Mancato intervento, un racconto da “Roiter”

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Un racconto

Periodo strano, questo. Sto vivendo una lunga estate senza pause e senza vacanze, passando da un disturbo della gravidanza e l’altro, mai abbastanza sana da vivere normalmente e mai abbastanza a pezzi da potermi fermare.

I giorni sono interminabili, le notti insonni, la testa sempre piena di pensieri che non riesco (e forse è meglio) a fermare.

Questa mattina, leggermente più fresca del solito, ho cercato di viaggiare nel tempo alla ricerca di me stessa. No, non mi sono trovata, ma ho trovato un’altra me. Era una giovane mamma, che stava sperimentando le fatiche e le emozioni della sua prima esperienza con una neonata.

E’ stato allora, in un’estate meno calda di questa, tredici anni fa, che ho ricominciato a scrivere. Erano racconti brevi, quelli che uscivano dalla mia mente, nati fra una poppata e un pannolino, erano frutto di una vita che oggi mi sembra lontanissima.

Ora sto pensando di farli uscire da quel cassetto polveroso, in senso letterale: stavano in un CD dimenticato negli archivi. Oggi ne posto uno, quello che mi è venuto in mente stanotte e che mi ha spinto a cercare quei files.

I protagonisti di quella serie di racconti sono Robot, in una breve serie di fantascienza dal sapore rétro. Le storie sono ispirate alle leggi di Asimov e alla considerazione di quanto noi “umani” riusciamo a contraddirci di fronte alle tematiche serie della vita.

Ecco come, tanti anni fa, sono nati i ROITER e il loro mondo, giusto un passo più avanti del presente.

La storia di oggi si intitola Mancato Intervento ed è forse una delle più lunghe del gruppo ma, non so perchè, ho voglia di raccontarvela.

 

Mancato intervento

 

Corinne e Robert Martin erano da tutti considerati, con ragione, una coppia di grande successo.

Corinne era una giovane donna di trentacinque anni, un viso angelico che spiccava nella massa di capelli tizianeschi, sguardo chiaro e lineamenti delicati, quasi da bambola.

Il fisico asciutto e sottile era valorizzato da abiti leggeri, variopinti, come dettava la moda, tanto ampi da non segnare le forme ma tanto trasparenti da lasciarle più che intravedere. Di certo era una donna che sapeva come mettere in risalto i doni che la natura le aveva fatto, il bel corpo giovane con un abbigliamento curato e ben assortito, il viso con un trucco sapiente, accuratamente studiato ma discreto.

La dote che maggiormente metteva a frutto era però l’intelligenza; era grazie a quella che infatti ricopriva un incarico di responsabilità in una grande azienda di importazioni, oltre che, naturalmente, a tutta una serie di studi e specializzazioni che nel corso degli anni aveva conseguito. Ma non si arrivava dove era arrivata lei senza essere, oltre che colti, anche intelligenti, svelti, determinati e decisi. E Corinne aveva tutti questi requisiti.

Si sarebbe potuto dire che una donna come lei non poteva aver tempo per l’amore; e invece, a differenza della maggior parte delle sue colleghe, a soli trentacinque anni era già sposata, e il suo era un matrimonio perfetto.

Robert era, al pari di lei, un uomo in carriera e con un ottima posizione. Alto, bruno, un fisico scolpito dalla palestra, uno sguardo accattivante, una voce suadente e profonda. Occupava una posizione di rilievo nell’ufficio di pubbliche relazione della Roiter Company, la più importante azienda robotica del Paese. Anzi, del mondo, visto che era la prima e l’unica che avesse mai prodotto automi domestici degni di essere definiti autosufficienti.

Certo, da alcuni anni sul mercato erano giunti prodotti similari, ma nessun robot possedeva le caratteristiche e le capacità dei Roiter: in pratica, erano solo imitazioni di bassa qualità.

I Martin vivevano in una grande villa appena fuori dalla città, niente di trascendentale, non andava di moda l’ostentazione, ma comoda, ampia ed accogliente. E circondata da un bel giardino, come da sempre l’immaginario collettivo imponeva per completare l’immagine di una perfetta felicità.

I Martin erano sposati da due anni, quasi un record, e ricorreva l’anniversario del loro matrimonio proprio in quei giorni.

