Breve storia del cappello da signora

cappello cappelli vittoriani

Cappelli vittoriani

Il cappello da signora, un capo d’abbigliamento oggi poco diffuso, è stato nei secoli passati un elemento indispensabile del guardaroba femminile, insieme alla cuffia. Abbiamo parlato della cuffia (bonnet) in questo articolo: oggi vedremo brevemente la storia del cappello, che nell’Ottocento inglese vede uno dei momenti di massima diffusione: dopo un calo di popolarità a fine Settecento, a causa della Rivoluzione Francese che ha portato ad associare il cappello alle classi nobiliari, odiate (e si sa che la Francia fa tendenza), l’Ottocento riporta in auge il cappellino e ne fa… un cavallo di battaglia del guardaroba femminile.

Fra l’epoca Regency e Vittoriana, infatti, i cappellini da donna vivono un periodo di grande splendore, mutando di anno in anno, di stagione in stagione, ora allargandosi ora riducendosi a piccoli capolavori architettonici sulle teste delle dame.

Ma vediamo brevemente le origini di questi copricapi.

Il cappello: breve storia.

cappello medievaleLa storia del cappello è parallela a quella della cuffia: la funzione principale era quella di proteggere la testa dal freddo e dalle intemperie; per le donne, si aggiungeva anche quella di proteggere i capelli dalla sporcizia e, non ultima, anche la funzione di riparare la chioma dagli sguardi maschili, dato che era considerata (come succede ancora) uno degli elementi di fascino e seduzione muliebre.

Prima che comparissero i veri e propri cappelli, a farne le funzioni sono stati i veli, le cuffie, ma anche cappucci (si pensi alla Pellegrina medievale) e berretti. Le donne hanno fin dall’antichità raccolto le chiome in retine, veli, stoffe.

Il primo cappello fa la sua comparsa verso la metà del Quattrocento: si trattava di un copricapo di feltro dotato di una visiera, (falda, o ala), indossato da Carlo VIII durante una visita a Roma.

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Marie Antoinette, cappello in paglia con nastri e piume, su parrucca.

Sarà solo a partire dal Settecento, però, che il cappello diventerà indispensabile capo d’abbigliamento, soprattutto con la nascita del cappello a tricorno, reso famoso da Luigi XV che lo adottò per le divise dell’esercito e per il suo uso personale. Si adattava a essere portato sopra le parrucche, che in quel periodo erano di gran moda e subito divenne di gran moda.

Il cappellino femminile, invece, segue un suo percorso a parte: non prende origine dal tricorno, ma affianca cuffie e veli. Questo copricapo trae origine, probabilmente, dalle impalcature che le dame dal medioevo in poi utilizzavano per sostenere i veli: riducendosi queste ultimi, il sostegno diveniva di per sé un copricapo.

cappelli maschiliIl cappello da donna, perciò, fin dall’inizio appare di vario aspetto e costituito dai materiali più diversi, dalle stoffe alla paglia.

Nel Settecento accanto alle cuffie divengono di moda grandi cappelli, di stoffa o paglia, la cui funzione era anche quella di riparare il viso e le spalle dal sole, che dava all’incarnato un colorito… malsano.

I cappelli dovevano, come le cuffiette, coprire anche una zona e considerata troppo erotica: la parte posteriore del collo: ecco perché sia le cuffie che i cappellini nella parte posteriore avevano sempre una parte in stoffa che copriva il collo (i capelli raccolti, nelle occasioni mondane, potevano fare eccezione). Nel corso dell’Ottocento tuttavia venne progressivamente tollerata la visione di questa parte del corpo e anche da cuffie e cappelli venne eliminata o ridotta la protezione dalla vista altrui.

Il Settecento barocco è epoca di eccessi: non solo nastri e fiori decoravano i cappelli, ma tutto ciò che la fantasia suggeriva. Persino… uccelli imbalsamati.

Lasciamo al suo corso, ora, il cappello maschile, e seguiamo le tracce dei cappellini Regency e vittoriani.

