Safety coffin – le bare di sicurezza vittoriane

Safety coffin – le bare di sicurezza vittoriane

Perché inventare una safety coffin?

Bloody Mary.

Per parlare di bare di sicurezza vittoriane (safety coffin) partiamo da una celebre leggenda metropolitana che ci aiuta a capire il clima in cui questi prodotti furono creati e pensati…

Secondo la leggenda, in una cittadina degli Stati Uniti, a fine Ottocento, un’epidemia di difterite stava mietendo moltissime vittime, quando anche l’unica figlia del medico del paese fu contagiata.

Nonostante le cure amorevoli, in breve tempo la giovane, di nome Mary, fu in fin di vita, in uno stato catatonico molto simile alla morte.

Nell’impossibilità di utilizzare strumenti moderni, il padre stesso peccò di superficialità e la dichiarò morta.

Data la situazione di emergenza sanitaria, in questi casi, non si usava certo vegliare a lungo le salme e Mary fu sepolta rapidamente… troppo.

La madre, tuttavia, ancora non del tutto convinta, e di certo non rassegnata per la morte della figlia, legò al polso della ragazza un lungo filo, che faceva a capo a un campanello posto fuori dalla terra. Se Mary si fosse svegliata nella bara, i suoi movimenti avrebbero avviato la campanella, permettendo così di tirarla fuori.

Quella stessa notte, Mary infatti si svegliò dal suo stato di coma all’interno della tomba, ma un forte temporale che imperversava sulla cittadina impedì ai genitori di sentire il campanello suonare.

Alla mattina, i due esterrefatti trovarono il campanello divelto dalla sua sede e capirono che qualcosa era accaduto, ma quando accorsero era ormai inutile: aprendo la bara si presentò loro lo spettacolo terrificante di Mary morta, con un’espressione terrorizzata negli occhi, coperta del suo stesso sangue. Le sue mani, scarnificate ino all’osso, avevano invano tentato fino all’ultimo di scavare raschiando il legno della bara, nel quale erano visibili le sue unghie conficcate e lunghe strisce di sangue.

Il resto della leggenda riguarda il suo fantasma, arrabbiato e vendicativo, che sarebbe apparso prima al padre, nello specchio, uccidendolo per il terrore, e poi a chiunque avesse il coraggio di evocarlo con uno spaventoso rito.

Perché a noi interessa questa leggenda?

La paura della sepoltura di persone ancora vive (tafofobia) era molto diffusa in epoca vittoriana, per numerosi motivi, che la storia di Bloody Mary ci aiuta a identificare.

Prima di tutto, la mancanza di metodi esaustivi per determinare la morte vera di una persona. Niente elettrocardiogrammi, né encefalogrammi: il medico aveva a disposizione metodi molto epirici come la mancanza di battito o di respiro del paziente.

Ma già Romeo e Giulietta Docent: si può avere uno stato di morte apparente per moltissimi motivi e una sepoltura affrettata potrebbe rivelarsi la realizzazione di un incubo…

Le malattie e le epidemie erano, inoltre frequentissime: peste, colera, difterite, morbillo, influenza potevano mietere vittime in quantità non facilemtne gestibile. Non solo i morti erano tanti, ma si correva il rischio che portassero ulteriori contagi o altre malattie, per cui in queste situazioni non si andava molto per il sottile e moribondi potevano anche finire “smaltiti” insieme ai morti.

Safety coffin

Il gotico vittoriano

Anche la letteratura, in questo periodo, non si mostra certo rassicurante.

Edgard Allan Poe, in ” The premature Burial”“, pubblicato nel 1844, racconta alcuni esempi di sepoltura precoce di persone, credute morte a causa di un prolungato stato di coma o catalessi.

In La caduta della casa degli Usher il tema ritorna, con altri accordi.

 Ma non solo: sia in periodo vittoriano sia in precedenza, erano avvenuti vari ritrovamenti di bare dai coperchi graffiati e incisi dall’interno.

Ne Il getto nero altra sepoltura di gente viva. Per non parlar… del gatto.

La letteratura gotica che sta tornando in auge a fine Ottocento mette a nudo le peggiori paure dell’uomo: svegliarsi in una bara, destinati a morire soffocati o di stenti in uno spazio angusto… ecco, mi sono spaventata da sola, che angoscia!!!!!

Niente paura! C’è la safety coffin, la bara di sicurezza.

I vittoriani ingegnosi, però, cominciarono a ideare sistemi di sicurezza per evitare questa fine terrificante, e nasce così la safety coffin, la bara con l’allarme. Anzi, i primi progetti risalgono alla fine del 1700, in epoca georgiana.