Avrebbero voluto festeggiare l’evento con una seconda luna di miele o almeno con una grande festa insieme agli amici, ma purtroppo erano entrambi impegnatissimi con il lavoro, e non avevano trovato il tempo di organizzare né una né l’altra cosa, così, senza ovviamente rendersi a vicenda partecipi dell’idea, avevano entrambi deciso di sbalordire il coniuge con un regalo davvero speciale.

Corinne aveva speso, oltre che una cifra notevole, anche alcune ore del suo prezioso tempo per scegliere e procurarsi il dono per il marito: una preziosa scrivania, in legno massiccio di quercia, risalente a fine ottocento. Sarebbe stata magnifica nel suo studio, e Corinne sapeva che da tempo Robert desiderava qualche pezzo di antiquariato per arredare il piccolo ufficio domestico, in cui spesso lavorava in collegamento con la sede principale. Quella scrivania avrebbe fatto un magnifico effetto, nello schermo panavisivo, e per Robert l’immagine giocava un ruolo fondamentale, nel lavoro: era esattamente il regalo giusto per stupirlo.

Robert, con la sua abilità era già riuscito a strapparle qualche particolare sul dono che avrebbe ricevuto, anche se Corinne avrebbe preferito fargli una sorpresa; lei, invece, pur indagando e supplicando, non era riuscita a scucirgli nemmeno una parola, e la sua curiosità era alle stelle, quando, la mattina del loro anniversario, vide arrivare nel viale un trasporto della Roiter, che si fermò proprio davanti alla loro villa.

Stavano facendo colazione, e aveva notato che il marito sembrava particolarmente euforico, e distratto. Non aveva neppure acceso la panavisione, e continuava a sbirciare dalla finestra, tanto che anche lei aveva cominciato a guardare fuori a sua volta, incuriosita: ma tutto si aspettava, tranne di vedere il trasporto, e tantomeno il grosso involucro che due tecnici scaricarono al loro cancello.

Pochi secondi dopo, il trillo del campanello, e Corinne si precipitò ad aprire.

Robert la seguì, con un sorriso sornione, e insieme andarono a ricevere i tecnici con il pacco.

“La signora Martin?” Chiese formalmente uno dei due uomini all’ingresso.

Corinne fece un cenno affermativo. Il tecnico le fece firmare alcune carte, poi fu invitato a entrare, seguito dall’altro e dal pacco, montato su un carrello automatico.

“Robert, che cosa ti è venuto in mente?” bisbigliò estasiata al marito.

Egli le sorrise fiero e compiaciuto.

“Non te l’aspettavi, eh?” le disse soddisfatto.

Lei scosse il capo, senza riuscire a mascherare l’emozione. Chissà quanto aveva speso per comprare quella meraviglia: davanti a loro i tecnici stavano liberando dall’imballaggio un nuovissimo modello Roiter avg, l’ultimo nato dai laboratori dell’azienda.

Fino a quel giorno non avevano mai potuto permettersi un automa domestico, anche se Robert, lavorando per la Roiter, usufruiva di qualche agevolazione, perché il costo dei robot era proibitivo. Un lusso per pochi, a meno che non ci si accontentasse di un modello base, in grado però di svolgere solo un numero limitato di funzioni.

I Roiter di ultima generazione invece andavano oltre: potevano eseguire tutti i lavori domestici, come i modelli base, ma in più erano in grado di interagire con i proprietari e compiere le più svariate attività; come e meglio di una domestica, di una segretaria, di un autista e di un qualsiasi altro collaboratore in carne ed ossa.

I tecnici spiegavano tutto questo mentre si occupavano delle procedure di inizializzazione del lucente robot. Erano cose note, ma vi era un certo compiacimento sia nel ripeterle, sia nell’ascoltarle, e ai tecnici faceva sempre piacere osservare l’espressione dei nuovi proprietari mentre venivano informati delle potenzialità del robot.

In poco più di mezz’ora, Roiter era attivato e funzionante, e i Martin sapevano già come comandarlo e programmarlo.

Il bello degli automi Roiter stava nel fatto che erano semplicissimi da usare, poiché possedevano una programmazione di base che consentiva ai possessori di illustrare semplicemente le proprie necessità per essere obbediti alla perfezione.

Corinne decise che quel giorno sarebbe rimasta a casa per conoscere meglio il robot, e per ringraziare a dovere il suo adorato marito, che grazie al regalo meraviglioso si meritava davvero una giornata… speciale, e non solo una scrivania d’epoca. Una giornata da non dimenticare.

