Come impostare un romanzo – utility di scrittura

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La scrittura creativa ha bisogno di regole, se è creativa?

Oggi molti scrivono. Sarà una moda, o forse un bisogno di comunicare e di comunicarsi sempre più diffuso (non siamo tutti social, forse? E non siamo lì alla disperata ricerca di qualcuno a cui importi di noi e di ciò che abbiamo da dire?). Ma scrivere non è facile come sembra.

Tante volte ho sentito persone dichiarare di stare scrivendo un romanzo, per poi ammettere di aver messo insieme, si e no, quattro pagine e di non saper procedere.

Perché accade questo? È così difficile dedicarsi alla scrittura?

Ma poi, ci sono molte domande che ci si impongono quando arriva l’idea di scrivere.

Come impostare un romanzo? Quali sono i primi passi da compiere quando ci viene in mente una storia da raccontare? Sarà un racconto o un romanzo? Quale ordine seguire nello scrivere un testo?

In realtà, lo abbiamo visto anche a scuola, alcune regole per la scrittura ci sono. La grammatica, la sintassi, per esempio: dobbiamo conoscerle bene.

Bisogna avere un’ottima conoscenza della lingua in cui si scrive.

Questa, è l’unica vera regola che va seguita. Il resto, si potrebbe dire, è tecnica, è pratica, è stile. Ma usare male la punteggiatura non può essere confuso con lo stile, così come fare strafalcioni grammaticali non è licenza poetica (specie se scriviamo prosa!). Un cattivo uso dei periodi ci renderà illeggibili. Perciò, per citare autori molto più importanti di me, almeno l’itagliano, sallo!

Un’altra regola che ogni aspirante scrittore dovrebbe seguire non dovrebbe nemmeno essere ricordata, ma bisogna farlo. Bisogna leggere molto.

Chi scrive deve avere amore per la lettura.

Non è detto che abbia una cultura stratosferica dei classici, che citi gli autori russi e faccia colazione coi sonetti di Shakespeare, ma chi si occupa di scrittura deve amare i libri.

Ho sentito, una volta, un aspirante scrittore che asseriva di non leggere perchè non voleva essere influenzato dagli altri autori. Non c’è nulla di più sbagliato: sono convinta che sia dovere di chi scrive lasciarsi influenzare da altri, specie se scrivono meglio di lui.

Una lettura critica e ragionata (critica non nel senso che dobbiamo trovare le pecche dello stile altrui, ma che  dobbiamo imparare a smontare i testi e scoprirne i segreti) ci porta a migliorare ciò che scriviamo noi. E magari a scoprire che la nostra idea così originale l’hanno già avuta in cento (e ne hanno tratto altrettanti capolavori).

La lettura ragionata assomiglia, ahimè, a quella che ci facevano fare a scuola con le schede di valutazione. Ma ci fa bene ricordare come si faceva allora, anche perché quelli sono i parametri che anche noi dobbiamo seguire per scrivere un buon testo.

Il gusto personale non è in discussione: un libro può piacere o non piacere.

E adesso, ecco che tocca a noi. Che cosa ci piace di un libro? Che cosa avremmo cambiato o fatto diversamente? Da qui, possiamo arrivare al passo successivo: scriviamo ciò che ci piacerebbe leggere. Dobbiamo scriverlo come ci piacerebbe leggerlo. 

Questa è una delle poche cose a cui cerco di attenermi sempre, è ciò per cui mi sforzo quando scrivo.

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Utilities di scrittura

Nel vecchio blog avevo messo insieme alcune utilities di scrittura che oggi riprendo, non per aggiungere un manuale di scrittura ai mille che già esistono (e che sicuramente sono più professionali di quello che potrei fare io, che professionista non sono), ma per condividere la mia piccola esperienza con chi è alle prime armi e magari desidera qualche dritta facile, senza pretese, per cimentarsi con la scrittura vincendo alcuni dubbi che ci assillano quando prendiamo in mano la penna.

Premetto: leggere manuali di scrittura, partecipare a corsi di scrittura creativa, a workshop, seguire tutorial ed esercizi può essere utilissimo.

