L’uomo giusto secondo Jane Austen

Come sposare un buon partito e vivere felici

L’uomo giusto secondo Jane Austen

L’uomo giusto secondo Jane Austen: premessa

Mie care amiche lettrici, come sapete nei mesi scorsi ho intrapreso un bellissimo viaggio in uno dei luoghi del cuore e della mente che amo di più: il mondo di Jane Austen. Una rilettura dei suoi romanzi, ragionata e meditata, per ritrovare pagina dopo pagina tutta l’emozione di quella penna senza eguali.

Avevo pensato di riportarvi qualche commento ai libri, ma il tempo tiranno mi ha impedito di fare ciò che mi ero ripromessa ed eccomi qui, parecchie settimane dopo aver chiuso con rammarico l’ultima pagina di Persuasione (e la tentazione di ricominciare ancora da Northanger!), senza aver ancora raccontato nulla di questo viaggio.

Il primo argomento che tratterò per voi e con voi, è quello più importante: qual è l’uomo giusto secondo Jane Austen? Come si riconosce? Come si conquista?

Miss Austen ci ha insegnato, attraverso i suoi romanzi, che questi sono argomenti fondamentali nella vita. E non venitemi a dire: “solo se sei una giovane nubile”, perché vi correggo subito: non esiste un’età nella vita in cui questo non sia importante. Da giovane sarai interessata tu, ma invecchiando (specie se hai fatto bene il tuo lavoro da giovane) l’interesse si sposta su sorelle e fratelli, figlie, figli, amiche, amici, e poi nipoti… insomma, la verità universamente riconosciuta numero uno è:

La ricerca di un buon partito riguarda tutti, nessuno escluso.

La signora Jenkins

Mrs. Jenkins, trovarti marito è lo scopo della sua vita.

Il gioco è semplice: bisogna mirare a migliorare la propria condizione sociale, o, se sei bruttina (o bruttino), o sciocco/a, almeno a non peggiorarla.

Ma poiché tutti puntano al rialzo, capirete quanto si fa difficile in realtà arrivare al risultato sperato. Insomma: molti sono chiamati, pochi gli eletti a diventare ricchi.

L’uomo giusto secondo Jane Austen: i buoni partiti.

L’uomo giusto secondo Jane Austen

Marianne Dashwood e il colonnello Brandon: ragioniamo un po’ sui sentimenti?

Nel mondo austeniano le protagoniste sono sempre ragazze nubili in età da marito: Elinor e Marianne (Ragione e Sentimento), Jane ed Elizabeth Bennet (Orgoglio e Pregiudizio), Fanny Price (Mansfield park), Emma Woodehouse (Emma), Catherine Morland (Northanger Abbey) e Anne Elliot (Persuasione). La lista si estende a dismisura se aggiungiamo i personaggi secondari e le antagoniste.

Ora, noi sappiamo che definire i romanzi della Austen come rosa equivale a dire una bestialità. I battiti di cuore sono, nell’opera austeniana, molto marginali: più raccontati che mostrati, non sono il cuore della narrazione per pudore, per costume, per mostrare che l’ardente ardore c’è ma non è il cuore della narrazione. Se noi lettrici corriamo letteralmente a cercare Darcy nel bosco per ricevere dalle sue mani la lettera, Jane Austen ci arriva con passo calmo e sicuro: noi avremmo lasciato tutto, dopo averla letta, per volare fra le sue braccia, chiedergli perdono e farci sposare con licenza extraspeciale la mattina dopo. La signorina Bennet, ci pensa, ci riflette, spegne col tempo e con la meditazione ogni slancio emozionale.

Noi, nella caccia al buon partito, non abbiamo imparato nulla. Ma vediamo insieme qualche regola sicura.

Quali sono, per cominciare, i buoni partiti in Jane Austen?

L’uomo giusto secondo Jane Austen

Mr. Knigtley è un buon partito. Emma pure.

Cominciamo col cercare uomini che hanno rendite di almeno cinque-seimila sterline l’anno. Da non confondere con l’ammontare dei loro patrimoni! Il patrimonio deve essere tale da fruttare quelle cifre, perciò possiamo immaginare che sia molto più cospicuo e comprenda terre che rendono soldi. Si parla in termini di centinaia di mila sterline, non meno.

