Glenyla (1701), Lord Campbell (1445), Lord Lorne (1470), Lord Kintyre (1626), Lord Inverary, Mull, Mover and Tiry (1704), Barone Sundrige (1776) e Barone Hamilton di Hameldon (1776). Sono tutti registrati nell’Almanacco dei Pari di Scozia, eccetto gli ultimi due che sono registrati nell’Almanacco dei Pari di Gran Bretagna. Il duca è pure nobile di Nuova Scozia con il titolo di Baronetto di Lundie (1627). Il figlio maggiore del duca è indicato come Marchese di Kintyre e Lorne (1701). Tutti i titoli sono rimasti sempre all’interno della famiglia Campbell, che ancora li deteine, come detiene il possesso del castello protagonista della nostra storia.

Il castello di Inveraray e l'arpista

Un antico casato, un castello meno antico

Il casato dunque è fra quelli più antichi della Scozia e ha visto nei secoli tanta della Storia della nazione, cambiamenti politici e sociali, riuscendo a mantenere il proprio potere.

Ma per farlo, i Campbell hanno combattuto sanguinose battaglie, hanno difeso col ferro e col sangue i loro possedimenti e il loro potere.

La prima dimora del clan Campbell si trovava, anticamente, sull’isola di Innis Chonnell nel Loch Awe, ma fu abbandonata per costruirne una nuova fortificata sul sito dell’attuale castello di Inveraray. Il nucleo abitato che vi crebbe attorno acquisì lo status di burgh of barony (un titolo che oggi non è più riconosciuto) nel 1472 e di royal burgh nel 1648 (idem: è solo una definizione storica).

Il castello di Inveraray e l'arpista

Della struttura quattrocentesca non rimane nulla: nel 1700, Archibald Campbell, duca di Argyll, decise di demolire l’esistente edificio e di costruirne uno nuovo sullo stesso sito, portando anche a una riedificazione del borgo che fu spostato in un’area considerata più favorevole.

Il castello che vediamo oggi, dunque, è relativamente recente rispetto alla lunga vita del clan, ma queste migliorie avevano una grande importanza strategica: proprio a metà del 1700, infatti, i clan delle Highlands si ribellarono al dominio inglese e la lotta rese necessarie migliori strutture difensive, vie di comunicazione efficienti e organizzazione: Inveraray e il territorio dei Campbell rispondevano a tutte queste esigenze.

Le migliorei urbanistiche continuarono anche nell’800 e oggi Inveraray è una cittadina molto frequentata dai turisti per vari edifici d’interesse storico, fra cui la prigione di epoca georgiana.

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Il castello

Il castello di Inveraray e l’arpista

Nonostante la relativamente giovane età del castello, un notissimo fantasma abita fra le mura di Inveraray Castle. Dalla famiglia Campbell viene definito affettuosamente “l’ometto”  e sono tante le testimonianze che parlano di lui.

Chi è l’arpista fantasma di Inveraray?

Non esistono notizie storiche precise sull’identità dell’arpista fantasma, ma la famiglia ritiene che la sua morte sia avvenuta intorno alla metà del Seicento.

Nel 1644-45, infatti, due personaggi di spicco nel panorama territoriale scozzese entrarono in lotta: erano  James Graham, 1º Marchese di Montrose e Archibald Campbell, 8º Marchese di Argyll. Montrose riuscì a entrare nella valle di Inveraray, e qui aveva trovato le difese del clan. L’arpista faceva parte dell’esercito del suo signore, e come altri musici, soprattutto suonatori di cornamusa) fu giustiziato. Impiccato a un albero, il vecchio arpista non abbandonò tuttavia i suoi doveri e da allora, proprio dove la sua vita terrena aveva avuto fine, cominciò a manifestarsi.

arpista fantasma

Lì, a quanto dicono, ancora compare: ma al posto dell’albero da secoli sorge il castello di Inveraray, dove egli appare alle persone ritenute degne della sua manifestazione.

Non tutti ottengono la stessa cortesia: gli stessi membri del clan hanno avuto esperienze varie. Alcuni lo hanno visto, altri sentito suonare, altri ancora hanno avvertito soltanto la sua presenza.

Racconta Lord Halifax che la moglia di Ian Campbell, nel 1819, sentì l’arpista nella cosiddetta stanza di Archie, nella quale ella aveva depositato la propria arpa. Lo spettro pareva avere la predilezione per quella stanza, e per alcuni appartenenti alla famiglia. Sembra che, invece, con gli estranei al clan, sia assai più restio ad apparire.

Sempre secondo lord Halifa, le manifestazioni più frequenti avvengono nelle stanze ricavate nella torretta, forse sorta proprio sul punto dove l’albero dell’arpista era stato rimosso.

campbell clan

Altre manifestazioni

Legate al clan Campbell ci sono altre suggestive leggende, fra cui quella di un Galeone fantasma, che appare nelle acque del Lock Fyne per annunciare la morte del capo clan.

Sempre Lord Halifax si fece raccontare dal Decimo duca di Argyll l’origine della leggenda: sullo stemma della famiglia compare un galeone, e l’apparizione spettrale è molto simile a quel tipo di imbarcazione, con tre persone a bordo, una delle quali dovrebbe essere un santo vissuto all’epoca di San Colombano. Alla morte di persone importanti del clan, il galeone viene avvistato, per annunciare il lutto imminente.

Pyle pirates ghost

Pyle pirates ghost

https://www.inveraray-castle.com/castle/history

 

 

 

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Alexander Nasmyth – una famiglia, l’arte e la Scozia https://www.missdarcy.it/alexander-nasmyth-una-famiglia-larte-e-la-scozia/ Mon, 06 Apr 2020 14:32:39 +0000 https://www.missdarcy.it/?p=11280 Alexander Nasmyth – una famiglia, l’arte e la Scozia Alexander Nasmyth è un pittore paesaggista scozzese. La particolarità è che la sua numerosa famiglia, sei figlie e due figli, si distinse nell’arte e nella tecnica. L’arte scozzese è meno nota di quella inglese, dominata nell’800 dalla Royal Accademy, dai movimenti del realismo, del preraffaellismo, da…
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Alexander Nasmyth – una famiglia, l’arte e la Scozia

Alexander Nasmyth è un pittore paesaggista scozzese. La particolarità è che la sua numerosa famiglia, sei figlie e due figli, si distinse nell’arte e nella tecnica.

L’arte scozzese è meno nota di quella inglese, dominata nell’800 dalla Royal Accademy, dai movimenti del realismo, del preraffaellismo, da una vivace comunità culturale.

Alexander Nasmyth

Alexander Nasmyt

La Scozia, coi suoi panorami romantici, resta un poco in ombra, ma certo non inattiva.

È forse il panorama, unito alla ritrattistica, a dominare la pittura scozzese fra 1700 e 1800: i grandi esponenti dell’arte si dedicano principalmente a queste due tematiche, la prima per amore e la seconda… per denaro.

Alexander Nasmyt Nasmyth

Alexander Nasmyt

Alexander Nasmyth – la vita

Alexander è nato a Edimburgo il 9 settembre 1758. I primi studi li svolse alla Royal High School e alla Trustees ‘Academy, poi divenne apprendista presso un cocchiere. All’età di sedici anni, fu accolto a Londra dal ritrattista Allan Ramsay dove lavorò su parti minori delle opere del celebre pittore scozzese. Tornò a Edimburgo nel 1778, dove intraprese la carriera di ritrattista, in particolare di opere “di dialogo”, in cui i soggetti venivano rappresentati nell’atto di conversare: era un genere di pittura molto amato in epoca georgiana. In seguito, Alexander Nasmyth partì nel 1782 per l’Italia, dove rimase due anni per proseguire gli studi, in particolare sul paesaggio.

Alexander Nasmyt

Alexander Nasmyt

Il ritorno in Scozia fu problematico, in quanto le sue idee politiche lo mettevano in contrasto con quelli che potevano essere committenti dei suoi lavori.

Abbandonata la ritrattistica, si dedicò così al solo paesaggio, che gli permise di essere di nuovo d’interesse per la committenza: molti dei suoi dipinti venivano richiesti per arricchire le stanze e abbellirle.

Alexander Nasmyt Nasmyth

Ritratto di Robert Burns, Alexander Nasmyth

Egli coltivò anche interessi nell’ingegneria, passione che trasmise anche ai figli Patrick e James.

Fu apprezzato anche come scenografo, sia a Edimburgo che a Londra.

Dopo la morte del pittore, nel 1840, la sua eredità e un’asta di 155 dipinti della famiglia conferirono alle sorelle Nasmyth l’indipendenza finanziaria e permisero loro di trasferirsi in Inghilterra e di proseguire le carriere con tranquillità.

Alexander Nasmyt

Alexander Nasmyth – le generazioni successive

L’artista istituì una scuola di disegno a Edimburgo che si rivelò fondamentale per l’arte scozzese delle generazioni successive: egli “instillò un’intera generazione con l’importanza del disegno come strumento di indagine empirica”; fra i suoi allievi figurano personaggi di spicco come Andrew Wilson David Wilkie, David Roberts, Clarkson Stanfield e John Thomson di Duddingston; fu probabilmente insegnante anche di John James Ruskin (padre di John Ruskin).

Una seconda scuola fu aperta dall’artista a Londra.

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Nasmyth

Patrick Nasmyth

La famiglia Nasmyth

Patrick Nasmyth, (7 gennaio 1787 – 17 agosto 1831), fu un pittore paesaggista. Era il figlio maggiore dell’artista Alexander Nasmyth. In seguito a un incidente in gioventù, Patrick aveva perso l’uso della destra: lungi dal demordere, apprese a dipingere con la sinistra. Gran parte del suo lavoro raffigura la campagna di Scozia, che egli continuò a dipingere anche dopo essersi trasferito a Londra nel 1810. Come suo padre, fu fortemente influenzato dai maestri olandesi del 17 ° secolo, in particolare Meindert Hobbema e Jacob van Ruysdael.

Le sei figlie che Nasmyth ebbe da Barbara Foulis, proveniente da una nobile famiglia scozzese, sono diventate quasi tutte artiste notevoli.

Jane Nasmyth

Jane Nasmyth (29 marzo 1788 – 11 maggio 1867) divenne un’apprezzata paesaggista, sostenitrice della sempre più affermata tecnica della pittura en plein air. Fu forse l’artista che, dopo il padre, ebbe maggior successo.

Barbara Nasmyth (https://www.mutualart.com/Artist/Margaret-Nasmyth/A4A1C9102AC861E2)

Barbara Nasmyth (15 aprile 1790 – 11 febbraio 1870), fu a sua volta paesaggista ed educatrice.

Anche Margaret, Elizabeth, Anne e Charlotte entrarono tutte nella scuola di pittura del padre, dove insieme ad altre bambine appresero tecniche e nozioni: Alexander Nasmyth era fermamente convinto che le sue figlie dovessero rendersi indipendenti e pensava di lasciare loro in gestione la scuola, cosa che accadde: Jane, divenuta adulta, ne prese le redini, diventando a sua volta insegnante per molte giovani donne di talento.

Margaret Nasmyth https://www.mutualart.com/Artwork/A-Wooded-Coastal-Landscape/D32B122DC24260A1

Margaret Nasmyth (1791-1869) si dedicò a panorami bucolici e rurali, a scene di vita di campagna e a panorami della brulla Scozia.

Nasmyth, Anne Gibson; River Landscape with Figures by the Banks, a Castle and a Town beyond; National Trust, Hartwell House; http://www.artuk.org/artworks/river-landscape-with-figures-by-the-banks-a-castle-and-a-town-beyond-217465

Anne Nasmyth (13 novembre 1798 – 28 gennaio 1874) si occupò invece della scuola londinese, città nella quale visse con una delle sorelle fino alla sua morte (Elizabeth infatti morì nel 1829). Pur essendo meno prolifica delle sue sorelle, Anne ebbe occasione di esporre anche presso la Royal Accademy e i suoi dipinti sono molto apprezzati. Nel 1838 Anne si sposò con William Bennett, che avrà un ruolo fondamentale nel lavoro del fratello di lei, James, di cui finanzierà i progetti: il nome di James Nasmyth è associato a una importante invenzione, quella del martello a vapore.

Nasmyth, Charlotte; Pastoral Landscape; National Galleries of Scotland; http://www.artuk.org/artworks/pastoral-landscape-214386

Charlotte Nasmyth (17 febbraio 1804-26 luglio 1884) si distinse sia come paesaggista che come ritrattista. Oggi le sue opere sono incluse nelle collezioni della Scottish National Gallery e di altri musei. Fra le sorelle fu quella che completò il maggior numero di opere, la cui caratteristica è quella si cogliere gli aspetti più romantici e selvaggi del paesaggio.