Io mi sono fermata a qualche manuale: sono un po’ anarchica, nella scrittura, e non sono mai stata quella che si attiene alla scaletta dei temi. Quando mi hanno obbligata a farla, ho scritto emerite idiozie. I manuali sono buoni ma non sono un vangelo.

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Quali regole per la scrittura?

Quindi, la prima regola nella scrittura, secondo me, è che non esistono regole uguali per tutti. Con qualche consiglio ci si ritrova, con altri no. L’importante è sempre tenere la mente aperta, valutare le idee altrui e vedere se qualcosa può esserci utile.

In uno dei manuali che ho letto, l’autore suggeriva una disciplina ferrea: secondo lui l’ideale sarebbe scrivere, tutti i giorni, una cartella (lo sai che cos’è? Se non lo sai poi lo dico!). Ma guai a scrivere troppo! Poi cala la concentrazione e si fanno schifezze.

Non lo so se sia vero o no, giusto o no. Per me no, ma di certo per qualcun altro questo consiglio potrebbe essere un’ancora di salvezza.

Io, purtroppo, non posso, con la mia family e la mia anarchia latente, scrivere con ritmi simili. Quando scrivevo di notte, perché non dormivo, arrivavo a superare le dieci cartelle (poi ti dico, tranqui!) al giorno. E non erano sempre da buttare. A volte ho scritto di meno e peggio.

Perciò, se un autore tende a essere ordinato e regolare, magari questo consiglio è ottimo, ma se l’aspirante scrittore è un genio ribelle, magari non funziona. Sta a te guardarti dentro e vedere se ti corrisponde. O provarlo lo stesso anche se non ti convince.
Può essere utile per qualcuno farsi scalette, appunti, schemi. Per altri potrebbe risultare un dramma. Si può provare.

Tutto, può essere provato, e magari si scopre che una tecnica è davvero meglio della nostra. L’importante è che non ci prendiamo mai troppo sul serio, diventando monolitici nelle nostre posizioni.

Sì.

Se sei uno scrittore tenderai a farlo, assolutizzando quello che scrivi e come lo fai. Non si scappa. Ti stai già arrabbiando leggendo queste parole!

E io mi sono offesa sapendo che già stai pensando “ma chi è questa per darmi consigli?”.

Ecco: prendi queste utilities per ciò che sono, appunti su ciò che mi ha aiutata a scrivere in questi anni e che ancora mi aiuta. Molte sono cose che sto scoprendo adesso, altre arrivano dai tempi della scuola, alcune sono apprese sul campo, altre arrivano da buoni consigli che ho a mia volta ricevuto. E magari dai manuali che ho, a mia volta, letto.

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Dall’idea al foglio: il passo prima della scrittura

Il primo passo per scrivere è molto banale: avere voglia di farlo.

Bisogna avere un’idea.
Non pensiamo subito che diventerà un romanzo di successo letto da milioni di persone in tutte le lingue del mondo.

Magari ne uscirà un racconto di una paginetta e sarà bello così, o forse abbiamo per le mani davvero un best seller, ma dall’averlo al farlo pubblicare in stile Castle c’è di mezzo il mondo, specie se scrivi in italiano.

Perciò, facciamo sempre piccoli passi, in modo da non deprimerci se non raggiungiamo subito l’obbiettivo prefisso.

La cartella standard

E qui, finalmente, ti dico che cos’è la cartella. La cartella standard è l’unità di misura degli scrittori. È  un termine ereditato dall’epoca delle macchine da scrivere, che su un foglio permettevano di battere circa 1800-2000 caratteri spazi inclusi.

Ognuno è libero di scrivere come vuole, grande o piccolo, a mano o coi programmi di videoscrittura, ma per definire la quantità di testo scritto occorre questo semplice standard, altrimenti si genererebbe una confusione incredibile.

Non è necessario impostare le pagine per avere 2000 battute a foglio: per sapere quante pagine abbiamo scritto è sufficiente usare il conteggio parole (ce l’hanno tutti i programmi di scrittura) e dividere il numero di battute – spazi inclusi – per 2000. E otteniamo il numero di cartelle che abbiamo prodotto.

E per oggi mi fermo qui.

Se ti va di fare questo breve viaggio con me, vedremo come si può passare dall’idea che abbiamo in mente a un testo.

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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