Nel giro di un mese Roiter avg era divenuto quasi un membro della famiglia. Svolgeva i lavori di casa, coordinava gli elettrodomestici, cucinava, svolgeva mansioni di segreteria e rallegrava i padroni con argute chiacchierate sui più svariati argomenti. Era una vera delizia, e Corinne non finiva mai di ringraziare il marito per il meraviglioso regalo di anniversario.

Visto che entrambi erano spesso fuori per lavoro, Roiter si era dimostrato anche una ottimo antifurto e, se Corinne possedeva ancora tutti i suoi gioielli, lo doveva alla prontezza del robot, il quale, una notte in cui i coniugi si trovavano a due cene di lavoro, aveva messo in fuga un ladro che si era avventurato nella loro proprietà.

La vita dei Martin non era mai stata così perfetta.

Ma la perfezione, purtroppo, se non dura è imperfetta: a due mesi dall’anniversario di matrimonio, Corinne cominciò ad avere problemi di salute.

All’inizio non vi fece molto caso, pensando si trattasse di una forma virale, ma col passare dei giorni la sua preoccupazione crebbe, a causa di alcuni sintomi inequivocabili.

Finché, una sera, dai dubbi passò alla certezza, e corse dal marito, che lavorava nel suo studio.

Robert era collegato in panavisione, troneggiando dietro la scrivania di quercia. Stava parlando con un suo subalterno, e nel frattempo impartiva a Roiter alcuni ordini per l’indomani mattina. Corinne entrò, e fuori dal campo della panavisione fece cenno al marito, scandendo con le labbra un silenzioso “Ti devo parlare”.

Robert si accigliò impercettibilmente, perché se la moglie lo disturbava in ufficio, evento rarissimo, doveva esserci un motivo davvero serio. In breve si congedò dal suo interlocutore e chiuse il collegamento, senza muoversi da dietro la scrivania. Rimase immobile, osservando la moglie, invitandola con lo sguardo a parlare. Solo in quel momento si rese conto che il bel visino di Corinne era particolarmente stanco e segnato, e dal suo sguardo traspariva un’agitazione del tutto inusuale per lei. Corinne non diceva nulla, come se non sapesse da dove cominciare, e Robert iniziò a sentirsi a disagio, poi a preoccuparsi, infine a perdere la pazienza.

“Corinne, mi vuoi dire che cosa succede?” la incalzò.

Lei si sedette di fronte a lui, in un fruscio di sete.

Prese un respiro profondo.

“Sono incinta” scandì quasi con disgusto.

Robert si appoggiò allo schienale sbattendo le palpebre.

“Benissimo” rispose lui, ironico. “Di quanto?”

Corinne fece rapidamente dei calcoli mentali. “Suppergiù un mese e mezzo. Deve essere stato quando…”.

Robert agitò la mano, impaziente.

“Non mi interessano i particolari, me li ricordo. Piuttosto, dimmi, cosa pensi di fare?”

Corinne si guadò le mani curatissime.

“Che ti devo dire? Lo sai anche tu. Il mio lavoro, il tuo.. non posso certo uscire dal mercato ora. Nemmeno una settimana. E poi, se perdo la mia forma fisica, magari mi vedo passare avanti qualche ragazzina rifatta. Non posso permettermelo. È un mondo spietato.”

Robert annuì gravemente.

“Un figlio adesso non era proprio in programma. Sarebbe un bel guaio.” Corinne si alzò e prese a passeggiare per la stanza.

“Ne abbiamo parlato altre volte, amore. E poi, come faresti tu alle cene, alle feste, se io dovessi presentarmi col pancione, o magari stare a casa, a curare un marmocchio? Ma se tu mi dici che lo vuoi, ma veramente, io…” lo guardò con gli occhioni da cerbiatta. Anche Robert si alzò in piedi, e abbracciò la moglie.

“Ma si, magari tra sei o sette anni… tanto, con le cure che ci sono oggi, possiamo averne anche a ottant’anni! Adesso, te l’assicuro, questo bambino è l’ultima cosa che voglio. Io desidero solo stare con te, e che tu sia felice.”

Corinne gli sorrise sollevata.

“Domattina telefono al dottore, per eliminare l’ospite indesiderato. Ora, vado a letto, sono giorni che ho nausea, e sono a terra.”