James Hall Nasmyth (19 agosto 1808 – 7 maggio 1890) scelse invece atri interessi, diventando ingegnere, filosofo, artista e inventore: divenne famoso per il suo sviluppo del martello a vapore. È stato co-fondatore dei produttori di macchine utensili di Nasmyth, Gaskell e Company. Si ritirò all’età di 48 anni e si trasferì a Penshurst, nel Kent, dove sviluppò i suoi hobby di astronomia e fotografia.

 

 

https://www.mutualart.com/Artwork/A-Wooded-Coastal-Landscape/D32B122DC24260A1

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La malattia di Emily Dickinson – il mistero della sua volontaria reclusione https://www.missdarcy.it/la-malattia-di-emily-dickinson-il-mistero-della-sua-volontaria-reclusione/ Mon, 30 Mar 2020 16:03:53 +0000 https://www.missdarcy.it/?p=11224 La malattia di Emily Dickinson – il mistero della sua volontaria reclusione La malattia di Emily Dickinson è uno dei grandi misteri non svelati della letteratura. Tante le ipotesi, ma qual è la verità? Emily Dickinson è stata una delle poetesse di epoca ottocentesca considerate oggi fra i maggiori autori di liriche di tutti i…
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La malattia di Emily Dickinson – il mistero della sua volontaria reclusione

La malattia di Emily Dickinson è uno dei grandi misteri non svelati della letteratura. Tante le ipotesi, ma qual è la verità?

Emily Dickinson è stata una delle poetesse di epoca ottocentesca considerate oggi fra i maggiori autori di liriche di tutti i tempi. Su di lei tanto è stato scritto, ma molti sono i misteri ancora non del tutto risolti legati alla sua breve vita e alla volontaria reclusione in cui trascorse molti anni, fino alla morte. Malattie fisiche? Problemi mentali o psicologici? Un amore infelice che ha portato conseguenze sul suo equilibrio psichico? Scopriamo insieme le ipotesi sul mistero della vita e della morte di Emily.

La malattia di Emily Dickinson

I tre fratelli Dickinson

Emily Dickinson, l’infanzia.

Di Emily abbiamo parlato, presentando la sua poesia, qui:

https://www.missdarcy.it/emily-dickinson/

Oggi incentriamo l’attenzione sulla vita e sulla malattia di Emily Dickinson.

Emily  nacque ad Amherst, nel Massachusetts, in una famiglia piuttosto importante per la cittadina in cui viveva. Era seconda di tre fratelli: il maggiore era William Austin e la minore Lavinia. Samuel Fowler Dickinson, il nonno paterno, era stato uno dei fondatori dell’Amherst College, nel quale il padre svolgeva incarichi di prestigio.

La malattia di Emily Dickinson

Dopo aver studiato all’Accademia di Amherst per sette anni in gioventù, per un breve periodo frequentò il collegio femminile di Mount Holyoke, prima di tornare a casa ritirata dal padre probabilmente per motivi di salute.

Gli studi di Emily si basavano sulla letteratura e sulla cultura classica, cosa abbastanza rara per il periodo, ma la famiglia e il padre in particolare aveva molto a cuore l’istruzione dei figli.

La malattia di Emily Dickinson

Manoscritto di Wilds Nights, “frenetiche notti”

Emily e gli studi

Gli studi di Emily furono discontinui, probabilmente a causa della salute cagionevole.

Si trovò a studiare a casa già dall’adolescenza, avendo lasciato dietro di sé nella suola la fama di essere una studentessa brillante e dalla mente vivace.

Il primo incontro con la morte, tema che attraverserà tutta la sua poesia costantemente, arriva con la perdita di una cugina e cara amica, Sophia, nel 1844: il dolore è tale che Emily viene inviata per riprendersi per un periodo a Boston.

Rientrata in seno alla famiglia, Emily riprende gli studi ad Amherst, dove intesse delle salde amicizie con Abiah Root, Abby Wood, Jane Humphrey e Susan Huntington Gilbert (che in seguito sposerà il fratello di Emily Austin).

Emily Dickinson con l’amica Kate Scott Turner.

Nel 1845 il risveglio religioso che attraversa il Massachusetts giunge anche ad Amherst e come molti suoi coetanei anche Emily riscopre la propria fede: un altro tema che diventerà fondamentale nella sua poetica.

Terminati gli studi ad Amherst per un poco, come accennato, la Dickinson si reca presso il Mary Lyon ‘s Mount Holyoke Female Seminary, dove però rimane poco tempo: in questo alcuni biografi ravvisano appunto gli inizi della malattia di Emily Dickinson che la porterà a chiudersi nella propria stanza senza più uscirne.

Il fratello Austin

Il ritorno a casa

Nel 1848, rientrata a casa, tuttavia, per un periodo visse una vita normale per una giovane della sua età, occupandosi delle faccende domestiche e impiegando il tempo libero nella lettura e nello studio.

A partire dal 1850 la situazione famigliare si complica: la madre, che pure non è mai stata particolarmente affettuosa coi figli, ma molto amata da Emily, si ammala. Un nuovo lutto, poi, colpisce la giovane: il preside del college locale, Leonard Humphrey, suo buon amico, muore a soli 25 anni, provocando una seconda crisi di malinconia nella giovane.

In questi stessi anni, Emily Dickinson stringe un forte legame con Susan, che diventa sua cognata nel ’56: il matrimonio con Austin, che non si rivelerà molto felice, sarà motivo di ulteriore tristezza per la poetessa, che soffrirà insieme alla cognata per i tradimenti dell’uomo.

Susan Dickinson, cognata e amica di Emily

Il viaggio a Washinghton

Molti ritengono che la causa della reclusione di Emily sia da ricercare nel viaggio a Washinghton, compiuto da lei in compagnia di madre e sorella nel ’55: in questo viaggio Emily sembra innamorarsi, in modo platonico, di un uomo sposato. Questa delusione d’amore potrebbe essere la causa della decisione di allontanarsi dal mondo?

La reclusione e la malattia di Emily Dickinson

Comunque fosse, Emily dopo quel viaggio si ritirò progressivamente fino a non uscire più di casa e, negli anni ’60, nemmeno dalla propria stanza.

Scelse di vestirsi solo di bianco, e non lasciò la propria camera nemmeno in occasione dei funerali dei genitori, nel 1874 e nel 1882.

Furono anni di intensissima produzione poetica ed epistolare, in particolare con la cognata Susan. Dopo la sua morte, quando in un baule verranno scoperte tutte le sue carte, sarà rivelata la grandezza della poetessa, vissuta fra quattro piccole mura ma capace di chiudere il mondo intero fra esse.

Una ciocca di capelli di Emily

La malattia di Emily Dickinson, le ipotesi

La prima ipotesi riguardante la reclusione di Emily e la sua malattia riguarda principalmente dei disturbi psicologici o in generale mentali.

La sua ossessione per la morte e la ferrea decisione di non lasciare la camera ha fatto pensare a molti che soffrisse di forme d’ansia sciale collegate ad agorafobia. Tuttavia, Emily continuerà a ricevere visite e a coltivare amicizie nonostante il limite autoimposto.

Le ansie potrebbero anche avere legami con i difficili rapporti famigliari a partire dagli anni ’70 dell’800, dopo la morte del padre. Emily rimane infatti a vivere insieme alla madre progressivamente resa invalida da una serie di disturbi cronici, e il rapporto con lei non è dei migliori. Inoltre, il grande affetto che lega Emily a Susan la porta a partecipare alla sua sofferenza per il tradimento di Austen, per nulla discreto.

Si parla, per quanto riguarda il legame con Susan, forse di un legame sentimentale: forse anche in questo si possono ravvisare le cause che portano Emily a chiudersi in casa.

Una lettera autografa

La profonda religiosità della donna, unita alla sua sensibilità spiccata, possono aver portato questa amicizia a diventare motivo per la Dickinson di una sorta di bisogno di vivere in una sorta di eremitaggio.

Forse era questo il motivo del fallimento del matrimonio del fratello? Austin e la sorella Lavinia manterranno Emily per tutta la vita, ma sarà Susan a disegnare l’abito indossato da Emily nella bara e a curare ogni particolare della sepoltura.

I rapporti familiari erano molto complessi, basti pensare che l’amante di Austin, Mabel Loomis Todd, diventerà invece insieme a lui la curatrice dell’edizione delle opere della Dickinson.

Dopo la morte della poetessa, in effetti, le due donne entrarono apertamente in rotta, per aggiudicarsi il diritto di occuparsi delle opere di Emily: la contesa continuò anche nella generazione successiva, attraverso le loro figlie.

Il lato affettivo e sentimentale poteva essere così complesso da causare la malattia di Emily Dickinson?

Alcuni studiosi rifiutano questa ipotesi e propongono invece quadri clinici compatibili con le sue scelte.

Lyndall Dordon, nella sua biografia di Emily “Carica come un fucile” avvalora la tesi dell’epilessia.

L’epilessia era una malattia le cui cause non erano ancora note ed era considerata una tara familiare, motivo per cui, come altri disturbi, venivano tenuti nascosti: appunto, i malati venivano tenuti in casa, quasi nascosti, per evitare che la famiglia intera subisse danno nella reputazione e soprattutto, le ragazze perdessero la possibilità di trovare marito.

Nel caso specifico, la malattia di Emily avrebbe rovinato ogni possibilità di matrimonio di Lavinia. La stessa Emily potrebbe non essersi sposata proprio per non rischiare di trasmettere a eventuali figli la propria patologia.

L’epilessia non avrebbe compromesso i suoi studi, la scrittura e una vita familiare soddisfacente, ma solo a patto di viverla “segretamente” in casa.

“Sentivo un Funerale, nel Cervello,

E i Dolenti avanti e indietro

Andavano – andavano – finché sembrò

Che il Senso fosse frantumato –

E quando tutti furono seduti,

Una Funzione, come un Tamburo –

Batteva – batteva – finché pensai

Che la Mente si fosse intorpidita” (…)

-Emily Dickinson-

Frank Holl – Sono la ressurezione e la vita

A che cosa poteva riferirsi Emily con questi versi? Solo al continuo pensiero (quindi a un disturbo ansioso-compulsivo) o a forti emicranie, che le impedivano una vita sociale nella normalità?

Negli ultimi anni, Emily arrivò a rifiutare d’interagire anche con i familiari, preferendo escluderli persino dalla sua stanza.

Il mondo di Emily, negli ultimi tempi, rimane un mistero.

Secondo alcune ipotesi, Emily soffriva invece della malattia di Bright, una forma  di infiammazione che colpisce i reni e fra i sintomi provoca mal di testa, dolori alla schiena, stanchezza e altro: compatibile con la scelta di non uscire di casa, e con la causa della morte, nefrite, appunto: tale malanno dovrebbe essere durato almeno due anni e mezzo.

malattia di emily dickinson

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Il circo in epoca Regency – L’Astley’s Amphitheatre https://www.missdarcy.it/il-circo-in-epoca-regency-lastleys-amphitheatre/ Thu, 26 Mar 2020 17:22:37 +0000 https://www.missdarcy.it/?p=11201 Il circo in epoca Regency Il circo in epoca Regency: sembrerà incredibile, ma il circo come lo conosciamo nasce proprio in Regency era. In questo periodo arrivano i primi clown e in epoca vittoriana esploderà l’interesse per le “stranezze”, i cosiddetti “fenomeni da baraccone”, che permetteranno ai reietti della società, a causa del loro aspetto,…
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Il circo in epoca Regency

Il circo in epoca Regency: sembrerà incredibile, ma il circo come lo conosciamo nasce proprio in Regency era. In questo periodo arrivano i primi clown e in epoca vittoriana esploderà l’interesse per le “stranezze”, i cosiddetti “fenomeni da baraccone”, che permetteranno ai reietti della società, a causa del loro aspetto, di trovare un posto dove vivere e guadagnarsi da vivere.

Il circo prima dell’epoca regency

Il circo prende il nome da un’antica istituzione, quella del circus romano. Circus, che significa “cerchio” è la pista tonda o ovale dove vengono disputate le corse dei cavalli, molto amate in epoca romana, insieme ai giochi, che andavano dalle battaglie fra gladiatori, simulazioni di battaglie navali, lotte fra combattenti e bestie feroci.

Il circo in epoca Regency – L’Astley’s Amphitheatre

Il Circo Massimo

Traccia di questo divertimento rimane oggi non solo nelle rovine di antichi anfiteatri, fra cui la grande spianata del circo massimo di Roma, ma nelle tauromachie ancora in voga nei Paesi di lingua latina (Spagna, Messico, Perù, Venezuela, Ecuador, Colombia, Costa Rica, Panama, Bolivia e Messico).

Questo tipo di intrattenimento si perse con la caduta dell’Impero Romano e soprattutto con l’avvento del cristianesimo (i cristiani era come si sa erano utilizzati nei circhi come vittime delle bestie feroci), che nella battaglia all’ultimo sangue non vedeva un diletto.