In Jane di tali uomini se ne incontrano pochi: il colonnello Brandon (cinquemila sterline l’anno, almeno, e la tenuta di Delaford) in Ragione e Sentimento; Darcy e Bingley in Orgoglio e Pregiudizio (rispettivamente diecimila e cinquemila sterline l’anno, il primo con in più una tenuta da urlo); Mr. Rushworth (quindicimila sterline l’anno e tanta terra, è il pezzo più grosso che troviamo nella Austen) e Mr. Crawford (non è ricchissimo, ma pare abbia rendite discrete) in Mansfield Park; Mr. Knigtley (una bella tenuta, reddito non pervenuto) e Mr. Church in Emma; possiamo presupporre che, in Northanger Abbey, sia un buon partito il capitano Tilney (ma tanto non se lo piglia nessuna, lui, per dirla in termini moderni, se le fa e basta, come Wickham ma con qualche differenza patrimoniale); il capitano Wentworth in Persuasione perché ci viene detto che si è arricchito.

L’uomo giusto secondo Jane Austen

Northanger Abbey.
Catherine troverà l’amore, i fantasmi o un buon partito?
Temo nessuno dei tre.

Subito notiamo l’assenza di Lord. Nella Austen al massimo incontriamo un paio di Sir (anche il defunto marito della dama con la puzza sotto al naso, Lady Catherine di Orgoglio e Pregiudizio, è un semplice sir): L’utilizzo di cariche nobiliari è tipico della letteratura più moderna, Miss Austen va più cauta.

Come notate, non tutti i buoni partiti si accasano con le protagoniste che ci piacciono di più. E viceversa.

Ecco dunque una seconda verità universalmente riconosciuta:

Un buon partito deve possedere denaro liquido e terreni. Spesso è anche in cerca di una moglie; non sempre quella che trova è la migliore.

L’uomo giusto secondo Jane Austen: il gioco delle parti

La scelta del futuro coniuge dipende comunque da molti fattori.

L’uomo giusto secondo Jane Austen

Volete voi sorelle Bennet sposarvi per amore due ricconi?
Spè che ci penso un attimo…

Nell’epoca Regency la divisione fra le classi è ancora molto netta: ci sono le antiche famiglie (non necessariamente blasonate, come quella di Darcy), che uniscono nome, rendite, tenuta e magari qualche cavaliere in rami collaterali (la zia di Darcy è infatti moglie di un baronetto), i nuovi ricchi (Mr. Bingey) che stanno un passo indietro e non sempre sono ben tollerati dalle famiglie più antiche, poi ci sono i commercianti “oltre il baratro”, e infine contadini e fittavoli da non prendere nemmeno in considerazione.

Siamo agli albori della Rivoluzione industriale, che mescolerà le carte in gioco, creerà nuove classi sociali e costringerà a rivedere vari ruoli (pensiamo a Nord e Sud, della Gaskell, ambientato solo una cinquantina d’anni dopo).

Ecco che zia Jane ci spiega bene che:

Elizabeth e Jane, che son figlie di un gentiluomo, ma hanno una dote misera, devono puntare a un uomo possibilmente facoltoso, ma la loro parentela con due avvocati (che al contrario di oggi, essendo uomini con professione, stavano un gradino più giù rispetto ai possidenti) abbassa il loro livello sociale. Insomma: Bingley può ancora andar bene, ma Darcy è già troppo su.

Ricco lui, povera lei: no. Allora riproviamo: lui povero e lei povera. Ci sta.

Ricco lui, povera lei: no.
Allora riproviamo: lui povero e lei povera.

 

Per le Dashwood si può solo sperare ne loro bei faccini, perché sono ormai talmente povere da aspettarsi un futuro in stile signorina Bates: saranno anche figlie di un gentiluomo, ma dopo la sua morte lo status sociale è decaduto al fondo classifica.

Emma, per dirla con Brian di Nazareth, ha più culo che anima: è una ricca ereditiera, nessun vincolo grava sui possedimenti paterni e alla morte del padre lei sarà ricchissima: può permettersi di non cercare marito. Infatti guarda caso, è Mr. Elton che come ecclesiastico ha una posizione sociale intermedia e un patrimonio appena accettabile, ci prova. È lui che tenta la scalata, deridendo l’idea di un eventuale matrimonio con Harriet, a sua volta inferiore.

Potremmo andare avanti a lungo, le coppie probabili e improbabili sono tantissime, perché dietro ogni protagonista accasata c’è almeno un personaggio secondario che tenta con più o meno fortuna la scalata patrimoniale/matrimoniale.

Ma se c’è una cosa che Jane Austen ci mostra spesso, guardando a tutte queste coppie, è un’altra Verità, la numero tre:

È universalmente riconosciuto che un matrimonio di solo interesse non rende felici, anzi manca una componente fondamentale.

Prendiamo Maria Bertram, la fortunella che con bellezza, grazia e educazione acchiappa il partito migliore di sempre, Mr. Rushworth.

No, miss Bertam. Diventare l'onorata Mrs. Rushworth: lo stai facendo nel modo sbagliato.

No, miss Bertam.
Diventare l’onorata Mrs. Rushworth: lo stai facendo nel modo sbagliato.

