Le foto post mortem di epoca vittoriana

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Le foto post mortem di epoca vittoriana

Le foto post mortem di epoca vittoriana sono uno strano mix di fascino, mistero e macabro. Il seguente articolo, perciò, potrebbe turbare persone sensibili.

La fotografia di epoca vittoriana

la prima fotoLa prima fotografia risale al 1826 e rappresentava il panorama di una finestra. L’autore, Joseph Nicéphore Niépce, chiamò questo tipo di immagini eliografie.

Dalla prima, sfocata immagine, ottenuta con ore di esposizione, le fotografie fecero ben presto molta strada, fino a diffondersi rapidamente.

Dunque, in epoca vittoriana la fotografia era già il sistema più diffuso per la ritrattistica, anche grazie al suo costo molto minore e al minor impegno richiesto rispetto al dipinto.

I primi ritratti in foto di epoca vittoriana, dunque, non si discostavano molto come estetica ai ritratti in dipinto: abbigliamento, pose, atteggiamento erano gli stessi.

Un ritratto di epoca vittoriana

Nelle foto di epoca vittoriana non si trovano mai visi sorridenti: questo sia per la difficoltà di mantenere stabilmente un’espressione sorridente per il tempo necessario alla posa, che era molto lunga, sia perché non faceva parte del gusto del periodo manifestare sorrisi. Il vostro nella foto era serio, spesso pensieroso, compassato.

L’epoca vittoriana, d’altra parte, è notevolmente improntata ad aspetti luttuosi: la regina Vittoria, rimasta vedova del principe consorte, portò il lutto per il resto della vita e il nero, entrò nell’abbigliamento femminile come segno di classe e distinzione per emulazione della sovrana.

Un ritratto della famiglia reale.

Un ritratto della famiglia reale.

Anche i periodi di lutto, più brevi e “liberi” in epoca georgiana, diventano sotto la regina Vittoria più lunghi e codificati: facilmente si passava da un lutto all’altro, visto che ogni perdita era seguita da anni di gramaglie (e inoltre, i vestiti una volta tinti conveniva forse tenerli neri).

In questi anni, l’immagine fotografica cominciò ad affiancare e poi a sostituire il ritratto dipinto: dai fotografi si andava al massimo una volta nella vita, per avere un’immagine di se stessi o della propria famiglia.

Non si usavano ancora le foto per rappresentare i momenti importanti: matrimoni, nascite, funerali divennero soggetti solo in un secondo momento, man mano che le potenzialità della macchina fotografica aumentano e vengono esplorate tecniche, idee, possibilità.

Le foto post mortem: l’origine

Quella che è considerata oggi una delle stranezze più macabre e affascinanti dell’epoca vittoriana è costituita certamente dalle foto post mortem, che furono molto apprezzate e richieste fino ai primi anni del 900.

Quella che oggi ci pare un’usanza agghiacciante, in quel periodo veniva considerata normale.

Il rapporto con la morte era diverso da oggi, in cui tendiamo ad allontanare, non vedere, nascondere: le famiglie erano numerose e l’età media molto più bassa; la morte faceva parte della vita, anche a causa dell’alto tasso di mortalità infantile.

LA ragazza in mezzo è la protagonista: mantenuta in piedi e con gli occhi dipinti per sembrare viva.

La ragazza in mezzo è morta: mantenuta in piedi e con gli occhi dipinti per sembrare viva.

Proprio quest’ultima diede un impulso notevole alle foto post mortem, perché spesso i genitori desideravano almeno un’immagine dei loro piccoli perduti e, non avendo fatto in tempo a fotografarli da vivi, erano costretti a ricorrere a questo tipo di ritrattistica.

D’altra parte, era abbastanza diffusa anche la consuetudine di chiedere a pittori schizzi o ritratti dei defunti: attraverso la pittura, però, era facile mascherare le condizioni del modello.

le foto post mortem

Vi erano studi fotografici che basavano quasi tutta la loro attività su questo, e pubblicizzavano ampiamente le capacità di ottenere risultati strabilianti nel ritrarre defunti. E da quello che vedrete, non avevano torto: alcune foto potrebbero davvero trarre in inganno: solo per piccoli particolari è possibile stabilire che si tratta proprio di foto post mortem.

post mortem

Non sta dormendo.