Per trovare di nuovo la parola “circo” bisognerà aspettare un po’ di secoli…

il celebre fantino Fanque si esibisce da Astely

Il circo in epoca Regency – L’idea di Astley

Il primo impresario circense oggi viene considerato l’ufficiale di cavalleria britannico Philip Astley che nel 1768 ideò per la prima volta un’esibizione circense nella concezione moderna del termine; si trattava di uno spettacolo in cui venivano presentati al pubblico varie esibizioni, in particolare di abilità equestre, giochi di abilità o di prestigio, pantomime con pagliacci o personaggi buffi. Il tutto avveniva in una struttura coperta, di forma circolare e con una pista in sabbia: esattamente la replica degli antichi circhi, ma senza sangue e budella.

Leggi anche: I teatri nella Londra Regency, i luoghi più famosi della Londra del 1800

Prima di Altley dunque non esistevano spettacoli circensi?

In realtà sì: per tutto il medioevo, rinascimento fino in effetti a oggi sono rimaste compagnie nomadi che, portando con sé strutture smontabili, proponevano e propongono spettacoli di vario genere, con animali addestrati, giocoleria, ginnastica e altro, ma non avevano sede stabile ed erano considerati compagnie artistiche ambulanti e non di più.

Astley, con la sua struttura stabile, è considerato da alcuni storici l’inventore del circo che conosciamo oggi, per quanto non provenisse da una famiglia dedita per tradizione allo spettacolo viaggiante, ma si trattasse di una sorta di impresario teatrale di spettacoli circensi.

Il circo in epoca Regency – L’Astley’s Amphitheatre

Chi era Philip Astley

Philip Astley, originario di a Newcastle under Lyme in Inghilterra, lavorò come apprendista del padre ebanista, coltivando però il sogno di lavorare con i cavalli: appena raggiunta l’età, 17 anni, si unì al Quindicesimo Dragoni leggeri del colonnello Eliott, dove fece carriera fino a diventare sergente maggiore. Mentre prestava servizio durante la Guerra Dei Sette Anni conobbe istruttori e cavalieri professionisti. Astley si dimostrò un abilissimo cavallerizzo.

In seguito, notando quanto avesse presa sul pubblico il trick riding, la monta acrobatica, ne imparò i segreti e le tecniche.

Uscito dall’esercito, Astley si recò a Londra, dove Nel 1768, Astley cominciò a esibirsi all’aperto, in un campo in quella che oggi è la zona di Waterloo a Londra, dietro l’attuale sito della Chiesa di San Giovanni. Nel 1769 aprì una scuola di equitazione, nella quale dava anche spettacoli di acrobazie a cavallo. La mattina insegnava e il pomeriggio teneva spettacoli sempre più apprezzati.

Arricchitosi e fattosi una certa fama, decise di espandere l’attività assumendo altri acrobati equestri, musicisti, un clown, giocolieri, burattinai, funamboli e cani danzanti: lo spettacolo era quello che oggi troviamo in quasi tutti i circhi equestri.

Il circo in epoca Regency – L’Astley’s Amphitheatre

la prima pista in cui si esibì Asltey.

Il circo in epoca Regency – L’Astley’s Amphitheatre

L’innovazione di Astley rispetto agli altri acrobati equestri fu quella di utilizzare un percorso, o meglio una pista circolare, anziché muoversi in due sensi, in modo che gli spettatori potessero ammirare da qualunque posizione le acrobazie.

Nel 1773 inaugurò il suo Astley’s Amphitheatre al 225 di Westminster Bridge Road. Astley non ha mai definito il suo “Astley’s Amphitheatre of Equestrian Arts” un circo, ma l’appellativo gli fu dato dal suo rivale, Charles Dibdin, che in collaborazione con Charles Hughes, aprì il Royal Circus il 4 novembre 1782, a breve distanza da Astley’s.

In quegli anni l’anfiteatro subì diverse modifiche, furono aggiunti sedili, la pista da una iniziale misura di 19 m fu ridotta a 13, oggi misura standard dei circhi equestri, probabilmente per sfruttare al meglio la forza centrifuga come ausilio nelle acrobazie.

Il successo

Asltey divenne uno degli intrattenitori più famosi dell’epoca, tanto da essere invitato anche a Versailles.

Il circo, purtroppo, sub^ vari incendi e varie ricostruzioni, ma oggi non resta che una lapide commemorativa di quello che era una delle attrazioni più importanti Londra, tanto da essere citato anche da Jane Austen in Emma.

https://janeaustensworld.wordpress.com/tag/circus/

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Dante Gabriel Rossetti e Dante Alighieri – destini incrociati https://www.missdarcy.it/dante-gabriel-rossetti-e-dante-alighieri-destini-incrociati/ Wed, 25 Mar 2020 19:17:03 +0000 https://www.missdarcy.it/?p=11190 Dante Gabriel Rossetti e Dante Alighieri – destini incrociati Una lettura delle opere di Rossetti dedicate a Dante Alighieri Dante Gabriele Rossetti fu un pittore fondamentale per l’arte inglese, fondatore insieme a William Hunt, Ford Madox Brown e John Everett Millais del movimento dei Preraffaelliti. Il suo nome già sembrava evocare il suo destino e…
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Dante Gabriel Rossetti e Dante Alighieri – destini incrociati

Una lettura delle opere di Rossetti dedicate a Dante Alighieri

Dante Gabriele Rossetti fu un pittore fondamentale per l’arte inglese, fondatore insieme a William Hunt, Ford Madox Brown e John Everett Millais del movimento dei Preraffaelliti. Il suo nome già sembrava evocare il suo destino e il forte legame che avrebbe legato Dante Gabriel Rossetti e Dante Alighieri. Due destini incrociati grazie all’arte e alla letteratura.

Dante Gabriel Rossetti nacque dell’esule italiano Gabriele Rossetti e da Frances Polidori (sorella del medico e scrittore John Polidori, amico di George Byron), e fu battezzato con il nome Gabriel Charles Dante. Solo in un secondo momento il pittore sceglierà di modificare il proprio nome di battesimo eliminando il secondo nome e invertendo gli altri due per diventare Dante Gabriel Rossetti, non solo un nome d’arte ma una vera e propria dichiarata appartenenza.

Dante Gabriel era il secondo di quattro fratelli: Maria Francesca, Christina, che diventerà a sua volta una poetessa oggi molto nota, e William Micheal. Insieme a loro ebbe la sua prima formazione e gli studi.

dante gabriiel rossetti dante Alighieri vita noca

Gli studi e le letture di Dante Gabriel Rossetti

In casa non mancarono certamente interessi culturali e letterari, coltivati sia dalla madre che dal padre. Ancora in tenera età divenne un appassionato lettore, in particolare apprezzava le opere di William Blake, Walter Scott, Edgar Allan Poe, Samuel Taylor Coleridge e Lord Byron. Sotto la guida della madre, si interessò principalmente alla letteratura inglese e francese, mentre all’inizio manifestò uno scarso interesse per le proprie origini e per la cultura italiana.

Solo intorno ai 16 anni, grazie al padre, ebbe modo di conoscere le opere di Dante Alighieri, che lo spinsero ad approfondire la propria conoscenza dell’italiano e che in breve lo resero grande cultore della letteratura italiana, in particolare di quella medievale, del dolce Stil novo e soprattutto dell’opera dantesca.

In questi anni di formazione la sua attitudine per la poesia e soprattutto per la pittura si manifestarono intensamente: Dante Gabriel Rossetti era un vorace lettore, una mente vivace e immaginifica, ma soprattutto era una persona dotata di un grande carisma, una naturale magnetismo che incantava e affascinava chiunque incontrasse.

dante gabriel rossetti king arthurs tomb canvas print 24

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Dante Gabriel Rossetti e i preraffaelliti

Nel 1848 Dante Gabriel Rossetti insieme ad altri artisti stanchi del monopolio culturale della Royal Academy, diede vita alla confraternita dei Preraffaelliti, un gruppo che doveva essere sia un sodalizio artistico sia una vera e propria fratellanza tra i membri.

Dante Gabriel Rossetti forse, fra tutti gli artisti della confraternita, era quello meno dotato dal punto di vista artistico, ma certamente costituiva il cuore pulsante del movimento, che ruotava intorno alla sua persona, alle sue idee e ai suoi ideali artistici.

Negli anni della maturità artistica Dante Gabriel Rossetti torna molte volte sulle tematiche dantesche, ma al contrario di altri più affascinati dalla divina commedia e dagli aspetti fantastici o religiosi dell’opera dantesca, Dante Gabriel e la confraternita dei Preraffaelliti si concentrano sull’amor cortese e ne fanno oggetto di molte opere.

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Per Dante Gabriel, però, non si tratta solo di tornare alle origini della pittura e alla sua più pura espressione, e non si tratta soltanto di riprendere tematiche collegate al medioevo e alla sua letteratura: per Dante si tratta di vedere il proprio destino costantemente intrecciato a quello del poeta e di ricercare attraverso la pittura di ricreare questo legame.

Non a caso, tutte le donne raffigurate da Dante Gabriel Rossetti si assomigliano, come se egli stesse cercando di dipingere un’unica donna, la donna perfetta la donna angelo, la sua Beatrice.

La letteratura ci insegna che Dante Alighieri in tutta la sua vita avesse cantato Beatrice raffigurandola come la donna angelo, il cui amore e la cui vicinanza avevano un valore santifico e, passando da un semplice amore terreno ha un amore più puro – purificato dalla stessa morte della donna amata – il poeta arriva a cantare non più la passione per una donna, ma l’amore stesso. Una trascendenza che colpisce particolarmente Dante Gabriel Rossetti, il quale si ritrova spesso schiavo delle proprie passioni.

Dante Gabriel, infatti, pur mantenendo per tanti anni un rapporto stabile con Lizzie Siddal, non riesce a rimanere fedele, tradendo la tutte le modelle che egli si trova.

morte di beatrice dante alighieri

Lizzie Siddal e Beatrice

Per Dante Gabriel Rossetti Lizzie Siddal rappresenta la sua Beatrice, colei che nella sua vita deve avere un valore santifico, ma che egli, a causa della propria debolezza, non riesce ad amare così.

Il rapporto fra Lizzie Siddal e Dante Gabriel Rossetti non ha nulla né di santifico né di idilliaco: i due si conoscono quando la giovane Lizzie in una sartoria e Dante Gabriel per averla come modella, affascinato dai capelli rossi di lei. Otterrà il suo obiettivo e tra i due nascerà quasi subito una forte attrazione, che sfocerà in una lunga e tormentata convivenza, durante la quale Lizzie spererà invano di essere sposata mentre Dante Gabriel farà di tutto per sfuggire a questo definitivo legame.

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A cambiare la situazione è la salute precaria di Lizzie Siddal, la quale affetta da una patologia, che oggi si pensa essere di origine psicosomatica, riesce a ottenere la promessa matrimoniale solo quando Gabriel, contrito e disperato, crede che per lei non ci sia più niente da fare. Lizzie si riprende, ma solo per poco: schiava dell’oppio che allevia le sue sofferenze, aggiungerà la perdita di un figlio alle altre sofferenze. Da questo lutto Lizzie Siddal non si riprende mai e nel 1862 viene trovata in fin di vita nella casa coniugale.

Si è trattata di una dose mortale di laudano e il decesso viene fatto passare come morte accidentale, ma Lizzie ha lasciato una lettera, fatta sparire da Dante, nella quale viene manifestato il suo intento di suicidio.

Dante Gabriel è inconsolabile per la morte della moglie, anche per i sensi di colpa che lo tormentano e per lei scrive versi meravigliosi, la ritrae post mortem come aveva fatto tante volte quando era viva e dall’immagine di lei defunta, ricava il suo più grande capolavoro, beata Beatrix.

dante gabriel rossetti beatrice dante alighieri

Qui Lizzie Siddal viene dipinta nei panni di Beatrice Portinari, in un’estatica posizione ad occhi chiusi, avvolta dalla massa di capelli rossi che tanto Dante aveva amato in vita. Fra le mani abbandonate di Beatrice una colomba rossa deposita un papavero bianco: in questo papavero viene indicato il motivo della morte di Lizzie Siddal e collega la Beatrice di Dante Alighieri a quella di Dante Gabriel Rossetti, unisce in una sola immagine le due Muse.

Questo è uno dei ritratti che Dante Gabriel rende più fedele al volto dell’amata Lizzie. In quest’immagine ritrae lei e non una donna ideale: Beatrice e Lizzie, ora che la morte ha purificato l’amore, possono coincidere.

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Rossetti non trovò mai pace dopo la morte di Lizzie, tanto che ricorse anche allo spiritismo pur di ritrovarla accanto a sé. Tuttavia, arrivò a disseppellirla per recuperare l’unica copia delle poesie che aveva sepolto insieme a lei. Consumato dal cloralio, Rossetti morirà nel 1882, dopo anni di solitudine e di tormento che lo allontanarono anche dagli amici di un tempo.

dante Alighieri vita nova

Il saluto di Beatrice.

