Facebook: piedi e cibo. Ma perché?

Facebook e le nuove mode: piedi e piatti.

social web facebook
Più che a Facebook, oggi mi pare di essere iscritta a Feetbook, a giudicare dalla quantità di foto che ritraggono piedi dei miei conoscenti. Oppure a Foodbook, per via dei piatti col loro pranzo.

Mode piuttosto fastidiose, che mi urtano al punto di scrivere un post per capire le origini di questo fenomeno.

Perchè tutti si ritengono in dovere di mostrare piedi e piatti? Perchè non si tratta solo di una moda in voga fra ragazzini che non hanno niente da fare, ma il fenomeno dilaga fra tutte le fasce di età e fra utenti di ogni genere.

Tutti ci raccontano per immagini i loro menù, dalla colazione alla cena, oppure ci mostrano i luoghi dove si trovano, col particolare dei loro piedi in primo piano.

Le ipotesi sono tante, eppure in rete, che strano, sono pochi ad analizzare queste mode.

mamma maternità facebook
OK: se uno va in vacanza vuole condividere con gli amici la sua gioia, perciò che c’è di più naturale di una bella foto sui social, specie su Facebook? E se nella suddetta vacanza ci scappa un cocktail megagalattico, perchè non fotografare il trionfo di bicchiere colorato, fettine di ananas e ombrellini?

Sì, questo ha un senso: ma allora… tutti gli altri? Le foto di ciabatte e mattonelle, di pastasciutta e cappuccini dilagano, inesorabili, spingendo vari utenti a lamentarsi.

Personalmente, sto cominciando a eliminare gli  aggiornamenti dei vari “amici” alla prima immagine di piedi e alla seconda pasta col pomodoro. Semplicemente, non mi interessa la pedicure altrui e ancora meno sono interessata a sapere che cosa mangiano i possessori dei piedi appena visti.

Facebook, il mondo ai miei piedi?

facebook maternità mamma mamme
Cercando di dare una spiegazione logica, ho fatto ricerche su “piedi e facebook”, approdando sul termine feticismo. E qui ho scoperto un mondo che non sto a raccontarvi, altrimenti chissà dove finisco coi motori di ricerca. Sta di fatto che esiste una radicata cultura sui piedi, che spazia dall’ambito sessuale a quello letterario: solo che i suoi canoni non corrispondono al fenomeno di facebook.

Già, perchè dubito che i miei contatti su facebook si dedichino in massa al feticismo.

Probabilmente il fenomeno piedi è partito da lì, dall’interesse di alcuni per questa parte del corpo. Postare foto delle estremità è meno imbarazzante, si suppone, del mostrare ben altre grazie, e comunque garantisce l’ambito numero di click e di “mi piace” da parte dei altri utenti.

Insomma, si attirano spettatori senza fare la prova costume, senza armeggiare davanti allo specchio, senza dover giustificare il proprio esibizionismo da bimbiminkia.

Un piede, insomma, bello o brutto che sia, non ci mette in discussione quanto un primo piano o un mezzo busto, ma ha un sufficiente richiamo sessuale da garantire attenzione.

Per lo meno, questo ha generato il fenomeno in un primo tempo, quando ancora non tutti e tutte ti sbattevano alluci in bacheca…

Nella prima fase, dunque, si può ipotizzare che il fenomeno sia originato da richiami feticisti.

Solo che facebook è un bidone della spazzatura dove tutti frugano, e ben presto, coscienti o meno, in centinaia sono caduti nella rete a postare piedi.

Piedi giustificati da pedicure particolari, da scarpe nuove o sandali originali, poi piedi divenuti parti integranti del panorama, in immagini che sembrano scattate per sbaglio.
Tipiche di questa estate sono le foto della spiaggia scattate dalla sdraio, con ciabattine ed estremità del fotografo incluse, immagini che servono forse a suggerire agli amici che non si tratta di falsi, rubati a siti di viaggi, ma di proprietà (intellettuale?) dell’utente che le ha postate: ubi meum pes, ego sum.

