L’importanza di chiamarsi Jane (o Charlotte?)

Chiamarsi Jane, una garanzia!

Charlotte Bronte: festeggiamo il suo compleanno parlando della sua Jane.

Jane è un nome importante, specie per le donne che amano la letteratura dell’Ottocento inglese.

Al volo, lo avete pensato: Jane Austen, o Jane Eyre.

Perché chiamarsi Jane è importante, è come nascere sotto il segno giusto, nel posto giusto, al momento giusto.

Noi viviamo, spero che lei lo sappia, Mr. Worthing, in un tempo di ideali e da sempre il mio ideale è stato di amare qualcuno che si chiamasse Ernest. C’è qualcosa in quel nome che ispira totale fiducia.

Dal primo istante che Algernon mi disse di avere un amico di nome Ernest, seppi che ero destinata ad amarla.

(L’importanza di chiamarsi Ernest, O. Wilde)

Oggi, 21 aprile, ricorre il compleanno dell’autrice che a Jane Eyre diede i natali, Charlotte Bronte. Ma come sapete, le Charlotte quasi mai hanno importanza, perciò alla sua creatura ci dedicheremo in questo breve articolo, per celebrare la sua augusta creatrice.

Jane, dicevamo.

Chiamarsi Jane Bennet

Le Jane nascono per essere amate. Jane Austen questo lo sapeva e al suo personaggio più amabile diede questo nome: Jane Bennet.

Guardate bene, tutti gli altri personaggi austeniani, in qualche modo vi faranno arrabbiare. Troppo buone come Fanny, troppo intelligenti a sproposito come Elizabeth, troppo ingenue come Catherine. Ma Jane, no. Tifi per lei al 100%, anche la sua bontà non è mai molesta, il suo cercare in tutti il buono mai melenso. Jane è Jane e si merita tutta la felicità del mondo.

Arrivi a chiederti come possa Bingley essere così scemo da dar retta a Darcy. Ma lui mica si chiama Jane e quindi qualcosa può anche sbagliarla, no? Jane Bennet ha come solo difetto quello di non palesare i suoi sentimenti e apparire, a chi non la conosce, un po’ freddina. Caspita, che difetto grosso.

Chiamarsi Jane Austen

Jane Austen, diciamolo, un pochino di più ci fa rabbia. Qualche volta è un po’ troppo pungente, troppo certa nei suoi giudizi. Ma lei è Jane. Lei può, perché ha ragione. A meno di trent’anni ha già capito tutto della vita e ce lo vuole far scoprire, attraverso la splendida maieutica dei suoi romanzi. Jane, magnifica Jane!

A volte ho l’impressione che nei suoi libri abbia racchiuso l’intera umanità, coi suoi pregi e i suoi difetti, con le sue gioie e i suoi dolori, il suo splendore e le sue miserie. Mica poco, accipicchia.

Chiamarsi Jane Eyre

Ed eccoci a Jane Eyre. Non temete: aspetto da anni di scrivere sul blog qualche buon articolo su di lei e non mi limiterò a queste poche righe ironiche e impudenti. Ma Jane Eyre le supera tutte.

Jane Eyre è una creatura plastica, come una scultura fatta di luce e di corporeità.

Jane Eyre, anche se dovrebbe vivere in epoca Regency (il romanzo è ambientato nel 1820, scritto nel 1847), è una figlia del suo tempo, un’anima totalmente vittoriana, con le sue ombre dai richiami gotici e con le sue lucenti qualità morali.

Ecco: Jane Eyre e luce e ombra, in un abbraccio fuori dal tempo e dalle mode.

Jane Eyre è una vera, grandiosa Jane, la Donna, in cui la morale è condotta e non moralismo, in cui la passione è vigore e non passionalità fine a se stessa.

L’amore? Ah, le Jane son fatte per amare!

Per insegnarci ad amare.

Quando Jane ama, però, non si dissolve nell’amato: resta fedele al proprio essere, non perde il rispetto di sé e ne fa un punto di forza del proprio amore.

Di certo, Jane Eyre è una donna dallo sguardo attento, dalla capacità di leggere fra le righe della realtà, che riesce a trarre da ciò che la circonda i mezzi per un costante miglioramento. Jane Eyre è un essere umano che cresce, è un’anima che fiorisce traendo forza dal fango che vorrebbe soffocarla e dall’acqua che dovrebbe annegarla.

Jane Eyre è una donna che arriva ad avere uno spirito purificato da dolore e dalla vita, ma che impara a convivere anche con gli aspetti più oscuri di sé e che, per questo, ha uno sguardo unico sulla vita.

Non c’è da stupirsi, visto che alle sue spalle c’è un altro nome importante. Charlotte.

Prima, in effetti, ho mentito.  Anche chiamarsi Charlotte comporta delle responsabilità. Se ci fate caso, In Orgoglio e Pregiudizio l’unica donna davvero lucida è Charlotte Lucas, che a darle retta tutti si risparmierebbero un sacco di fastidi.

Il nome fa davvero il destino? Forse.

Le Jane ce lo fanno pensare. Chi è la perfetta signorina in Emma, quella in disgrazia ma che alla fine se la cava alla grande “perché meritevole” (anche facendo un po’ la birichina!)? Ve lo dico o indovinate? Di cognome fa Fairfax.

Chiamarsi Jane, insomma, è un bell’impegno, ma i risultati… sono garantiti.

Se volete approfondire seriamente:

https://it.wikipedia.org/wiki/Jane_Eyre

http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/charlotte-leroina-famiglia-bront-1249255.html

http://leggorosa.blogspot.it/2015/10/jane-eyre-di-charlotte-bronte.html?m=1

Antonia Romagnoli @antoniaromagnol

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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