Dante Gabriel dedica alcuni dipinti al saluto di Beatrice, un capitolo della vita Nova di Dante Alighieri in cui il vate narra del suo secondo incontro con Beatrice, nove anni dopo il primo, momento che segna la sua vita spirituale e poetica. Beatrice cammina con due donne più anziane, vestita di bianco e gli porge un gentile saluto. Questo per lui l’inizio di un momento vissuto tra sogno e visione nel quale il poeta rivede la giovane donna quasi trasfigurata, dandogli l’impressione di dirgli una frase in latino: vide cor tuum.

Guarda il tuo cuore.

Da questa visione nasce un sonetto dedicato all’amore.

In modo simile anche per Dante Gabriel Rossetti il primo incontro con Lizzie Siddal costituisce una svolta alla sua arte successiva per lui Lizzie è la donna angelica, musa sublime, e non per caso negli anni del loro legame i due si scambieranno carteggi che manifesteranno come nei tempi di separazione il loro legame fosse più saldo che durante la convivenza. La ricerca della donna ideale di Dante Gabriel riscontrava costantemente con la realtà di una donna fatta di carne e sangue, di sentimenti e desideri, di paure e di passione. Lo stesso Dante Gabriele Rossetti viveva costantemente in bilico tra la sua passionalità tutta umana e il suo anelito verso un’arte che superasse se stessa e trascendesse la semplice immagine.

dante gabriel rossetti dante Alighieri vita nova

Paolo e Francesca

Nel famoso trittico dedicato a Paolo e Francesca, Rossetti rappresenta i tre momenti fondamentali della storia drammatica dei giovani amanti descritti nella divina commedia nel quinto canto. L’opera datata 1855 rappresenta Dante Virgilio al centro di tre scene, in addolorata contemplazione degli spiriti di Paolo e Francesca che si abbracciano nella tempesta del girone dei lussuriosi.

Nella prima immagine a sinistra, quella che apre il trittico, si vede il momento in cui due giovani vengono travolti dalla passione.

Non a caso Dante Gabriel Rossetti è attratto da questo momento particolare nella divina commedia, uno dei pochi in cui Dante Alighieri sembra quasi giustificare il peccato commesso dai condannati. Paolo e Francesca sono gli unici a poter scontare la loro pena con la consolazione di essere insieme dopo la morte di trascorrere abbracciati l’eternità.

È interessante considerare come, in questa indulgenza di Dante Alighieri verso la coppia di amanti, Dante Gabriel Rossetti sembra voler leggere una sorta di simpatia del vate nei propri confronti: lui, debole nella carne, può suscitare la pietà del poeta come Paolo e Francesca hanno fatto durante il loro incontro.

 

http://itnaro.altervista.org/wp/wp-content/uploads/2015/01/v1_u4_dante_vitanova.pdf

 

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I teatri nella Londra Regency, i luoghi più famosi della Londra del 1800 https://www.missdarcy.it/i-teatri-nella-londra-regency-i-luoghi-piu-famosi-della-londra-del-1800/ Tue, 24 Mar 2020 17:12:44 +0000 https://www.missdarcy.it/?p=11167 I teatri nella Londra Regency Nella Londra Regency, i teatri erano tanti e molto amati. La vita sociale non contemplava solo balli privati e pubblici: non tutto ruotava intorno ad Almack’s, ma le serate a teatro erano eventi sociali fondamentali. Ecco i teatri più importanti della Londra Regency. Teatro Royal Covent Garden Non tutti i…
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I teatri nella Londra Regency

Nella Londra Regency, i teatri erano tanti e molto amati. La vita sociale non contemplava solo balli privati e pubblici: non tutto ruotava intorno ad Almack’s, ma le serate a teatro erano eventi sociali fondamentali.

Ecco i teatri più importanti della Londra Regency.

teatri nella londra regency

Teatro Royal Covent Garden

Non tutti i teatri potevano fregiarsi dell’appellativo Royal: bisognava avere il permesso del re (o della regina), come per le porcellane. Il Covent Garden prende nome dal quartiere in cui sorge, che a sua volta prende il suo da “convent garden”, perché nel medioevo qui sorgeva, appunto, un convento con un bell’orto.

L’area fu gioiosamente requisita da Enrico VIII che la utilizzò per un quartiere di mercati, attività commerciali e teatri.

La costruzione di quello che originariamente si chiamava Her Majesty’s Opera House risale al 1732, e l’edificio era l’unico, oltre al Drury, ad avere il monopolio per la rappresentazione teatrale in prosa. Ricostruito due volte nell’800, nel 1809 e nel 1856, dopo essere stato distrutto a causa di un prevedibile incendio: l’illuminazione era a candele o a gas, e molto abbondante per permettere di vedere gli attori in scena, le strutture in legno e gli arredi pieni di stoffe, senza contare il sipario. La luce, per altro, non poteva essere abbassata come oggi, ma restava tutto ben illuminato, così gli spettatori potevano godere di un duplice spettacolo, quello in scena e quello… in platea e galleria!

La capienza del Covent Garden è di oltre duemila posti, perciò le serate attiravano sia tanta gente dell’alta società quanto persone di classe sociale inferiore che si dilettavano nel vedere arrivare carrozze e gente elegantissima.

teatri nella londra regency

Generalmente al Covent Garden, nonostante il permesso per la prosa, si rappresentava molta lirica, specie italiana. Nell’epoca Regency, oltre all’opera principale in cartellone, era prevista una seconda opera più breve e di solito leggera, o uno spettacolo in stile circense, che chiudeva la serata: questa seconda e più breve parte era molto amata, anche perché chi arrivava in ritardo riusciva comunque a vederla tutta.

Divenne Royal Opera House nel 1892.

Era il teatro più importante della Londra Regency, e qui si esibirono attori di grande rilievo, fra cui la famiglia Kemble, Cooke, Macready, Young, Mrs. Siddons e Miss O’Neill, Liston, Munden, Charles Mathews, W. Farren, Mesdames Jordan, Brunton, Foote, C. Kemble. Fra i cantanti d’opera Incledon, Braham, Pyne e Mesdames Catalani, Bolton, Stephens e Tree. “Kitty” Stephens fece la sua prima apparizione qui nel 1812; Miss O’Neill, nel 1814; Macready, nel 1816; e Farren, nel 1818 (https://thebeaumonde.com/the-theaters-of-regency-london-by-regan-walker/).

(https://www.roh.org.uk/)

teatri nella londra regency

Drury Lane Theatre

Anche il Drury Lane sorge nei pressi di Covent Garden, il retro si affaccia appunto su Drury Lane, l’ingresso è oggi su Catherine Street (un tempo chiamata Brydges Street).

Il Drury Lane è il teatro più antico di Londra (Il globe, in cui venivano recitate le opere di Shakespeare appena scritte, è andato distrutto e oggi sull’area sorge una moderna ricostruzione) ma dal 1663, data dell’inaugurazione, è stato a sua volta ricostruito tre volte, sempre causa incendi.

L’odierno teatro, progettato da Benjamin Dean Wyatt su commissione di Whitbread, venne inaugurato il 10 ottobre 1812 con l’Amleto, con Robert Elliston nel ruolo del protagonista. La prima struttura ospitava fino a settecento spettatori; l’ultima più di tremila.

teatri nella londra regency

L’incendio del Drury Lane visto da Westminster.

Il monopolio concesso dalla Royal Letters Patent, quella che concedeva l’esclusiva della prosa, fu abolito dal Theatre Act del 1843, ma ormai tutti i teatri se ne facevano un baffo e mettevano in scena quello che volevano. Il Drury Lane tuttavia continuò ad essere uno dei più prestigiosi teatri drammatici. Nel corso dell’Ottocento, tuttavia, il Drury Lane ebbe un certo declino, perdendo importanza, ma mise in scena spettacoli di notevole interesse, anche balletti, con danzatori celebri come Carlotta Grisi. Un famoso direttore musicale del Drury Lane fu Louis-Antoine Jullien (1812-1860), che invitò Berlioz a tenere alcuni concerti.

teatri nella londra regency

Haymarket Theatre

Il Theatre-Royal, Hay-Market (noto anche come Haymarket Theatre o Little Theatre) si trova nel West End e risale al 1720. La facciata che vediamo ancora oggi, dall’impronta decisamente neoclassica, è opera del celebre architetto Nash, che la ridisegnò nel 1820. A lui dobbiamo la Londra Regency che ancora oggi è iconica del periodo.

Fu l’ultimo teatro ad essere illuminato dal gas (nel 1843).

Ha una capienza di 888 posti, ed è stato classificato come edificio d’interesse storico di I grado.

Nella storia del teatro si annoverano molti aneddoti, fra cui quello di una terribile bufala che ne causò alla metà del 1700 la distruzione degli interni: per la città fu messa in circolo una pubblicità di uno spettacolo di prestidigitazione sensazionale: un prestigiatore avrebbe infilato tutto il proprio corpo in una bottiglia da vino davanti agli occhi del pubblico. La folla accorse carica di aspettative, il numero in realtà non era mai stato messo in programma e la gente fece a pezzi il teatro. Ad oggi non si sa chi abbia messo in giro quella fake news, anche se tutti i sospetti, gossip del gossip, cadono su John Montagu, secondo duca di Montagu, che aveva fatto una scommessa con gli amici.

Il Theatre-Royal, Hay-Market fi il primo a ospitare una matinée, e nell’800 era noto per l’avanguardia teatrale che vi veniva sperimentata.

Sadler’s Wells Theatre

Il Sadler’s Wells Theatre si trova nel quartiere di Islington e quello attuale è il sesto sorto nella stessa sede dal 1683.

Era in voga nella Londra Regency grazie alle rappresentazioni di attori famosi come Edmund Kean e Joseph Grimaldi. Grimaldi, nato come attore drammatico, è tuttavia diventato celebre per “Joey the Clown”, con la faccia bianca e due forme rosse sulle gote. Grimaldi fu il primo vero clown, e il Drury Lane fu il teatro che gli diede maggior lustro.

Il Sadler’s Wells era noto anche come The Aquatic Theatre, in quanto vi furono rappresentate sensazionali battaglie navali in miniatura, tra cui una riproduzione della vittoria di Nelson sul Nilo e una rappresentazione dell’assedio franco-spagnolo di Gibilterra: le navi erano riprodotte in scala e possedevano cannoni in miniatura.

I Theatres-Royal di Drury Lane e Covent Garden hanno limitato la loro stagione all’autunno e all’inverno. Sadler’s Wells ha riempito il vuoto con i loro spettacoli durante la primavera e l’estate. Dalle locandine che ho recensito, il Theatre-Royal di Haymarket sembra aver funzionato quasi tutto l’anno.

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teatri nella londra regency

Lyceum Theatre – Londra Regency

Il Lyceum Theatre è un teatro da 2.000 posti, situato in Wellington Street. Il primo edificio teatrale risale al 1765, quello attuale venne aperto il 14 luglio 1834, su progetto di Samuel Beazley: unico nel suo genere grazie a una balconata che faceva il giro intero del palazzo.

Il Lyceum Theatre ebbe la sua patente di rappresentazione nel 1809. Qui trovò ospitalità la compagnia stabile del Drury Lane mentre il teatro veniva ricostruito dopo l’incendio.

Nel 1816, Samuel Arnold e Samuel Beazley ricostruirono e riaprirono il teatro chiamandolo The English Opera House, poi distrutto da un incendio nel 1830. Il teatro divenne famoso per essere il primo a Londra illuminato a gas, e per aver ospitato la prima rappresentazione dell’opera di Mozart, Così fan tutte. Durante questo periodo aveva sede principale nel teatro la “Sublime Society of Beef Steaks“, che qui rimase fino al 1867. I membri, che non furono mai più di 24, si incontravano ogni sabato sera per mangiare arrosto e bere vino.

teatri nella londra regency

Pantheon

Il Pantheon, costruito in Oxford Street nel 1772, fino al 1791 fu utilizzato come sala da ballo e da ricevimento L’architetto Wyatt lo aveva pensato ispirandosi in realtà a Santa Sofia di Istambul. Fu convertito in teatro 1811-12, ma questa funzione durò assai poco, a causa delle restrizioni dei politici riguardo il teatro e alla difficoltà finanziaria.

Leggi anche: i luoghi della Stagione Londinese

Un ballo al Pantheon quando era sala da ballo

Rimase poi danneggiato da un incendio e chiuse i battenti nel 1814. Dopo la ricostruzione, intorno agli anni ’30 del 1800, non tornò a essere teatro ma fu utilizzato come Bazaar, diventando un mercato coperto dedicato in particolare al commercio di vini e, curiosità e oggetti importati. Di tutto questo non resta più nulla: fu demolito per far posto a nuovi edifici negli anni ’30 del 900.

Adelphi Theatre

L’Adelphi Theatre, con il nome di Sans pareil (“Senza confronto”), fu costruito nel 1806 dal mercante John Scott e da sua figlia, imprenditrice e drammaturga, fu restaurato e abbellito nel 1814. Fu riaperto nel 1819 come Adelphi, dal nome dell’area di West London costruita dai fratelli Adam da 1768.

