Vittoria regina di cuori

Vittoria regina di cuori

Riassumere in un breve articolo la storia dell’epoca vittoriana, il fenomeno culturale del vittorianesimo, il profondo mutamento sociale, artistico, letterario di questo lungo regno sarebbe non solo impossibile, ma anche impensabile.

Sull’epoca Regency e sulla sua cultura sono davvero poche le fonti e i saggi, mentre possiamo in effetti trovare moltissimo materiale riguardante il periodo vittoriano, sulla regina, sui vari fenomeni artistici dell’epoca.

Franz Xaver Winterhalter

Regina Vittoria

Brevemente, analizzeremo insieme solo alcuni aspetti, demandando ulteriori approfondimenti ai veri esperti e a opere nate con l’obiettivo di avvicinarci a quest’era incredibile.

Sua Maestà la Regina

Chi era Vittoria? Chi era questa ragazzina che improvvisamente diventava la donna più importante d’Inghilterra?

Come già detto, molto è stato detto e scritto su di lei. Non poteva essere altrimenti, visto che non solo è stata una figura chiave del suo tempo, ma la sua famiglia e le sue scelte sono state la chiave di volta per la Storia del Novecento.

Non a caso uno degli appellativi che la riguardano è “nonna d’Europa”; i suoi nove figli e i suoi numerosi nipoti entrarono in tutte le case regnanti europee, creando una rete di parentele quali mai vi era stata prima. Ancora oggi, in molte casate nobiliari, in un modo o nell’altro si trovano parentele più o meno alla lontana con Vittoria.

Victoria, come abbiamo detto, era l’unica figlia nata dal matrimonio fra Edoardo, duca di Kent, e di Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld, già vedova del principe di Leiningen, nonché sorella del principe di Sassonia-Coburgo-Saalfeld, vedovo della principessa Carlotta (ci siamo quasi, prendetevi un attimo per riflettere… Carlotta era la figlia del Reggente – re Giorgio IV, morta di parto. Se siete stanchi fate una pausa).

Insomma: Vittoria, quinta in linea di successione alla nascita, a causa delle mancate discendenze dei vari zii, si ritrovò a diciotto anni erede al trono. All’epoca, sua madre intratteneva una relazione in modo fin troppo aperto con John Conroy, amministratore di Kensington Palace, dove risiedeva la vedova del duca di Kent con la figlia.

vittoria regina di cuori

Conroy

Voci maliziose suggeriscono che Vittoria, in realtà, fosse figlia proprio di questo signore, in quanto nella sua discendenza non è mai comparso alcun sintomo di porfiria ed è invece apparso il gene dell’emofilia. Vero o meno, Vittoria fu letteralmente indotta a odiare quest’uomo, che fino alla sua ascesa al trono si intromise in modo notevole nella sua vita, con l’appoggio della madre.

L’infanzia e l’adolescenza di Victoria furono strettamente sorvegliate tramite una pianificazione nota come The Kensington System, una specie di piano concertato dalla madre della giovane e da Conroy per poter plagiare Vittoria, renderla debole e succube del loro volere. Oltre a una rigidissima educazione, il Sistema prevedeva l’isolamento dai membri della famiglia reale e la sola frequentazione di amicizie selezionate e mirate.

Il Sistema sfociò nel tentativo – fallimentare –  di far firmare a Vittoria un documento che la tenesse sotto la tutela di Conroy fino ai ventun anni.

Divenuta regina, Vittoria in breve tempo si affrancò non solo dalla sgradita presenza di lui, che fu bandito dalla corte, ma persino dalla madre, con la quale i rapporti si fecero gelidi fino alla nascita della prima figlia della regina.

Tutti gli uomini di Vittoria

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Melbourne

Una prima figura significativa nella vita della giovane regina fu Lord Melbourne, Primo Ministro all’epoca della sua ascesa.

