Fabio Larcher, il tè del venerdì

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Fabio Larcher, il tè del venerdì.

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Fabio Larcher torna ospite del blog, questa volta per bere insieme a noi il consueto “Tè del venerdì” e chiacchierare con noi di libri e di altre passioni.

un delitto al rosmarino Fabio LarcherAbbiamo avuto un piccolo assaggio, attraverso alcuni brani, dell’originale e sorprendente romanzo breve “Un delitto al rosmarino” nell’appuntamento con Parole d’Autore, e siamo ora qui con lui per costringerlo a raccontarci i segreti che si nascondono dietro questa e le numerose altre storie che la sua penna ci ha regalato.

Ciao Fabio, benvenuto nel “Salotto di Miss Darcy”. Miss Darcy è così gentile da lasciare a me gli onori di casa, perciò ti faccio accomodare e subito parto con le domande.

La prima è come sempre personale: scrittore, disegnatore, compositore, ex editore. Una vita dedicata alle arti. Ci racconti qualcosa di queste tue passioni? Soprattutto, che cosa ti porta alla scrittura?

Ciao, Antonia, lasciami prima dire che è un vero onore essere intervistato da te. Sono sicuro che Miss Darcy non potrebbe affidarsi a persona più qualificata. Cosa mi porta alla scrittura? In origine, i sogni. I sogni sono sempre stato il mio habitat naturale, fin da prima che sapessi leggere e scrivere. Hai presente quando si dice di un’atmosfera che “ha un sapore onirico”? Ecco, io quel senso di oniricità, di magia, me lo sono sentito “confacente” da allora. In seconda istanza ho scoperto che, attraverso la scrittura, era possibile replicare quel tipo di sensazione magica; e subito ho avvertito il bisogno di provarci, di confrontarmi con la magia delle storie altrui, di imitarla, di imparare a suscitarla a volontà. Per me la scrittura era (ed è) il corrispettivo della bacchetta magica. Scrivo formule magiche che mi riportano al me stesso più vero: un bambino che sogna.

In Parole d’Autore abbiamo conosciuto il tuo elfo investigatore, protagonista di “Un delitto al Rosmarino”: da dove è nata questa storia? Pensi di scrivere altre opere seguendo questo filone?

COVER_VICTORIAN“Un delitto al rosmarino”, come tutte le mie storie, nasce dall’amore per le storie altrui. Alcuni autori, con le loro immagini, riescono a colpirmi così fortemente che mi viene spontaneo inserire tali immagini nel mio immaginario personale: le prendo, le filtro attraverso le mie personali esigenze, le trasformo in qualcosa di mio (forse di “nuovo”). Non scrivo mai senza i libri altrui sul comodino. Le storie nascono sempre da altre storie. E chi afferma il contrario, mente a se stesso e al pubblico. In “Un delitto al rosmarino” entrano in gioco la lettura di: Stevenson (in special modo “Dottor Jekyll e Mr. Hyde” e “Il Master di Ballantrae), per lo stile letterario; gli elfi maligni e spaventosi di Susanna Clarke (“Jonathan Strange & il signor Norrell”), per il carattere di Wylo Helig, il protagonista; e Arthur Conan Doyle (“Uno studio in rosso”), per la trama gialla e il modus operandi di Wylo (che è l’esatto opposto di quello di Sherlock Holmes). I racconti degli autori citati hanno prestato anche alcuni personaggi di contorno: l’avvocato Gerald Allsaints somiglia all’avvocato Utterson di “Dottor Jekyll e Mr. Hyde”; Greg Lestrade è preso di peso dalle narrazioni di Sherlock Holmes… Sì, “Un delitto al rosmarino” mi ha divertito; è stato bello scriverlo; e poi (a differenza del solito), mi è proprio uscito di getto dalla tastiera del computer. Ho cominciato altre due avventure di Wylo Helig, “La nuda verità” e “Ossa di morto”… ma, prima, dovrei finire altre cosucce.

Le storie di Fabio Larcher: in quale genere ti ritrovi maggiormente e perché? Fra tutte le tue opere, in quale ti rispecchi di più?

