Bridget Cleary – pensavo fosse una fata: l’agghiacciante uxoricidio che sconvolse l’Irlanda.

Bridget Cleary – pensavo fosse una fata: l’agghiacciante uxoricidio che sconvolse l’Irlanda.

Il caso di Bridget Cleary fu, verso la fine dell’800, uno degli omicidi più efferati e agghiaccianti avvenuti in Irlanda. La donna, infatti, fu assassinata brutalmente dal marito, convinto che le fate avessero rapito la sua vera sposa e l’avessero sostituita. Il caso raggiunse le maggiori testate giornalistiche e fu seguito con passione da tutta l’Inghilterra vittoriana.

Bridget Cleary – chi era

Bridget Cleary – nata Boland intorno al 1869 – risiedeva a Ballyvadlea, nella contea di Tipperary. Incontrò il futuro marito nell’agosto del 1887 a Clonbel, dove lui lavorava come bottaio e lei faceva l’apprendista sarta. I due si sposarono dopo poco e presero residenza a Ballyvadlea per vivere con i genitori di lei, mentre Michael ha continuato a lavorare come bottaio a Clonmel.

La famiglia Boland, infatti, aveva a disposizione una delle case della corona riservate ai braccianti agricoli ed era la più spaziosa e bella del paesino, una dimora che avrebbe fatto gola a molti, ma che aveva, per gli abitanti del villaggio, una grande pecca: era stata costruita sopra una fortezza delle fate.

Il matrimonio di Bridget Cleary

Per essere una giovane sposa, Bridget si dimostrò piuttosto indipendente e non rinunciò al lavoro: dapprima, vendendo le uova del suo pollaio ai vicini, poi, dopo l’’acquisto di una macchina da cucire Singer, un vero lusso per una giovane irlandese di fine secolo, riprese l’attività di sartoria e come modista.

Il matrimonio sembrava non voler dare alla coppia figli, e Bridget impiegò le sue capacità professionali per contribuire al benessere della famiglia.

Dopo qualche anno di convivenza, la madre di Bridget morì e a lei rimase il compito di badare al padre anziano.

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Margaret Nasmyth (https://www.mutualart.com/Artist/Margaret-Nasmyth/A4A1C9102AC861E2)

La casa e le fate

Ma che cos’è una fortezza delle fate?

Le più radicate leggende irlandesi ci parlano di fate, di folletti, del loro rapporto controverso con gli esseri umani. Una convivenza talvolta non molto pacifica, quella fra uomini e creature fatate, soprattutto pericolosa per i primi, se non rispettano le regole e infastidiscono le creature del Piccolo Popolo.

Per esempio, esistono luoghi che comunemente vengono ritenuti come appartenenti alle fate: alcune colline, sotto alle quali si dice siano costruite le loro fortezze e castelli e da cui essi escono per le loro scorribande nel mondo umano; i cerchi fatati, antichi reperti di pietra (ringfort) appartenenti alle religioni perdute che le creature fatate hanno reso loro: persino i cerchi di funghi, che si pensa segnino il confine di un portale che mette in comunicazione i due mondi. Cerchi nei quali gli esseri umani devono temere di entrare, perché il rischio è perdere la vita, o restare intrappolati per sempre, oppure quello di rimanerci per anni e anni perdendo la nozione del tempo.

Ecco, proprio su una fortezza fatata era stato incautamente costruito il bel cottage in cui Patrik Boland aveva potuto portare la propria famiglia e quella della figlia Bridget.

Fate o no, la sua povera moglie era vissuta solo un anno nel bel cottage fatato, e qualcuno avrebbe potuto ravvisare in questo un colpo di fata.

Bridget Cleary – superstizione e follia

L’agonia di Bridget sembra essere iniziata prima della data della sua morte: la povera donna è stata torturata per giorni.

L’11 marzo 1895 venne chiamato il medico per la giovane donna: era malata, ma il dottor Crean non poté vederla fino al 13, quando le diagnosticò una bronchite e un certo nervosismo. Bridget non disse nulla né a lui, né al sacerdote del paese, padre Ryan, che in seguito viene invitato al suo capezzale per confessarla e somministrarle l’olio santo. Non si sa “quanto” lei fosse malata e quanto i suoi disturbi fossero frutto dei tentativi di scacciare da lei spiriti maligni, o di far tornare al suo posto la vera signora Cleary: sta di fatto che nessuno dei due sospettò che l’inferma fosse vittima di vessazioni.

Quasi come in un film del terrore, al calare delle tenebre tutto ricominciava daccapo.

Il signor Cleary, convinto che sua moglie fosse stata sostituita da una fata, insieme a un nutrito gruppo di familiari, per tutte le notti fino a quella fatidica dell’omicidio, continuarono a praticare esorcismi tradizionali per scacciare la fata.

Come farsi restituire un changeling

Era convinzione comune che le fate avessero la brutta abitudine di rapire bambini o persone e di sostituirle con creature del loro popolo. I bimbi rachitici, brutti, ammalati, potevano solo essere creature fatate, che avevano preso il posto dei veri umani.

Nel caso di Bridget, Micheal Cleary sembra ver dichiarato, durante il processo, che la donna “era troppo bella per essere sua moglie, e di essere anche due spanne più alta”.