Lo disprezza, lo tradisce, viene a sua volta tradita (al contrario delle sue aspettative non verrà sposata) e finisce col perdere tutto: il perché è presto detto, carenze nell’educazione che l’hanno resa troppo conscia dei propri meriti e poco di quelli altrui.

L’infelice Willoughby? Sceglie il patrimonio al posto dell’amore e ne ottiene solo infelicità.

Non si scappa, chi sceglie il soldo soltanto ottiene quello soltanto.

Che cosa allora rende alcuni partiti migliori di altri?

Certo occorrono carattere, spirito, intelligenza.

E soprattutto…

È universalmente riconosciuto che l’uomo giusto secondo Jane Austen è quello che viene scelto dalla donna giusta.

Prendiamo Edward Ferrars.

Dimenticate Hugh Grant. Viene definito bruttino, senza spirito, incapace di parlare in pubblico (come cavolo farà i sermoni possiamo solo immaginarlo, sai che noia!): l’unico lato positivo è una sorta di giustizia, diciamo una condotta ineccepibile.

Ora, scusate la franchezza, ma dove sta tutto il senno di Elinor? Colpo di scena: il senno è quello di Marianne, che dopo un breve idillio romantico, di grandi emozioni e sentimenti, accetta il ricco, un po’ anzianotto ma ancor piacente Brandon, e si sistema per bene. Elinor, dopo aver dispensato senno, ragione, buoni esempi per tutti, si sposa in precarietà (mille sterline lei, mille lui e una parrocchietta). Un paio di figli e rischia l’indigenza.

Non vanno molto lontano nemmeno Fanny Price e Catherine Morland…

Ragazze: capite l’antifona? L’ecclesiastico no. E se poi buttiamo uno sguardo su Nord e Sud, o peggio Uccelli di Rovo… ma non usciamo dal seminato.

Fanny Price e Edmund. Ma davvero si sono accapigliate per un cadetto e pure noioso????

Fanny Price e Edmund.
Ma davvero si sono accapigliate per un cadetto e pure noioso????

Dunque torniamo al buon partito secondo Jane Austen: i soldi non fanno la felicità, se non sono accompagnati da vero buon senso e determinazione da parte della donna.

Elizabeth Bennet, sempre lei, è una sorta di modello per tutte: quando abbassa un po’ le ali e addolcisce il carattere, diventa colei che merita il ricco. Prima no. Emma, idem.

Jane Austen dunque ci dice che il buon partito non esiste? No, al contrario:

Esiste eccome, ma non va bene per tutte.

È verità universalmente riconosciuta che un buon partito non fa la felicità, ma la felicità è qualcosa che si ottiene solo grazie al giusto equilibro con noi stesse. Se abbiamo quello, possiamo fare anche senza soldi.

L’uomo giusto secondo Jane Austen: la ricerca della felicità

E questo post che voleva essere solo leggero ci porta a una riflessione abbastanza seriosa. Alla fine questo ci dicono le piccole grandi eroine di Jane Austen: soldi o no, la felicità è qualcosa di molto concreto, non è un battito d’ali, un soffio momentaneo del vento della passione, ma è il premio che ottiene, durevolmente, l’anima dalle intenzioni rette quando trova la giusta stabilità.

In Jane Austen qualcuno la trova, qualcuno no. Lidia, per esempio, è tristemente condannata quanto il suo vuoto marito.

Il buon partito è marginale. Ma attenzione: Jane Austen, segretamente, prova simpatia per alcuni personaggi dalla condotta non esemplare, i “redenti”. Jane appoggia Elinor, ma le sta più simpatica Marianne. E questi sono i personaggi che vengono premiati anche col patrimonio. Emma ci sta un po’ antipatica, ma dopo l’umiliazione ottiene soldi e amore. Così Marianne, Jane ed Elizabeth Bennet, e la nostra magnifica Anne Elliot, la più viva e la più pronta ad andare incontro all’amore dopo una sofferenza continua di anni.

Dunque è universamente riconosciuto che un buon partito fa la felicità solo di coloro che sanno amare. Che la sofferenza ha educato.

Universalmente riconosciuto, nell’universo di Jane Austen.

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Ehi, aspetta. Presto ti racconterò qualcosa sul corteggiamento al tempo di Jane Austen. Torna a trovarmi!

https://it.wikipedia.org/wiki/Jane_Austen

https://it.wikipedia.org/wiki/Ragione_e_sentimento

https://it.wikipedia.org/wiki/Emma_(romanzo)

https://it.wikipedia.org/wiki/Orgoglio_e_pregiudizio

https://it.wikipedia.org/wiki/Persuasione_(romanzo)

https://it.wikipedia.org/wiki/L%27abbazia_di_Northanger

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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