Le fiabe sfatate nuova edizione!

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fiabe sfatate antonia romagnoliLe fiabe sfatate

Tornano, in ebook su Amazon, le fiabe sfatate.

In questi giorni le potete scaricare gratuitamente da questo link.

Eccovi la presentazione e una delle fiabe contenute nella raccolta.

 

Presentazione

Dietro ogni storia, ogni fiaba, c’è sempre un’altra storia.

C’è un narratore, c’è la magia della scrittura, c’è un racconto, nascosto, di tempi e luoghi reali.

Dietro alle Fiabe Sfatate ci sono io e c’è un blog, nel quale una bella mattina, non si sa perché, ho cominciato a raccontare “a modo mio” le fiabe più famose e più conosciute: Biancaneve, Cenerentola… quelle storie che accompagnano la crescita di ciascuno, che fanno parte dell’immaginario collettivo.

Nate direttamente on line, queste fiabe sono state poi raccolte in un file unico, e salvate sul mio PC: una vera fortuna, perché il blog poco tempo dopo ha subito un piccolo incidente ed è sparito. Qualcuno dice che per errore ho cancellato il database, io insisto che è stata la magia di una strega cattiva invidiosa della mia bellezza. In ogni caso, le fiabe si sono salvate.

Si dice che sono sempre i peggiori a sopravvivere e le Fiabe Sfatate confermano questa regola.

Negli ultimi anni sono stati in tanti a reinterpretare le fiabe più classiche: chi in chiave horror, chi in chiave erotica, chi in quella moderna… la versione scelta da me è semplicemente la follia.

Forse è meglio se le leggi senza farti troppe domande, prendendo solo atto che chi ha scritto questa roba non ha tutte le rotelle a posto.

Credimi, è proprio così.

Antonia

 

 

Cenerentola

fiabe sfatateC’era una volta un ricco mercante che aveva una figlia. Poiché era vedovo e doveva viaggiare per lavoro, lasciava spesso sola la fanciulla a casa, e la giovinetta era abituata a fare tutto quello che le pareva e piaceva.

Tutto andò bene finché il mercante, un triste giorno, da un viaggio a Las Vegas tornò con una moglie.

L’aveva conosciuta in un locale notturno e sposata la notte stessa in una cappella a forma di cuore, con il celebrante  vestito da Elvis Presley.

La nuova moglie, pur essendo molto bella, aveva due grossi difetti: uno, era un’approfittatrice; due, aveva due figlie.

Il mercante, una volta capita l’aria che tirava in casa, rimase ben poco nei paraggi  e dopo qualche settimana lasciò la figlia, la nuova moglie e le due figliastre per scappare alle Bahamas con la segretaria, lasciando la figlioletta in balia delle tre perfide donne.

Le sorellastre, per prima cosa, soprannominarono la poveretta “Cenerentola”, perché la ragazza si era tinta i capelli biondo cenere, e per seconda cosa le fregarono la BMW, lasciandole una piccola smart, che la povera Cenerentola poteva usare solo per fare la spesa.

Eh, sì, perché, una volta sparito il padre libertino, la moglie di Las Vegas si era installata da padrona in casa, mettendo Cenerentola al lavoro come sguattera. Mentre lei e le figlie si davano alla pazza gioia, con la scusa che Cenny era abituata alla gestione domestica, le avevano lasciato ogni incombenza, e la poverina passava la sua giornata a pulire, lavare, stirare, cucinare, mentre loro facevano shopping e se la spassavano.

Un brutto giorno, giunse pure la notizia che il padre libertino era morto d’infarto durante una serata scambista, e così la matrigna si prese baracca e burattini.

Ma Cenny non era scema del tutto e si rivolse a un buon avvocato per discutere la sua parte di eredità.

In tutta risposta, la matrigna la mandò a vivere nel sottotetto, da cui avevano ricavato un loft, per non ritrovarsela fra i piedi.

La vita di Cenny era davvero grama perché, se non voleva veder dilapidato il suo patrimonio immobiliare, doveva occuparsi della manutenzione, visto che le sorellastre a furia di feste facevano danni e disastri e, mentre loro si divertivano, la giovinetta passava il suo tempo a curare giardinieri, idraulici, tinteggiatori… insomma, era proprio una governante.

Un giorno un po’ meno brutto del precedente, a casa Matrigna arrivò l’invito a un megaparty: il principe Azzurro Armigeri Castellazzi Soldoni Apalate da Rivadoro stava cercando moglie e, per trovarne una, aveva deciso di organizzare una gran festa per il suo ritorno dall’Australia.

