Depressione post partum: quando la mamma non funziona

La depressione post partum

Quando la mamma non funziona.

Depressione post partum. Perché parlarne oggi

Ho deciso di parlare ora di depressione post partum per inaugurare una serie di articoli dedicati alle donne, in prossimità dell’8 marzo.

mamma mamme maternitàNiente di eclatante, solo la presa di coscienza che come scrittrice finora non ho fatto altro che occuparmi di vari aspetti del mondo femminile, di aver sempre costruito nelle mie storie donne che desideravano essere raccontate. Di donne, perciò, parlerò questa settimana. Cominciando con un aspetto che fa prepotentemente parte della mia vita: la maternità.

Niente uteri in affitto, in questo post, o storie lontane, ma solo il mondo che da tanti anni conosco bene, quello della depressione post partum, e che tante mamme, in forme più o meno gravi affrontano ogni giorno.

Cominciamo col chiarire una cosa: la depressione post partum, non è una forma di tristezza. Non è un sentimento. Non è una cattiva volontà.

Possiamo parlarne insieme, possiamo rompere il muro che la società ha costruito intorno a questa patologia, che le mamme stesse si costruiscono attorno, possiamo fare tanto per superare i momenti più critici. Cominciando ora.

Depressione post partum: che cos’è

mamma depressione post partum

La maternità rose e fiori? Non sempre. Non per tutte.

La depressione post partum (DPP) o depressione puerperale è un disturbo che colpisce, con diversi livelli di gravità, dall’8 al 12% delle neomamme e si manifesta generalmente tra la 6ª e la 12ª  settimana dopo la nascita del figlio.

In Italia si può stimare che su 576.659 nascite all’anno almeno 46.000 donne possono soffrire di depressione post partum (dati ISTAT 2008).

La depressione post partum, tuttavia, va distinta anche da quella forma di malinconia e irritabilità che insorge in quasi tutte le donne (è stimato che colpisca il  70% delle neo mamme) pochi giorni dopo il parto, chiamata “baby blues” (“blues” significa malinconia): il baby blues è causato dai mutamenti ormonali drastici che avvengono nei giorni del puerperio, dalla stanchezza dovuta al parto  e dallo stress fisico ed emozionale a cui le donne sono sottoposte nei delicati primi giorni da mamma. Il baby blues è una forma transitoria e di solito  scompare spontaneamente entro le prime settimane dopo il parto.

La depressione post partum presenta invece sintomi più intensi e duraturi.

La depressione post partum va anche distinta dalla cosiddetta psicosi post partum, detta anche psicosi puerperale, che è un disturbo più raro e più grave nelle sue manifestazioni: le donne che ne soffrono presentano stati di grande confusione e agitazione, gravi alterazioni dell’umore e del comportamento, spesso allucinazioni e deliri. Questi stati sono, fortunatamente, molto rari. (fonte: http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?id=154&area=Disturbi_psichici)

Depressione post partum: i sintomi

mamma depressione post partum

La depressione post partum può colpire chiunque: non c’è una regola.

I sintomi della Depressione post partum hanno portata variabile:  il primo e più diffuso è una profonda tristezza a cui non si riesce a dare motivo; si aggiungono irritabilità, facilità al pianto. La donna non si all’altezza degli impegni che la attendono. Inoltre, un sentimento ricorrente tra le neomamme, che si trovano a dover affrontare questo problema, è la vergogna mista a senso di colpa.

Perché? Perché si generano nei confronti del piccolo e della maternità pensieri e sentimenti contrastanti e devastanti, che la neo mamma non riesce a controllare e che stridono con l’immagine che si ha di sé stesse, della maternità e con l’idea che ci si era fatta circa le proprie capacità.

Uno dei sintomi più dolorosi riguardano il rapporto col bambino: ci si sente incapaci di accudirlo e persino di amarlo.