Il cappello in epoca Regency

Racinet-regency-empire-shawls-1888In epoca Regency troviamo il cappello come alternativa alla cuffia Bonnet per uscire. La forma di moda all’inizio dell’epoca della Reggenza è molto bucolica, “shepherdess’”, da pastorella: troviamo ampli cappelli in paglia, semplici o rivisitati con piume, nastri e altri decori, o bonnet in stoffa e paglia, che riprendono la forma dei copricapi da pastorella. I nastri legati sotto al mento garantiscono che cappellino/cuffia non si muovano e possano proteggere al meglio i capelli dal vento. Le cuffie permettono di raccogliere le chiome al sicuro sotto alla stoffa.

Cappello in paglia, rivisitazione di quello da pastorella

Cappello in paglia, rivisitazione di quello da pastorella, 1700

I cappelli sono dotati di nastri per essere fissati sotto al mento, oppure, soprattutto in quelli da sera, direttamente all’acconciatura tramite spilloni.

bonnet

Bonnet metà Ottocento

Intorno al 1810, il cappellino più utilizzato durante il giorno è il bonnet: una cuffia, ma spesso costituita non da stoffa ma da paglia intrecciata, con nastri, decorazioni e sovente ricoperta da tessuti più o meno preziosi a seconda dell’occasione e delle tasche.

Durante le guerre napoleoniche, la paglia per i cappellini fu sostituita anche da cartone pressato, per mancanza della materia prima.

Nel corso dell’epoca Regency, la falda atta a coprire il viso, originariamente molto ampia come nelle cuffie, va via via riducendosi. Nel 1840 la falda sparisce quasi: ora si scopre anche la parte posteriore del collo (specie nelle acconciature da sera)… si tratta di acconciature un po’ osé, ma sempre più alla moda.

cappello vittorianoDal 1860 tutte le signore possiedono un bel parasole: il cappellino diventa solo un ornamento e si riduce, diventando grazioso, vezzoso, ma anche prezioso. Arriva il cappello alla marinara, rivisitato in una versione puramente decorativa.

Il modello che maggiormente conosciamo, però è il Fanchon, sete, nastri, arricciature e pizzi in una composizione delicata. Lo vediamo anche nella scena di Via col vento: è il dono di Rhett a Rossella al termine del lutto.

Sempre di moda, intramontabile, il cappello di paglia, con ampia falda e nastro: per le uscite in campagna è sempre amatissimo.

Un cappello di paglia. Nel corso dell'Ottocento la falda diventerà molto ampia, o poco più di un'aletta.

Un cappello di paglia. Nel corso dell’Ottocento la falda diventerà molto ampia, o poco più di un’aletta.

 

Da qui in poi, però, la moda femminile si scatena: i modelli e le fogge dei cappelli si moltiplicano, così come le decorazioni e gli stili. Cappellini da giorno, cappellini da sera, ma anche cappellini per ogni occasione, dal tè pomeridiano all’uscita in barca, dalla serata danzante alla funzione religiosa.

Un cappellino discreto e poco vistoso

Un cappellino discreto e poco vistoso

In questo periodo stoffe e materiali diventano molto vari: lino, cotone, seta, feltro, lana, ma anche paglia, piume raso, pizzo… fiori secchi e tutto ciò che la fantasia suggeriva.

Il cappellino torna a proporre il velo, questa volta a creare una barriera seduttiva fra il volto femminile e il mondo esterno: veli che non vogliono coprire, ma solo dare più dignità e mistero.

Posati su capelli raccolti in severi chignon o su vaporose acconciature, i cappellini accompagnano ogni uscita delle signore.

Ovviamente, anche il lutto ha la sua parte: in epoca vittoriana anche durante il lutto si può, anzi si deve portare il cappello. Oltre a tingere, insieme a tutto il guardaroba, i cappellini di nero, ci sono modelli più indicati, specie quelli che presentano una veletta. Le signore più serie copriranno il volto con veli neri impenetrabili alla vista.

cappello cappelli vittorianiSempre più complessi e stupefacenti, i cappelli dell’epoca vittoriana si distinguono anche per… l’altezza. Intorno al 1880 si arriva ai “3-story” e ai “flowerpot”: in pratica delle fioriere piumate e svettanti. Continuerà a potare la cuffia la donna che vuole mantenere un aspetto modesto e morigerato.