Addio quindi alle immagini di visi sorridenti con mare sullo sfondo. Perchè faticare a truccarci, vestirci alla moda, aspettare di essere abbronzati, quando con un ditone al vento possiamo scatenare l’invidia altrui?

Ormai non ci si chiede nemmeno più chi sono in effetti gli utenti che vedranno i nostri calli. Siamo sicuri di volerli condividere con le mamme dei compagni dei nostri figli, o di volerli mostrare ai colleghi di nostro marito?

E agli amici degli amici?

E’ così facile dimenticare che ciò che la rete ingoia, come il mare in tempesta, poi ce lo risputa a riva quando meno lo aspettiamo.

Facebook menù

cookie law facebook
Lo stesso vale per il cibo: si parte anche da qui da una moda discutibile, figlia delle mille trasmissioni culinarie che ci impone la tv. Sei ciò che mangi, e più bello è più sei vip.

E via anche sui social a fare a gara col menù più accattivante.

Peccato che la domanda a monte sia: sei sicuro che a me interessi il tuo pranzo? Sei sicuro di suscitare invidia? No, perchè è più facile che susciti negli amici una certa irritazione, al grido di “ma che mi frega a me della tua insalata?”.

Facebook e la fiera delle vanità

Ed eccoci qui, a chiederci perchè. Perchè facebook è diventato questo crogiolo inguardabile?

Davvero tutti ritengono che i loro piedi, i loro cibi e le loro attività quotidiane siano così interessanti?

Se così fosse, dovremmo pensare che facebook sia la fiera delle vanità, dove ciascuno può dare sfogo al proprio narcisismo, nella certezza di avere qualcosa da dire e da mostrare al mondo.

Ma… ecco qui il problema: se prima gli status rappresentavano un messaggio che ciascuno voleva condividere, ora a essere condiviso è un vuoto totale di idee, di pensiero, di emozione.
La domanda che facebook pone, “a cosa stai pensando” sembra aver messo in crisi più di quanto volesse il bacino di utenti.

Abbiamo condiviso frasi celebri (altrui), spettacolari immagini di tramonti e castelli, gattini carini che non ci appartenevano; abbiamo fatto passare per perle di saggezza emerite stron***e, e alla fine abbiamo trovato un insopportabile vuoto dentro di noi: in realtà facebook ci ha mostrato che non abbiamo nulla da dire, e un conto è incontrare sporadicamente gli amici e trovare un argomento di conversazione, un conto è confrontarci con loro mille volte al giorno.

No, non siamo poi così interessanti. E questo ci fa soffrire.

Una recente ricerca ha messo in luce che la frequenza sui social network non rende la gente più felice, anzi, aumenta il livello di tristezza a ogni accesso, tanto che alcuni soggetti campione, messi di fronte a questa verità hanno abbandonato facebook.

Logico: se sei a casa al PC e non andrai in vacanza, le foto delle ferie altrui ti irritano. Ricordate quando gli amici vi invitavano a vedere le foto della crociera alle Maldive?

Ricordate l’imbarazzo del trovare una scusa per declinare l’invito?

Ora facebook e gli altri social ti impongono queste foto senza possibilità di scampo.

E quando gli amici e i parenti vi raccontavano per filo e per segno che cosa avevano mangiato al ristorante? Ricordate il livello del vostro entusiasmo? Ora Facebook vi mostra in tempo reale a quale portata sono arrivati.

Eppure, chi è che cancella il proprio account, o diminuisce la frequenza sul sito per evitare questi fastidiosi status?

Pochi, molto pochi, anzi: per vendetta finiamo anche noi col combattere a suon di foto.

Vuoto contro vuoto, vanità contro vanità, stiamo perdendo del tutto la dimensione di ciò che abbiamo da dire, di ciò che siamo realmente, di ciò che vorremmo far sapere ai nostri amici.

Mettiamo i piedi per non metterci il cuore o la testa.

Nascondiamo dietro al piatto il nostro segreto terrore di restare inascoltati.

Sarebbe peggio raccontarci davvero e scoprire che non interessa a nessuno: meglio adeguarci alla moda e fotografare un nulla che, in fondo, non interessa neanche a noi.

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

I commenti sono chiusi