Barilla divide il web. E i pan di stelle stanno a guardare

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Barilla al centro di polemiche per la dichiarazione del suo presidente.

Barilla la pasta omofoba: questa è la notizia che, più di tutte le altre, ha fatto scatenare in questi giorni il web.
La storia è semplice, come riportano i vari quotidiani: il signor Barilla (già eccezionale che un’azienda italiana appartenga ancora a un signore che ha lo stesso nome del marchio, il che significa che è ancora un’azienda a conduzione familiare) ha dichiarato in un’intervista di avere una precisa politica di marketing e di aver scelto, nelle pubblicità, di privilegiare la famiglia tradizionale. Insomma, negli spot dei suoi prodotti non metterà mai famiglie omosessuali.

E subito, nel giro di poche ore dalla diffusione della notizia, i social network si infiammano, a colpi di hashtag pro e contro Barilla.

C’è chi dichiara il boicottaggio, chi si limita a condividere immagini di pasta e merendine, chi polemizza e chi sfotte.

Si ripesca Banderas che vive con una gallina, si discute e ci si accapiglia.

Ennesimo esempio di come sia facile distogliere l’attenzione della gente, specie degli italiani, dai veri problemi.

Dove c’è Barilla c’è anche la crisi.

E’ un’ottima cosa avere opinioni sui fatti di cronaca, questo è certo, ma a livello di importanza, è proprio così fondamentale stare a discutere su una notizia simile, quando ben altre questioni si affacciano in continuazione sulle pagine dei giornali?

Per esempio, c’è molta gente che ha smesso da un pezzo di comprare la pasta di marca, per poter stare in budget familiari ridotti dalla crisi.

Gente che ha detto addio alle merendine Mulino Bianco ed è passata a pane e latte.

Ammesso che si possa permettere anche quello.

Non è questione di famiglia gay o etero: la crisi è politically correct e ha colpito tutti allo stesso modo.

Bisogna dire che la Barilla, in questo senso, è stata una delle marche a contenere gli aumenti e a mantenere costi abbordabili, pur non scendendo ai livelli dei primi prezzi dei supermercati. Sì, Barilla è abbastanza economica, ha un ottimo rapporto qualità prezzo e forse questo fattore dovrebbe avere la sua importanza, al momento di fare la spesa… è bello sapere che c’è tanta gente che può ancora permettersi di scegliere in base ad altri criteri.

Dove c’è Barilla c’è casa.

barilla
La Barilla da decenni ci propone delle pubblicità a base di famiglie felici.

La “famiglia del Mulino Bianco” è per antonomasia un modello familiare del tutto fasullo.

Non ci ha mai creduto nessuno, diciamocelo. Madri che si svegliano la mattina già truccate, che servono fragranti merendine indossando tacchi e collane di perle a figli sorridenti e mariti pimpanti.

Di solito alla mattina siamo tutti brutti, scorbutici e assonnati. Le madri, in vestaglia e scarmigliate si tuffano sulla caffettiera, buttano sul tavolo tazze di latte e ringraziano Dio se i figli si alzano senza eccessive urla e pianti.

Dove sono le scarpe? Non trovo l’astuccio. Cara dove sono i calzini… Cercateli tu brutto pezzo di *** io devo cambiare il piccolo che si è riempito di moccio.

Ecco alcuni stralci di dialogo-tipo della famiglia italiana al mattino.
Se mia figlia arriva a casa due con due ore di ritardo, non penso che ha trovato un cucciolo, ma un pedofilo. La pubblicità non mi ha insegnato niente?

Uno può o meno riconoscersi nei modelli proposti dagli spot, ma in realtà da che mondo è mondo nessuno ci si identifica, è un dato di fatto che le donne non comprano una crema di bellezza perchè si sentono Claudia Shiffer, semmai perchè vorrebbe diventare come lei. Il risultato, omo e etero, è lo stesso: vorremmo tutti una famiglia stile Mulino, ma nessuno ce l’ha.

Per questo esiste la pubblicità, per farci desiderare le “cose”.

Barilla ha scelto un modello, un clichet, sul quale punta da moltissimo tempo e ha solo dichiarato di non volerlo cambiare.

Si tratta di pubblicità.

Dietro ogni singola campagna pubblicitaria ci sono studi che la gente comune nemmeno immagina. Ricerche di mercato, analisi comportamentali, selezioni…

In pochi sanno che persino dietro il posizionamento negli scaffali del supermercato ci sono ricerche fatte da esperti.

Il signor Barilla ha, semmai, fatto uno scivolone nel dichiarare pubblicamente quello che i suoi pubblicitari gli hanno sussurrato all’orecchio. Per quanto ora la gente strilli, in Italia non siamo pronti per uno spot con famiglie omo. Ma lui non doveva né dirlo, né buttarla sul personale.
Ikea, al contrario della Barilla, ha utilizzato lo slogan “siamo aperti a qualunque tipo di famiglia”. Ma Ikea è svedese, nasce da una cultura diversa,  punta su modelli diversi. Più saggia, più moderna, o solo in mano a pubblicitari diversi? Volendo, ora quelli che hanno scelto l’hashtag contro Barilla, possono comprare la pasta all’Ikea.