Padre e figlia costituirono una compagnia teatrale. Dal 1809 al teatro fu concessa la licenza per intrattenimenti musicali, pantomime e burlette. Jane Scott scrisse più di cinquanta pezzi teatrali in una vasta gamma di generi: melodrammi, pantomime, farse, operette comiche, drammi storici, adattamenti ed anche traduzioni. L’intraprendente artista si ritirò nel Surrey nel 1819, dopo essersi sposata. Tra gli attori che apparvero sul palco figura il comico Charles Matthews, molto ammirato da Charles Dickens.

Olympic Theatre

Il Teatro Olimpico fu costruito nei pressi di Drury Lane col nome di ” Padiglione Olimpico “: si diceva che fosse edificato col legno della nave da guerra francese “Ville de Paris” (l’ex ponte che fungeva da palcoscenico). Fin dalla sua apertura, come Opera Comique, Globe e Gaiety, si specializzò in commedie e operette.

Non partì molto bene, e dopo un tracollo finanziario nel 1813, fu venduto a Robert William Elliston, che rinnovò l’interno e lo ribattezzò ” Little Drury Lane ” in virtù della sua vicinanza al più noto teatro dei brevetti. Fu ricostruito nel 1818.

Qui recitò una stella di prima categoria, Madame Vestris, che abitava nelle vicinanze.

A metà 800, quando il teatro leggero spopolava, l’Olympic ebbe il suo periodo di splendore, ma il declino riprese subito dopo; sopravvisse fino ai primi del 900, quando chiuse e fu demolito.

Royalty Theatre

Il Royalty Theatre è stato aperto in Wellclose Square nel 1787 dall’attore John Palmer in opposizione al Licensing Act del 1737; per l’inaugurazione fu rappresentato As You Like It. Senza una licenza – appunto – fu costretto a chiudere e Palmer fu arrestato.

Nel 1816 fu ribattezzato “East End Theatre ” e continuò a offrire intrattenimento fino a quando non bruciò dieci anni dopo.

Un nuovo Royalty Theatre fu costruito nel 1840 e chiuso nel 1938: qui ebbe sede una scuola di recitazione gestita da miss Frances Maria Kelly. In seguito passò ad altre attrici, ma mantenne quasi sempre un livello amatoriale nelle rappresentazioni.

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Ruoli della servitù nell’800 – la gerarchia dei domestici in epoca Regency e Vittoriana https://www.missdarcy.it/ruoli-della-servitu-nell800/ Thu, 19 Mar 2020 17:01:28 +0000 https://www.missdarcy.it/?p=11153 Ruoli della servitù nell’800 Com’erano distribuiti i ruoli della servitù nell’800, ossia in epoca Regency e vittoriana? La servitù nelle grandi case era perfettamente organizzata: ciascuno aveva ruoli e mansioni specifiche e una gerarchia da rispettare. Se pensiamo alla gestione di un manor, o di un castello, non dobbiamo pensare soltanto al mantenimento della pulizia…
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Ruoli della servitù nell’800

Com’erano distribuiti i ruoli della servitù nell’800, ossia in epoca Regency e vittoriana?

La servitù nelle grandi case era perfettamente organizzata: ciascuno aveva ruoli e mansioni specifiche e una gerarchia da rispettare.

Se pensiamo alla gestione di un manor, o di un castello, non dobbiamo pensare soltanto al mantenimento della pulizia dell’enorme dimora, ma anche all’immenso patrimonio di mobili, suppellettili, argenterie, quadri, tessuti, porcellane ecc. che vi sono contenuti e che devono essere mantenuti in ordine e in buono stato.

In tali case il mantenimento era compito di un piccolo esercito preparato, organizzato e ben diretto, che poteva essere aumentato di personale esterno se le esigenze di ricevimento superavano le capacità interne della servitù.

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Ruoli della servitù nell’800

La signora – “The Household General”

Questo termine viene coniato dalla famosa Mrs. Beeton, autrice del più importante manuale di economia domestica dell’epoca vittoriana, che coi suoi numerosi volumi ha guidato intere generazioni di padrone di casa coi suoi consigli e le sue ricette.

Secondo la Beeton la padrona di casa deve essere considerata come un generale, che capeggia il suo piccolo o grande esercito di servitori e che sovrintende allo svolgimento delle mansioni come un generale guida l’esercito.

La padrona di casa ha il compito si avvalersi di adeguati sottoposti, perciò deve scegliere bene i suoi immediati sottoposti, maggiordomo e governante, in particolare, in modo che questi diramino i suoi ordini al meglio.

La padrona di casa sovrintende anche alla formazione della servitù, che deve essere in grado di svolgere al meglio il suo compito. La signora ha anche il dovere di gestire le finanze domestiche, in particolare le spese legate a casa e servitù, per cui sarebbe bene tenesse registri delle spese per ottimizzare le sue risorse.

La padrona di solito si occupa anche di controllare i conti dei fornitori (macellai, mercanti ecc.), cosa che può delegare a una governante, la quale sarà però tenuta a presentare regolarmente i conti alla sua padrona.

La livrea

Antichissimo uso, quello della livrea esiste ancora oggi. Si tratta di un abbigliamento specifico che viene fornito ai domestici e ai servitori per riconoscerli facilmente, identificarli come appartenenti a una determinata casa o mansione. Oggi rimangono in uso più frequente le livree degli autisti, ma nell’800 le famiglie più ricche, in primis la famiglia reale, usavano dotare la servitù di adeguata livrea.

Potrebbe essere paragonabile a una divisa militare, i cui colori e forma identificano ogni soldato.

Ancora oggi, molte livree ancora in uso richiamano fortemente lo stile d’abbigliamento settecentesco, con brache al ginocchio giacche con doppia coda e talvolta parrucche arricciate: questo perché le livree, al contrario di altri tipi di abbigliamento, non hanno avuto una loro propria evoluzione e il loro significato è rimasto lo stesso, inalterato attraverso i secoli. E perché in alcune ambientazioni stanno molto bene gli abiti d’epoca!

La gerarchia della servitù

Ora vediamo nel particolare la gerarchia della servitù e il suo lavoro.

Da Reddit

Ruoli della servitù nell’800:

La servitù importante (upper servants)

  • Steward

Oggi il termine Steward è scomparso, assorbito nel più generico maggiordomo. In realtà si tratta di una figura presente nelle case più importanti ed è al di sopra del maggiordomo: di può considerare una specie di sovrintendente, di consigliere del padrone di casa, forse traducibile come “valletto”: è colui che agisce a nome del padrone, che governa la servitù e la gestisce in modo plenipotenziario. Sotto lo steward, venivano governante e maggiordomo, che erano a loro volta a capo della servitù femminile e maschile.  Perciò, se le dimensioni della casa o le finanze della famiglia non necessitavano questo ruolo importante ed elevato, si passava direttamente a…

  • Maggiordomo

Il maggiordomo era il capo dei servi di sesso maschile. A lui venivano affidare le chiavi della cantina e dell’argenteria di casa: i tesori più preziosi della dimora. Al maggiordomo erano affidati diversi incarichi, dal ricevimento degli ospiti alla direzione del personale durante cene e ricevimenti. Doveva essere esperto di galateo, impeccabile e capace di distinguere gli ospiti in base al loro nome, aspetto o rango, per stabilire il tipo di trattamento da riservare.

Veniva chiamato col suo cognome, non col nome: vi ricordate il famoso Jeeves?

Ruoli della servitù nell’800

  • Governante

La governante era a capo della servitù di sesso femminile e svolgeva i ruoli che le venivano delegati dalla padrona di casa era lei a gestire le forniture, gli ordini ai vari commercianti, a gestire tutte le spese; controllava l’andamento della servitù e  in particolare era lei ad avere il compito della manutenzione della biancheria di casa (cambio delle lenzuola, rammendi, bucati…). Era l’unica a portare con sé tutte le chiavi della casa e aveva accesso a ogni locale. A suo carico era anche la gestione della dispensa, era lei che preparava il tè e il caffè. Era la persona che rendeva conto alla padrona di casa. Che fosse o meno sposata, veniva definita Mrs. E cognome. Come, ad esempio, Mrs. Fairfax.

  • Cameriera personale della padrona

La cameriera personale della padrona di casa, o in generale delle signore e signorine, è una privilegiata. Di solito, nei libri, è quella che mette in atto un comportamento altezzoso nei confronti del resto della servitù che è inferiore e non – quanto lei – nelle grazie dei padroni. È la cameriera che passa il suo tempo al servizio diretto della sua padrona: la veste, la acconcia, le porta i generi di conforto richiesti, legge per lei, la massaggia se non sta bene e diventa la sua confidente e amica (chi meglio di lei può consegnare un biglietto molto privato?). Non viene controllata dalla governante come il resto del personale, ma è sotto il diretto comando della sua padrona.

Spesso per queste mansioni venivano scelte ragazze giovani e carine, possibilmente francesi, perché conoscevano meglio delle domestiche inglesi le mode. Se proprio non c’erano cameriere francesi, si poteva dare alla domestica un tocco esotico chiamandola con un nome francese… specie durante le guerre napoleoniche, questo espediente fu molto utilizzato perché non c’erano molte fanciulle francesi a disposizione.

  • Valletto

Il valletto è il corrispondente maschile della cameriera personale. Si occupa dell’abbigliamento e della cura personale del suo padrone, compresa barba e capelli. Anche lui è molto vicino al padrone, ne diventa attendente e confidente. Specie se il padrone ha bisogno d’aiuto nella sua vita da scapolo…

la servitù in epoca regency

  • Cuochi e Chef

La gestione della cucina in epoca regency era molto delicata e necessitava di personale capace e preparato al suo ruolo, questo perché le cotture non erano semplici e soprattutto perché, nelle grandi case in particolare, in questo periodo le preparazioni alimentari si fanno complesse, quasi artistiche. I cuochi e le cuoche, perciò, erano considerato personale specializzato, guadagnavano più degli altri membri dello staff e godevano di una certa libertà di azione. Oltre a cucinare per la famiglia e gli ospiti, i cuochi si occupavano anche dei pasti dei domestici, che venivano serviti e consumati in una sala da pranzo attigua alle cucine.

Le signore regency ovviamente non cucinavano, anche nelle famiglie meno abbienti, se appena era possibile, si assumeva un cuoco. Le signore dell’era della reggenza non cucinavano per le proprie famiglie. Il cuoco (o cuoco maschio in una grande casa) veniva solitamente impiegato direttamente dal padrone o dalla padrona di casa. Spesso ricevevano uno stipendio più elevato rispetto allo steward e come tali considerati separati dal resto del personale domestico.

La famiglia Dashwood, in ragione e sentimento, dispone di una rendita esigua, ma si porta tre servitori dalla casa padronale: una è la cuoca. Leggiamo nella nota di Giuseppe Ierolli alla sua traduzione del romanzo:

Tre servitori erano adeguati alle 500 sterline l’anno a disposizione delle Dashwood, come si legge The Complet Servant, di Samuel e Sarah Adams, pubblicato nel 1825 (pag. 5). Era il numero previsto da JA quando fu deciso il trasferimento della famiglia a Bath (le entrate degli Austen sarebbero state più o meno le stesse), come si legge nella lettera 29 del 3 gennaio 1801 alla sorella Cassandra: “Progettiamo di tenere una Cuoca fissa, e una frivola giovane Domestica, con un posato Uomo di mezza età, che possa incaricarsi del doppio ruolo di Marito della prima e spasimante della seconda.”

(c) The Geffrye, Museum of the Home; Supplied by The Public Catalogue Foundation

Ruoli della servitù nell’800: I servitori di basso rango (lower servant)

  • Footmen (cameriere)

Si tratta di una mansione molto antica, traducibile con il nostro lacchè.

Questo tipo di servitore non era presente se non nelle case più importanti, che potevano davvero permettersi un diverso servo per ogni ruolo.

Anticamente, il footmen era una sorta di apripista, precedeva la carrozza a piedi per aprire la strada, controllare la sicurezza del percorso, fare luce o annunciare l’arrivo della persona importante.

Col tempo e l’aumento della sicurezza delle strade, il footmen o lacché diventa un servo domestico, al di sotto del maggiordomo in vari gradi (primo footmen, secondo ecc). Le sue mansioni sono varie, dal servizio a tavola, all’apertura e chiusura delle porte: in pratica, diventa un cameriere. Mantiene il suo ruolo di “uomo che cammina” quando accompagna fuori i padroni, all’esterno della carrozza, e li accompagna a piedi a fare acquisti e commissioni

Inoltre, sono loro a svolgere la mansione di guardia della casa e dei padroni, così come quello di buttafuori quando gli ospiti si comportano male. Visto che i footman avevano un ruolo alquanto sociale, a stretto contatto con ospiti e persone esterne, dovevano essere il più possibile belli, grandi e grossi.