Veramente era stata sua madre, la principessa Clotilde Stufetti Puzzalnaso Salvasoldi a organizzare il tutto, preoccupata dalle notizie lette sui giornali di gossip secondo i quali Azzurro aveva intessuto una tresca con un’aborigena vegetariana.

Così, nel grande castello di famiglia, aveva preparato un’accoglienza da favola per il figlio, sperando di fargli dimenticare Pocahontas.

Tutte le vippe del paese erano invitate, e anche Cenerentola era considerata fra queste, perché sua madre era di nobilissime origini e imparentata con i Puzzalnaso Bancapiena.

Le sorellastre, piene di invidia, riuscirono a imbucarsi anche loro e, d’accordo con la loro perfida madre, fecero una manovra cattivissima: girarono tutte le spese di manutenzione di casa sul conto di Cen, che si trovò in poche parole oberata di debiti e con la carta di credito fuori plafond. Come poteva ora la poveretta comprarsi un abito adatto? Come andare dal parrucchiere, estetista visagista massaggiatore?

E così, mentre le sorellastre si preparavano per la grande festa, Cenny dovette chiudersi nella soffitta a telefonare alle banche e ai suoi avvocati.

 

La povera fanciulla, fra una telefonata e l’altra, sentiva le sorellastre che ridevano e chiacchieravano, provandosi i vestiti nuovi comprati per il party. Cenerentola, con grandissimo dolore, ascoltava le due ragazze discutere con la madre se al vestito di Armani fosse meglio abbinare la pochette di Vuitton o quella di Prada, le sentiva commentare i rispettivi look, le cifre stratosferiche che ciascuna aveva speso per questo o quell’accessorio. Scarpe, borse e copri spalle avrebbero pagato da soli la ristrutturazione della dépendance e la manutenzione della piscina.

Invece, le tre donne avevano i vestiti e Cenerentola i debiti col giardiniere.

Mentre la fanciulla piangeva per la sua triste sorte, qualcuno però si stava dando da fare per lei.

Dovete sapere, infatti, che Cenerentola non era proprio sola nella sua sventura: grazie ad internet aveva un sacco di amici virtuali conosciuti chattando.

Così sfogò le sue lacrime con quelli che trovò in linea, Topo 89, Passerotto_cip, Topina.91, che le diedero una grande idea: da qualche parte dovevano ancora esserci i vestiti di sua madre, perché non presentarsi alla festa con un look vintage?

Cenerentola si mise a frugare nella soffitta e trovò uno splendido abito nero tutto strass e lustrini, abbinato a un paio di scarpe strassose. Miracolosamente, le stava a pennello e, quando arrivò la Rolls per portare le parentastre alla festa, anche lei scese pronta e profumata. Anche se pareva uscita da un film anni ’80, Cenerentola era bellissima e le sorellastre morivano d’invidia.

La matrigna, però, che ne sapeva una più di se stessa, vide un sottile filo spuntare da una spallina dell’abito e con delicatezza tirò. In un attimo tutti gli strass e i lustrini si staccarono, lasciando Cenerentola in una specie di sottoveste di nylon nera, con due spalle imbottite da far invidia ai giocatori di football.

“Ops” disse la matrigna.

“Ma va’ a fan…” disse Cenerentola, e poi scappò a piangere on line.

La Rolls partì e la poverina vide sfumare la sua ultima possibilità di andare a conoscere il Principe Azzurro.

Per l’occasione, Cenerentola mise su un CD di Laura Pausini e si apprestò a passare la serata guardando Carabinieri e mangiando gelato al pistacchio.

Quando il dolore si faceva più acuto, Cenny prendeva una cucchiaiata di gelato e la mandava giù. Stava per aprire il secondo barattolo da mezzo chilo, quando il suo cellulare squillò. Numero sconosciuto.

La giovane non aveva voglia di rispondere, temendo che fosse il giardiniere, ma la curiosità vinse e si trovò a parlare con niente popò di meno che con… uno sconosciuto.

“Buonasera, parlo con la signorina Lavapanni Puzzalnaso?”

“Sì… me tapina!”

“Sono Giorgio Salagadula dell’ufficio marketing della casa di moda Madrina Duck” disse lo sconosciuto. “La contatto per farle una proposta. Abbiamo bisogno di una testimonial per il nostro marchio, una persona dell’alta società che indossi i nostri modelli. Noi forniremo un guardaroba completo, adatto a ogni occasione, e in cambio chiederemo di indossare in esclusiva i nostri abiti in tutte le occasioni mondane.”