Safety coffin

Di sistemi e di idee ne nascono a bizzeffe, tutte regolarmente brevettate.

IL sistema più semplice è quello che abbiamo già trovato nella storia di Bloody Mary, ossia un sistema di allarme collegato con l’interno della bara.

La semplicità di questo allarme però poneva anche dei problemi, infatti il campanello poteva rischiare di essere bloccato da terra, detriti, dal rigonfiamento del legno; la sua presenza poteva causare problemi alla bara, che in caso di forti piogge poteva riempirsi d’acqua.

Insomma, le strategie per ottenere un allarme efficace e una bara sicura portarono all’ideazione di strutture molto interessanti.

Altre variazioni prevedevano bandiere e fuochi pirotecnici al posto della campana. Alcuni progetti includevano scale, portelli di fuga e persino tubi di alimentazione, ma molti dimenticarono un metodo per fornire aria.

Robert Robinson morì a Manchester nel 1791. Nella sua bara era stata inserita una lastra di vetro mobile, e il mausoleo aveva una porta a scopo di ispezione da parte di un guardiano, che doveva vedere se respirava sul vetro. Non soddisfatto, incaricò pure i suoi parenti di visitare la sua tomba periodicamente per verificare che fosse ancora morto.

La prima bara di sicurezza

La prima bara di sicurezza registrata fu costruita per ordine del duca Ferdinando di Brunswick, prima della sua morte nel 1792. Aveva una finestra installata per consentire la luce, un tubo dell’aria per fornire aria fresca, e invece di avere il coperchio inchiodato aveva una serratura montata. In una speciale tasca del suo sudario aveva due chiavi, una per il coperchio della bara e un secondo per la porta della tomba. Più attrezzato di Hudini.

Safety coffin

Le bare col tubo

PG Pessler, un prete tedesco, suggerì nel 1798 che tutte le bare avevano un tubo inserito, in cui far passare una corda collegata alle campane della chiesa. Se un individuo fosse stato seppellito vivo, potrebbe attirare l’attenzione su se stessi suonando le campane. Questa ideanon era molto facile da mettere in pratica, però fu un ottimo punto di partenza che le prime bare dotate di sistemi di allarme: un collega di Pessler, il pastore Beck, suggerì che le bare potevano essere dotate di un piccolo tubo simile a una tromba. No, non ci si aspettava che i morti suonassero la tromba, ma il sacerdote locale avrebbe dovuto ogni tanto passare fra le tombe e… annusare. Puzza: ok, cadavere morto. No puzza: cadavere sospetto. Grida di aiuto dal tubo: Cadavere vivo. Bello fare il prete…

Il sepolto vivo volontario

Il dottor Adolf Gutsmuth decise di farsi seppellire vivo, non una, ma più volte, per dimostrare la sicurezza della sua safety coffin, un progetto del 1822: il coraggioso inventore rimase per qualche ora sotto terra e mangiò anche un piatto di zuppa, bratwurst, marzapane, crauti, spätzle, birra e per dessert, prinzregententorte, pranzo consegnato a lui attraverso il tubo di alimentazione della bara. Insomma, a… ultimo domicilio.

Le camere mortuarie portatili

Gli anni 20 dell’800 videro anche l’uso di “camere mortuarie portatili” in Germania. 

Una piccola camera, dotata di una campana per la segnalazione e una finestra per vedere il corpo, fu costruita su una tomba vuota. Un custode controllava ogni giorno i segni di vita o la decomposizione in ciascuna delle camere. Se la campana fosse suonata, il “corpo” poteva essere rimosso immediatamente, ma se il guardiano avesse osservato segni di putrefazione nel cadavere, una porta nel pavimento della camera poteva essere aperta e il corpo sarebbe caduto direttamente nella tomba. Un pannello poteva quindi scorrere per coprire la bara e trasformarla in una tomba, mentre il dispositivo geniale poteva essere riutilizzato.

Per chi suona la campana

Nel 1829, il Dr. Johann Gottfried Taberger progettò un sistema usando una campana che avrebbe allertato il guardiano notturno del cimitero. Questo sistema è quello che abbiamo visto usato per Mary: il cadavere avrebbe dovuto avere delle corde attaccate alle mani, alla testa e ai piedi. Un alloggiamento attorno alla campana fuori terra impediva che squillasse accidentalmente. In seguito, fu progettato un miglioramento con un alloggiamento che impedisse all’acqua piovana di scorrere lungo il tubo, con una rete che bloccasse l’accesso a insetti, terriccio e detriti. 

Se la campana suonava, il guardiano doveva inserire un secondo tubo e pompare aria nella bara con un soffietto, per permettere all’occupante di sopravvivere finché la bara non fosse stata dissotterrata.