Questa convinzione che in quella casa vivesse una fata aveva turbato non solo lui, molto sicuro dello scambio, ma anche i parenti più stretti, quelli che più o meno coscienti di quanto avveniva assisterono ai fatti.

Bridget fu costretta a subire riti, a bere acqua santa, a ripetere formule atte a smascherare la fata: per giorni e notti subì terrificanti vessazioni, sempre peggiori, più cresceva la convinzione che gli esorcismi non avessero effetto.

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Venerdì 15 marzo – una morte iniqua

Dopo tre giorni di tentativi, Cleary e Boland, in presenza di altri parenti, chiesero al parroco di celebrare una messa in casa: il sacerdote, senza sospettare che facesse parte di un rito molto più ampio, celebrò e se ne andò.

Nell’arco della serata, però, Cleary tornò a essere sospettoso nei confronti della moglie, che non si comportava in modo naturale. E i tentativi di farle svelare la sua vera identità ricominciarono.

Bridget Cleary fu costretta a sostenere la prova del pane: le fu dato a tre riprese del pane da mangiare, senza un solo goccio d’acqua, e dopo ogni boccone le veniva chiesto quale fosse il suo nome. Per paura, esasperazione, per il malanno che l’affliggeva, la povera donna fallì col terzo boccone e il marito la costrinse a inghiottirlo, ormai certo che fosse una fata. Non restava che un antico ed efficace rimedio: la minaccia del fuoco.

Si pensava che i changeling se ne andassero se minacciati di essere bruciati vivi: in molte fiabe tradizionali, solo minacciano con tizzoni o fiamme i bambini fatati, le madri riottenevano i loro pargoletti.

Così fece Cleary: cominciò ad accostare tizzoni alla moglie, poi la accostò sempre più al fuoco. La sua camiciola, l’ultimo indumento che le era rimasto dalla furia dei maltrattamenti del marito, prese fuoco e, invece di aiutarla a spegnere le fiamme, l’uomo le versò addosso olio da lampada.

A nulla valsero le proteste e i tentativi del resto della famiglia, che assisteva impotente al rituale: ormai per la giovane donna non c’era più nulla da fare.

Oberon Titania and Puck with Fairies Dancing. William Blake. c.1786 1024×714

Vittima delle tradizioni

I parenti in casa in quel momento erano diversi: il padre di Bridget, i cugini, una zia… e nessuno sembra essere riuscito a impedire l’omicidio? Forse, nessuno di loro aveva in sé la convinzione che ciò che stava accadendo fosse sbagliato e solo all’ultimo momento si sono resi conto di cosa era realmente accaduto.

Lo stesso assassino, fino all’ultimo, per tutta la durata del processo, ha continuato a sostenere la propria certezza di non aver ucciso davvero Bridget, ma una sua copia fatata.

Era una fata quella che l’uomo, in quella stessa notte, aveva sepolto di nascosto nel bosco. Le braccia incrociate sul petto, il corpo martoriato dalle bruciature, la povera Bridget non sarebbe mai stata trovata se un agente di polizia, per puro caso, non avesse notato vari giorni dopo del terreno smosso nei pressi del villaggio.

Il signor Cleary aveva denunciato la scomparsa della moglie, ma senza troppa convinzione: l’aveva vista andare via, ben vestita e con addosso gli orecchini d’oro, ma dove fosse andata non lo sapeva.

La stessa omertà che aveva coperto le sevizie, ora copriva anche l’omicidio. In fondo, era solo stata uccisa una fata.

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Il processo

Il processo divenne un vero caso mediatico. Dai giornali, Bridget fu presentata come “l’ultima strega bruciata sul rogo”, nella convinzione che la povera Bridget fosse stata creduta dal marito, appunto, una strega e ancora oggi il suo caso viene così definito.

Ma per il tribunale irlandese, quello che era accaduto era molto chiaro, e ben diverso: una famiglia vissuta nel cuore delle tradizioni arcaiche, tanto che la stessa suocera di Bridget aveva affermato “di essere stata insieme alle fate e di esserci rimasta per giorni”, aveva preso per vero ciò che da secoli avevano sentito narrare. Una sorta di allucinazione collettiva, aveva portato tutta quella famiglia in un parossismo di orrore e di violenza.

Che ne fu di assassino e testimoni-complici?

Micheal Cleary fu riconosciuto colpevole di omicidio colposo e condannato a 20 anni; ha trascorso 15 anni in prigione. È stato rilasciato da Maryborough nel 1910 e successivamente di è trasferito in Canada.

Le accuse a William Ahearn, furono ritirate mentre John Dunne, Michael Kennedy e William Kennedy, furono condannati per “ferimento”: Patrick Kennedy fu condannato a 5 anni di reclusione, Michael Kennedy a 6 mesi di lavori forzati, James Kennedy a 18 mesi di lavori forzati, William Kennedy a 18 mesi di lavori forzati, Mary Kennedy (zia della vittima) fu rilasciata a causa della sua età e debolezza fisica; Patrick Boland – padre della vittima – è stato condannato a 6 mesi di carcere duro, John Dunne è stato condannato a 3 anni di prigionia.

Fra le filastrocche tradizionali irlandesi:

Are you a witch, or are you a fairy/Or are you the wife of Michael Cleary?

Sei una strega o sei una fata / O sei la moglie di Michael Cleary?

https://www.libraryireland.com/articles/Burning-Bridget-Cleary/index.php

Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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Antonia Romagnoli

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