Il mio genere preferito è il fantasy classico, perché fa riferimento ai miti e alla fiaba; dunque al sogno. Devo però ammettere che, oggi, la tentazione della fantascienza avventurosa (non sarei in grado di occuparmi della fantascienza tecnologica, non possedendo una solida preparazione scientifica) si fa  sentire con forza.

Parliamo di libri e di generi. Le tue opere appartengono tutte, in senso ampio, alla letteratura fantastica, di cui sei un vero esperto. Che ne pensi della situazione attuale, editoriale e culturale, del genere? Nei tuoi progetti futuri pensi di esplorare altre vie?

fabio larcherIn realtà vorrei scrivere di tutto: mainstream, giallo, horror, rosa… ma, per adesso, non trovo la motivazione. Non escludo di farlo in futuro. Ma la mia immaginazione funziona meglio nella gabbia dei generi (così come non saprei scrivere una poesia senza i limiti imposti dalla metrica, dalla rima, dalle forme convenzionali). Sono uno di quegli scrittori che non sognano l’originalità a tutti i costi, quanto piuttosto un confronto con la tradizione, gli archetipi, innovando (se mai è possibile farlo) dall’interno (magari per piegare la tradizione e gli archetipi a dire quello che voglio io).

Per quanto riguarda la situazione generale: sicura di voler ascoltare la risposta?

fabio larcherBene, allora sappi che, più passa il tempo, più mi convinco che la società occidentale sta attraversando una fase culturale involutiva. La crisi economica è stata solo il colpo finale di un processo che ha condotto la maggioranza di noi a disprezzare la lettura, a sentirla come qualcosa di alieno alle nostre esigenze, a considerarla una magia che non fa più effetto. Spero si tratti di una situazione di passaggio; ma sarebbe troppo facile, se fosse così. L’editoria, di conseguenza, si muove sempre più alla cieca, fidando nella sempre più spiccata mancanza di gusto e capacità critica dei lettori restanti.

fabio larcherOggi la letteratura fantastica prolifera, specie nel self-publishing, come un tumore informe. Gli aspiranti scrittori spesso sono impreparati psicologicamente ed editorialmente ad affrontare da soli le loro aspirazioni. Vanno allo sbaraglio avendo come modelli da imitare cose del tipo “Twilight” e affini, pensando che le storie possano funzionare a prescindere da una ricerca stilistica, da una robusta cultura letteraria di base, dall’abitudine a leggere di tutto e di più… Nutrono la loro fantasia di forme stereotipate, producendo “opere” meno interessanti, complesse, originali di un disegno fatto da bambini dell’asilo.

Me l’hai chiesto. E questo è ciò che penso. Ovvio che, poi, ci siano delle eccezioni: un Fabrizio Valenza, una Marta Leandra Mandelli, o un’Antonia Romagnoli (che ringrazia lusingata, ndR), che hanno una vocazione autentica e sono persone diverse tra loro ma ricche intellettualmente, spesso offrono buone prove di sé.

Ultima domanda vitale: come lo prendi il tè?

Con limone e zucchero (due zollette). Non disdegno il tè verde.

Fabio Larcher, biografia

13199568_1189384394429851_435618774_oFabio Larcher è nato a Brescia il 21 marzo del 1974. Da bambino è affascinato dai disegni dei fumetti Marvel (quelli dei super eroi), che suo fratello maggiore colleziona avidamente. Gli sembra incredibile che, con biro e pennarelli, si possa dar vita ai sogni; così si cimenta anche lui, e il disegno resterà sempre una sua passione nascosta (perché praticata senza studio, alla maniera naif).

Non frequenterà mai l’asilo: le suore lo terrorizzano. In realtà del mondo lo terrorizza qualunque cosa, a parte gli affetti famigliari. Sogna moltissimo, spesso incubi spaventosi, ma anche visioni magiche e fatate, e ricorda questi sogni come una delle cose più belle della vita. I sogni, più che la realtà, sono il suo elemento naturale.

A sei anni, per caso, scopre l’esistenza delle biblioteche comunali, e viene folgorato da un primo amore letterario: una lunga filastrocca di Gianni Rodari, che parla dell’amore contrastato della Regina di Cuori e del Fante di Coppe.

La scuola gli piace, ma lo rende triste. Gli obblighi, in genere, non gli piacciono.