L0025090 A maid bringing medicine and soup to her master who has a co
Credit: Wellcome Library, London. Wellcome Images
images@wellcome.ac.uk
http://wellcomeimages.org
A maid bringing medicine and soup to her master who has a cold. Lithograph, 1857, after W.H. Simmons after J. Collinson.
1857 By: James Collinsonafter: William Henry SimmonsPublished: 1 August 1857
Copyrighted work available under Creative Commons Attribution only licence CC BY 4.0 http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/

  • Cameriera da camera o domestica

Il personale femminile più abbondante era quello adibito ai lavori domestici e alle pulizie delle camere. La manutenzione delle stanze comprendeva non solo la pulizia, ma anche il rifornimento di carbone e legna per stufe e camini, l’accensione dei fuochi e il mantenimento degli stessi nelle stanze in cui i padroni o gli ospiti soggiornavano. Si occupavano di fornire l’acqua calda per la toeletta e per fare il bagno, portando secchi di acqua riscaldata in cucina. Hanno il compito di aprire le tende alla mattina, arieggiare le stanze, cambiare le lenzuola, svuotare i pitali e lavare i pavimenti.

Le cameriere venivano suddivise in due livelli: quelle più alte venivano in diretto contatto con padroni e ospiti, entrando nelle camere, mentre quelle di livello inferiore avevano le mansioni più pesanti, che non necessitavano interazioni coi padroni (il trasporto di carbone e acqua).

  • Assistente di cucina

Gli sguatteri, o assistenti di cucina erano agli ordini di cuoco o chef e svolgevano i lavori di base nelle cucine, come accedere il fuoco, spennare pollame, pelare la verdura. La pulizia delle stoviglie, pentole e locali cucina era compito delle sguattere di livello più basso, che stavano nel retrocucina.

Ruoli della servitù nell'800

  • Domestiche di retrocucina (Scullery) e domestiche di lavanderia

Si trovano al livello più infimo della scala sociale della servitù. Sono le sguattere che hanno i compiti più gravosi in assoluto. Sono quelle che si alzano prima di tutti, ancora nella notte, per accendere i fuochi nelle cucine, si occupano della manutenzione di pentole e stoviglie di cucina, ma a cui non viene quasi mai affidata la porcellana da tavola. Passano la giornata a pulire, grattare via sporco, scopare resti di cucina da ripiani e tavoli. Puliscono griglie e spiedi, paioli, pentole. Nutrono le galline e gli animali da cortile, portano l’acqua alle cucine. Tenendo conto che i detersivi dell’epoca erano sostanze piuttosto corrosive, come la lisciva o addirittura la sabbia, è facile immaginare come fossero ridotte le loro mani.

Fra le loro incombenze c’erano tutti i compiti più ingrati, fra cui svuotare i pitali della servitù e in generale “servire la servitù”, durante i pasti del personale di servizio.

  • Maid Of All Work – la tuttofare

E quando c’era ben poco da spendere per i domestici? Case piccole, famiglie non troppo numerose e sicuramente non abbienti si affidavano ai servizi di una sola domestica, una tuttofare che lavorava dalle sei del mattino alle undici di sera per pochi scellini. Dalla gestione della cucina, ai lavori domestici alle riparazioni sartoriali al bucato, era tutto sulle sue spalle, aiutata dalla padrona per le faccende meno pesanti.

In epoca vittoriana, i tre quinti di tutte le domestiche erano domestiche tuttofare.

la servitù in epoca regency

Ruoli della servitù nell’800 – Domestiche speciali

C’erano, in alcune famiglie, necessità particolari che venivano affidate a personale addetto. Nelle grandi case di campagna, per esempio, se la tenuta comprendeva una fattoria, si trovava del personale di stalla come le mungitrici che si occupavano di mungere, fare burro, panna, crema di latte e formaggi.

  • Istitutrici e balie

Le balie (nursemaid) erano donne giovani che venivano assunte per la cura e l’intrattenimento dei bambini più piccoli, a partire dalla nascita. Non necessariamente allattavano i bambini, ma erano addette alla loro cura e intrattenimento. Erano loro a portarli fuori in lunghe passeggiate e a farli giocare.

Le istitutrici subentravano in un secondo momento nella cura dei bambini e avevano il compito di istruire i piccoli, sia maschi che femmine, in attesa di mandarli nei collegi.

Ruoli della servitù nell'800

Personale esterno

Inteso come personale che lavora all’esterno della casa: fra questi si contano Questi lavori avrebbero incluso i cocchieri (poi autisti) e gli stallieri. Le case di campagna avevano anche grandi giardini la cui manutenzione era adibita a uno o più giardinieri, se la tenuta era grande e comprendeva dei boschi venivano anche assunti guardiacaccia che si occupavano di mantenere la fauna dei boschi evitando che cacciatori di frodo defraudassero il padrone della sua selvaggina e accompagnavano i signori a caccia. Si prendevano anche cura dei cani del padrone.

Ruoli della servitù nell’800 – Altro personale di servizio

All’occorrenza, per motivi eccezionali veniva assunto personale esterno, donne che aiutassero a fare il bucato, o per aprire una casa rimasta chiusa molto tempo con personale di servizio ridotto.

A volte la biancheria veniva affidata a cucitrici e ricamatrici per rinnovare e adeguare il corredo. Le spose che subentravano in una casa importante, erano solite apporre le loro iniziali su tutta la biancheria, sostituendole a quelle della precedente signora.

la servitù in epoca regency

da: http://thehistorygirlhousewife.blogspot.com/2014/09/the-scullery-maid-of-victorian-england.html

Ruoli della servitù nell’800 – I bambini a servizio

Anche per i bambini c’erano possibilità di lavoro. I piccoli maschietti potevano ricoprire il ruolo di paggio (puramente decorativo) mentre le bambine potevano essere usate come piccolo aiuto domestico, nelle cucine in particolare.

Tabella di Mrs Beeton’s Book of Household Management per Ruoli della servitù nell’800 e stipendi 

Posizione del servo Senza livrea Con livrea
House steward £ 10- £ 80
Valletto £ 25- £ 50 £ 20- £ 30
Maggiordomo £ 25- £ 50
Cuoco £ 20- £ 50
Giardiniere £ 10- £ 30
Lacchè £ 20- £ 60 £ 15- £ 25
Sotto butler £ 15- £ 30 £ 15- £ 25
Cocchiere £ 20- £ 35
Stalliere £ 15- £ 30 £ 12- £ 25
Sotto footman £ 2- £ 20
Paggio o footboy £ 8- £ 18 £ 6- £ 14
Ragazzo stabile £ 6- £ 12
Posizione della domestica Senza indennità aggiuntiva per tè, zucchero e birra Con indennità aggiuntiva per tè, zucchero e birra
Governante £ 20- £ 45 £ 18- £ 40
Cameriera £ 12- £ 25 £ 10- £ 20
Balia £ 15- £ 30 £ 13- £ 26
Cuoca £ 11- £ 30 £ 12- £ 26
Cameriera superiore £ 12- £ 20 £ 10- £ 17
Cameriera superiore £ 12- £ 18 £ 10- £ 15
Tuttofare £ 9- £ 14 £ 7 10s.– £ 11
Camereiera inferione £ 8- £ 12 £ 6 10s.– £ 10
Cameriera £ 9- £ 14 £ 8- £ 13
Bambinaia £ 8- £ 12 £ 5- £ 10
Sguattera £ 9- £ 11 £ 8- £ 12
Sguattera £ 9- £ 14 £ 8- £ 12
Sguattera £ 5- £ 9 £ 4- £ 8

 

 

https://www.kristenkoster.com/a-primer-on-regency-era-servants/

https://en.wikipedia.org/wiki/Household

 

L'articolo Ruoli della servitù nell’800 – la gerarchia dei domestici in epoca Regency e Vittoriana proviene da Il salotto di Miss Darcy.

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La servitù in epoca Regency  https://www.missdarcy.it/servitu-in-epoca-regency/ Tue, 17 Mar 2020 11:17:30 +0000 https://www.missdarcy.it/?p=11140 La servitù in epoca regency La servitù in epoca regency era importantissima e i ruoli dei domestici codificati perché ognuno avesse mansioni definite, compiti e competenze. Scopriamo insieme il mondo… al piano inferiore. La servitù regency: perché al piano inferiore? Le case georgiane, come quelle che possiamo ancora vedere a Bath e in alcune zone…
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L'articolo La servitù in epoca Regency  proviene da Il salotto di Miss Darcy.

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La servitù in epoca regency

La servitù in epoca regency era importantissima e i ruoli dei domestici codificati perché ognuno avesse mansioni definite, compiti e competenze. Scopriamo insieme il mondo… al piano inferiore.

La servitù regency: perché al piano inferiore?

Le case georgiane, come quelle che possiamo ancora vedere a Bath e in alcune zone costruite fra 1700 e 1800 in varie città inglesi, hanno una struttura costante e particolare: presentano un ingresso principale al piano terra, a livello del suolo, piani elevati (da uno a tre, di solito) e una piccola cancellata, che dà accesso al seminterrato. Questo piano, come abbiamo descritto nell’articolo sulla Casa Regency, è il piano operativo della casa, è il luogo di lavoro e cuore delle attività domestiche. Qui si trova il salotto della governante, dove essa può tenere d’occhio chi entra e chi esce dall’ingresso di servizio, ma anche i tesori di porcellane, argenterie vasellame che tiene sotto chiave; qui si trovano le cucine e i locali di servizio: dispensa, cantina…

Leggi anche: la casa in epoca Regency

Questa struttura, così come la quantità della servitù presente nella casa, è privilegio delle famiglie più abbienti. I poveri…

casa regency casa geogiana

I poveri e la servitù.

Leggendo Mansfield Park, un elemento ci stupisce parecchio: la famiglia Price, indigente al punto di non poter mantenere la numerosa prole in modo decoroso, non rinuncia a un aiuto domestico. Questo oggi ci sembra un dato stridente, in quanto le famiglie moderne rinunciano più facilmente alla domestica che a nutrire i figli.

Eppure, in casa Price, le domestiche sono addirittura due, una, “dall’aspetto dimesso” che accoglie Fanny al suo ritorno a casa, e l’altra, “dall’aspetto ancor più dimesso” che ricopre un ruolo inferiore.

Dunque, l’aiuto famigliare era più frequente di quanto oggi immaginiamo, e a costi spesso molto contenuti.

I lavori domestici erano tanti, pesanti, alcuni richiedevano tempi d’esecuzione impegnativi (in cucina non si potevano abbandonare a lungo le vivande in cottura, senza un controllo: il livello di calore di focolari e forni era fondamentale e andava regolato costantemente, così come la preparazione del cibo richiedeva tempi più lunghi di oggi), per cui si poteva parlare di una sorta di “associazione femminile” quella che prevedeva il passaggio a servizio di ragazze più o meno giovani nelle case in cui serviva un aiuto. La famiglia offriva vitto e alloggio, sgravando magari da nidiate numerose le famiglie più indigenti, e garantendosi un aiuto.

Le domestiche che entravano così nelle dimore non erano formate, erano poco più che bambine che fornivano servizi di bassa manovalanza… ne troviamo a bizzeffe in epoca vittoriana, un esempio per tutti, la piccola Becky che fa la sguattera nel collegio di Miss Minchin ne “la piccola principessa”. Mandare a servizio le bambine e le ragazzine era un modo per avere meno bocche da sfamare e qualche soldino in più.

Non sempre le domestiche venivano mantenute nella casa dei padroni: c’era parte del personale che prestava servizio a ore e tornava a casa sua per dormire. Non tutte le case padronali erano strutturate per ospitare decine di domestici.

Quelli che vivevano presso i padroni venivano smistati fra il seminterrato e il sottotetto, che in alcuni casi ospitava anche la camera dei bambini. Se le case erano provviste di stalle (cosa non frequente in città se non nei quartieri più chic) il personale adibito alla cura di cavalli e mezzi di trasporto poteva trovare alloggio presso le strutture adibite.

Laura Theresa Alma-Tadema Laura Alma-Tadema

Laura Theresa Alma-Tadema, ragazzina sulle scale

Come scegliere la servitù in epoca regency

Nel 1792 fu promulgato il Servant’s Caracters act, che rendeva perseguibili coloro che, all’atto dell’assunzione, fornivano false generalità o referenze.

Essendo più difficile di oggi verificare le referenze, falsificare nomi e mansioni era alquanto facile, e prima di scoprire se le persone citate come precedenti datori di lavoro esistevano ed erano effettivamente soddisfatti dell’operato dei dipendenti poteva passare parecchio tempo, durante il quale i bugiardoni potevano far man bassa del formaggio in dispensa… e non solo. La giustizia, perciò puniva chi mentiva. Ma per il resto come andavano le cose?

la servitù in epoca regency

Il passaparola

Il primo sistema utilizzato da chi desiderava assumere la servitù in epoca regency era il passaparola. Una signora alla ricerca di una buona cameriera chiedeva alle amiche, o direttamente ad altre sue domestiche fidate. Le amiche, a loro volta, passavano la richiesta a personale di fiducia alla ricerca di conoscenti indicati per la mansione richiesta. Sorelle e cugine, figlie e nipoti erano fra le prime a essere proposte.