Improvvisamente, appare un estraneo, un estraneo che richiede da parte della mamma un annullamento completo, l’accettazione di dolori inaspettati (l’allattamento non è una passeggiata, altro che nuvolette rosa!), fatiche senza tregua (un piccolo che mangia ogni due ore giorno e notte, o che ha colichette e piange quattro ore tutte le sere quando la mamma crolla dalla stanchezza non è facile da gestire), la perdita di quell’immagine che si aveva di se stesse (dopo dieci notti insonni vi sfido a essere in forma).

mamma maternità famiglia

La famiglia della pubblicità. Ma non è reale.

La TV ci ha mostrato sempre madri che il giorno dopo il parto, truccate, magre, sorridenti, mostravano pargoletti addormentati ad amici e parenti. In Bones, la dottoressa Brennan partorisce in una specie di stalla e quando arriva a casa (senza nemmeno i capelli fuori posto) trova gli amici che vogliono festeggiare.

Ragazze, no. Non esiste, a meno che non siate davvero molto fortunate. Se non altro perché, la patata, dopo il parto, fa abbastanza male. E scusate le la butto sul ridere e la metto in eufemismo: il parto, soprattutto il primo, è uno spartiacque per la psiche e per il fisico delle donne. Da un giorno all’altro ci si ritrova con un bambino del tutto inerme da accudire. Da zero a mille in un secondo, con tutti gli acciacchi del parto, la stanchezza, le paure… Se i primi giorni sono difficili, dopo va peggio.

Il primo mese è roba da commando.

E se arriva la depressione post partum, vivere è come fare arrampicata su una parete verticale.

Ci siamo abituate a vedere amiche, parenti, personaggi pubblici e televisivi con un ritmo di ripresa fasullo, che fa sembrare la lentezza della nostra ripresa un totale fallimento.

figli essere mamma donna

Si avvicina la festa della donna. Ma festeggia solo Wonder Woman?

In realtà non tutte le donne vivono il post partum allo stesso modo. Dipende dall’età, dall’aiuto che ricevono, da sostegno che hanno in famiglia e anche dal decorso del puerpuerio: ma per la maggior parte, la fatica c’è anche se non si vede perché tendiamo tutte a a mostrarci Wonder Woman, per non sembrare da meno delle altre: e così ci facciamo del male. Se tiriamo troppo questo filo sottile lo spezziamo.

Sì, si può arrivare alle nove di sera ancora in pigiama. Sì, si può non trovare il tempo di rifare il letto. Sì, si può avere una ricrescita di capelli bianchi da somigliare alla mamma di Babbo Natale.

Sì, si può arrivare a guardare il proprio figlio con odio, pensando che se non ci fosse lui saremmo più felici. E pensare anche di peggio.

Come si fa a parlare di pensieri così orribili? Come si fa a non sentirsi dei mostri, dilaniati dalla sofferenza perché, lo sappiamo: il nostro dovere è amare e proteggere i nostri figli, se non riusciamo ad amarli che creature spaventose siamo?

Scopriamo le carte: durante le crisi di depressione post partum le donne possono non essere in grado di prendersi cura di sé o dei propri bambini. Può insorgere un vero disinteresse nei confronti del neonato.

Possono arrivare pensieri suicidi e omicidi. Si può pensare di sparire, di mollare tutto e tutti: possono essere pensieri ossessivi, irrefrenabili, distruttivi e autodistruttivi.

E possono essere tenuti chiusi nel cuore, un cilicio mentale inaffrontabile con chiunque, con i propri cari come con altri.

 Quando si tratta di depressione, parlarne è già un passo avanti.

Guardando i post con cui ho inaugurato questo blog, legati al mondo della maternità, mi sono accorta di quanto in quel periodo la depressione facesse capolino da ogni parola, da ogni frase. La depressione post partum, per me è cominciata con la nascita del secondo figlio, ben dodici anni fa. Da allora di strada ne ho fatta tanta, ma la depressione è stata una compagna di viaggio con cui ho imparato a convivere, non sempre pacificamente, ma con tanta pazienza.

mamma depressione post partum

Depressione post partum: stare meglio si può.

Oggi vorrei condividere questa mia esperienza per dire a tante mamme, che sono in fasi critiche, di non mollare. Perché stare meglio si può.