Egli, più anziano di lei, si pose come una guida e la sua amicizia fu fondamentale per Vittoria, all’inizio del suo regno, per darle la sicurezza che ancora le mancava. Cresciuta priva di figure paterne, in una “famiglia” in cui era stata pesantemente repressa, Vittoria trovò in Melbourne la figura maschile che le era mancata, l’unico appoggio in un momento di confusione e di adattamento.

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Principe Alberto

Bruttina, bassa e rotondetta: questa è l’immagine che abbiamo di Vittoria. Eppure, non solo è stata la donna più potente del 1800, ma è anche stata protagonista di una storia d’amore quasi fiabesca. E di fiabesco c’è innanzitutto il lignaggio: lei regina, lui principe.

Se tutto si fermasse qui, non sarebbe che uno dei tanti matrimoni fra nobili, con lo scopo di formare legami e rafforzare famiglie. Invece, fra Vittoria e Albert fu vero amore, così vero che la regina, dopo la prematura morte di lui, porterà il lutto a vita.

Già, perché la loro fiaba non è stata un “per sempre felici e contenti”, ma ha avuto termine nel 1861, dopo ventun anni di vita condivisa.

La regina Vittoria.

Il matrimonio era stato caldeggiato dal comune zio, che vedeva di buon occhio un legame fra la casata di Coburgo Gotha a cui apparteneva e la regina.

I due giovani, però, si sposarono per amore e Alberto influenzò in positivo tutte le decisioni della moglie, contribuendo notevolmente alla popolarità della corona, per quanto all’inizio del loro idillio fosse considerato da popolo e corte come uno straniero di cui diffidare.

l'abito da sposa nell'ottocento

10th February 1840: Queen Victoria (1819 – 1901) and Prince Albert (1819 – 1861) on their return from the marriage service at St James’s Palace, London. Original Artwork: Engraved by S Reynolds after F Lock. (Photo by Rischgitz/Getty Images)

Importante fu il contributo di Alberto per la Grande Esposizione del 1851, come numerosi furono i suoi meriti nelle mediazioni famigliari e politiche.

A soli quarantadue anni, Albert morì a causa di una febbre tifoidea, ma più probabilmente il suo fisico già da qualche tempo era logorato, si presuppone, da un tumore ai polmoni o allo stomaco, non diagnosticato all’epoca.

gioielli da lutto vittoriani

La regina Vittoria e una figlia, in contemplazione del ritratto di Albert.

Il regno di Vittoria dopo Albert

Se gli anni del matrimonio avevano presentato al popolo una famiglia reale ricca di valori, attiva, moderna, vicina alla gente e capace di portare il Paese verso nuovi obiettivi, dopo la morte di Albert si avvertì subito un cambiamento drastico: la regina, probabilmente anche colpita da una forma di depressione, si ritirò dalla vita pubblica.

Il lutto strettissimo che abbracciò non rimase un fatto personale, ma influenzò notevolmente le mode inglesi. Come la famiglia reale aveva portato nelle case britanniche la gioia del natale in stile tedesco, e ancora prima, la giovane sposa aveva inaugurato il predominio del bianco come colore sponsale, ora il lutto diveniva parte della vita inglese in diversi modi, come avremo modo di vedere prossimamente.

Dopo la morte dell’amato, Vittoria fece erigere varie statue in sua memoria e a lui furono dedicate opere architettoniche, segno dell’amore imperituro che li avrebbe sempre legati, in vita e oltre.

John Brown

Vittoria per un lungo periodo si dedicò agli impegni strettamente necessari nella vita pubblica, trascorrendo più tempo possibile nelle dimore di campagna. In questo periodo, accanto a lei compare sempre più spesso un servitore scozzese, John Brown, la cui presenza ubiquitaria viene notata in primis dalla famiglia reale e in un secondo tempo dai sudditi. Nonostante la regina viva appartata e in gramaglie, la stampa non manca di marchiarla con un nomignolo irriguardoso, Mrs. Brown.