Il passaparola offriva garanzie da entrambe le parti, perché anche le ragazze che andavano a servizio preferivano, se possibile, evitare di essere assediate da un vecchio fauno desideroso di coccole.

Le referenze

Come abbiamo visto, le referenze erano affare assai delicato: mentire o essere colti in fallo riguardo le generalità fornite poteva essere un grosso guaio. Si rischiava una reputazione (di servizio) macchiata, con conseguente impossibilità di svolgere il lavoro del livello raggiunto. Per gli sguatteri non era questione, ma per le cameriere personali, i maggiordomi e le governanti, la questione era importante: essere declassata da governante a sguattera era umiliante e dannoso dal punto di vista economico. Senza contare che si rischiavano multe o peggio.

la servitù in epoca regency

Registry offices

Esisteva già in epoca Regency, un ufficio del registro, o meglio ne esistevano parecchi, nei quali i lavoratori potevano registrarsi, indicando capacità e referenze, e presso i quali i datori di lavoro potevano cercare i futuri dipendenti.

Erano a tutti gli effetti come i moderni uffici di collocamento, sono che in periodo reggenza non erano ancora molto controllati e regolamentati, per cui potevano costituire l’ultima spiaggia.

Oltre ad aspettare che la gente andasse a offrirsi, si basavano sul volantinaggio, proponendo le offerte di lavoro in giro per la città.

In epoca vittoriana questi uffici funzionavano già in modo molto efficiente: qui si potevano cercare governanti, tate, istitutrici… e trovare chi rispondesse alle esigenze di lavoro in modo adeguato.

Gli uffici del registro dei dipendenti erano divisi in tre categorie:

  1. quelli che chiedevano un compenso sia dal datore di lavoro che dal dipendente;
  2. Quelli gratuiti per i dipendenti, ma che chiedevano un compenso al datore di lavoro per la ricerca del personale adatto. (talvolta veniva chiesto un compenso anche al dipendente, qualora l’abboccamento andasse a buon fine);
  3. Registri per personale straniero (le mitiche cameriere francesi, i cuochi italiani…).

la servitù in epoca regency

Gli annunci

Jane Eyre trova posto come governante grazie a un annuncio su un giornale. I giornali fungevano da intermediari per la ricerca e offerta di lavoro, anche se poteva essere un modo rischioso di trovare impiego o dipendenti. Jane, in effetti, finché non arriva a Tornfield non ha la più pallida idea di chi dovrà curare, di cosa dovrà fare e con chi dovrà trattare, ha il solo riferimento della signora Fairfax.

la servitù in epoca regency

Chi assumeva la servitù in epoca Regency?

Se pendiamo il caso di Jane Eyre, vediamo che ad assumere l’istitutrice è la governante, senza chiedere parere al padrone. Nelle grandi case erano maggiordomo e governante a occuparsi delle assunzioni e di tutto ciò che riguardava il personale, ma la padrona di casa (se c’era) era quella a cui veniva data sempre l’ultima parola. Vedremo come, soprattutto in epoca vittoriana, le padrone di casa fossero considerate dei “generali della casa”, figura alternativa a quella dell’angelo del focolare.

Nel prossimo viaggio nel tempo scopriremo altri segreti del mondo del seminterrato…

https://janeaustensworld.wordpress.com/2009/05/27/hiring-servants-in-the-regency-era-and-late/

Tracing Your Servant Ancestors Di Michelle Higgs

Statute law repeals: eighteenth report, draft Statute Law (Repeals) Bill di Great Britain: Law Commission, Scottish Law Commission.

The Angel in the House, the Household General, the Ethereal Queen – Cultural and Patriarchal Representations of Women in 19th-Century Britain di Ana-Blanca Ciocoi-Pop

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Le debuttanti in epoca Regency la Stagione sociale (social season) https://www.missdarcy.it/le-debuttanti-in-epoca-regency/ Mon, 09 Mar 2020 17:44:58 +0000 https://www.missdarcy.it/?p=11125 Le debuttanti in epoca Regency la Stagione sociale (social season) Un viaggio nella dura vita delle debuttanti in epoca Regency e dei poracci che dovevano farsi presentare a corte. La stagione sociale (“social season”) per noi è sinonimo di stagione londinese. La London Season, infatti, è certo la più ambita e popolare per le debuttanti…
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Le debuttanti in epoca Regency la Stagione sociale (social season)

Un viaggio nella dura vita delle debuttanti in epoca Regency e dei poracci che dovevano farsi presentare a corte.

La stagione sociale (“social season”) per noi è sinonimo di stagione londinese. La London Season, infatti, è certo la più ambita e popolare per le debuttanti in quanto è quella a cui partecipano le persone più importanti e socialmente elevate; inoltre è fra le debuttanti londinesi che si trovano quelle che avranno l’onore di essere presentate alla Regina, evento che corona le début delle signorine delle famiglie migliori. Ma chi erano queste debuttanti e che cosa dovevano fare?

tè in epoca vittoriana

Perché è così famosa la London Season?

Come abbiamo già visto nell’articolo sulla Stagione Londinese, è un’antica tradizione, quella della Stagione: nei secoli XVII e XVIII era il periodo in cui l’élite sociale inglese organizzava il ballo delle debuttanti ed eventi di beneficenza a favore di Londra.

La Season  coincideva col periodo di apertura del Parlamento, ed era il momento in cui le figlie della nobiltà accedevano per la prima volta a corte: per loro era l’inizio della comparsa ufficiale nella scena pubblica e quindi sul mercato matrimoniale.

Il debutto in società non è solo inglese, anzi per la verità proprio in Inghilterra dal 1958 è stato ufficialmente abolito perdendo l’evento principale, ossia la presentazione a corte. Rimangono ancora oggi però balli molto chic nei quali le fanciulle possono sognare e inserirsi nell’antica tradizione, danzando con ufficiali e partecipando a feste estremamente codificate.

Leggi anche: la Stagione Londinese

Le debuttanti in epoca Regency e la Regina – la presentazione a Corte

Fino al 1958, dunque il cuore della stagione era la presentazione a corte.

Ma come ci si arrivava? L’unico modo per essere presentati a corte era avere l’appoggio di una dama a sua volta già presentata a Corte, ossia era necessaria una madrina appartenente al Ton che a sua volta fosse stata introdotto al cospetto del re o della regina.

debuttanti in epoca regency

la regina Charlotte

La presentazione a Corte

La presentazione a corte non era ambita solo dalle debuttanti: anche un buon numero di uomini e donne, scapoli e ammogliati, sognavano di accedere a questo grande onore.

Per gli uomini, valeva una regola simile a quella delle donne: entravano insieme a qualcuno già accolto, oppure grazie a particolari meriti o incarichi ricevuti. Insieme a questi uomini arrivavano le mogli, a loro volta presentate al re o alla regina (a seconda del regnante in carica).

Sir William Lucas era stato in precedenza commerciante a Meryton, dove aveva accumulato una discreta fortuna, ed era stato elevato all’onore del cavalierato a seguito di un discorso indirizzato al re, quando era sindaco. Al riconoscimento era stata forse attribuita un po’ troppa importanza. (…)

Per sua natura inoffensivo, affabile e premuroso, la presentazione a corte lo aveva reso raffinato ( orgoglio e Pregiudizio, vol.1 cap. 5, trad, Giuseppe Ierolli)

Anche in La fiera delle Vanità, l’ambiziosa Becky Sharp arriva, partendo da un’infanzia nella povertà accanto al padre pittore, ad assurgere insieme al marito alle glorie di un’apparizione a corte, anzi addirittura riesce a intrufolarsi nel ton diventandone una stella.

Andare a corte era dispendioso in termini di denaro e di tempo, ma apriva molte porte: le vere relazioni si intessevano lì, bastava anche una sola comparsata per aver garantite le conoscenze giuste… bastava saperci fare.

In ogni caso, un ingresso a Corte elevava socialmente la persona.

debuttanti in epoca regency

abito da corte in una fashion plate. Da Jane Austen world

Le debuttanti in epoca Regency e… i debuttanti!

Non solo le ragazze desideravano accedere a corte: se per loro era pensato un evento ufficiale, nel quale le fanciulle venivano schierate e presentate al sovrano, i giovanotti di buone speranze partecipavano agli stessi eventi per migliorare il loro stato sociale senza escludere le nozze con una delle sopra citate signorine come mezzo.

I giochi erano facili: le ragazze cercavano fidanzati possibilmente ricchi e titolati, partendo da una base d’asta pari ai loro mezzi e titoli; i maschietti idem. Se non capitava quella cosa terribile che si chiama innamoramento, si procedeva per esclusione di partiti non adeguati e si cercava l’avvicinamento di quelli adeguati o ottimi.

Leggi anche: l’educazione delle donne nell’800

Ovviamente non mancavano arrampicatori sociali, così come compromessi accettabili che facevano accoppiare possessori di titoli e terre (di solito, uomini, visto che erano loro a detenere i titoli… le duchessine e le contessine non esistono proprio!!!!!) a possessori di patrimoni adeguati al mantenimento di uno status sociale adeguato al titolo.

Leggi anche: i titoli di cortesia inglesi

Il problema era che i titoli erano abbinati a grandi proprietà inalienabili, che spesso risultavano più una perdita di denaro che una fonte di ricchezza. Avete presente il film L’erba del vicino è sempre più verde? Il nobilissimo Cary Grant deve cedere alle necessità e aprire il castello a visite guidate per poterlo mantenere. Grandi dimore, grande spese. Una moglie che possa rimpinguare le casse (magari svuotate da qualche scommessina di troppo) era un sistema molto in voga in epoca Regency.

debuttanti in epoca regency

Le regole di corte

Ogni corte è bella a mamma sua. Ogni corte ha le sue regole, dal rigidissimo cerimoniale spagnolo a declinazioni più easy, esiste un codice molto preciso di comportamento e abbigliamento a cui attenersi dettagliatamente per chi vuole destreggiarsi nei corridoi del palazzo reale.

Il cerimoniale appartiene a tutte le culture, fa parte del linguaggio del corpo che permette di comprendersi e che deve essere noto a chi deve farne uso: perciò, chi vuole accedere a corte, lo deve conoscere.

Davanti a un re e a una regina occorre (anche oggi) seguire un protocollo di comportamento, che se non seguito arreca offesa al sovrano. L’inchino, per esempio, ha sue regole; ai re e alle regine non si voltano mai le spalle, alla regina ci si rivolge con determinati appellativi… chi non fa così, è out.

Leggi anche: i titoli nobiliari inglesi

Ancora oggi, come ai tempi di Vittoria e prima ancora, quando a tavola la regina termina di mangiare, tutti i commensali vengono privati dei piatti. Ai tempi di Vittoria era un bel dramma, perché lei era velocissima e capitava che gli ultimi a essere serviti potessero a malapena assaggiare la vivanda.

L’inchino alla regina a sua volta segue regole precise, così come il modo di rispondere al sovrano (vostra maestà, Ma’am). Ovviamente, vietato parlare per primi ma aspettare sempre che sia il sovrano a interpellarci.

L’abbigliamento a corte in epoca Regency

L’abbigliamento era un’altra nota dolente per le casse delle famiglie che orbitavano attorno alla corte e che partecipavano agli eventi mondani maggiori. Oggi non è molto diverso… avete idea di quanto costano i cappelli che indossa la gente ad Ascot?

In linea di massima, in epoca Regency e successiva l’abbigliamento per la corte è un abbigliamento retrò.

Fino a tutta l’epoca vittoriana, infatti, per gli uomini era d’obbligo indossare gli orridi pantaloni al ginocchio, con calza a vista e scarpa bassa: insomma, gli abiti in voga quasi un secolo prima.

Per le donne la preziosità era d’obbligo. Per tutta l’epoca Regency a corte si sono indossati abiti con il cerchio, più simili a quelli settecenteschi che a quelli leggiadri e vaporosi delle immagini imperiali francesi, forse proprio per distinguere la serietà della corte inglese da quella indecente francese.

Privilegiate le stoffe pesanti, le sete, in particolare, impreziosite da ricami e pietre preziose. Lo strascico lo troviamo in quasi tutti gli abiti inglesi da corte.

Le stoffe erano spesso intessute con oro e argento, specie dopo il matrimonio della principessa di Galles, che come abito da sposa ha sfoggiato un vestito completamente intessuto d’argento, un

Si trattava di abiti piuttosto scomodi, perché univano la moda della vita alta a quella dei cerchi per strutturare le gonne, allo strascico da portarsi dietro… ma erano spettacolari, sia per stoffe che per forma.

