100 Natali – premessa

100 Natali – Premessa

L’inverno è dentro di noi. Il buio è dentro di noi.

L’inverno, il gelo della notte invernale, uccidono coloro che non hanno protezione, non hanno panni, né fuoco, né cibo per resistere al freddo. Questa è una legge, durissima, che l’uomo ha imparato fin dai tempi più remoti, e insieme alla paura per i giorni e le notti di questo periodo infausto ha imparato a osservarlo: la luce che sembra ritirarsi, fuggire di fronte al potere delle tenebre, le notti farsi sempre più lunghe, poi, d’un tratto, ecco una timida, lieve alba, destarsi prima delle precedenti. Un’alba in cui la luce solare, seppure per brevissimi istanti, sussurrava parole di vittoria: il Sole non era stato sconfitto dalle tenebre e presto avrebbe sconfitto la notte, riprendendosi il cielo, riportando il calore, la vita. Perché il sole era Invictus: mai sconfitto. Ma quando i romani veneravano il Sol Invictus, non facevano altro che confermare quello che già altre religioni, prima della loro, avevano -ovviamente – già compreso.

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Per comprendere appieno il substrato culturale (nonché le tradizioni e le superstizioni) che già erano radicate nel territorio ancora prima che arrivassero i romani e poi il cristianesimo, pensiamo che in questa area, in special modo nelle zone del Nord, dove l’alternarsi giorno/notte era reso ancor più evidente dalla Latitudine, i Celti avevano a loro volta delle festività legate al solstizio, di cui una riecheggia ancora nelle tradizioni ottocentesche: Yule.

Nelle narrazioni dello storico Plinio il Vecchio, veniamo a sapere che i Druidi, sacerdoti celti, per questa festività, chiamata anche Alban Arthuan, erano soliti raccogliere dalle querce il vischio. La tradizione anglosassone si ferma qui: nel portare nelle case vischio e agrifoglio come decorazioni propiziatorie (di questo parleremo più approfonditamente in seguito) e nelle grandi dimore far giungere prima dei giorni di Natale un grande ceppo, il ceppo di Yule appunto, destinato ad ardere dalla Vigilia di Natale per tutti i dodici giorni di Natale nel camino del salone padronale. Nelle Terre Scandinave, sono ben più complesse le leggende legate a questa festività connessa alla mitologia norrena, e in seguito passata al neo paganesimo come proposta alternativa al Natale cristiano. Persino alcuni culti satanisti ne utilizzano gli antichi riti nel periodo natalizio.

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Eppure, anche nelle nostre case sono arrivate tradizioni norrene e troviamo del tutto normale portarle avanti. Lasciamo stare i culti satanisti, e torniamo alle leggende norrene e al vischio, per ricordare una storia dolce che ogni anno riecheggia nelle nostre case.

100 Natali La leggenda del vischio

Baldar, o Baldr, divinità della benevolenza nella mitologia norrena, aveva attirato su di sé le invidie e l’odio di Loki, dio del male. Frigg, madre di Baldr, venuta a sapere degli intenti omicidi di Loki, chiamò a sé tutte le creature viventi e fece giurare loro che non avrebbero concorso a far del male a suo figlio, ma nella fretta dimenticò il vischio. Loki lo venne a sapere e ne intrecciò una freccia, con cui trafisse e uccide Baldr. Frigg si sciolse in lacrime di fronte al figlio morto, e queste si trasformarono in perle traslucide, che fecero rivivere il dio. Da allora, il vischio ha poteri taumaturgici, e Frigg dalla gioia baciò ogni essere vivente sotto la pianta del vischio, così anche noi, per ringraziare per il dono della vita passando sotto al vischio ci scambiamo un bacio.

Ancora una volta, vita e morte si incrociano intorno al solstizio. E racchiudono in un piccolo bacio un grande potere.

Yule non è la sola espressione dell’importanza per il popolo anglosassone del solstizio: i monumenti neolitici di Newgrange nell’Éire, Maes Howe nelle Orcadi, in Scozia e Bryn Celli Ddu a Ynys Môn, nel Galles, camere funerarie sparse nelle nazioni celtiche costruite per catturare i raggi solari durante i solstizi.

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Entro il IV secolo, tutta l’Inghilterra era cristiana e, come avvenuto con tutti gli altri popoli entrati nei territori romani, le festività cristiane erano state sovrapposte a quelle pagane. A parte la Pasqua, festa mobile (si celebra la prima domenica dopo il primo plenilunio seguente all’equinozio di primavera), le festività come il Natale prendono spunto dal significato di quelle pagane. La nascita di Cristo è sovrapponibile a quella del Sol Invictus, ossia della Luce che non può essere sconfitta dalle tenebre: nasce nel momento in cui la notte è più tenebrosa, mostrando il potere salvifico. Nell’iconografia orientale, le natività mostrano Gesù bambino in una mangiatoia che somiglia a una tomba: la nascita del Cristo è in funzione della sua morte e risurrezione: la sua Luce sorge dalle tenebre, ma le tenebre non l’hanno vinta.

Infine, il grande mistero del dio Mitra, che secondo alcuni sarebbe da sovrapporre all’immagine di Gesù: in realtà, già di Mitra ce ne sarebbero due, una divinità persiana molto antica, di cui si hanno poche informazioni, e una romana, collegata ai culti misterici, divinità del Sole, della guerra e protagonista di molte leggende. Secondo alcune di queste, anche Mitra sarebbe nato da una vergine proprio nel solstizio d’inverno, e fra i suoi compiti avrebbe quello di proteggere dal male le anime buone.

Questa divinità non era nota nell’area nord-occidentale dell’Europa, ma il suo culto era diffuso in Persia e nell’area ellenistica, forse già in concomitanza con la diffusione del primo cristianesimo, quando ai romani occorreva… fare concorrenza con una divinità pagana con funzioni analoghe a quelle del Dio cristiano.

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El Greco

Una brevissima nota storica: questo volume non riesce a raccontarvi tutto quello che avrei voluto dirvi sul Natale. L’800 è un mondo e volervi raccontare i suoi Natali è come volervi raccontare le sue mille e mille storie: ricchi, poveri, questioni sociali, problemi di famiglia, malanni e gioie, nascite, matrimoni, amori e lacrime, funerali e gioventù, inverni gelidi e inverni riscaldati da camini e falò… ho cercato di raccontarvi di più in Regency & Victorian, ma non sarà mai abbastanza “tutto”. Perdonate la mia pochezza, accogliete il mio narrare, coi limiti che ho: vi porgo la mano e vi porto con me in questi cento Natali, fra luci e ombre. Troveremo insieme la via.

100 Natali in formato KIndle:

Salerno: premiati vincitori 4^ ediz. Concorso letterario-artistico “La magìa del Natale in ogni tempo”

 

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