Vittoria continuò a tenere accanto a sé il servitore, secondo alcune illazioni si legò a lui con un matrimonio segreto (piuttosto improbabile): di certo, una donna come lei, al contempo passionale e fragile, testarda e di spirito vivace, non era adatta a soffrire la solitudine e, per quanto quest’uomo fosse noto per i suoi modi rozzi e la scarsa educazione, pare abbia avuto almeno il merito di alleviare il grande dolore per la perdita di Albert.

Ma anche Brown la lasciò, morendo nel 1886, con grande dolore della regina e sollievo da parte dei suoi figli, che temevano questa frequentazione. Che fossero o meno amanti, non è dato saperlo, Vittoria non ha lasciato scritto nulla che lo facesse pensare (nulla che sia sopravvissuto a successive censure, almeno), quello che è certo che i due furono realmente molto vicini per lungo tempo, tanto da spingere Vittoria a testimoniarlo sia sulla lapide di lui, sia facendo erigere una sua statua a Balmoral.

Benjamin Disraeli

Il ritiro dalla vita pubblica della regina non fece bene all’immagine della corona. Se in un primo momento i sudditi si erano raccolti intorno a lei comprendendo il suo dolore, l’eccessivo nascondimento della sovrana la allontanò anche dai cuori del popolo. La svolta avvenne nel 1871, quando l’erede al trono si ammalò di tifo: la sua guarigione probabilmente riportò un poco di serenità alla regina, che ritornò più presente.

In questa fase della sua vita, troviamo al fianco di Vittoria un’altra fondamentale figura maschile, quella di Bejamin Distraeli, politico appartenente al Partito Conservatore, Primo Ministro del Regno Unito dal 27 febbraio al 3 dicembre 1868 e dal 20 febbraio 1874 al 23 aprile 1880.

Durante i suoi mandati, Disraeli ebbe il merito di introdurre importanti riforme, fra cui l’Artisan’s and Labourers’ Dwellings Improvement Act del 1875, il Public Health Act del 1875, il Sale of Food and Drugs Act del 1875 e l’Education Act del 1876; il suo governo inoltre introdusse un nuovo Factory Act per la protezione dei lavoratori, il Conspiracy and Protection of Property Act del 1875 e l’Employers and Workmen Act del 1875, un atto del parlamento dall’importanza storica, che metteva per la prima volta sullo stesso piano giuridico lavoratori e datori di lavoro.

Gli interessi del suo governo corrispondevano a temi molto cari alla regina, come le condizioni dei lavoratori e l’educazione, per cui il ministro trovò nella sovrana pieno appoggio; Vittoria, nell’eclettico politico, trovò un amico.

L’imperatrice Vittoria

Fu grazie a Disraeli che Vittoria ottenne il titolo di Imperatrice: il Royal Titles Act 1876, ottenuto dal Primo Ministro, conferì alla regina il titolo di “imperatrice d’India” dal 1º marzo del 1876.

In cambio, egli divenne Conte di Beaconsfield e Visconte di Hughenden, ma alcune vignette satiriche apparse in quel periodo ritraevano lui vestito come Jafar, intento a offrire la corona imperiali in cambio di quella di sovrano inglese: segno di come il legame fra lui e Vittoria fosse oggetto di critiche, soprattutto da parte, come è comprensibile, da parte degli appartenenti all’opposizione, anche perché grazie a Disraeli, i conservatori erano tornati al potere dopo sei anni di governo Wings.

Disraeli morì nel 1881, quando già il partito conservato era stato sconfitto a seguito delle crisi con la Russia e delle guerre afgane, che per quanto fossero culminate in vittorie, avevano minato il prestigio dei conservatori.

In quel periodo, tuttavia, il favore che la regina godeva presso gli inglesi continuava a crescere, soprattutto in occasione del suo giubileo d’oro, festeggiato nel 1887, periodo nel quale la sua popolarità raggiunse l’apice.

Quelli erano gli anni in cui l’Inghilterra stava raggiungendo il suo massimo splendore: era un impero, ricco, florido, esteso quanto mai prima d’allora; aveva una sovrana stabile e solida, che permetteva altrettanta stabilità al Paese, che lavorava per il miglioramento delle condizioni di vita interne e per la crescita e lo sviluppo economico.