Il nostro mondo è friendly e social, ma di amichevole e sociale spesso ha ben poco: il giudizio scatta a priori, senza conoscere, senza attenuanti, solo perché a mettersi un gradino sopra ci fa sentire dei re. Perciò, se c’è un posto dove la lapidazione è di moda, è la rete. Non tutte le forme di depressione post partum (ma molte psicosi puerperali sì) sfociano nell’uccisione dei figli o in gesti estremi, ma tutte, in un modo o nell’altro, generano pensieri terrificanti, che le donne non riescono a fermare e che creano sensi di colpa ancora più devastanti. Diventa logico tacere, nascondere, rintanarsi nel silenzio.

Condividere con altre mamme, altre donne che possono capire è fondamentale. Anche i medici sono preparati per comprendere i segnali di allarme: basta tendere una mano e si può trovare molta più comprensione di quanto si creda. Ma bisogna parlarne con le persone giuste.

Con questa patologia non si scherza, può rendere la vita un inferno.

Può riacutizzarsi durante le gravidanze successive o ricomparire quando le pare, per un momento di stress.

Diventa depressione e resta lì, a farti da ombra per sempre.

Ci sono farmaci che permettono di rivedere la luce in fondo al tunnel, migliorando sensibilmente la qualità della vita, ci sono terapie psicologiche che supportano ottimamente e guariscono alcune forme.

Ci sono, in buona sostanza, sistemi per uscirne.
mamma le mamme

Farsi aiutare è il primo passo.

Per affrontare la depressione post partum e venirne fuori.

Il metodo non è mai “la forza di volontà”, nella solitudine del proprio salotto: quello è solo un modo per peggiorare la situazione al primo piccolo crollo.

Il supporto di altre mamme che ci sono passate è molto utile. Oggi spesso ci manca una rete, vera, di relazioni umane. La mamma che soffre di depressione post partum, tende anche a isolarsi: occorre da parte dei famigliari un piccolo sforzo per dare alle mamme in difficoltà lo stimolo a non perdersi da sole nel mare della sofferenza.

Soffri di depresione post partum?

Ascoltami.

gravidanza

Non restare sola, non sentirti sola!

Non sei un mostro. Non ti devi vergognare di quello che pensi, di quello che provi.

Puoi e devi chiedere aiuto.  Se non ricevi l’aiuto che necessiti non sei tu a essere sbagliata, ma chi ha provato ad aiutarti o il metodo che ha usato.

Sono balle che la forza di volontà basta.

Se qualcuno ti dice “guarda che devi pensare al tuo bambino, non hai tempo per queste cose” o frasi simili, è solo un coglione ignorante privo di empatia: è messo peggio di te!

Non restare sola. Non restare sola. Non restare sola.

No, non sei sola: ci sono passata anch’io, ci sono passate in tante, ci stanno passando in tante, e nessuna di noi è un mostro.

Prendere i farmaci non è un fallimento: se opportunamente prescritti dal medico possono fare molto. Non compromettono affatto le tue facoltà, magari ci vuole un periodo di rodaggio, ma le cure cambiano davvero la qualità della vita.

Se prendi farmaci, non permettere a nessuno di farti sentire inferiore o “matta”: le cure sono cure, nessuno si deve permettere di giudicare.

Se fai psicoterapia, non c’è vergogna. La vera vergogna è non saper stare accanto a una persona che soffre. O ancora peggio, peggiorare il suo stato con giudizi superficiali.

Non ci sono mamme di serie B.

Un’ultima cosa: ricordati sempre che sopportare la depressione è roba per gente forte, non per i deboli. Non credere a chi ti dice (nemmeno a te stessa) che se stai così è perché non sei abbastanza forte: è il contrario, ci vogliono le palle per sopportare quello che passi tu. Credimi, lo so!

(ancora scusatemi il linguaggio, ma quando ci vuole ci vuole!)

Per approfondire

http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?id=154&area=Disturbi_psichici

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/03/depressione-post-partum-centri-terapie-bimbo-non-sempre-scopo-vita/1378023/

http://www.psico-terapia.it/depressione-post-partum

http://www.periodofertile.it/essere-mamma/depressione-post-parto-diagnosi-sintomi-e-prevenzione

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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