La moda, però in questo periodo attinge anche dal cappello maschile, e in alcuni modelli si ravvisa la struttura del cilindro.

Un particolare modello di grande fortuna prende ispirazione dall’abbigliamento marinaresco: non solo i bambini indossano i famosi abiti alla marinara, ma anche le signore ai marinai si ispirano per i loro cappelli.

Cappelli alla marinara: di moda sia per gli uomini che per le donne, in paglia.

Cappelli alla marinara: di moda sia per gli uomini che per le donne, in paglia.

Il nostro viaggio finisce qui, al tramonto del secolo Diciannovesimo. Con l’epoca edoardiana, e negli anni successivi, il cappello continuerà a mutare con la moda, riprendendo man mano misure più “umane”: le guerre daranno una svolta alla moda femminile in tutto e per tutto, ma sarà solo dopo la seconda che piano piano il cappellino da donna tramonterà dal suo uso quotidiano: dopo gli anni sessanta sarà appannaggio di una classe elevata, diventando sinonimo di un’eleganza lontana dalla gente comune, o sarà rivisitato in chiavi più “popolari”.

Il galateo del cappello.

Se piunate o con impalcature floreali, togliete il cappello al cinema e a teatro!

Se piumate o con impalcature floreali, togliete il cappello al cinema e a teatro!

Se proprio volete portare il cappello, ricordatevi che:

Ai matrimoni oggi difficilmente si porta il cappello. Si può indossare se richiesto nelle partecipazioni (matrimonio o evento “en chapeau”), se il matrimonio avviene in estate e di mattina e se la mamma della sposa lo indossa (necessario, perciò informarsi prima).

In chiesa le donne possono tenere il cappello, gli uomini no. Il cappello però, va tolto al cinema e a teatro, soprattutto se molto ingombrante (insomma, se avete un flowerpot abbiate pietà di chi sta dietro). In ultima fila è consentito tenerlo.

A tavola via il cappello

A tavola via il cappello

A tavola tutti tolgono il cappello, a meno che non sia parte dell’acconciatura.

Il cappello da donna si può togliere dopo il tramonto. Ecco perché anche in passato alle soirée nei quadri vediamo tante donne senza cappellini.

Se poi volete essere veramente chic, ricordate che il cappello non deve essere dello stesso colore del vestito. Evitare anche i cappellini neri, ai matrimoni niente noir. Qualcuno lo ha detto alla regina?.

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Per approfondire:

https://pillsoftrend.wordpress.com/2014/10/18/hats-etiquette-and-how-wear-it-cappelli-galateo-e-come-indossarli/

https://it.wikipedia.org/wiki/Parrucca

https://en.wikipedia.org/wiki/Bonnet_(headgear)

https://it.wikipedia.org/wiki/Cappello

http://ilmondodiaura.altervista.org/MEDIOEVO/ABBIGLIAMENTO.htm

https://it.wikipedia.org/wiki/Cuffia_(copricapo)

http://www.treccani.it/enciclopedia/cecrifalo_(Enciclopedia-Italiana)/

http://alezionedibonton.blogspot.it/2012/05/cappello-si-cappello-no.html

http://www.treccani.it/enciclopedia/cuffia_(Enciclopedia-Italiana)/

http://www.victoriana.com/Victorian-Hats/

http://sweetlydreamingofthepast.blogspot.it/2013/07/romantic-era-gowns-la-moda-stile.html

http://vorreiscriverecomejaneausten.blogspot.it/2011/01/piccolo-viaggio-alla-scoperta-della.html

http://vorreiscriverecomejaneausten.blogspot.it/2011/02/breve-storia-illustrata-del-cappellino.html

http://vintagefashionguild.org/fashion-history/the-history-of-womens-hats/

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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