Le foto post mortem: le caratteristiche

In un primo momento, le foto post mortem rappresentarono i defunti nelle bare o negli allestimenti funebri (spesso adagiati nei letti, composti e circondati da fiori)principalmente primi piani, per nascondere un po’ il contorno.

Spesso venivano anche posti su divani e letti, come se stessero dormendo.

le foto post mortem

Insieme al fratello defunto.

In molte immagini i defunti venivano rappresentati insieme ai famigliari, fratelli, genitori, o addirittura tutta la famiglia riunita: un’abitudine, questa, che mostrava come la continuità degli affetti non fosse toccata dal lutto. La foto col defunto diventava anche l’occasione per ritrarre i vivi.

le foto post mortem

La morte diventa occasione per ritrarre la famiglia al completo.

In un secondo momento, però la fantasia dei fotografi cominciò ad andare oltre: era possibile, con qualche piccolo artificio, ottenere foto post mortem che potevano trarre in inganno, e far sembrare vivo il caro estinto.

le foto post mortem

In posa coi genitori, per l’ultima foto.

Così nacquero foto che oggi ci paiono davvero inquietanti: i defunti, con occhi aperti, oppure ritoccati in fase di sviluppo, venivano fotografati da soli, in pose plastiche, o accanto ai parenti vivi. Seduti, o addirittura tenuti in piedi grazie a un piedistallo studiato appositamente per questo tipo di ritratti, i defunti venivano vestiti con l’abito della festa, a volte truccati (o ritoccati), in modo da sembrare ancora vivi.

Una delle foto più famose.

Una delle foto più famose.

In alcuni casi, i fotografi usavano persino la colla per mantenere i corpi in posizioni più “naturali” e meno abbandonate, o per far tenere in mano oggetti (cappelli, borse, libri) come se fossero ancora vivi.

L'uomo sembra pensieroso, in realtà è un defunto.

L’uomo sembra pensieroso, in realtà è un defunto.

Il piedistallo veniva anche usato per far mantenere la posizione seduta ed evitare che il soggetto chinasse il capo.

le foto post mortem

Il piedistallo serviva a tenere in posa le salme. Si nota in molte foto, anche insospettabili.

Furono persino ideati strumenti che permettevano di “plasmare” i visi per ottenere espressioni più vitali e, con trucchi e ritocchi, anche un rinnovato colorito.

le foto post mortem

Il piedistallo usato per mantenere seduto il defunto

In molte foto reperibili in rete, alcune delle quali sembrano rappresentare una persona vivente, danno adito a dubbio proprio per a presenza, alle spalle del soggetto rappresentato, del piedistallo.

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In una fase ancora successiva, l’immaginazione nel creare queste foto non conobbe limiti: potete trovare anche immagini scattate all’aperto, o dall’esterno che mostrano defunti sul catafalco prese dalla finestra; o ancora culle attorniate da angeli piangenti… l’invenzione del fotoritocco diede in via a incredibili idee. E se il defunto non era più disponibile, le immagini potevano comprendere gli spettri, evanescenti figure inserite attorno ai vivi.

Nel Novecento, infine, si tornò a una maggiore sobrietà, evitando artifici e scattando foto dei feretri, senza più cercare di rappresentare scene di vita artefatte.

le foto post mortem

Fratellini in posa davanti al catafalco

Le foto post mortem dei bimbi

Fra le foto post mortem che maggiormente colpiscono e lasciano una forte impressione sono quelle dei bambini.

Piccolissimi, in braccio alle mamme e ai papà, o in drammatici ritratti di famiglia, oppure più grandicelli, attorniati da fratelli e parenti, sono i soggetti che più facilmente si ritrovano in rete.

le foto post mortem

Una foto drammatica e commovente

L’epoca vittoriana è un’epoca in cui una dignitosa compostezza si mescola a incredibili voli di fantasia: anche la foto post mortem prende queste caratteristiche, portando alla creazione di immagini in cui i defunti sembrano ancora intenti a compiere le loro azioni quotidiane: i bimbi vengono così circondati dai giochi più amati, gli adulti insieme ai famigliari in pose che ingannano, che vogliono far credere a una vitalità inesistente.

le foto post mortem

Coi giocattoli più amati

le foto post mortem

Con gli amati cani

 

Le foto post mortem e non solo…

La foto che più lascia perplessi, e di cui non ho trovato una spiegazione plausibile, è quella che chiude questa triste carrellata.

