L’antica arte del tè

antica arte del tè

L'antica arte del tè

Il liquido più bevuto dopo l’acqua.
Per lui sono state scatenate guerre, uccisi innocenti, scalate impervie montagne. Si narra che un saggio giunse a strapparsi le palpebre, che principesse di regni lontani lo portarono in dote.
Viaggiò sulle spalle di uomini forti, in carovane, per terra e per mare.
Tutto questo per il potere occulto, celato in una foglia, in poche semplici molecole che, giocando fra loro, hanno saputo ispirare poeti, scrittori, plasmare intere generazioni.
Questo, e molto altro, è il tè. È una pianta che dall’antichità è arrivata fino a noi in un lunghissimo viaggio attraverso la Storia umana e alimentare, talmente intrecciata con quella dell’uomo che per districarle occorre ben più di un libro, ben più di una storia.
In queste pagine il punto di partenza è quello dove si arriva, l’Inghilterra ottocentesca, che del Tea Time aveva fatto il suo stemma - per dirla con Orwell, “Il tè è uno dei principali segni di civilizzazione del nostro Paese”.

arte tè

Di una cosa soltanto possiamo essere certi: i vittoriani possiedono una sicumera assoluta quanto alla superiorità della propria civilizzazione.
Forse è vero, ma non hanno inventato nulla, perché troviamo suggestive cerimonie del tè anche presso altri popoli, come il cha no yu in Giappone (ed è nato quando era ancora di moda fare seppuku), il Gong Fu Cha in Cina, i riti dell’ospitalità dei beduini nel Sahara… questa è solo la punta dell’iceberg su cui poggiamo la nostra signorile tazza.
Il tè sfuso – nero, verde, in foglia o persino in fiore – nel mondo popolato da bustine e liofilizzati è ingiustamente sottovalutato. Preferisco però lasciare che sia il lettore a svelare, pagina dopo pagina, i misteri e i segreti di un’arte antica, di un infuso che ha cambiato il mondo. Dopo tutto, anche questo è un viaggio, per scoprire quanto diverso possa essere un tè ben fatto, per ascoltarne la storia narrata da altri punti di vista.Tutte queste incredibili storie si sprigionano da ogni tazza che abbiamo il piacere di assaporare.

Il tè ci sussurra dei romanzi di Jane Austen, ci avvicina al mondo dorato dell’800 nobiliare inglese, ma ci parla anche del dramma dei poveri, nelle cui case entrava come bene di prima necessità.
Quella che vi racconto non è “solo” una tazza di tè: è la sua e la nostra storia, in un mondo costantemente in lotta non solo per le migliori derrate alimentari, ma per la supremazia. Nello stesso tempo, è un racconto in punta di penna di guanti e porcellane, di giardini e profumi… e di tramezzini al crescione!

Excerpt:

Quando Anna Maria Stanhope, duchessa di Bedford inventò il tè delle cinque, noto oggi come AfternoonTea, questa bevanda era già diffusa in tutto l’Impero Britannico, era già stata al centro di missioni rocambolesche, avventurosi viaggi, persino responsabile di guerre. Ambita come il più prezioso dei tesori da commercianti e da sovrani, tanto da modificare persino l’equilibrio politico internazionale.
Tutte queste incredibili storie si sprigionano da ogni tazza che abbiamo il piacere di assaporare. Il tè ci sussurra dei romanzi di Jane Austen, ci avvicina al mondo dorato dell’800 nobiliare inglese, ma ci parla anche del dramma dei poveri, nelle cui case entrava come bene di prima necessità.
Il liquido più bevuto dopo l’acqua.
Per lui sono state scatenate guerre, uccisi innocenti, scalate impervie montagne.

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Si narra che un saggio giunse a strapparsi le palpebre, che principesse di regni lontani lo portarono in dote.
Viaggiò sulle spalle di uomini forti, in carovane, per terra e per mare.
Tutto questo per il potere occulto, celato in una foglia, in poche semplici molecole che, giocando fra loro, hanno saputo ispirare poeti, scrittori, plasmare intere generazioni.
Questo, e molto altro, è il tè. È una pianta che dall’antichità è arrivata fino a noi in un lunghissimo viaggio attraverso la Storia umana e alimentare, talmente intrecciata con quella dell’uomo che per districarle occorre ben più di un libro, ben più di una storia.
In queste pagine il punto di partenza è quello dove si arriva, l’Inghilterra ottocentesca, che del Tea Time aveva fatto il suo stemma - per dirla con Orwell, “Il tè è uno dei principali segni di civilizzazione del nostro Paese”. Di una cosa soltanto possiamo essere certi: i vittoriani possiedono una sicumera assoluta quanto alla superiorità della propria civilizzazione.
Forse è vero, ma non hanno inventato nulla, perché troviamo suggestive cerimonie del tè anche presso altri popoli, come il cha no yu in Giappone (ed è nato quando era ancora di moda fare seppuku), il Gong Fu Cha in Cina, i riti dell’ospitalità dei beduini nel Sahara… questa è solo la punta dell’iceberg su cui poggiamo la nostra signorile tazza.
Il tè sfuso – nero, verde, in foglia o persino in fiore – nel mondo popolato da bustine e liofilizzati è ingiustamente sottovalutato. Preferisco però lasciare che sia il lettore a svelare, pagina dopo pagina, i misteri e i segreti di un’arte antica, di un infuso che ha cambiato il mondo. Dopo tutto, anche questo è un viaggio, per scoprire quanto diverso possa essere un tè ben fatto, per ascoltarne la storia narrata da altri punti di vista.

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