Con un atto di sincerità, però, bisognerebbe anche dire che parecchi, di fronte a questo cartellone “pari opportunità”, si sono sentiti vagamente urtati. Torniamo a bomba: non siamo pronti, stiamo ancora a discutere di tolleranza e di accoglienza, stiamo lì a gridare uguaglianza rimarcando solo le differenze.

C’è una domanda che bisognerebbe porsi: senza questa disgraziata intervista, la Barilla avrebbe continuato a fare i suoi spot e nessuno avrebbe notato quanto sono discriminatori?
Altre aziende hanno già provato questa strada e lo spot ha avuto la durata di poche settimane. Le pubblicità Barilla hanno la caratteristica di essere portate avanti per anni, vedi la tormentata storia d’amore fra il Piccolo Mugnaio e la bella Clementina, con cui la mia generazione è cresciuta. E se ci fate caso, quella love story, zitta zitta, rappresentava in modo sottile e poetico tutte le difficoltà che ci sono nell’affrontare il diverso. Nel vivere storie d’amore fuori dalle righe.

All’epoca una cosa del genere era fuori da ogni sospetto, ma se la rileggiamo con gli occhi di oggi, quante sfumature si potrebbero ricavare?

Barilla o un problema diverso?

Tornando a parlare di famiglia, Barilla riapre una ferita nascosta.

La cosa sconvolgente è quell’immagine che ho postato all’inizio dell’articolo, un appello a tutti coloro che non hanno la famiglia Mulino Bianco a boicottare l’azienda.

Se il signor Barilla avesse inneggiato ai pesticidi, avesse ammesso di usare fra gli ingredienti droghe e veleni, potrei capire, ma qui si rischia per una frase infelice di affossare una delle poche aziende italiane ancora in piedi.

Nessuno si riconosce nella famiglia del Mulino, no.

Si sta montando un caso (ma poi chi e perchè?) sul nulla.

Barilla non ha detto “gli omosessuali mangino altra pasta”:
«Noi abbiamo una cultura vagamente differente. Per noi il concetto di famiglia è sacrale, rimane uno dei valori fondamentali dell’azienda. La salute, il concetto di famiglia. Non faremo uno spot gay perché la nostra è una famiglia tradizionale».

«A uno può non piacere. Se gli piace la nostra pasta, la nostra comunicazione, la mangiano. Se non gli piace quello che diciamo, faranno a meno di mangiarla e ne mangiano un’altra. Ma uno non può piacere sempre a tutti».

«Non lo farei [uno spot con famiglia alternativa], ma non per una mancanza di rispetto agli omosessuali, che comunque hanno il diritto di fare quello che vogliono e ci mancherebbe altro, però senza disturbare gli altri, ma perché non la penso come loro e penso che la famiglia cui ci rivolgiamo noi è comunque una famiglia classica. Nella quale la donna, per tornare al discorso di prima, ha un ruolo fondamentale, è il centro culturale di vita strutturale di questa famiglia».

«Nessuno ha mai chiesto alla Barilla di fare spot con le famiglie gay, è evidente che si è voluta lanciare una offensiva provocazione per far sapere che si è infastiditi dalla concreta presenza sociale, che è anche un segmento importante di consumatori» (da Il corriere.it)

Il discorso è differente, discutibilissimo, per carità.
Ma in soldoni, significa solo questo: l’azienda Barilla ha scelto una politica di marketing e non intende cambiarla, decidendo di puntare su una determinata fascia di consumatori.

Anche se oggi le creme anti rughe le usano anche gli uomini, continuiamo a vedere solo donne negli spot. A usare il detersivo in TV è sempre la mamma.

Persino le auto puntano a farsi notare da un target specifico. Raro vedere donne al volante dei macchinoni o manager che vanno al lavoro in utilitaria, a meno che lo spot non abbia in sé una certa ironia.

Solo che ci si ferma raramente a studiare cosa si nasconde dietro quei trenta secondi, a meno che qualcuno non punti il dito per primo.

Barilla a parte…

Il quadro che ne esce è quello, per l’ennesima volta, di una società confusa, malleabile, pronta ad accogliere indiscriminatamente appelli di ogni genere senza fermarsi a pensare. E questo è gravissimo.

L’appello chiede di non comprare una determinata pasta e lo chiede a chi “non si riconosce nella pubblicità” (e abbiamo detto: tutti, a questo punto).

Ma qui il discorso si fa sottile. Ti viene chiesto di schierarti, senza un vero perchè.

Non sei pro o contro la pasta, no: quella che fai è una scelta politica e culturale.

Un po’ troppo, come conseguenza di un’intervista, mi pare.

About Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è autrice di romanzi rosa storici, fantasy e opere per l'infanzia. Fra le sue opere: "La dama in grigio", regency romance, la "Saga delle Terre", trilogia fantasy.

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