“E la fregatura dov’è?” chiese Cen.

“La persona che ci occorre dovrebbe portare una taglia 42-44.”

“Toh, guarda il caso: io porto tutte e due a seconda del modello.”

“Bene. Nel contratto le forniamo anche un’auto della nostra nuova linea Carduck e la pagheremo 1000 euro a comparsata nel jet set.”

Nel giro di pochi minuti Cenerentola si trovò in fremente attesa del primo pacco di vestiti.

Salagadula le aveva assicurato che entro un’ora avrebbe avuto abito da sera, scarpe e auto per andare alla festa di Azzurro, l’evento mondano dell’anno, e infatti, dopo meno di tre quarti d’ora, si presentarono alla porta le tre sarte che l’avrebbero assistita nei preparativi.

Bibidi, Bobidi e Bu.

 

Bibidi, Bobidi e Bu si misero al lavoro, perché era tardi e la festa era già cominciata.

Purtroppo per Cenny, la Madrina Duck non era esattamente una casa di moda tipo haute couture, ma piuttosto una di quelle firme che vogliono tentare le innovazioni. La fanciulla si aspettava un abito in seta  classico, con scarpette tacco 10, magari una pochette… e invece Bibidi aveva con sé un grande pacco, da cui venne fuori un enorme abito di tulle ricamato a perline e strass. Era tutto bianco e grigio, con il corpetto di crepe di seta.

“Un abito da sposa????” si schifò Cenerentola.

“No!” disse offesa Bibidi, e serafica tirò fuori un telecomando. Il vestito, a primo tocco, cominciò a brillare.

Cenny era basita, ma Bibidi premette un altro pulsante e il brillio cambiò, da lucine bianche a lucine rosa. Con un altro tocco il ritmo delle luci variò, proprio come gli alberi di Natale.

“Ma…” balbettò Cen.

Bibidi sorrise. “Con un colpo di bacchetta le luci cambieranno in fretta. E se tutti quanti vuoi stupir con questo devi finir…” canticchiò. Premette un tasto giallo e l’abito smise di brillare.

“Meno male” fece Cen.

Le tre sarte ripresero a cantare: “Salagadula, magicabula, siam Bibidi, Bobidi e Bu… farà il vestito più luce quaggiù siam Bibidi, Bobidi e BUUUU” e il vestito, seguendo il ritmo brillò a tempo.

“Ha un sensore di suoni!” esclamarono entusiaste le sarte. “E con questo tasto abbiamo inserito il brillabito automatico, così non si spegnerà sul più bello!”

“No!”

“Sìììììì” applaudirono le donne. “In ogni caso, il telecomando non è incluso nel contratto: lo teniamo noi.”

Bobidi aveva anche lei un pacco, che conteneva acconciatura e accessori.

Cenerentola dovette lasciarsi pettinare e truccare, e quando Bobidi ebbe finito i suoi capelli erano tutti treccine stile africano, chiuse con perline.

Stava quasi pensando che non era poi malaccio, quando le sarte cantarono. “I rasta son tutti veri, chiusi in fondo al cuor…” e anche le perline brillarono a suon di musica.

Cenerentola avrebbe voluto piangere, ma ormai era, quasi, in ballo. “Ok, grazie di tutto, meglio se vado, adesso…” cercò di svicolare, ma Bu le sbarrò la strada.

“Aspetta” le disse minacciosa. “Non hai le scarpette.”

“Ma faccio anche senza” piagnucolò Cenny, inutilmente. Da un terzo pacco, ecco uscire due trampoloni in plexiglass trasparente. con lucina nel tacco.

“Questo è il nostro pezzo forte” dissero le sarte. “Plexiglass ad alta tecnologia. Niente vesciche, niente duroni, niente calli. Suola in silicone antichoc. Durano una vita.”

Cenerentola le infilò e appena posò il tacco a terra la lucina brillò. E una vocina sottile disse “Ehi, gente, è arrivata la gnoccolona!”

“No, vi prego, la vocina disattivatela!” pregò disperata. E tanto disse e tanto fece che, almeno quella fu spenta.

Ma le sorprese non erano finite, perché quando le sarte la accompagnarono all’auto, Cenny scoprì con orrore che la Carduck era una macchina trasparente a forma di papera. Con un autista vestito da paperino.