51gcQdKIw1L._SL160_PIsitb-sticker-arrow-dp,TopRight,12,-18_SH30_OU29_AC_US160_A dodici anni scopre (sempre in biblioteca) “Il Signore degli Anelli”. Se ne innamora così tanto che, da allora, sente il bisogno di ritrovare, in sé, la magia e la “nostalgia per un posto inventato a cui, però, si sente di appartenere”, suscitate da quel libro. Comincia così un lungo, lungo apprendistato letterario: scrive le prime poesie (sforzandosi di rispettare la metrica e la rima); scrive i primi racconti (che sembrano tutti delle brutte imitazioni di Tolkien); ma, nel frattempo, alla ricerca di nuovi amori letterari, legge avidamente, disordinatamente, in continuazione: classici, fiabe, romanzi, fantasy, fantascienza, saggi filosofici (di cui capisce ben poco), poesia, teatro. Comprende presto che ogni libro (proprio come le persone) possiede un’anima, e che quell’anima ha colori e odori unici, che si può e si deve amare anche ciò che è diverso da sé e dal proprio mondo immaginifico: “Il nome della rosa”; “La spada nella roccia”; “La saga di Prydain”; il ciclo di Conan; i racconti di Lovecraft e di Borges; “I libri della Jungla” e tutti i romanzi di Kipling; ogni singola parola di Stevenson; la fantascienza di HG Wells, quella di Bradbury, e quella di CS Lewis (“Lontano dal Pianeta Silenzioso”); Arthur Conan Doyle; Nietzsche; Platone; Dante; Ariosto; Walter Scott; Lewis Carroll (di cui ama, particolarmente, “La caccia allo Snualo”); etc.

fabio larcherAlle superiori si iscrive ad agraria. Chissà perché? Se c’è un essere umano privo del pollice verde, questi è proprio lui. Comunque, proprio all’istituto tecnico di agraria l’insegnante di Lettere gli dirà una frase sulla quale ancora oggi dissente: “O pensi alla poesia o pensi alle fidanzate”. Possiamo affermare che la sua vita seguente è stata spesa a dimostrare che si può amare anche se ci si dedica alla letteratura. A ogni modo (e in qualche modo) si diploma.

All’università si iscrive alla facoltà di Lettere. Molti stimoli, ma poca voglia di costringersi a studiare cose che lo fanno sbadigliare, lo convincono presto a mollare gli studi e ad andare a lavorare in fabbrica (probabilmente il posto che meritava).

51Ui7TKqsmL._SL160_PIsitb-sticker-arrow-dp,TopRight,12,-18_SH30_OU29_AC_US160_Resterà alla catena di montaggio per circa dieci anni, sciroppandosi, fra un pezzo di lamiera e l’altro, una bella fetta di letteratura occidentale. Poi, nel 2006, conosce colei che diventerà la sua futura e pazientissima moglie; lascerà Brescia e il lavoro, per seguirla nell’orrida provincia di Milano.

Nel frattempo ha la brillante e malsana idea di creare una propria casa editrice, esperimento che durerà dal 2002 al 2014, e che gli permetterà di conoscere e pubblicare tanti bravi scrittori (Gianluigi Zuddas, Danilo Arona, Gianfranco de Turris, Fabrizio Valenza, Dario Giansanti, etc.).

Dopo anni e anni trascorsi a leggere le cose altrui, alla vetusta età (artisticamente parlando) di quarant’anni, decide di mettere da parte i propri pudori e di proporre al pubblico le cose che scrive lui, attraverso i canali di vendita Amazon.

Vedono così la luce la raccolta di fiabe “L’antimago”, e i romanzi brevi: “Rock elfico”, “I robot stregoni”, “Il Paese della Luna Storta”, “Le mele del destino”, “Un delitto al rosmarino” e “Calasperio”, nonché l’antologia poetica “Atlante onirico”.

Attualmente sta lavorando a un racconto per ragazzi, con protagonista re Artù, sul modello de “La spada nella roccia”. Il titolo di questo lavoro è “Il Signore delle Fate”.

Qualche link…

Rock Elfico

Calasperio

I robot stregoni

L’antimago

Il paese della luna storta

Un delitto al rosmarino

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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