Ma questa regina era poi così stabile e solida come appariva?

Abdul Karim

L’ultima figura maschile accanto a Vittoria, ormai anziana e afflitta da diversi disturbi, è proprio un indiano, proveniente da Agra.

Anche su di lui sono state fatte speculazioni di vario genere, molto è stato detto e raccontato.

Quello che è certo, è che Karim giunse in Inghilterra con una delegazione, colpì l’attenzione della regina, che progressivamente e in modo affatto velato si fece affiancare da lui nonostante la disapprovazione di famiglia reale e corte. Karim divenne per lei una sorta di segretario e ottenne la carica di Munshi, ossia di maestro, incaricato dalla regina di insegnarle lingua, usi e tradizioni indiane di cui conosceva poco e che, come sovrana, riteneva di dover approfondire.

Abdul Karim rimase accanto a lei come insegnante, amico e confidente fino alla sua morte, restandole accanto con fedeltà pur sapendo di essere inviso alla corte. L’attaccamento di Vittoria per questo personaggio, spesso descritto come oscuro, manipolatore e arrivista, secondo alcuni storici fu di natura romantica, secondo altri soltanto materno.

La fiaba amara si concluse definitivamente con la morte di Vittoria, che permise al nuovo re di scacciare definitivamente Karim da corte e dall’Inghilterra. Qualunque fosse la verità sul rapporto fra Vittoria e il Munshi, è andata bruciata, insieme alle lettere che i due si sono scambiati nei quindici anni d’amicizia recuperate in occasione della sua partenza e successivamente, quando gli fu richiesto in India di consegnare il restante carteggio.

Vittoria regina di cuori

Chi era dunque Vittoria, e torniamo così alla nostra domanda iniziale.

Una donna rigida, ferrea nelle sue convinzioni, testarda e indipendente? Oppure bisognosa del costante sostegno di un uomo? Una donna frigida e sottomessa ai suoi molteplici ruoli di sovrana, di moglie, di madre, di politica, oppure appassionata e passionale, costretta a nascondere la propria vera natura?

Su di lei è stato detto tutto e il contrario di tutto, fino ad arrivare alle teorie, che credo quasi offensive, che vedevano in lei una costante ricerca di compagnia maschile, bisognosa di passione (mentale e fisica) da considerare quasi patologica, vista anche la tarda età fino alla quale ha ricercato tali appagamenti.

Nella camera della Regina non ci è dato entrare, così come nel suo cuore. I documenti, le lettere, i diari che ha lasciato ci permettono di tracciarne un ritratto che, pur non arrivando a fare di lei una ninfomane, ci presentano una figura femminile ambivalente, forte e fragile insieme, capace di portare il peso di una nazione con più facilità che un lutto privato.

Senza cadere nell’errore di fare psicologia facile, sembra che la Regina abbia portato con sé, nell’arco della sua lunga vita, le difficoltà generate dalla sua vita in famiglia prima di divenire regina: una figura paterna perduta e forzosamente sostituita da un uomo odiato, il rapporto carico di tensioni con la madre, il desiderio di affrancarsi e ottenere l’indipendenza, hanno di certo creato in lei una modalità di rapportarsi agli affetti in modo complesso.

Vittoria ha amato Albert al punto di voler mantenere fino alla propria morte (usanza però ancora rispettata) la stanza di lui pronta come se egli dovesse alzarsi per cominciare la giornata.

Vittoria, spesso accusata d’aver preferito i cani ai suoi figli; Vittoria, succube di un servitore ubriacone e poi di un infido straniero… Vittoria, la donna che ha cambiato, con il suo esempio pubblico, la vita privata del suo Paese, divenuto specchio di una esteriore purezza di comportamenti, sotto alla quale la trasgressione ha continuato a scorrere.

L’abito da sposa vittoriano 

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About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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