In epoca Vittoriana, altre mode fotografiche nascono: quella delle foto delle lunghe chiome femminili e quella delle strane foto di… decapitati (dal fotomontaggio).

Di queste stranezze parleremo la prossima volta… ma questa fotografia, apparentemente, sembra purtroppo appartenere ancora a questo articolo: la decapitazione che rappresenta molto realistica. Da qualche parte ho trovato l’immagine descritta come quella di due nipoti con la zia morta (per cause imprecisate) decapitata; ma l’idea di posare con l’ascia… direi che questa foto è degna dei migliori horror e oltre.

le foto post mortem

Inquietante…

Falso? Immagine di un delitto? Macabra idea del fotografo per una foto post mortem da urlo? Se lo sapete, scrivetelo nei commenti!! Aspetto i vostri interventi!

 

Nota: le immagini presenti in questo articolo sono prese dalla rete. Se qualcuno ritenesse violati i propri diritti, sarà sufficiente contattarmi e le immagini in questione saranno rimosse.

Ho cercato di selezionare immagini che non fossero eccessivamente impressionanti, nei siti da cui ho tratto quelle che trovate qui potete trovare carrellate di altre foto e ulteriori approfondimenti.

Su Youtube esistono molte gallery esemplificative.

 

Fonti

Le foto sono prese da:

https://it.wikipedia.org/wiki/Fotografia

https://it.wikipedia.org/wiki/Fotografie_post_mortem

http://www.goticomania.it/immagini-gotiche/fotografie-post-mortem-in-eta-vittoriana.html

http://www.curiosauro.it/fotografie-post-mortem/

http://www.vanillamagazine.it/21-fotografie-post-mortem-dell-epoca-vittoriana/

http://ilblogdichiaraoscura.blogspot.it/2014/11/costume-si-sconsiglia-la-lettura-di.html

http://darkgothiclolita.forumcommunity.net/?t=57070508

http://www.raistoria.rai.it/gallery-refresh/pratiche-in-disuso-foto-post-mortem-di-et%C3%A0-vittoriana/869/4/default.aspx#header

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

2 commenti

  1. Ciao cara Antonia, articolo interessante…
    Oggi si sta riprendendo questa pratica dello scatto post mortem, nell’ambito del lutto perinatale. Alcuni fotografi particolarmente sensibili offrono ‘scatti d’autore’, così che i genitori possano conservare un ricordo tangibile, dignitoso e bello del proprio figlio. Un ricordo nel quale loro hanno un ruolo attivo (questo è il mio pensiero), mentre nella perdita vige grande passività: essa si subisce senza possibilità di rimediare. Di questi tempi azioni simili ottengono perfino più valore, in quanto, come sappiamo, il lutto perinatale coinvolge famiglie negate in quanto famiglie, figli negati in quanto figli, proprio perché morti prima di nascere, perciò più facilmente considerabili ‘mai nati’. Inesistenti. In questo senso, produrre e mostrare scatti di famiglia, è utile perché la negazione perda di consistenza di fronte all’evidenza.
    Mi pare che anche in Italia sia sorta un’iniziativa simile, io ne avevo parlato quando m’era giunta notizia di un’organizzazione d’oltre oceano. Qui il link: http://www.professionemamma.net/questionedibiglie/scatti-silenti/
    Un abbraccio!
    Erika

    • Articolo molto interessante e commovente. Oggi è molto più difficile che in epoca vittoriana parlare di morte come aspetto della vita. Siamo circondati da morte, vediamo in continuazione immagini shoccanti, ma per assurdo l’aspetto affettivo è quello che ci spaventa di più e tendiamo a starne lontano, a fingere che sia qualcosa di estraneo alla nostra vita. Anche la morte ci va bene, ma dietro uno schermo. CI viene suggerito di pensare al lutto perinatale come a un banale aspetto medico: non deve coinvolgerci più di tanto. “Ne avrai altri” “era un grumo di sangue”… ne dicono tante. Dire no, affermare il diritto a soffrire: questo è prendere coscienza del senso della vita.

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