Lettore e autore: che tipo di lettore sei?

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Un elenco assolutamente poco serio dei tipi di lettore che ogni libro può incontrare.

Attento, che ci sei anche tu!

Quando si scrive un libro, o un racconto, si entra in una stretta relazione con un “tu”: è il lettore, ipotetico o reale a cui ci si rivolge.
C’è chi dice di scrivere per se stesso, ma anche in questo caso il testo ha come termine relazionale un lettore: è l’anima di chi scrive, a cui si anela comunicare qualcosa per fare chiarezza fra pensieri, sentimenti o idee, o anche solo per trovare una via preferenziale di autoconoscenza.

Ma il “tu” c’è sempre.

Amato, odiato, temuto o cercato, il lettore è parte integrante del libro, c’è poco da fare.

In questi giorni ho cercato di capire come promuovere e far conoscere un po’ i miei libri, sia la fiaba del Mago Pasticcione sia il fantasy La magica terra di Slupp. L’obiettivo: trovare lettori. Ho chiesto così aiuto nei gruppi facebook, sperando di trovare qualcuno che recensisse le opere o le presentasse in qualche blog. Così qualche lettore è arrivato, e insieme a esso anche una nuova forma di ansia, quella di non piacere, di essere fraintesa… insomma, son sempre io, potevo in questo settore essere diversa?

Ed eccomi qui, a far considerazioni.

Che rapporto c’è fra autore e lettore?

Che cosa succede quando affidiamo le nostre pagine a questo “tu”?

Mi sono venuti in mente, così, questi diversi tipi di relazioni che secondo me si creano. Vediamo quali?

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  • Lo specchio.

L’autore che scrive per se stesso, di cui parlavo prima, cerca uno specchio. Scrive, rilegge, magari seppellisce il testo sotto mille cianfrusaglie per ritrovarlo anni dopo e usarlo come una fotografia dei propri sentimenti. Nel testo autore e lettore coincidono, diventano uno lo specchio dell’altro. Ma prima o poi, questa simbiosi finisce. Non c’è nulla che non sia scritto che non sia fatto per essere comunicato. Altrimenti finisce nel fuoco.

  • L’amico.

Il primo lettore che cerchiamo di solito è un amico. Gli chiediamo di essere onesto e di dirci che cosa pensa della nostra opera, chiedendogli implicitamente di dirci solo che è meravigliosa. Abbiamo timidamente superato la fatidica soglia dello “scrivo per me stesso” e cerchiamo un’anima affine, che possa darci una spinta in più, per sentirci un poco più scrittori. Vogliamo qualcuno che capisca il messaggio che abbiamo celato fra le righe, che comprenda il nostro umorismo o colga i riferimenti dotti, che pianga per le nostre pagine drammatiche e sogni coi baci che abbiamo descritto. Chi può farlo, meglio di chi ci conosce?

Ma il lettore amico è anche quello che prende per caso o curiosità il nostro libro e leggendolo trova anche noi, col nostro sentire, e in qualche modo profondo e misterioso ci diviene affine tramite la nostra opera. È quella persona sconosciuta (e che magari non conosceremo mai) che avrà pianto con noi, riso con noi, gioito con noi attraverso le nostre pagine. Quella persona con cui abbiamo condiviso una parte importante di noi: e non ci ha traditi.

  • L’amante.

Diciamocelo, soprattutto noi scrittrici: chi è che non si è innamorata del proprio protagonista, se questo è ciò che fa il personaggio principale femminile? Chi è che non si è sentito coinvolto nelle proprie scene d’amore? E chi non spera che il proprio lettore faccia altrettanto?

Io non scrivo e non leggo erotico, mi sento già anche troppo osé con il rosa moderno in cui le scene di sesso non si chiudono con un velo dopo il primo bacetto. Quando scrivo queste scene, seppure edulcorate e di certo non spinte, raccolgo emozioni mie personali, le rendo “carta”. Così come quando leggo queste pagine nelle opere altrui so di entrare in un immaginario sentimentale che non mi appartiene ma che diviene mio. Insomma, per dirla banalmente, chi scrive e chi legge condivide le scene d’amore a livello emotivo. Un po’ come farsi l’amante, ma per procura.

  • L’allievo

Se scriviamo per qualcosa  di più che mero divertimento e abbiamo qualcosa da trasmettere ai lettori, questo messaggio, per quanto celato o esposto simbolicamente, ha una certa importanza nel nostro testo. Vogliamo un lettore che sia anche allievo, che accolga questo messaggio e lo faccia suo. Vogliamo  tracciare un percorso comune al nostro lettore e dargli la possibilità di riflettere su ciò che abbiamo da dire. Vogliamo mettere la cera e togliere la cera con lui, ma non possiamo dirlo troppo forte, perché altrimenti lo facciamo scappare.

  • Il maestro.

Perché no?

Perché non chiedere al nostro lettore di insegnarci qualcosa?

A volte da un commento, da una recensione, da un dialogo con qualcuno che ha letto il nostro libro comprendiamo qualcosa di utile per la nostra scrittura, ma non solo: per la nostra vita. Lo stesso fatto di sottoporsi ai lettori è maestro di vita.

