L’infanzia in epoca vittoriana

L’infanzia in epoca vittoriana

L’infanzia in epoca vittoriana non era un periodo tutto rose e fiori.

Abbiamo visto in questo articolo la difficile esistenza dei piccoli appartenenti alle classi più disagiate e i problemi di salute che potevano colpire qualunque bimbo dell’epoca. Oggi ci attende un viaggio nella primissima infanzia, le cui difficoltà accomunavano ricchi e poveri.

 

Nascere in epoca vittoriana: il parto

Nascere ricchi e nascere poveri poteva fare una grande differenza nelle aspettative di sopravvivenza dei bambini.

L’importante era restare lontani dagli ospedali, nei quali la mortalità perinatale e puerperale era altissima. I dottori non si lavavano le mani fra una partoriente e l’altra, a volte passavano da uno studio all’obitorio al capezzale di una partoriente.

Neonato nei quartieri poveri a Victoria: la culla è ricavata da una cassetta della frutta.

Per assurdo, partorire in campagna col solo ausilio di un’ostetrica era una garanzia di maggior sopravvivenza, perché era più difficile venire in contatto con batteri patogeni. Il cesareo era praticato solo in casi estremi e significava sacrificare la madre per far nascere il bambino: l’alternativa era la morte di entrambi.

maternità nell'arte vittoriana

Gustave Leonard de Jonghe, la giovane madre
https://mimimatthews.com

I bimbi belle case più ricche avevano il vantaggio di stanze più calde, panni puliti, spesso una o più persone delegate all’accudimento: oltre alla madre, infatti, nelle case ricche era spesso garantita la presenza di una balia, asciutta o pronta ad allattare secondo le esigenze e i desideri della madre.

infanzia vittoriana maternità

Dipinto di Elsey. da Pinterest

Nascere in epoca vittoriana

I neonati avevano culle e stanze apposite, a meno che la madre non volesse seguire personalmente l’accudimento del piccolo: alle signore veniva garantito il riposo e una rapida ripresa della vita sociale, anche se per un periodo fisso, legato ai primi quaranta giorni, le puerpere erano considerate alla stregua di malate.

La nursery in una casa delle bambole vittoriana

L’allattamento era una scelta che non tutte amavano fare, ma che era più frequente di quanto oggi non si pensi.

Lo svezzamento, prima dell’arrivo di omogeneizzati e altri prodotti industriali, si faceva con farine cotte al forno con acqua o latte, per poi passare a cibi sminuzzati e solidi.

Nel Godey’s Lady’s Book, pubblicato nel dicembre 1860, il dottor Jno. Stainback Wilson indica alcune line guida per l’alimentazione delle donne in allattamento ancora oggi all’avanguardia, nel quale riconosce la necessità da parte delle donne di nutrirsi in modo sano, leggero, aumentando le proteine della propria dieta ed evitando alcolici, spezie ed alimenti conservati: un quadro perfetto anche per le donne di oggi.

maternità infanzia vittoriana

Le carrozzine

Nel 1739 l’architetto William Kent studiò per il duca del Devonshire il primo passeggino, dandogli una forma a conchiglia che abbracciasse il bambino consentendogli una posizione quasi seduta e confortevole grazie al rivestimento interno fatto di molle.

Il vero successo di questo utile accessorio però arrivò, manco a dirlo, con la regina Vittoria, che ne acquistò addirittura tre: tutte le mamme vittoriane ne vollero uno.

maternità infanzia epoca vittoriana

Fu nel 1889 che Richardson studiò il primo passeggino reversibile, per passare da fronte mamma a fronte strada.

Non a caso, una delle marche più famose è proprio l’Inglesina, le cui linee classiche hanno sempre richiamato quei primi modelli.

Il biberon

Il biberon è un’invenzione molto antica: ne sono stati rinvenuti i primi modelli, il Guttus tintinnabula, a partire dal V secolo A. C. in Magna Grecia.

Per vedere i primi biberon moderni dobbiamo però arrivare all’epoca vittoriana, con l’uso del caucciù e della vulcanizzazione.

Sebbene Elijah Pratt di New York brevettasse il primo capezzolo di gomma nel 1845, ci volle fino al 20° secolo prima che i materiali e la tecnologia migliorassero sufficientemente per consentire la produzione di un capezzolo morbido pratico per l’uso: l’invenzione della gomma vulcanizzata (1840) forniva un materiale morbido, resistente al calore della sterilizzazione e producibile industrialmente, ma i primi tentativi furono fallimentari.

La prima bottiglia per l’allattamento di vetro fu brevettata dall’americano CM Windship nel 1841, ma egli richiese che fosse “sovrapposta al seno della madre in modo che il bambino in allattamento venisse ingannato pensando che il latte provenisse direttamente dalla madre”.

Mancando ancora nozioni precise sulla sterilizzazione, i primi biberon fecero parecchie vittime, in quanto venivano lasciati ai bambini senza rispettare alcuna norma igienica.

