Perché le fiabe ci fanno paura

fiaba fiabe libro libriLa notizia è rimbalzata in tutti i social: un gruppo di esperti francese ha decretato, dopo un’attenta analisi delle fiabe classiche, che la maggior parte di esse ha contenuti sessisti e che perciò non è adeguata a diffusione e utilizzo con i bambini.

Ne parliamo?

Fiabe che fanno male

Le fiabe fanno male: non è la prima volta che si sente dire. Il lupo di Cappuccetto Rosso troppo spaventoso; Zio Lupo traumatizzante; la strega di Biancaneve da incubo; per non parlare di Barbablu che è un vero horror.

L’aspetto sessista ancora era stato trattato poco.

Ed è tutto vero: lupi, mostri, babau, ombre, streghe, orchi e orchesse pullulano le fiabe provenienti da diverse culture. Gli esempi più celebri sono quelli dei fratelli Grimm, ma abbiamo un buon campionario nelle fiabe tradizionali di tutta europa, e in quelle di ogni continente.

Le fiabe dunque fanno paura. Ma perché? E quale impatto hanno sui bambini?

Lo vedremo dopo.

Le fiabe sono sessiste.

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Anne Anderson , il principe ranocchio

Verissimo anche l’aspetto sessista. Peggio di quello che possiamo immaginare, perchè subito una parte degli amanti delle fiabe si è inalberato. Non abbiamo splendide protagoniste? Almeno, nel ruolo all’interno della storia hanno una funzione preminente…

Invece no. Se facciamo un’analisi della struttura secondo gli schemi proposti da Propp, in realtà la chiave di lettura è diversa: il principe che salva le fanciulle, anche se arriva placido alla fine, e se la cava con un bacio, è il vero protagonista. Lei è solo l’oggetto del desiderio. Nemmeno a livello persona: oggetto. Figuriamoci essere protagoniste.

Questa prospettiva già ci mette in condizione di vedere con occhio meno critico quest’ultima, illuminante analisi sulle fiabe.

Lo sapevamo già, nelle fiabe le donne:

  • Sono relegate in cucina;
  • hanno come unici ruoli quello di mogli e di madri;
  • se principesse hanno scopo puramente decorativo;
  • Aspirano al matrimonio come massimo risultato della vita.

Le caratteristiche femminili che vengono esaltate sono la bellezza, la dolcezza, l’obbedienza, la remissività. Per i maschi c’è tutta una’altra musica. Le bambine se la cavano aiutate o perché sono buone, i maschietti se la cavano con l’intelligenza, la furbizia e la scaltrezza.

Chiaramente qui non ci sono scappatoie, il maschilismo c’è eccome.

Anche questo lo analizzeremo fra un attimo.

Le fiabe sono inquietanti.

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Un’illustrazione di fiaba

Quante psicoanalisi avete letto o sentito sulle fiabe? Sono state identificate mille simbologie, ovviamente tutte imperniate sul sesso, sulla pedofilia e sulla violenza, giusto per tranquillizzare mamme e bambini al momento della buonanotte.

Questo ha reso ai nostri occhi, già da qualche decennio, le fiabe molto inquietanti, un terreno minato che non sappiamo gestire, per lo meno che non possiamo più gestire con la serenità placida delle nostre nonne, che raccontavano senza battere ciglio anche i particolari più raccapriccianti (quelli che ci piacevano di più, ricordate?).

Due parole sulle fiabe

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Un’illustrazione di Raperonzolo

Premetto: non sono un’esperta. Non avrebbero chiamato me ad analizzare le fiabe in Francia. Sono solo una che ha amato e apprezzato molte fiabe, che le ha ascoltate da bambina, le ha raccontate da grande, che le scrive. Le ho portate nelle scuole, da appassionata, convinta che spiegare ai bambini l’origine della narrativa fiabesca sia importante per dare ai piccoli mezzi per riflettere sui testi e approcciarsi con curiosità alla lettura.

Premetto anche che il discorso sull’origine della fiaba è troppo lungo e taglio in due parole.

Quello che spesso ci si dimentica, riguardo alle fiabe, è che non sono nate per i bambini. O meglio, non solo per i bambini.

Le fiabe di Perrault, per esempio, sono raccolte dalle fiabe popolari francesi e arricchite di particolari per essere narrate a corte, a un pubblico di nobili e dame.

I racconti popolari, poi, sono nati da una tradizione orale secolare, che si è costituita principalmente in due luoghi:

  • negli ambienti poveri, attraverso le narrazioni fatte (spesso dagli anziani) nelle sere invernali, per intrattenere le donne al lavoro con telai e fusi, i bambini che andavano tenuti buoni e gli uomini che avevano sospeso il lavoro nei campi o all’aperto.
  • Nelle corti, sempre a scopo di intrattenere illustri ospiti o personaggi importanti (E via l’eco della questione omerica!).

Non vi tedio con le caratteristiche di questi due filoni, ma sostanzialmente vediamo nelle prime, spesso, intenti didascalici: dovevano “formare”.

Quando vivi a due passi dalla Foresta nera, in cui ci sono lupi ed è facile perdersi, un Cappuccetto Rosso ci sta tutto. Il cacciatore che squarta il lupo è una cosa che si vede, al villaggio. Anzi, è una “botta di vita” attesa da piccoli e grandi.