Fidatevi. Ci vuole un gran coraggio.

  • Il recensore

Oggi, grazie a internet, Amazon & Social chiunque può recensire libri. Una volta si parlava di giudizio personale, oggi è sempre e comunque recensione, anche se magari avvelenata da un motivo personale, oppure addolcita da altrettanto personali motivi.

Sempre più ricercate, richieste, agognate e insieme temute, le recensioni fanno parte del percorso di ogni libro e di ogni autore. Ma che fatica accettare questo aspetto della scrittura! Quanta paura c’è! Quanta attesa, quanta sofferenza si cela dietro ogni clic che facciamo alla ricerca di questi commenti! Diciamo tutti di amare le critiche “se costruttive”, ma la verità è che speriamo sempre di piacere, di essere capiti e apprezzati. Speriamo che il recensore sia stato prima amico e/o amante. Ed ecco perché ogni tanto qualcuno ha un crollo psicotico e si recensisce da solo…

  • Il giudice

Molto peggio del recensore: è un lettore che non vorremmo incontrare, ma esiste. Si tratta di qualcuno che assolutizza un pochino i propri gusti e fa cadere molto dall’alto le proprie considerazioni. Chi contraddice, o risponde, è scemo. Il giudice fa il Commento Definitivo, sovente negativo e motivatissimo (trova ogni refuso, ogni pecca, ogni possibile incongruenza nel testo). In soldoni, dopo una sua recensione gli autori finiscono in terapia di gruppo.

  • L’alter ego

non volevo crederci, ma anche questo esiste. trattasi di lettore fasullo, che può coincidere con l’autore stesso o con amico di questo, adeguatamente istruito. Viene inviato ovunque come banditore o messaggero della lieta novella: è stato scritto un libro ed è un capolavoro. L’alter ego si camuffa da recensore e distribuisce stelline e affetto al libro. In caso di amico prezzolato dell’autore, potrebbe anche non aver letto mai né questo né altri libri in vita sua.

  • L’editor

Sotto questa categoria ci sono due personaggi diversi. Il primo è l’editor vero, quello che per lavoro o amicizia si è preso l’ingrato compito di aiutare il testo a nascere. Esperto di maieutica editoriale, ha trasformato la creta in scultura, la bozza in romanzo. Ha seriamente rischiato di venire alle mani con l’autore dopo aver detto la parola “tagliamo”.

Esiste, però, un secondo tipo di lettore – editor: è quello che, spesso senza aver titolo o motivo alcuno per farlo, contatta l’autore e gli elenca tutti i problemi del suo libro.

A volte gradito, a volte no, anche a seconda dei modi con cui le presunte revisioni vengono presentate.

  • Il fan

È certamente il più amato dagli scrittori.

È colui che legge il libro, lo apprezza e spera in altre opere dello stesso autore. Si potrebbe definire una categoria parallela all’amico, ma il fan non necessariamente coincide con esso.

Il vero sogno di ogni scrittore è una scena che si presenta più o meno così: libreria con lunga fila verso una scrivania. Ovviamente non è la fila alla cassa, ma per l’autografo dell’autore, che, penna alla mano, firma copie su copie del suo libro a lettori adoranti (succede solo nei film americani). La cosa ancora non chiara è cosa sogneremo con gli ebook, nell’impossibilità si scrivere a penna sullo schermo del tablet. Ci inventeremo qualcosa, in fondo è il nostro mestiere.

  • Lo stalker

Ecco, raro ma vero: il fan può esagerare e diventare stalker. Di solito appartiene alla categoria successiva (e lì vediamo perché).

  • Lo scrittore.

Luogo comune: in Italia c’è più gente che scrive di quella che legge. Conseguenza: chi legge tendenzialmente è uno scrittore. O spera, pensa, crede, tenta di esserlo.

Se va bene, lo scrittore lettore si ferma alla lettura, per piacere personale e per imparare anche dalle opere altrui.

Se va malino, recensisce.

Se va male, contatta l’altro autore (per creare sodalizi, per presentazioni, collaborazioni… inventatevi un motivo qualsiasi per attaccare bottone: chi scrive è un misantropo con una gran voglia di chiacchierare, un vero nonsenso dell’umanità).

Se va malissimo, stalkera. Propone i suoi testi in lettura, poi chiede revisioni, contatti con editori, con agenti, con divinità egizie e infine trascina l’autore malcapitato in una baita in montagna e gli spacca le gambe. No, questo lo fa il fan, ho sbagliato.

 

Ecco, questo è ciò che mi è venuto in mente. Forse esistono altre categorie, ma queste sono già tante. Ti starai chiedendo: ma il “lettore e basta”? Forse esiste, ma non è divertente.

E questo voleva essere un post serio, finito come sempre a vino e taralli. Non fateci caso, e non offendetevi se vi trovate in una di queste categorie. Io sono in TUTTE, specie l’ultima.

Se recupererò un po’ di cervello cercherò di raccontarvi seriamente da dove sono nate queste considerazioni. La storia è bella, una storia di amicizia e solidarietà via web. Ma per oggi è tutto, taralli e vino a voi!

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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