La regina Charlotte decide tutto

A stabilire le regole di abbigliamento a corte era la regina Charlotte, amatissima moglie di Giorgio III e mamma del nostro amico reggente Giorgio (poi Giorgio IV), e poiché dopo di lei si è dovuto aspettare un po’ per avere di nuovo una regina come si deve (il reggente e la sua sposa non andavano d’accordo, per cui lei a corte non ci rimase molto, non fu neppure chiamata a presenziare all’incoronazione del marito), e regole rimasero le sue fino a che la mitica Vicky non stabilì le sue (e non fece poi molti cambiamenti, se non nell’adeguamento alla moda delle sue dame). Presenziò fino al 1818 a tutti gli eventi mondani: dopo no, perché morì…

Lo stile quindi rimase pressoché settecentesco, con la vita degli abiti che salì più in alto per un po’ e poi riprese a discendere: ma qui arriviamo agli anni ’30 dell’800 e con loro anche la regina Vittoria.

Per arrivare ad abiti meno gonfi bisogna aspettare il 1818-1820, quando da Reggente Giorgio diventa Re Giorgio IV e abolisce gli enormi gabbioni delle signore.

L’era georgiana aveva introdotto corsetti stretti quasi quanto quelli vittoriani (cambiava la struttura che appiattiva l’addome e sollevava il petto), abbinati a gabbie molto larghe ai lati –  panier, lo stile di Maria Antonietta, per capirci –  il remix con la moda neoclassica è uno strano ibrido che nelle fashion plate ci lascia oggi un po’ perplessi. Visto nei musei, però sembra meno ridicolo…

Le scollature erano ammesse la sera, mai durante il giorno. I gioielli invece, necessari. Perle, soprattutto.

Le acconciature del periodo erano molto imponenti, in voga soprattutto le torreggianti piume, di airone, struzzo (il più apprezzato), Uccello del Paradiso, fagiano e ara.

Dopo la regina Charlotte, la regina della moda di corte divenne, Dopo il matrimonio di sua Altezza Reale la Principessa di Galles, la Marchesa di Townshend , nominata Mistress of the Robes  ( Bell’s Court Fashionable Magazine, La Belle Assemblee, Vol 1, Part 1, p 17-18).

I colori delle debuttanti in epoca Regency a corte

Indovina che colore indossavano a corte le debuttanti in epoca Regency. Se hai detto bianco, hai indovinato. Le donne sposate, anche quando venivano invitate alla presentazione del sovrano, potevano invece spaziare su altre tinte, mentre le fanciulle, allora come in tutti i secoli futuri, vestivano solo di bianco.

Anche oggi, ai balli delle debuttanti, il bianco è colore principale delle fanciulle, mentre per le scarpe, non c’è una tinta comune: le debuttanti alla Venaria Reale per esempio indossano scarpette rosse, che vengono loro fornite tutte uguali, così come gli abiti, tutti disegnati da un unico stilista per l’occasione in fogge leggermente diverse.

A knock at the door Laura Alma-Tadema

A knock at the door Laura Alma-Tadema

Che cosa deve saper fare una debuttante

Una debuttante deve saper danzare. I balli sono le country dance, poi in epoca vittoriana vediamo arrivare anche il valzer a corte con il fascinoso Albert.

Oltre al ballo, le fanciulle devono conoscere benissimo le regole di comportamento, devono sapersi inchinare con grazia, camminare con grazia, scivolare all’indietro con grazia nel casi si incrociasse la regina. La vita a corte è un ginepraio di regole, motivo per cui dopo una presentazione di solito la vita sociale si sposta in altri luoghi. Meno complicati da gestire!

https://janeaustensworld.wordpress.com/tag/presentation-at-court/

(immagini da Jane austen word, pinterest e wikimedia)

 

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Elizabeth Barrett Browning – La grandezza, l’amore, il dolore https://www.missdarcy.it/elizabeth-barrett-browning-la-grandezza-lamore-il-dolore/ Fri, 06 Mar 2020 18:10:35 +0000 https://www.missdarcy.it/?p=11115 Elizabeth Barrett Browning – La grandezza, l’amore, il dolore Elizabeth Barrett Browning nacque a Durham il 6 marzo 1806 in una famiglia molto benestante, arricchita grazie al commercio dalle piantagioni da zicchero del padre, in Giamaica. I primi anni della poetessa sono molto felici. La numerosa famiglia vive in campagna – in tutto i fratelli…
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Elizabeth Barrett Browning – La grandezza, l’amore, il dolore

Elizabeth Barrett Browning nacque a Durham il 6 marzo 1806 in una famiglia molto benestante, arricchita grazie al commercio dalle piantagioni da zicchero del padre, in Giamaica.

I primi anni della poetessa sono molto felici. La numerosa famiglia vive in campagna – in tutto i fratelli Barrett sono dodici, di cui Elizabeth è la maggiore – dove i ragazzi possono dedicarsi ad attività all’aria aperta senza tuttavia trascurare gli studi.

Elizabeth manifesta un’intelligenza precoce e una grande attitudine allo studio, in particolare dei poeti latini e greci, di Shakespeare e Dante. L’amore per le lettere la porta, ancora bambina, a una  notevole conoscenza delle lingue classiche e della filosofia, in particolare metafisica. Da autodidatta si dedica anche con successo allo studio dell’ebraico per approfondire la propria conoscenza della Bibbia: la giovanissima studentessa è infatti anche animata da una fede profonda e attenta.

Elizabeth Barrett Browning compone il suo primo poema epico a soli dodici anni. Poco tempo dopo la sua vita cambia drasticamente a causa di una malattia che ancor oggi non è stata identificata con certezza: probabilmente, secondo l’antropologa Anne Buchanan, si trattò di una malattia molto rara, la paralisi periodica ipokaliemica, che causa episodi di paralisi muscolare dalla durata variabile associati a una riduzione dei livelli di potassio nel sangue.

Questa malattia la costringerà a vivere da reclusa, come un’inferma, per il resto della sua vita, e a diventare dipendente dalla morfina per alleviare le sofferenze, ma non sarà in grado di domare il suo spirito, così come non ci riusciranno i dissesti finanziari della famiglia.

Fra il 1832 e il 1837 la famiglia Barrett si trasferisce diverse volte, per arrivare infine a Londra: la rivolta degli schiavi in Giamaica pone fine alla fortuna del commercio del padre.

elizabeth barrett browning

Elizabeth Barrett Brownin  – la giovinezza

Gli  anni della giovinezza di Elizabeth sono funestati da gravi lutti, il primo dei quali è la morte della madre, nel 1828, che richiede, oltre a causare un grande dolore, un riassestamento della gestione della grande famiglia. Tra il 1837 e il 1838 la poetessa fu nuovamente colpita da una malattia, probabilmente un’ulcerazione tubercolare dei polmoni. Quello stesso anno, su insistenza del suo medico, si trasferì da Londra a Torquay , sulla costa del Devonshire. Nel febbraio 1840 suo fratello Samuel muore di febbre in Giamaica; pochi mesi dopo il fratello prediletto da Elizabeth, Edward annega nel 1840, proprio durante un viaggio a Torquay.

A questi drammi, si aggiunge la difficoltà di vivere con il padre, possessivo, austero e fanaticamente religioso, così dispotico da costringere i figli a promettere solennemente di non sposarsi mai.

Elizabeth Barrett Browning, dunque, dopo i primi anni felici, si ritrova a vivere come una reclusa nella  casa paterna al 50 di Wimpole Street e con ben poche speranze di felicità, se non quelle che le possono giungere dalla scrittura e dalla compagnia di un cagnolino, Flush: Virginia Wolf racconterà di Elizabeth proprio ponendo al centro della narrazione il cane, che darà il nome all’opera biografica della grande scrittrice.
Nel 1844 vengono pubblicati  i Poems: Elizabeth, già resa celebre da alcune sue opere, raggiunge con questa silloge la fama e il riconoscimento della sua grandezza.

elizabeth barrett browning

un’illustrazione dei Sonetti Dal Portoghese

Elizabeth Barrett Browning e l’amore

Il poeta Browning, leggendo la raccolta, viene spinto dal desiderio di conoscerne l’autrice e le scrive.

“Adoro i tuoi versi con tutto il cuore, cara signorina Barrett.”

Ne nasce uno scambio epistolare della durata di un anno, che conduce i due a volersi conoscere di persona: ne nasce un grande amore. Queste lettere oggi sono fra opere che meglio comunicano a noi lettori lo spirito del romanticismo vittoriano.

Il padre di Elizabeth si oppone immediatamente alle loro intenzioni, e ostacola quell’unione fino ad arrivare a maledirla.

La coppia però è determinata a stare insieme e così, nonostante i numerosi problemi di salute della donna, i due fuggono insieme dopo essersi sposati in segreto. Elizabeth e Robert si recano in Italia, accompagnati dal cane Flush a cui Elizabeth non può rinunciare. Con loro parte anche Wilson, infermiera e amica di Elizabeth, che è anche stata testimone delle nozze.

Inizia, per la poetessa, una vita nuova e stimolante, ben diversa dalla solitaria esistenza a cui è abituata. Il clima, gli stimoli, la felicità coniugale e letteraria la portano a vivere il periodo più sereno della sua vita,e per un po’, anche la sua salute migliora, tanto che riesce a portare a termine la gravidanza e a dar alla luce suo figlio Pen dopo diversi aborti spontanei.

Elizabeth col figlio

Il soggiorno fiorentino

A Firenze la poetessa dà vita alla sua opera più famosa, i Sonetti dal portoghese (1850), in cui raccoglie le poesie dedicate a suo marito: sono fra i versi d”amore più belli e profondi di sempre. La vita dei Browning a Firenze li porta a conoscere l’importante comunità letteraria inglese che si trova in questa città e che ha dato vita a una vivacissima comunità culturale. Elizabeth, attenta anche alle tematiche sociali, si dimostrerà essere un elemento di spicco di questo gruppo.

Purtroppo, la felicità della famiglia Browning è di breve durata: le condizioni di salute di Elizabeth si aggravano, e nel 1861 la poetessa muore
tra le braccia del marito. Viene sepolta in una bellissima tomba di marmo di Carrara nel cimitero degli Inglesi a Firenze, dove ancora oggi riposa.

Leggi anche: L’educazione delle donne nel 1800

Elizabeth Barrett Browning – non solo poesie d’amore

Sebbene Elizabeth sia nota soprattutto per l’opulenza dei suoi poemi dedicati all’amore, non fu certo limitata a questo tema: la sua mente era troppo vivace, la sua cultura troppo ricca per consentirle di limitare il suo sguardo sulla vita alla sola sfera dei sentimenti. Elizabeth Barrett si interessò all’emancipazione femminile e a molti tempi sociali importanti, per i quali si espresse anche in versi: il lavoro minorile (“The Cry of the Children”)

Lo sentite il pianto dei bambini, O miei fratelli,
prima che la tristezza arrivi con gli anni?
Essi appoggiano le loro giovani teste contro le loro madri,
e questo non ferma le loro lacrime.
I piccoli agnelli belano nei prati,
i giovani uccelli cinguettano nel nido,
i giovani cerbiatti giocano con le ombre,
i fiorellini si piegano verso ovest-
Ma i giovani, giovani bambini, O miei fratelli,
piangono amaramente!
Piangono nella ricreazione degli altri,
nel paese della libertà (Inghilterra). (tutta la poesia qui)

Orrori e paure dell'età vittoriana: la Storia del colera

Si occupò anche della controversa questione della schiavitù e, sebbene la sua famiglia d’orine avesse tratto da essa il suo profitto, Elizabeth si schierò come abolizionista, dimostrando una spiccata personalità e indipendenza di pensiero.

In quanti modi ti amo? Fammeli contare.
Ti amo fino alla profondità, alla larghezza e all’altezza
Che la mia anima può raggiungere, quando partecipa invisibile
Agli scopi dell’Esistenza e della Grazia ideale.
Ti amo al pari della più modesta necessità
Di ogni giorno, al sole e al lume di candela.
Ti amo generosamente, come chi si batte per la Giustizia;
Ti amo con purezza, come chi si volge dalla Preghiera.
Ti amo con la passione che gettavo
Nei miei trascorsi dolori, e con la fiducia della mia infanzia.
Ti amo di un amore che credevo perduto
Insieme ai miei perduti santi, – ti amo col respiro,
I sorrisi, le lacrime, di tutta la mia vita! – e, se Dio vorrà,
Ti amerò ancora di più dopo la morte.

rossetti

Se devi amarmi, per null’altro sia
se non che per amore.
Mai non dire:
“L’amo per il sorriso,
per lo sguardo,
la gentilezza del parlare,
il modo di pensare
così conforme al mio,
che mi rese sereno un giorno”.
Queste son tutte cose
che posson mutare,
Amato, in sé o per te, un amore
così sorto potrebbe poi morire.
E non amarmi per pietà di lacrime
che bagnino il mio volto.
Può scordare il pianto
chi ebbe a lungo
il tuo conforto, e perderti.
Soltanto per amore amami
e per sempre, per l’eternità.

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