Un breve viaggio nelle Terre

Un breve viaggio nelle Terre

È da qualche giorno che desidero scrivere un post dedicato al mio mondo incantato, le Terre.

Terre

Una delle mappe disegnate da me. Per questo motivo scrivo e non disegno.

Poi, immancabilmente, arrivo qui, apro la pagina dell’editor e mi fermo a riflettere su un milione di cose e il post non lo scrivo, perché chiudo tutto sentendomi stupida, con motivi diversi a seconda dei giorni.

È così difficile sentirsi di nuovo “scrittrice” dopo tutto questo tempo passato a fare solo la mamma, anche quando i tasti ricominciano a fremere sotto alle dita e le pagine pian piano arrivano al loro posto.

Sono arrivata alla chiusura del prequel, il romanzo della saga che in termini di tempo ha avuto la stesura più lunga. È, tuttavia, il più breve della serie: non più un mattonazzo da 600 pagine, ma a quanto pare sarà al di sotto delle 300 cartelle (le cartelle sono le unità di misura editoriali, equivalgono a pagine di circa 2000 battute l’una).

Ho aperto qui di fianco il file dell’ultimo capitolo, sempre che la storia non richieda di dividerlo in due parti, già cominciato. Certamente è il più delicato fra tutti, perché necessita da parte mia infinite attenzioni: dovrò risolvere nel giro di una manciata di pagine tutte le questioni che ho lasciato aperte, fra le quali ovviamente spicca il confronto fra il cattivo di turno e le forze del bene.

Ho bisogno di fermarmi un attimo, prima di quella che chiamo “la volata finale”.

La prima volta che ho disegnato una mappa delle Terre ero una ragazzina e avevo un quaderno, con una bella copertina nera, su cui volevo scrivere una storia.

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Amavo il fantasy, avevo una situazione personale complessa e raccontare storie fantastiche era un modo per allontanarmi dai problemi, troppo grandi per l’età che avevo. Funzionava, la magia di quelle pagine sollevava il mio animo, le Terre erano un ottimo rifugio nei tempi peggiori. Scrivere, in quegli anni, mi ha permesso di asciugare più di una lacrima.

Quel quadernino non c’è più, gli dissi addio un giorno in cui, volendo diventare grande, decisi di accantonare le aspirazioni letterarie per diventare una brava studentessa universitaria.

A quell’epoca, il primo romanzo delle Terre era finito da un pezzo: buttarlo via era come dire addio all’infanzia.

Nonostante i buoni propositi, nonostante la laurea scientifica e tutto il nastro di vita che è passato da allora a oggi, una brava scienziata non la sono diventata. Non sono diventata purtroppo nemmeno una buona casalinga, e non una buona mamma, non una brava catecumena, non una buona moglie… e non una brava… insomma, non ho combinato proprio nulla di buono, a dire il vero.

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E sulle  ceneri di ogni mio fallimentare tentativo di combinare qualcosa nella vita, finivo sempre (e finisco ancora) a disegnare una mappa delle Terre e a viaggiare per quelle lande, alla ricerca forse più di me stessa che di altro.

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Ho ripreso il viaggio nelle terre una decina d’anni fa, quando ho cominciato a soffrire d’insonnia e nelle lunghe ore della notte dovevo tenermi occupata. Dopo qualche settimana a lavare ossessivamente pavimenti, poi a dare la caccia a file musicali e infine dopo essere approdata nel mondo assurdo delle chat notturne (in cui apparivo più o meno come Sarah di Labirynth nella scena del ballo), decisi che tornare a scrivere poteva dare un senso a quel tempo. Un racconto ambientato nel mio vecchio mondo.

Dieci paginette, magari.

Ne scesero seicento in pochissimi mesi, poi altrettante, anzi di più, in altrettanto tempo: il secondo episodio.

Non potevo smettere di raccontare di Ester e Nimeon,  della magia, delle creature che vivevano oltre alle Terre, nei regni esterni.

E c’erano sempre più avventure, e personaggi da seguire.

Il piccolo Lexon, per esempio, che crescendo è diventato uno dei protagonisti, meritevole di una storia tutta sua al termine delle peripezie dei maghi…

Oh, quanto c’era ancora da raccontare!

Ma il sogno della scrittura si è infranto su quello della pubblicazione: dopo l’uscita dei romanzi, le Terre si sono contaminate. Dalla divisione del secondo in due volumi alla decisione di non finire il terzo, il passo è stato breve.

E mentre la storia di Lexon finiva in un file zippato, nasceva e si chiudeva la parabola del prequel.

 

Una Feiiria disegnata da Elena Garzilli

Una Feiiria disegnata da Elena Garzilli

La storia Di questo romanzo, che ancora non ha nome, è nata in contemporanea alla rielaborazione del secondo libro.

Allora, non esistevano “i signori delle Colline” e “Triagrion“, ma solo “la compagnia dei maghi vaganti”, un romanzone immenso che doveva essere diviso in due parti per esigenze editoriali. Nel costruire introduzioni ed epiloghi, sono nati i personaggi di cui sto narrando ora le vicende, prima soltanto accennati in alcune pagine.

Tutta la vicenda è ambientata trecento anni prima della trilogia, pochi anni dopo il catastrofico terremoto che ha dato origine al Grande Baratro.

Protagonista è Aerys, una giovane donna che vive nella capitale delle Pianure, Leris. Sfigata come poche, questa ragazza è una via di mezzo fra uno scaricatore di porto e un’ariete da combattimento. Devo limare un po’ il suo linguaggio scurrile…

 

Il protagonista maschile, nella seconda metà dell’opera, è Laryn Udkils, antenato dei principi Nimeon e Lexon.

Lui è figo. Forse perchè figlio di una creatura d’aria (chi avesse letto qualche pagina dei miei romanzi sa che sono gnocche di default) e di un terraneo bello.

Le sue origini fanno di lui, oltre che un bel figliolo, anche un mago.

La loro storia è già stata tutta delineata in Triagrion e ne “i signori delle colline”, accennata un po’ qui e un po’ là: essendo un prequel, sono dovuta partire dal finale e ricostruire i fatti da quello.

Il tema principale, quello da cui prende origine tutta la trama, è un classico letterario rivisitato in stile terraneo: la giovane donna che indossa panni maschili e se ne va in giro sotto mentite spoglie. Nel caso specifico, Aerys si reca a Palaistra, vestita da uomo, per scoprire la verità sulla morte del fidanzato. Ma questo è solo l’inizio dei guai.

Bisognava rispondere a qualche domanda: da dove arrivano la magia del potere congiunto e di Lexon? Che cosa ha creato il baratro e da dove sono spuntate le nebbie? Perchè le Pianure da secoli non hanno un sovrano ma solo reggenti? Quando nasce il Consiglio del Magistri? Perché ci sono così pochi maghi naturali nelle Terre?

Ma soprattutto: perchè gli Udkils sono tutti fighi?

Eccomi arrivata qui. E adesso, devo chiudere le fila di questa avventura.

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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