“È un’auto promozionale” dissero le sarte. “Si deve vedere che all’interno indossi i nostri vestiti.”

Cenny era più preoccupata per la papera al volante, ma non disse nulla.

Salì, sperando che le dicessero che a mezzanotte doveva tornare, ma le tre donne la salutarono con la mano e non aggiunsero altro.

Cenerentola arrivò così al ballo, attraversando fra le risate generali le strade della città.

La festa si svolgeva in una grande villa-castello appena fuori città, e l’arrivo di Cenny fu accolto con un certo disappunto. La musica si diffondeva ovunque nel parco, e alle dolci note di un valzer Cenny prese a brillare.

Il principe, così come tutti gli altri, la notò subito e le andò incontro.

“Cielo, ma sei uno splendore” le disse. “Scommetto che sei una ragazza brillante, oltre che radiosa.”

La fanciulla non lo trovò affatto spiritoso, ma visto che era il principe fece un bel sorriso. “E tu devi essere Azzurro.”

Egli la prese tra le braccia e cominciò a danzare, trascinandola verso il giardino, e quando furono fuori la strinse a sé.

Cenny era tutta gongolante.

“Ho perso uno dei gemelli della camicia” le sussurrò lui. “Mi puoi fare luce? Sai, costano una fortuna…”

 

E così, mentre lui cercava il gemello, cominciarono a parlare, lui di quanto fosse triste senza Pocahontas, lei di quanto fosse triste per il giardiniere, lui della madre invadente, lei dei suoi guai legali… quando trovarono il gemello erano già innamorati.

Ma appena Azzurro cercò di baciarla, al suono dei violini e accanto alla fontana con lucciole e lanterne, Cenny infilò il tacco di traverso nella ghiaia e ruppe il meccanismo elettronico. “Gnoccolona! Gnoccolona! Arriva la gnoccolona!” gracchiò la vocina.

Dalla vergogna Cenny scappò e corse alla Carduck, scappando via nella notte. Il principe cercò di raggiungerla, ma non riuscì. Una lucina nella ghiaia, però, attirò la sua attenzione: era il tacco della scarpa in plexiglas.

“Gnoccolona!” gli disse il tacco.

“La troverò!” decise lui.

Il giorno dopo, insieme alla sua segretaria, Azzurro fece una ricerca in internet, per scoprire chi produceva scarpe in plexiglass con lucine. Escluse una decina di aziende cinesi, alla fine trovò la Madrina Duck.

Salagadula, però, non poté dirgli nulla su Cenny, perché c’era una clausola sulla privacy che la giovane non aveva barrato nel contratto, però vendette ad Azzurro un telecomando che, a suo dire, lo avrebbe aiutato a trovarla.

Azzurro girò di casa in casa, seguendo la lista degli invitati, ma in nessuna il telecomando attivò nulla.

Alla fine giunse a casa di Cen, dove le sorellastre e la matrigna stavano prendendo il sole.

Anche lì sembrava che nulla suonasse o brillasse.

Ad Azzurro, però, era venuta una gran sete a furia di girare per le case, e chiese da bere un succo di ananas.

“Noi non lo abbiamo” disse una sorellastra. “Ma la governante sì. Andiamo a rubarlo dal suo frigorifero.”

E col principe sgattaiolò in soffitta. Sapeva che Cenny a quell’ora stava sui tetti con l’antennista e sperava, sfruttando il silenzio del loft,  di sedurre il principe lontano dalla sorella, ma quando aprì il frigo invece del succo ci trovò dentro l’abito da sera e le scarpe, che urlavano “È qui la gnoccolona!”

Subito accorse Cenny. “Richiudilo subito!” gridò. ” È da stamattina alle cinque che quell’affare suona!”

Già, perché il segnale del telecomando aveva attivato tutto, anche a grandissima distanza, grazie a un collegamento satellitare.

“Ecco la mia sposa!” disse Azzurro.

“Ecco il telecomando!” disse Cenny. E lo distrusse a martellate.

E così Cenny e il principe si sposarono, vissero felici e contenti ecc.

L’unico vero problema fu il contratto di Cenny con la Madrina Duck, che comprendeva anche il corredo nuziale, ma il principe fece finta di niente e, quando la prima notte lei si presentò vestita da Papera, si limitò a spegnere la luce.

fiabe sfatate

Grafica di copertina: Antonia Romagnoli

Foto di Adina Voicu

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Edizione ebook ottobre 2015

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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