Delle fate. Parte prima

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Il mondo delle fate – premessa.

mondodelle fate

Sogno di una notte di mezza estate, John Simmons, 1873

Le fate, creature che popolano la nostra immaginazione fin dalla prima infanzia. Le conosciamo attraverso fiabe, soprattutto nelle rivisitazioni della Disney, e nella fantasia moderna le vediamo come bellissime fanciulle con ali delicate, oppure come anziane signore pronte a dispensare fortuna ai propri protetti.

Parlare di fate, però, non è così semplice, raccontar di fate non è così scontato.

Per esempio, pochi, al di fuori degli appassionati di letteratura fantastica, sanno che, secondo la tradizione e la mitologia, queste creature non sono affatto così buone e benevole come ci raccontano le fiabe (o meglio le versioni edulcorate delle fiabe che circolano oggi): il popolo fatato, così affascinante e misterioso, nasconde segreti diabolici e tutt’altro che simpatia per il genere umano.

Sono tante, tantissime le leggende, i miti, le opere letterarie che di fate parlano; e altrettante le opere d’arte che negli ultimi secoli sono state dedicate a rappresentarle.

Il nostro viaggio di oggi rischiara come una piccola, inerme fiamma di candela il vasto e oscuro mondo delle fate, ma spero sarà il primo passo per scoprire il fascino del mondo fatato.

Le mie fate

Titania e Bottom, Henry Fuseli

Titania e Bottom,
Henry Fuseli

Lo ammetto: cerco le fate da molti anni. Galeotto Shakespeare e “Sogno di una notte di mezza estate”, visto in una rappresentazione teatrale data in tv. Fu amore, per il Drammaturgo inglese e per le fate. Ero una di quelle che rosicchiavano primule per poter vedere il Piccolo Popolo; una bimba che passeggiava da sola nei prati alla ricerca di cerchi fatati. Alle elementari ero più esperta di fate che di tabelline.

Dai libri che leggevo allora mi sono ispirata per le Feiirie, appartenenti al mondo creato per la mia saga delle Terre: creature cattive, splendide, sensuali e pronte a tutto per salvare il loro regno, fino a rapire esseri umani per preservarne la magia. Niente di inventato, ma solo gli echi delle leggende sul Popolo Fatato, che ogni cento anni rapisce un umano come tributo all’inferno per la propria immortalità.

Non a caso il re delle Feiirie si chiamava Oreon, la sua città Natinia, nomi ispirati a Oberon e Titania, da sempre portati nel cuore. Ma il mio prediletto, nemmeno a dirlo, è sempre stato Puck.

Folletti, elfi, goblin, gnomi, hanno fatto parte da sempre del mio mondo, anche perché, non so se per saggezza o leggerezza, fin da piccolina mi sono letta e sentita raccontare le versioni reali delle fiabe, e non quelle corrette per non turbare l’infanzia.

Vi racconto questo perché sia chiaro quanto abbia investito emotivamente su questi argomenti. Uno scrigno di magie tutto mio.

In realtà, quella che considero un poco come la mia personale dimensione, è di dominio decisamente pubblico e deve, nemmeno qui dico cose nuove, la sua popolarità all’epoca vittoriana, all’arte e alla letteratura del periodo.

Di fate si parla, nella cultura inglese, scozzese, irlandese, celtica, fin dagli albori, ma il recupero di tali leggende, delle ballate più antiche, del folklore locale, si ha proprio dopo la metà dell’Ottocento, quando le correnti neogotiche partono alla ricerca di nuove tematiche, di terreno su cui costruire la nuova letteratura: il romanticismo anglosassone (e non solo) passa attraverso il recupero di queste tradizioni.

L’arte delle fate, le origini

ppittura delle fate, fairy painting blake

Oberon eTitania,
William Blake

Esiste una corrente pittorica, la fairy painting, che nasce proprio in questo periodo.

Il primo a dipingere le fate, tuttavia, è stato William Blake, pittore e poeta eclettico e dalle molteplici sfaccettature: i suoi acquerelli ispirati al mondo fatato e in particolare all’opera di Shakespeare sono i primi a esplorare questo regno di mistero e magia.

Nei suoi dipinti, nei quali si avverte tutta la spinta di una fervida immaginazione e del desiderio di oltrepassare le linee che dividono la realtà dal sogno, si ritrova un mondo onirico, dall’aspetto quasi infantile e per questo tanto più inquietante: L’inganno delle fate, in Blake, trova piena espressione.

La fine del Settecento, periodo in cui l’Illuminismo entra in contrasto con le prime idee romantiche, vede nella pittura delle fate un simbolo molto chiaro: là dove si scontrano fantasia e realtà, scienza e illusione, si trova il confine fra il nostro e il mondo fatato, fatto di magia, di inganni, di incubi, di incredibile bellezza e di orrore.