Rimasto solo, Robert tornò alla scrivania e riprese a lavorare, anche se in modo distratto. Per fortuna aveva una moglie saggia: qualcun’altra, magari, si sarebbe fatta prendere dal sentimentalismo, e alla fine avrebbe deciso di tenere il bambino; ma Corinne no. Per questo l’aveva sposata, perché era esattamente come lui.

Il mattino dopo, Corinne prese appuntamento dal dottore.

Il medico le aveva assicurato che con le nuove tecniche al laser l’intervento sarebbe stato una passeggiata. Solo dieci minuti in sala operatoria e alcune ore di day-hospital. In ventiquattr’ore sarebbe tornata al lavoro, un pochino affaticata, certo, ma in buone condizioni generali.

In effetti, la pratica abortiva era comune negli ambienti frequentati dai Martin; le gravidanze indesiderate erano banali incidenti di percorso che la medicina ormai facilmente risolveva, quasi come una verruca o una micosi. D’altra parte, per proseguire nella carriera, era necessario qualche piccolo sacrificio, tanto più che ormai, con le tecniche di concepimento in provetta era possibile posticipare le nascite a date da destinarsi, senza troppi problemi. Quasi tutti avevano in qualche clinica materiale genetico depositato. Anche Corinne e Robert, in un bel freezer della clinica dove avevano fissato l’intervento, avevano depositato l’anno precedente il necessario per un futuro erede. Si chiamavano “Banche della culla”.

Corinne decise di farsi accompagnare da Roiter, in previsione di tornare a casa il prima possibile, anche se non era in condizione di guidare. A casa, poi, avrebbe potuto sbrigare alcune mansioni semplici per risparmiare tempo l’indomani in ufficio.

Robert le aveva assicurato che sarebbe rientrato dall’ufficio prima possibile, quindi Corinne poteva quasi prendere quella giornata come una specie di ferie. In fin dei conti, in un anno si concedeva si e no una settimana di vacanza, e mai continuativa…

Alle otto e mezza, a digiuno, salì sul veicolo guidato dal robot. L’appuntamento in clinica era per le dieci.

In realtà la clinica distava solo un’ora da casa Martin, ma Corinne voleva essere ben sicura di non arrivare troppo tardi, magari a causa del traffico. Aveva impartito a Roiter le istruzioni necessarie per la giornata, compreso il percorso da compiere per giungere più in fretta alla casa di cura, e fu con un certo stupore che Corinne, dopo circa venti minuti, alzando per un attimo lo sguardo dal computer, si rese conto che Roiter aveva preso una strada ben diversa da quella che gli era stata comandata. Se non fosse stata così presa da alcune e-mail di lavoro, forse se ne sarebbe accorta prima, ma ormai non le restava che riprendere il robot sperando di non arrivare tardi.

“Roiter, hai sbagliato strada” brontolò.

Il robot continuò a guidare senza scomporsi.

“No, signora. La strada migliore è questa. Sto evitando il traffico, come richiesto.”

“Ma che cosa combini?” strillò Corinne, che cominciava a spaventarsi, all’idea di trovarsi sequestrata da un robot impazzito.

“Nulla, signora. Eseguo gli ordini. Dovrebbe stare tranquilla, nelle sue condizioni, agitarsi può nuocere alla gravidanza.”

Corinne frenò l’impulso di picchiare l’automa.

“Ma che condizioni, brutta macchina idiota? Portami in clinica immediatamente.”

Il robot non mutò la rotta, e Corinne si afflosciò sul sedile. Dove aveva sbagliato? Forse c’era un errore nella programmazione che gli aveva dato la sera prima. Doveva stare calma, e riflettere. Sbirciò fuori, e non riuscì a capire dove il robot la stesse conducendo. Erano in campagna, ormai. Cercò di addolcire il tono e sorrise, producendo un leggero sospiro.

“Roiter, obbedisci agli ordini. Ferma la macchina immediatamente.”

Con suo grande sollievo, il robot accostò la macchina al ciglio della strada, e si fermò. Bene, pensò Corinne, sbirciando l’orologio, faceva ancora in tempo a disdire l’appuntamento, o magari a rinviarlo al pomeriggio. Ma quando cercò di prendere la linea con la clinica, si accorse che il visore non funzionava. Represse una parolaccia, e si passò una mano sul viso. Il digiuno le aveva anche accresciuto la nausea, e in quel momento era talmente forte da impedirle di ragionare a mente lucida. Si guardò, nonostante la situazione, di sfuggita nello specchietto, e si vide pallida e con gli occhi cerchiati. Non le piaceva vedersi vulnerabile.

