Piccole donne invecchiano!

Piccole donne

Piccole donne, una pietra miliare delle letture di tutte le bimbe e ragazzine da parecchie generazioni.

Vogliamo parlarne? Che cosa ci racconta “davvero” Louse May Alcott nei suoi romanzi dedicati alla famiglia March?

Piccole donne, la serie

Piccole donneLouise May Alcott ci racconta della vita di quattro sorelle a partire dal difficile passaggio dall’infanzia all’età adulta, in un momento storico molto particolare: la guerra di secessione.

Le sorelle March sono dalla parte dei buoni: nordiste, buoniste, perfettiste. Tutte sull’onda di emulazione dei genitori, persone così buone da farci paura.

Il padre è in guerra (e a dire il vero sarà una figura pressoché assente anche dopo, adombrato dalla madre che domina la scena); mamma March, nonostante le ristrettezze economiche e la perdita di uno status sociale di un certo riguardo (viene fatto notare che la loro era una delle migliori famiglie di Concord, prima della guerra), non smette di aiutare i meno fortunati adottando una numerosa famiglia di immigrati, con cui i March divideranno più o meno felicemente le proprie (scarse) fortune.

Piccole donne, le protagoniste

Un po’ meno perfette le figlie, ma tutte desiderose di migliorarsi, ciascuna interpretando liberamente il concetto di perfezionamento.

Meg, l’antirossella

All’inizio della storia troviamo Meg, la maggiore, già in età da marito. Non sappiamo esattamente l’età, ma penso si possa stabilire che superi i sedici anni: già lavora come istitutrice per aiutare le scarse finanze di casa, non può essere poi tanto bambina. Sogna di riavere un  po’ del benessere perduto, vorrebbe entrare in società, aspira alle leziosaggini che le coetanee più abbienti si concedono. Finirà con lo sposare un uomo povero, ad avere una casa piccola “con un fazzoletto di giardino”, avrà due gemelli e resterà vedova prima di aver fatto un giro di pista della vita.

Piccole donneUn paragone mi sorge sempre spontaneo, perchè suppergiù ha la stessa età di Rossella O’Hara, anti-eroina sudista, al’inizio di Via col Vento. Tutt’e due vivono la loro gioventù nella guerra di secessione e in questo periodo diventano donne: una sposandosi senza amore e divenendo madre senza la maturità adeguata, l’altra facendo la donnina coraggiosa all’ombra di una famiglia unita e protettiva. Rossella e le sue sorelle, Meg e le sue sorelle: opposti incredibilmente interessanti. Rossella, la bambina che non cresce mai, viziata dai mariti come una bambolina ma costretta dalla vita ad atti di coraggio immani. Meg, a cui viene chiesto ben poco, a parte sopportare un po’ di indigenza, che per definizione invece passa per una donna fatta e finita. Fa pensare, non è vero?

Jo è la vera protagonista. Ovviamente aspira a fare la scrittrice, suggerendoci che l’autrice si identifica in lei.

Sarà vero?

Di lei parliamo dopo.

Beth, il cadavere che cammina

Piccole donneBeth: era la mia preferita quando ho letto la serie di libri per la prima volta. Giocava con le bambole (e io pure), era dolce e dal cuore fanciullo (e io pure).

Uno dei peggiori traumi della mia infanzia libraria, la sua morte. Piango ancora, ogni singola volta che guardo il film e arrivo al punto critico, quando la domestica sparge i fiori sulle sue bambole orfane. Non resisto, niente da fare. Mi  viene il groppo in gola anche adesso.

Muore perché è troppo buona per vivere, e lascia una traccia indelebile nel cuore delle lettrici. La Alcott, a sua volta, riflette in Beth l’ombra di un lutto personale e lo sublima, regalando a Beth una caratterizzazione unica e meravigliosa.

Amy, l’odiosa

Piccole donneAmy. Amy. Amy!!!! Odiata fin da quando l’ho conosciuta. Avrà circa nove, dieci anni all’inizio della storia, e già manifesta una personalità un po’ troppo superficiale, frivola e dalla morale discutibile. Sa già, ancor prima di aver messo i denti definitivi,  che sposerà un uomo ricco. Non esita a ricorrere persino a piccole torture autoinflitte per migliorare la propria avvenenza. Non aspettatevi da lei niente di buono, e infatti…

Se dobbiamo analizzare questo personaggio, dobbiamo forse ricorrere a un po’ di psicoanalisi. C’è qualcosa sotto.

I fatti: Comincia subito col bruciare un manoscritto di Jo. Solo perché tale sorella è stata un po’ dura con lei. Avete presente quando il file di testo del vostro romanzo si danneggia? Bruciato è peggio. Nessun backup, neanche a matita. Nessun tecnico santo che recupera tutto dall’hard disk.

Proseguiamo? Amy soppianta, guarda caso, sempre la stessa sorella Jo negli affetti di zia March. Poco male, direte voi. Ma grazie a questa manovra, si piglia lei l’invito a fare il viaggio in Europa sognato da sempre dalla povera Jo. C’è qualcosa che ci sta dicendo, signora Alcott?