I sistemi che utilizzavano corde legate al corpo soffrivano dello svantaggio che i naturali processi di decadimento spesso causavano il rigonfiamento o lo spostamento del corpo, causando tensioni accidentali sulle corde e un “falso positivo”. Immaginare che faticaccia i poveri gurdiani dei cimiteri… non c’è da stupirsi che ogni tanto cedessero alla tentazione di vedere i cadaveri ai dottori e agli studenti universitari!

Safety coffin

Il sarcofago ad atmosfera controllata

Nel 1848, Almond Fisk brevettò un sarcofago che avrebbe dovuto rivoluzionare le sepolture. Un problema: alcune persone pensavano che il modello di bara, con i suoi contorni umani fosse inquietante.

La “Fisk Coffin Airtight of Cast o Raised Metal” – nota anche come “Fisk Mummy” – è stata progettata per preservare il cadavere in una teca di ghisa, adatta per per il trasporto o per ritardi nella sepoltura, e anche per evitare di diffondere morbi malefici durante le epidemie o nei cimiteri sovraffollati. Quest’ultimo problema era molto diffuso, nelle grandi città, dove i cimiteri avevano assunto dimensioni impressionanti e persino sepolture a strati nello stesso terreno, causando gravi disguidi di carattere igienico. 

Le bare di legno non erano a tenuta stagna e… possiamo immaginare cosa si trovasse nel terreno, sul terreno, e nell’aria. La sua bara di metallo non solo era a tenuta stagna, ma poteva essere anche riempita di altri gas che fermassero o rallentassero la decomposizione. Il primo sistema di atmosfera modificata, insomma, fu pensato per gli esseri umani. E in un sarcofago pieno di azoto, non ci si sarebbe comunque svegliati più.

Burial case: su per il tubo!

Il “Burial Case” di Franz Vester del 1868 superò questo problema aggiungendo un tubo attraverso il quale si poteva vedere la faccia del “cadavere”. Se la persona sepolta si fosse svegliata, avrebbe potuto suonare il campanello oppure arrampicarsi direttamente su per il tubo con la scala in dotazione. In ogni caso, le sentinelle potevano controllare se la persona fosse veramente tornata in vita o se si trattasse semplicemente di un movimento del cadavere. Il progetto di Vester era tale che, una volta che ci si fosse accertati che il morto fosse morto, il tubo si potesse rimuovere e riutilizzare.

Le Karnice

 Il conte Michel de Karnice-Karnicki , ciambellano dello zar di Russia , brevettò la sua bara di sicurezza, chiamata Le Karnice, nel 1897 e la presentò alla Sorbona l’anno seguente. Il suo modello doveva rilevare il movimento all’interno della bara e aprire un tubo per fornire aria, mentre contemporaneamente sollevava una bandiera e suonava un campanello. 

Le Karnice però si rivelò un flop: era troppo sensibile e reagiva anche ai movimenti dovuto alla decomposizione; inoltre una dimostrazione in cui uno degli assistenti di Karnice-Karnicki era stato sepolto vivo, finì male quando i sistemi di segnalazione fallirono. Fortunatamente, il tubo di respirazione si era attivato e l’assistente era stato liberato ancora in vita, ma la reputazione di Le Karnice era stata danneggiata irreparabilmente.

Le cliniche per i morti

Gli ospedali per i morti potevano risolvere il problema a monte: invece di seppellire, le cliniche per i morti offrivano in pratica camere mortuarie in cui si poteva lasciare il caro (presunto) estinto fino a essere del tutto sicuri che fosse morto.

In epoca vittoriana le veglie funebri avvenivano nelle case o nelle chiese, i funerali si facevano senza troppi indugi (immaginate di avere un solo letto e di doverlo condividere col morto).

Ma, se non c’erano epidemie e si disponeva di denaro sufficiente, questi ospedali erano il posto ideale dove accertarsi dell’avvenuto decesso, senza troppi aggeggi di sepoltura.

Il lavoro era facile, quando iniziava la decomposizione in modo evidente, si poteva procedere col funerale.

 

E ora… buonanotte a tutti!

Altre macabre notizie vittoriane?

Le foto post mortem

Il lutto in epoca vittoriana

5 curiosità sul lutto vittoriano

I gioielli da lutto vittoriani

 

https://www.atlasobscura.com/articles/morbid-monday-fisk-mummy-case

https://en.wikipedia.org/wiki/Safety_coffin

https://it.wikipedia.org/wiki/La_sepoltura_prematura

Immagini da Pinterest, salone del lutto, web.

 

 

 

 

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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