Uno dei sistemi più usati, col tempo, prese il nome di “bottiglietta Killer”, era nota sotto varie denominazioni: Benjo, Alexandra, Victorian Imperial, le preferé… più o meno tutti erano costituiti da una bottiglia in vetro con un tubicino che portava il latte alla tettarella. Il tubicino, ricettacolo di muffe e batteri, più che nutrire uccideva, ma questo non fermava la popolarità dell’oggetto in questione, dato che permetteva ai bambini di alimentarsi in modo indipendente.

Le medicine per bambini nell’800

Per sopravvivere all’infanzia, dicevamo nel precedente articolo, bisognava essere molto sani e molto fortunati.

Anche i medicinali per l’infanzia non si allontanavano dai “rimedi” per adulti: quando andava bene, non erano tossici o pericolosi.

Fra i prodotti preferiti per l’infanzia, c’era il Godfrey’s Cordial, inventato nel XXVIII secolo da Thomas Godfrey: era brevettato come panacea per i malanni dei bambini, dalle coliche, alla diarrea all’insonnia. Per quest’ultimo problema non possiamo dubitare della validità del rimedio, visto che il principale ingrediente era l’oppio.

Molti bambini divennero dipendenti dalla medicina, anche perché non agitando bene si rischiava verso la fine di bersi sorsate molto concentrate.

da WorthPoint

Oppio e cocaina, in ogni caso erano ingredienti principe di sciroppi per la tosse per grandi e piccini. Poi chiediamoci perché i vittoriani erano così fantasiosi!

Fra le cause dell’alta mortalità infantile, insomma, si annoverano anche i tonici e i sedativi per bambini, che contribuivano non poco a rendere i piccoli apatici e inappetenti.

Specie nelle classi povere si faceva largo uso di questi “tonici” per tenere i bambini tranquilli: di tempo per assecondare pianti non ce n’era, nelle famiglie numerose in cui tutti dovevano lavorare.

pinterest

Non solo i bambini poveri erano però a rischio di assuefazione alle droghe o di morte per overdose: anche le tate e le governanti, per tenere buoni i piccoli che avevano in tutela a volte facevano uso di questi prodotti. I bambini dovevano stare buoni, il che significa ancora oggi essere così silenziosi da non disturbare gli adulti. Logico che una buona tata ci tenesse a svolgere al meglio il suo lavoro!

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Le foto di neonati

Capitava che ai neonati non si desse subito un nome, ma si aspettasse di essere certi che sopravvivesse. Con l’avvento della fotografia, le immagini di neonati in braccio a genitori o da soli si sono moltiplicate. Era un modo per essere certi d’avere almeno un’immagine del piccolo nel caso non arrivasse all’età adulta.

Molte, in effetti, sono anche le foto post mortem di bambini: se la famiglia non aveva fatto in tempo a immortalare i figli, il fotografo provvedeva a fornire loro immagini che avessero una parvenza di vita: occhi aperti o colorato col fotoritocco, giochi… ma anche foto di gruppo con altri fratelli vivi.

Le tate e le allevatrici

Prima di raccontarvi com’era la vita dei bimbi più ricchi, concludiamo con una piccola parentesi sulle persone che accudivano i più piccoli.

Quando le madri dell’alta società decidevano di non prendersi cura dei piccoli nati, si facevano affiancare da tate e balie che se ne occupavano. In questi casi le madri vedevano i figli solo quando faceva loro piacere, spesso non più di una volta al giorno, la sera, per la buonanotte.

Amelia Dyer

Un aspetto drammatico dell’epoca vittoriana riguarda le madri nubili e quelle più povere: la condanna sociale era terribile e in mancanza di un marito quasi sempre le donne abbandonavano i figli. Nei casi peggiori venivano lasciati per la strada. Istituti religiosi, orfanotrofi e case famiglia erano luoghi infernali nei quali la sopravvivenza era quasi un’eccezione. Anche in quelle case che tenevano i bambini dietro compenso dei genitori, si perpetravano sui bimbi crimini agghiaccianti. Famoso e terribile è il caso di Amelia Elizabeth Dyer, in seguito soprannominata The Angel Maker per i suoi crimini: fu forse una delle più attive allevatrici di bambini dei suoi tempi e rimane una dei serial killer più raccapriccianti della storia. Il numero di bambini uccisi dalla Dyer rimane ufficialmente sconosciuto, ma si pensa che arrivi a qualche centinaia.

 

L’infanzia dei poveri in epoca vittoriana

L’infanzia dei ricchi in epoca vittoriana

http://reframingthevictorians.blogspot.it/2014/11/the-angel-maker.html

http://www.victoriana.com/library/doors/nursing.html

http://www.cercapasseggini.it/notizie-passeggini/la-storia-del-passeggino-lunga-tre-secoli-262.asp

https://en.wikipedia.org/wiki/Baby_bottle

 

 

 

 

 

 

 

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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