La fiaba in questo caso è espressione di vita quotidiana, di preoccupazione per i piccoli che vanno tenuti lontani dai pericoli in un periodo in cui di scuole materne, centri gioco e tagesmutter non se ne parla proprio. E nemmeno si fa tanta psicologia.

Le mamme stavano nei campi, i bambini in giro. Meglio spaventati che morti.

Perché fiabe sessiste

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Cenerentola, illustrazione di Elena Ringo

Non sconvolgiamoci, poi, se le fiabe sono sessiste. Provengono da un mondo in cui i ruoli erano stabiliti, le funzioni fisse. Le donne avevano determinate mansioni, gli uomini altre. Non è che fosse molto diverso anche nella modernità, fino a pochi decenni fa. In molte parti del mondo è ancora così.

Ma poi il problema che emerge è un altro. Le fiabe classiche , ahimé, non sono politically correct. I bambini hanno madri e padri in coppia etero. Non c’è, secondo queste nuove analisi, attenzione alle famiglie monoparentali (ne parliamo). Non c’è attenzione alla sensibilità di genere. (lasciatemelo dire: al sindaco di Venezia ne hanno dette di tutti i colori in una analoga situazione in senso inverso. Poi non ditemi che la legge è uguale per tutti)

Una società che sia aperta e accogliente è un obiettivo buono, su questo siamo d’accordo. Che per fare questo ci sia da lavorare, siamo d’accordo, ma attenzione: cancellare e rinnegare le radici di una cultura significa sempre  perdere identità. Ed è gravissimo, perchè dalla decadenza alla caduta il passo è breve.

È facile dimenticarlo, ma nella Storia lo abbiamo già visto accadere.

Attribuire alle fiabe tutta questa negatività è un pericolo, perché porta a vederle dalla prospettiva sbagliata, togliendo loro il valore innegabile che hanno.

Allora, ecco sorgere la domanda del giorno: proporre o no le fiabe ai bambini?

Le fiabe per bambini… o no?

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Un’illustrazione

Questo, cari genitori, cari educatori, cari maestri, dipende da noi.

Non avete idea di quanto poco, in realtà, i bambini conoscano le fiabe “vere”: tutte le loro conoscenze sono filtrate dalle versioni Disney, edulcorate, modificate, private di ogni effettivo valore. Disney le ha ridotte in molti casi a musical colorati, in cui ci si focalizza sul topino ballerino e non sul dramma della protagonista vessata e maltrattata. Ai bambini (e a noi genitori distratti, a cui far partire un dvd vien più facile che sfogliare un libro) piacciono. Sono facili.

E non ditemi “è per bambini, il dramma non è adatto”, perché sono balle. Si può raccontare, altrimenti mi spiegate perché adesso nascono a frotte libri per l’infanzia su morte, divorzio, famiglie diverse? Il dramma c’è. Ma siamo noi adulti a non saperlo affrontare.

Le fiabe vere fanno porre domande e  i bambini sono bravissimi a farle, così come sono bravissimi a capire le risposte. Se noi ne abbiamo.

Anche la questione della scarsa sensibilità verso le sfumature di genere, permettetemi di esprimere la mia opinione personale, mi lascia molto perplessa. Che cosa ci si potrebbe aspettare da una cosa che si chiama “tradizionale?” Ricordo, solo a titolo informativo, che nelle fiabe le famiglie monoparentali e allargate funzionano male perchè di fatto nella società di allora generavano problemi, specie quando da mangiare non ce n’era per tutti e si creavano gerarchie di sopravvivenza e utilità. O peggio, i nuovo matrimoni creavano problemi dinastici. La Storia è piena di famiglie di parenti serpenti. Tant’è che Biancaneve è basata su fatti reali.

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Barbablu, Gustave Doré

L’aspetto horror, quel “delizioso terrore” di certe fiabe, poi,  ha sempre avuto presa sui piccoli, e se ben gestito (ossia non usato come minaccia per ottenere qualcosa) non va più in là di un momento ludico che, anzi, può essere utilizzato per aprire dialoghi su paure che altrimenti i bambini non riuscirebbero a esprimere.

Questa è la mia opinione di mamma, niente di più, non voglio ergermi in cattedra: ma da bimba le ho ascoltate e lette, da madre raccontate. Ed è stato sempre bello.

Sinceramente, credo che le difenderò sempre, le proporrò sempre e inviterò i bimbi ad analizzarle con me. Si divertono un mondo, specie quando scoprono il vero e la Storia dietro la storia.

L’aspetto sessista può danneggiare le bambine e influenzare le loro scelte? Sì, certo. Io sono casalinga perché volevo imitare Cenerentola. Anzi, sospetto di aver perso la mamma a tredici anni per emularla meglio.

Certo non credo che mio figlio diventi gay se si prova le mie scarpe. Certo non crederete che ascoltando Cenerentola le ragazze rinuncino alla carriera, no?

Non so che giudizio dare. Non lo so se dire basta alle fiabe nell’infanzia sia la risposta, o se semplicemente occorra raccontarle meglio, non cambiandole o sopprimendole ma usandole per aprire un dialogo, vero e profondo, coi nostri bimbi.

Scriviamole pure, le fiabe nuove, ma non cancelliamo le vecchie. Cerchiamo nuove vie per comunicare coi piccoli, ma non dimentichiamo che quella migliore,unica, è quella che passa per l’ascolto e l’attenzione reciproca. Ma siamo capaci di farlo?

Dar la caccia alle streghe serve solo a togliere magia dalla vita.

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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