Andiamo avanti. Amy si sposa con Laurie, ex corteggiatore di Jo. Che con un po’ di pazienza, qualche spintarella nella direzione giusta, alla fine Jo magari sarebbe riuscito a conquistarla. Ma arriva Amy, bella, elegante, sofisticata e puff, fine di ogni speranza, per noi lettrici che abbiamo sempre tifato per la coppia Laurie – Jo.

Questa è Amy. Per me non si salva nemmeno chiamando la figlia Beth.

Amy, raccontata in altro modo, sarebbe un’ottima antagonista, sarebbe quella la cui sconfitta attendiamo con gioia. Invece, guardiamo Jo che l’abbraccia e si commuove quando la ritrova sposata con Laurie. L’autrice, tuttavia, non ci suggerisce mai che Amy sia “vincitrice” più delle sue sorelle: ogni storia è alla pari.

Il messaggio è chiaro: non è lo status sociale a cui dobbiamo aspirare, ma alla felicità personale. Solo quella conta, e in questa cosa le tre sorelle rimaste sono perfettamente alla pari.

Torniamo a Jo.

Jo, la diva

Piccole donneCerto in lei si ravvisano alcuni dei tratti dell’autrice, pure lei seconda di quattro sorelle, attiva, vivace sia come persona che come intelletto. Vissuta in una famiglia molto simile a quella dei March, la Alcott ha una storia tutta fatta di idealismi, filosofie, idee e battaglie.

La grande differenza fra lei e Jo sta in quello che molte lettrici non mandano giù: il matrimonio col professore.

La Alcott non si sposa. Però sceglie per la sua Jo un matrimonio che lascia perplessi: tutti la vorremmo in trionfo, scrittrice affermata, sposa del bello del liceo, del ricco e affascinante Laurie… e invece si fa prendere da un’insana passione per un povero professore, mezzo filosofo, povero in canna e pure vecchio. Un tipo che ricorda, forse, il padre della Alcott? Certo, non corrisponde né al principe azzurro né alla sua controfigura. È un uomo che non fa battere il cuore e lascia un poco deluse, perfino in quella che dovrebbe essere la romantica dichiarazione d’amore.

Piccole donne e il senso della vita

Piccole donne

Louise May Alcott

In generale, in piccole donne nulla va come vorremmo. Vorremmo Amy che abbassa la cresta, Beth che si sposa con un brav’uomo, Meg che finalmente tira il fiato con un matrimonio decente e duraturo, Jo che diventa la più famosa autrice del mondo.

Niente accade. La vita va sempre per vie imperscrutabili e la Alcott cerca di suggerirlo alle giovani lettrici. Le March, sono felici, niente sembra dire il contrario: tutte sono consapevoli e serene di fronte alle proprie scelte, che però non sono quelle che faremmo noi lettrici per loro e questo ci genera un certo scompenso, ci lascia un po’ deluse di tutta la storia.

Come ci delude la vita, in effetti.

Così come la vita non si ferma, anche Piccole donne e Piccole donne crescono sono seguiti da altre opere, un po’ meno note, dove la Alcott fa spazio alla generazione successiva. Tutto ruota ancora intorno a Jo, ma la vediamo progressivamente invecchiare e sparire nelle retrovie. Realistico, ma un po’ malinconico. Il succo è che Jo non sarà diventata famosa come sognava da ragazzina ruggente, ma dalla madre ha appreso la lezione più grande, diventandone la degna erede: Jo semina amore, si fa educatrice nel senso più alto del termine e crea le basi per un mondo migliore: genera persone migliori.

Piccole donne e l’adolescenza.

La letteratura per ragazzi, e quella per ragazze in particolare, è cambiata. Molto.

Se guardiamo alle quattro sorelle March, alle piccole donne (e allo stesso titolo), ci accorgiamo subito di questo. Non è contemplata l’adolescenza: le ragazze sono bambine e poi donne, il passaggio non ammette sfumature. Vediamo Meg già come una donna, nella  nostra fantasia si instaura subito una linea di demarcazione fra lei e Jo, pronte per la vita adulta, e le due minori, ancora bambine.

Oggi le sfumature contano, sempre di più: l’adolescenza è sempre più lunga. Vogliamo conservare la magia dell’infanzia, anche perché il futuro, il mondo degli adulti, così incerto e privo di prospettive per tanti motivi, spaventa.

La soluzione, suggerita dalla Alcott, è crescere, seguendo dei valori impostanti come fari nella notte. Così non si sbaglia, e se si sbaglia si sa da che parte riprendere il cammino. Ma il salto, verso il mondo adulto, va fatto.

Oggi di valori ce ne sono meno, sono sempre più incerti. Crescere è più difficile che restare bambini. Le piccole donne oggi hanno a che fare con cose più grandi di loro: il sesso, la famiglia che non regge più, l’aggressione continua al femminino che ci vorrebbe tutte perfette fisicamente, disponibili e audaci.

Le piccole donne moderne crescono in fretta, ma non hanno una mamma March a guidarle e questa, ci dice la Alcott, non è una strada buona per la felicità.

Per approfondire.

Biografia di L.M. Alcott

Piccole donne

Piccole donne crescono

Piccoli uomini

I ragazzi di Jo 

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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