Fuseli fairy painting, pittura delle fate

Incubo,
Henry Fuseli

È qui che si inserisce l’opera di Henry Fuseli, un altro pittore che trasporterà in una pittura classica le tematiche che saranno poi trattate, al di fuori di ogni tradizione precedente, dai preraffaelliti: fra i suoi soggetti, oltre al celeberrimo quadro spiato a Sogno di una notte di mezza estate, troviamo fate fra veli svolazzanti, ma anche incubi somiglianti alle creature che alle fate fanno da compagne: goblin, folletti, demoniaci mostri sgorgati dai più reconditi recessi del cuore umano.

Saranno però i preraffaelliti a prendere a piene mani dalla tradizione sulle fate, dando inizio alla fairy painting, all’arte delle fate.
L'incubo, un'altra versione di Fuseli

L’incubo,
un’altra versione di Fuseli

A dare grande impulso all’arte delle fate sono sempre le opere di Shakespeare, in preferiti. Anche il recupero del ciclo arturiano, con l’emblematica figura di Morgana le Fay, e con i richiami alle antiche religioni, contribuiranno a creare questo nuovo immaginario fatato, in cui la realtà e la natura diventano la cortina dietro al quale il fantastico si cela, diventando realtà a sua volta.

Così anche la poesia recupera temi dimenticati, portando ulteriori ispirazioni.

Fra i testi che maggiormente forniranno spunti all’arte delle fate sono “la regina delle Fate”, del poeta elisabettiano Edmund Spenser, Il riccio rapito di Alexandre Pope, insieme al nuovo filone della poesia romantica inglese che si dedica alle fate (cito Milton, Keats, Shelley…).

L’arte delle fate raccoglie ben presto molti apprezzatori, a partire dalla regina Vittoria, e ottiene il plauso del mondo accademico attraverso quello della Royal Academy.

L’arte delle fate di Richard Dadd

Fairy Fellers Richard Dadd

Fairy Fellers
Richard Dadd

Uno dei più prolifici pittori a dipingere il regno fatato fu Richard Dadd, che creò la maggior parte della sua opera fra le mura dell’ospedale psichiatrico dove fu rinchiuso dopo l’omicidio del proprio padre. Le sue visioni erano probabilmente frutto non solo di fantasia, ma di una forma di schizofrenia, ma restano tutt’ora quadri di grande bellezza e un tantino inquietanti, tanto da ispirare persino i Queen a comporre un brano ispirato a uno di essi.

L’arte delle fate in epoca vittoriana

John Anster Fitzgerald

John Anster Fitzgerald

Il primo a portare l’arte delle fate alla Royal Academy fu John Fitzgerald Anster, artista irlandese. Le sue meravigliose immagini forse erano originate anche dall’uso di oppio e altre sostanze stupefacenti, cosa molto diffusa fra gli artisti del periodo vittoriano, ma ciò che ci ha lasciato è una pittura che toglie il fiato e riesce a trasmettere tutta la magia dei suoi immaginari incontri con piccole, delicate fate che sembrano danzare veramente nell’aria.

pittura delle fate

Titania and Bottom
Edwin Landseer, 1851

Joseph Noel Paton, ed Edwin Landseer , considerato uno dei pittori preferiti della Regina, portarono sulla tela scene tratte da Sogno di una notte di mezza estate, che intorno alla metà del secolo, grazie ad alcune rappresentazioni di grande successo, era tornato in auge nella Londra vittoriana.

Anche Daniel Maclise, artista estremamente tradizionalista, dipinse le fate, considerando il tema di sicuro appiglio su pubblico e critica: le fate erano da considerare un soggetto “classico” e accolto con grande favore.

Si tratta di pitture dalla composizione molto classica, ancora legata agli schemi della tradizione pittorica accademica e per questo apprezzati universalmente.

Anche altri artisti già affermati nel periodo, come William Etty , J.M.W. Turner  e approfittarono della popolarità del genere nel 1840 e proposero le loro versioni del paese delle fate.

 

L’arte delle fate – i preraffaelliti … continua!

Alcune fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_Pope

https://it.wikipedia.org/wiki/Edmund_Spenser

https://en.wikipedia.org/wiki/Edwin_Landseer

https://en.wikipedia.org/wiki/Joseph_Noel_Paton

http://www.victorianweb.org/victorian/painting/maclise/index.html

https://veneziacriminale.wordpress.com/2015/09/26/il-pittore-di-fate-assassino-richard-dadd-e-i-queen/

https://it.wikipedia.org/wiki/Pittura_vittoriana

https://en.wikipedia.org/wiki/Fairy_painting

http://www.howarddavidjohnson.com/fairies.htm

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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