Elogio della donna comune

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Elogio alla donna comune

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La donna qualunque e i modelli femminili di oggi

Essere donna, come ho già cercato di spiegarvi, non è mica facile.

A un uomo, per essere di successo, per essere realizzato, non si propongono scelte drastiche come quelle che vengono suggerite alle donne.

E la crisi d’identità femminile va avanti da centinaia di anni, si ripropone in culture diverse, in epoche diverse, a qualunque classe sociale si appartenga.

Questo tema mi si è ripresentato con la morte di Margherita Hack, che ora viene esaltata, compianta e riproposta in mille versioni (la più quotata è quella col gatto, dove c’è un gatto c’è viral) in tutti i social network.

Premetto che la mia posizione è molto vicina a quella presentata da Fabrizio Valenza in questo post: mi dispiace per la morte di questa eminente scienziata, ma non compiango la scomparsa di un modello di vita e di donna.

Come cristiana, esattamente come Fabrizio, ho considerato le sue prese di posizione opposte alle mie. Non ho condiviso, insomma, il suo punto di vista e lei non avrebbe condiviso il mio semmai ci fossimo conosciute. Il che sarebbe stato impossibile, perchè tutte le mie scelte, dopo la laurea, sono state opposte alle sue.

Ho scelto la famiglia alla carriera.

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Le mura di casa a quelle dell’università in cui, per un po’, ho lavorato e che, di fronte alla mia prima gravidanza, mi ha dato il benservito. Sì, succede, se lavori con contratti a progetto o con borse di studio.

Poi ho scelto di continuare a seguire i miei figli invece che di tornare in quel mondo che, a quanto pareva, voleva da me una dedizione che non potevo e non volevo concedergli.
Nel film Mona Lisa Smile, una versione al femminile de L’attimo Fuggente, si propone lo stesso dilemma a tutte le giovani donne che frequentano un prestigioso college femminile, solo che il suggerimento esplicito della cultura dominante (siamo negli anni Cinquanta) è “fatevi una famiglia e lasciate perdere la carriera”.

Ovviamente, la protagonista, l’insegnante interpretata da Julia Roberts, spinge le allieve a essere se stesse e a ottenere ciò che vogliono, senza curarsi delle conseguenze e, quando una delle più promettenti decide per matrimonio e figli, scoppia la crisi: ma come? Come può una donna volere veramente solo una famiglia?

La ragazza in questione risponde alla sconvolta professoressa con parole che meritano una riflessione.

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Scegliere di essere casalinga non mi rende meno intelligente, non mi pentirò di aver rinunciato alla carriera quanto mi pentirei di non aver seguito i miei figli.

In questo mi riconosco, ancora, pienamente, nonostante a quarant’anni veda quali sono le conseguenze e il prezzo che sto pagando e che pagherò per tutta la vita.

Oggi le donne lavorano, è necessario che lo facciano se si vuole avere uno stile di vita decente.

Ma a quante viene chiesto di rinunciare ai figli?

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Può sembrare di no, ma guardiamoci: quante famiglie sembrano potersi permettere più di un bambino e di poterlo avere in età adeguata?

Ho amiche con carriere meravigliose che ancora non hanno figli e che temono di non riuscire a conciliare le due cose.

Non parliamo poi delle precarie, di quelle che alla mia età combattono per mantenere il livello lavorativo richiesto…

Il futuro lo stiamo cancellando a prescindere dalle possibilità che ci saranno, semplicemente evitando di costruirlo.

Forse l’Italia avrebbe bisogno di meno Hack e di un numero maggiore di donne coraggiose, capaci di rinunciare a se stesse per amore di altri, donne che hanno il coraggio di “essere comuni”.

Di donne che restano nascoste, che non fanno niente di speciale, se non armarsi di tutta la loro cultura, della loro pazienza, della loro esperienza (sì, anche in campo lavorativo) e di trasmetterla alla generazione che viene.

Lo so, la mia è una posizione da anni trenta, antifemminista e tutto quello che vuoi. Perchè non è rispettabile quanto quella di chi dice che donna è come uomo, nel senso che deve farsi uomo per avere gli stessi diritti?

No, mi dispiace, la donna non è come un uomo, per il semplice fatto che ha nel corpo una cosa che la rende diversa e nei suoi diritti da difendere non ci sono solo l’aborto o l’autogestione dell’utero, ma anche quello di poter essere madre se lo desidera e, soprattutto, non essere demonizzata se fa figli.

Deve essere un sacrosanto diritto quello di non dover vivere con terrore e fra mille paure l’idea di avere figli.

Perchè la cultura di oggi è così, lo vivo ogni giorno sulla mia pelle e su quella delle donne che conosco, messe sempre di fronte allo stillicidio di un mondo che ti dice che una vacanza in più, un tablet, una bella macchina valgono più di un figlio. E sono meglio.

Sono convinta che siamo sempre molto lontani dalla parità di diritti, anche perchè la parità che si cerca di ottenere è fasulla.

E’ un inganno quanto il modello femminile che si sta imponendo oggi, non molto lontano dalla donna-maschio che entrava in competizione lavorativa con gli uomini negli anni Ottanta, anzi: questo modello è il figlio dell’altro.

Quante donne di successo hanno anche una famiglia che sia qualcosa di più che figlio – cane – casa in campagna?

Se donna e uomo sono diversi hanno diritti diversi, pari nel valore.

La donna ha diritto a non dover vivere come un uomo e di essere rispettata ugualmente.

Ha diritto a portare il velo se lo vuole, se fa parte della sua cultura e ha diritto a portarlo senza essere guardata come un mostro. Ha diritto a non portarlo, se non lo sente parte di sé.

Ha diritto a spingere un passeggino o a portare un figlio legato alla schiena, ha diritto al pantalone, alla gonna lunga o a quella corta senza doversi sentire una diversa.

Le persone, con la loro cultura, con le loro tradizioni, vanno rispettate, ma il rispetto non significa chinare sempre il capo e far proprie le scelte altrui, rinunciando ai propri diritti a favore di quelli (veri o presunti) di altri.

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Che poi, se ci stiamo proprio a guardare, c’è solo una cosa che ci rende tutti uguali davvero, ed è lo stupore davanti al mistero della vita. Dove manca questo, non c’è questione nè di diritti nè di valori. Lì non c’è più nemmeno l’uomo, non c’è umanità.

Quando manca lo stupore, quando si sospende il cuore, anche la ragione riesce a generare solo mostri.

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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