“Roiter, torna a  casa.” Questo era un comando semplice.

“Roiter ha identificato un guasto nella vettura, e per la sicurezza della padrona deve intervenire immediatamente.” Rispose invece il robot, sfilandosi dal veicolo.

Corinne dovette attendere una buona ora che il robot riparasse il fantomatico guasto,  e quando alla fine riuscì a convincerlo a ripartire verso casa, era quasi pomeriggio: prima di riprendere la marcia, infatti, egli volle essere sicuro che l’automobile fosse in buone condizioni generali, e sul momento si improvvisò meccanico, scatenando le ire della padrona. Ma nessun richiamo ebbe successo.

“La prima legge, signora, mi impedisce di ripartire finché non mi sarò accertato che la sua sicurezza è adeguata” disse infine il robot.

Corinne, appoggiata alla vettura, lo guardò senza capire.

“Che stai dicendo, Roiter?”

Il robot interruppe il lavoro.

Un robot non può recare danno a un essere umano, né permettere che un essere umano sia danneggiato a causa del suo mancato intervento. Dopo aver riscontrato un guasto, era mio dovere intervenire affinché il viaggio di ritorno fosse privo di incidenti.”

Corinne sospirò rassegnata. “Fa parte dei comandi che avevi prima di  entrare in servizio da noi?”

“Si, signora. Sono le leggi fondamentali della programmazione robotica. Sono immodificabili da qualunque intervento successivo, e servono a impedire che un robot possa essere usato per danneggiare esseri umani, o che egli stesso li danneggi.”

Corinne si spazientì. “Lodevoli intenti, ma oggi non era proprio il caso di farmi lezione. Voglio solo andare a casa.”

Roiter, come se niente fosse, si riassettò al volante.

“Ora non ho alcun problema a riaccompagnarla.”

Appena a casa, Corinne si precipitò alla panavisione per contattare il dottore o la sua segretaria e fissare un’altra volta un appuntamento.

Ma ebbe una nuova sorpresa. I data base della clinica erano in tilt e del suo appuntamento non c’era più traccia; ma la cosa peggiore era l’impossibilità di fissarne un altro: pareva che nei tre mesi successivi il dottore avesse un carico tale di interventi da non poter assolutamente inserire anche Corinne. E lo stesso valeva per tutta l’équipe della clinica.

Corinne contattò con ordine tutti gli ospedali della città, ottenendo da tutti la stessa risposta.

Si collegò in rete, per vedere la disponibilità nelle città vicine. Nulla, per tre mesi. Era come se il mondo intero avesse deciso di farsi operare nelle settimane successive.

“Il mondo intero, tranne me!” sbuffò contrariata.

Il problema era che, passati altri tre mesi, Corinne non avrebbe potuto più eliminare il suo problema, perché una vecchia legge lo impediva. Insomma, un contrattempo banalissimo le sarebbe costato nove mesi, anzi, un futuro, pieno di guai.

Quando Robert arrivò a casa, la trovò che tempestava rabbiosamente il computer di richieste e, a ogni rifiuto, imprecare.

“Che succede?” chiese preoccupato. Corinne in breve gli raccontò l’accaduto.

“Be’, se le cose stanno così, non ci resta che tenere il bambino. Troveremo una soluzione. Di certo sarà bene far revisionare il robot, non si sa mai che questa storia della macchina non nasconda qualche difetto.”

E così, alcuni mesi dopo, Corinne e Robert Martin diventarono i genitori felici della piccola Elaine. Nel frattempo, fecero revisionare il robot alla Roiter, per sicurezza.

I revisori non riscontrarono, tuttavia, nell’automa alcun difetto, anzi, si stupirono di quanto il nuovo modello possedesse capacità elaborative superiori al previsto: per obbedire alla prima legge ne aveva davvero combinate di tutti i colori, manomettendo persino la rete, ma tutto era finito per il meglio.

Ci fu una riunione ai vertici per valutare la situazione, e alla fine la faccenda fu archiviata, dopo un acceso scambio di vedute, con la decisione di riferire ai Martin solo una parte della verità, in modo che la questione non destasse più clamore del dovuto.

Decisamente Roiter avg non sottovalutava il peso di un suo mancato intervento, tuttavia, conclusero, salvare la vita a un bambino era stata un’impresa davvero lodevole.

fantascienza

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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